Ultimo aggiornamento: agosto 2026.
Per uno sviluppatore, il forfettario conviene con costi bassi e ricavi sotto 85.000 euro; l’ordinario è migliore con costi alti, forte IVA a credito o investimenti rilevanti.
- Regime forfettario: imposta sostitutiva 15% (5% start-up), base calcolata con coefficiente di redditività ATECO; niente IVA né ritenute; contributi deducibili.
- Regime ordinario: IRPEF a scaglioni (23%, 33%, 43% 2026), IVA detraibile, costi e ammortamenti deducibili; ritenute 20% sui compensi da sostituti.
- Soglie e cause: accesso al forfettario con ricavi anno precedente fino a 85.000 euro; uscita immediata se superi 100.000; regole in Legge 190/2014 e Legge 197/2022 (verificabili su Normattiva e Agenzia delle Entrate).
Come scegliere il regime fiscale da sviluppatore
La scelta incide su imposte, contributi e IVA. Devi stimare ricavi, struttura dei costi e tipologia clienti. Poi confronti gli esiti netti.
Servono tre passi: individuare il corretto codice ATECO, capire quale cassa previdenziale usi, simulare le imposte con le due regole.
Le regole base le trovi nella Legge 190/2014 (regime forfettario), nel DPR 917/1986 (TUIR, redditi e deduzioni), nel DPR 633/1972 (IVA) e nel DPR 442/1997 (opzioni e revoche). Puoi verificare i testi sul portale Normattiva e i chiarimenti nelle circolari dell’Agenzia delle Entrate e dell’INPS.
Il ruolo del codice ATECO e della previdenza
Molti sviluppatori usano ATECO 62.01.00 (produzione di software non connesso all’edizione) o affini della sezione J. Altri si inquadrano come professionisti della sezione M.
Nel forfettario il coefficiente di redditività dipende dal gruppo di attività dell’Allegato 4 alla Legge 190/2014. In pratica:
- Per attività professionali tecniche (sezione M) si applica spesso il 78%.
- Per servizi informatici (sezione J) si usa spesso il 67%.
La scelta del codice ATECO influenza il coefficiente. Verificalo sempre sulla tabella normativa aggiornata e con il tuo consulente.
Previdenza: lo sviluppatore senza albo versa in Gestione Separata INPS. Se operi come laboratorio/agenzia con organizzazione tipica dell’impresa, potresti ricadere in artigiani-commercianti INPS. Le aliquote cambiano con circolari INPS annuali.
Il regime forfettario per sviluppatori
Requisiti, soglie e cause di esclusione
Il forfettario è disciplinato dall’art. 1, commi 54-89, della Legge 190/2014, come modificata da leggi successive, tra cui la Legge 197/2022.
- Accesso se i ricavi/compensi dell’anno precedente non superano 85.000 euro.
- Se superi 85.000 ma non oltre 100.000, esci dal forfettario dall’anno successivo.
- Se superi 100.000 nell’anno, l’uscita è immediata per quell’anno (applichi l’IVA dal momento del superamento).
- Esclusioni: uso di regimi speciali IVA, residenza estera senza il requisito del 75% dei redditi prodotti in Italia (in ambito UE/SEE), controllo diretto o indiretto di SRL che svolgono attività riconducibili, prevalenza di prestazioni verso ex datore di lavoro nei due anni precedenti (art. 1, comma 57, Legge 190/2014).
Base imponibile e imposta sostitutiva
Il reddito imponibile forfettario si calcola così: ricavi incassati x coefficiente di redditività – contributi previdenziali dovuti. Questo è il “principio di cassa”: contano gli incassi, non le fatture emesse non pagate.
L’imposta sostitutiva è pari al 15%. Scende al 5% per i primi 5 periodi d’imposta se rispetti le condizioni “start-up” dei commi 65-66 della Legge 190/2014: attività nuova, nessuna attività simile nei 3 anni precedenti, non prosecuzione di lavoro dipendente salvo praticantato o tirocinio, rispetto degli altri requisiti.
IVA, ritenute, adempimenti
Nel forfettario non addebiti IVA e non detrai l’IVA sugli acquisti. In fattura indichi la norma di esenzione (art. 1, commi 54-89, Legge 190/2014) e l’assenza di ritenuta.
Non subisci ritenuta d’acconto; in fattura rilasci dichiarazione che operi in regime forfettario (comma 67). Sei tenuto alla fatturazione elettronica via SdI. L’obbligo è stato esteso ai forfettari dal 2022 e oggi è generalizzato; verifica i provvedimenti dell’Agenzia delle Entrate e il DL 36/2022 (convertito dalla Legge 79/2022) per il perimetro.
Contabilità semplificata: conservi le fatture elettroniche, nessuna liquidazione IVA né LIPE. Restano dichiarazione dei redditi e, se hai operazioni con l’estero, gli adempimenti sulla fatturazione transfrontaliera via SdI.
Vantaggi tipici per sviluppatori
- Aliquota piatta, spesso conveniente con costi bassi.
- Burocrazia IVA ridotta e meno adempimenti.
- Contributi deducibili direttamente dalla base imponibile.
Limiti: niente detrazione IVA sugli strumenti (computer, server, software), nessuna deduzione di costi specifici (canoni cloud, coworking, formazione) oltre ai contributi.
Il regime ordinario per sviluppatori
Come si calcola il reddito e l’IRPEF
Nel regime ordinario, applichi il principio di cassa per i professionisti (art. 54 TUIR): reddito = incassi – costi deducibili – contributi previdenziali. I beni strumentali pluriennali si ammortizzano (art. 102 e seguenti TUIR).
L’IRPEF 2026 usa tre scaglioni: 23% fino a 28.000 euro, 33% da 28.000,01 a 50.000 euro, 43% oltre. Applichi anche addizionali regionali e comunali. Le aliquote e detrazioni sono definite da leggi di bilancio e decreti attuativi; verifica su Normattiva e portale dell’Agenzia delle Entrate gli aggiornamenti.
IVA, ritenute e deduzioni
In ordinario addebiti l’IVA (di regola 22%) e detrai l’IVA sugli acquisti inerenti. Se hai molti investimenti, l’IVA a credito può essere significativa.
I clienti sostituti d’imposta applicano la ritenuta d’acconto del 20% sui compensi. La ritenuta riduce gli acconti e il saldo IRPEF.
Deduci i costi inerenti: hardware, software, licenze, canoni cloud, spese di energia e connettività, formazione, consulenze, assicurazioni. Le percentuali di deducibilità variano se l’uso è promiscuo (ad esempio 50% per telefonia/dati, regole specifiche per l’auto). I riferimenti sono nel TUIR e nelle circolari dell’Agenzia delle Entrate.
Quando l’ordinario è più efficiente
- Se i costi superano una quota rilevante dei ricavi (vedi regola decisionale rapida).
- Se hai molta IVA a credito per investimenti o spese ricorrenti.
- Se vuoi sfruttare deduzioni/detrazioni personali che interagiscono con l’IRPEF ordinaria.
Contributi previdenziali: quanto pesano davvero
Gestione Separata INPS
Il professionista sviluppatore senza albo versa alla Gestione Separata. L’aliquota cambia ogni anno con circolare INPS. Negli ultimi anni è rimasta nella fascia del 25-27% circa, più aliquote aggiuntive per maternità e assistenza.
La base contributiva segue il principio di cassa: imponibile previdenziale = compensi incassati al netto dell’IVA (se dovuta) e delle ritenute. In forfettario i contributi si calcolano sui compensi incassati, e poi si deducono dal reddito forfettario.
Artigiani e commercianti INPS
Se lo sviluppatore è inquadrato come impresa artigiana/commerciante, paga contributi fissi minimi più una quota eccedente. Esiste una riduzione del 35% per i soggetti in forfettario, su domanda, introdotta dalla Legge 208/2015 (commi 111-113) e gestita da INPS.
In ordinario e in forfettario i contributi sono sempre deducibili dal reddito complessivo. Questa deduzione incide molto sul risultato finale.
Regola decisionale rapida
Il percorso logico in 6 passi
- Stima ricavi annui e verifica soglia 85.000 euro. Se la superi, escludi il forfettario.
- Individua il coefficiente corretto (67% o 78% a seconda dell’ATECO e del gruppo tabellare dell’Allegato 4 alla Legge 190/2014).
- Calcola il reddito forfettario: ricavi x coefficiente – contributi stimati. Applica il 15% (oppure 5% se hai i requisiti start-up).
- Calcola il reddito ordinario: ricavi – costi deducibili – contributi. Applica gli scaglioni IRPEF 23/33/43%, più addizionali. Considera ritenute già subite.
- Valuta l’IVA: in forfettario non la detrai; in ordinario sì. Se acquisti beni/servizi ad alto contenuto di IVA, l’ordinario guadagna punti.
- Confronta il totale imposte + contributi nei due regimi. Scegli quello con minore esborso e migliore coerenza operativa (clienti B2B con IVA, estero, investimenti).
Regola pratica sui costi
Trascurando per un attimo contributi e addizionali, con coefficiente al 67% e imposta 15%, il forfettario tende a convenire fino a quando i costi superano circa il 55-60% dei ricavi allo scaglione IRPEF del 23%, e circa il 70% allo scaglione del 33%.
Con imposta al 5% (start-up), l’ordinario diventa competitivo solo con costi prossimi o superiori all’85% dei ricavi. Questi sono valori indicativi: includi sempre contributi e IVA nel confronto reale.
Esempi numerici commentati
Scenario A: ricavi 25.000 euro, costi 10.000 euro
Forfettario (coefficiente 67%): imponibile 16.750 euro. Imposta 15% = 2.512,50 euro (oppure 5% = 837,50 euro in start-up). Contributi a parte, ma deducibili.
Ordinario: imponibile 15.000 euro. IRPEF 23% = 3.450 euro, al netto delle ritenute. Qui, senza considerare IVA e contributi, il forfettario è spesso migliore.
Scenario B: ricavi 25.000 euro, costi 22.000 euro
Forfettario (coefficiente 67%): imponibile 16.750 euro. Imposta 15% = 2.512,50 euro (oppure 5% = 837,50 euro).
Ordinario: imponibile 3.000 euro. IRPEF 23% = 690 euro. Con costi altissimi, l’ordinario può superare il forfettario, anche senza contare l’IVA a credito.
Nota: nei confronti reali aggiungi i contributi previdenziali e l’effetto IVA. Questo può ribaltare il risultato, specie se compri beni con IVA elevata.
Scadenze, opzioni e passaggi di regime
Entrata/uscita e comunicazioni
- Apertura partita IVA: modello AA9/12 entro 30 giorni dall’inizio attività (Agenzia delle Entrate).
- Forfettario: si applica “di diritto” se rispetti i requisiti. Indichi il regime in dichiarazione.
- Opzione per l’ordinario: comportamento concludente e vincolo triennale (DPR 442/1997). Vale dall’anno di esercizio.
- Superamento soglie: oltre 85.000 euro esci dall’anno successivo; oltre 100.000 esci nell’anno con IVA dovuta da quel momento (Legge 197/2022).
| Scenario | Requisiti chiave | Adempimenti/Documenti | Tempistiche |
|---|---|---|---|
| Start-up sviluppatore in forfettario al 5% | Nuova attività, nessuna attività simile negli ultimi 3 anni, non prosecuzione di lavoro dipendente salvo tirocinio (Legge 190/2014, commi 65-66) | AA9/12, scelta regime in dichiarazione, fatturazione elettronica SdI, dichiarazione no ritenuta in fattura | Dalla data di inizio attività; aliquota 5% per i primi 5 periodi d’imposta |
| Passaggio volontario a ordinario | Valutazione convenienza, eventuale necessità di detrarre molta IVA o dedurre costi elevati | Comportamento concludente (applicazione IVA), vincolo triennale (DPR 442/1997), registri IVA e liquidazioni | Dal 1° gennaio dell’anno in cui eserciti l’opzione; vincolo per 3 anni |
| Superamento soglia 85.000 euro ma sotto 100.000 | Ricavi/compensi anno t = 85.000 < R ≤ 100.000 | Uscita dal forfettario dall’anno t+1; ritorno a IVA ordinaria e IRPEF a scaglioni | Dal 1° gennaio dell’anno successivo |
| Superamento soglia 100.000 euro | Ricavi/compensi anno t > 100.000 | Uscita immediata; IVA dovuta dalle operazioni successive al superamento; gestione mista nell’anno | Nell’anno in corso, dalla data di superamento (Legge 197/2022) |
FAQ
Qual è il codice ATECO “giusto” per uno sviluppatore e come influisce sul coefficiente?
Molti usano 62.01.00 (produzione di software non connesso all’edizione) o codici della sezione 62 per programmazione e consulenza informatica. Altri si inquadrano come professionisti della sezione M se l’attività è consulenziale ad alta componente intellettuale. Il codice ATECO determina il gruppo tabellare dell’Allegato 4 della Legge 190/2014 e quindi il coefficiente di redditività: spesso 67% per servizi informatici (sezione J) oppure 78% per attività professionali tecniche (sezione M). La differenza è rilevante: con 67% tassi una quota minore del fatturato rispetto a 78%, quindi paghi meno imposta a parità di ricavi. Devi scegliere il codice che descrive davvero ciò che fai, guardando descrizione e prevalenza delle prestazioni. Verifica sempre la tabella aggiornata su Normattiva o nelle guide dell’Agenzia delle Entrate.
Come si calcolano i contributi INPS in pratica per uno sviluppatore?
Se sei un professionista senza albo, versi alla Gestione Separata INPS. L’aliquota è fissata ogni anno da INPS con circolare; negli ultimi anni è intorno al 25-27% circa, comprensiva di aliquote aggiuntive. La base è il compenso incassato al netto dell’IVA (se dovuta) e prima delle imposte. In forfettario calcoli i contributi sui compensi incassati; poi li deduci dal reddito forfettario prima di applicare l’imposta sostitutiva. In ordinario calcoli i contributi sempre sulla base incassata e li deduci dal reddito IRPEF. Se rientri negli artigiani/commercianti, paghi contributi fissi minimi più una quota in percentuale oltre un reddito minimale; se aderisci al forfettario puoi chiedere la riduzione del 35% prevista dalla Legge 208/2015 (commi 111-113). Le scadenze seguono di norma gli acconti/saldi IRPEF (giugno e novembre per acconti, giugno anno successivo per saldo), ma verifica ogni anno le istruzioni INPS e dell’Agenzia delle Entrate.
Nel forfettario non posso dedurre nessuna spesa: è davvero così?
Quasi. Nel forfettario la deduzione analitica delle spese non esiste: non sottrai il costo del computer, del cloud, del coworking o delle licenze una per una. Al loro posto usi il coefficiente di redditività, che “sintetizza” i costi. L’unica deduzione diretta rilevante sono i contributi previdenziali obbligatori, che riducono il reddito forfettario prima dell’imposta. In ordinario invece deduci i costi inerenti e ammortizzi i beni pluriennali secondo le regole del TUIR. Questa è una delle discriminanti principali tra i due regimi: se prevedi molti costi strutturali o investimenti con forte IVA a credito, l’ordinario può risultare più efficiente, specie oltre il primo scaglione IRPEF.
Posso passare al forfettario se quest’anno supero 85.000 euro o se l’anno scorso ho fatturato 90.000?
No. La soglia si guarda sempre all’anno precedente. Accedi al forfettario solo se i ricavi/compensi dell’anno precedente non hanno superato 85.000 euro. Se l’anno precedente eri sopra soglia, resti o entri in ordinario. Se durante l’anno superi 85.000 ma resti entro 100.000, esci dal forfettario dall’anno successivo. Se superi 100.000, l’uscita è immediata per l’anno in corso e scatta l’obbligo IVA dal momento del superamento, come stabilito dalla Legge 197/2022. Ricorda inoltre le altre cause di esclusione del comma 57 della Legge 190/2014 (regimi speciali IVA, controllo di SRL con attività riconducibili, prevalenza verso ex datore, ecc.).
Fatturo a clienti esteri: cosa cambia tra forfettario e ordinario per IVA e adempimenti?
Le regole di territorialità IVA sono nel DPR 633/1972 (art. 7-ter e seguenti). Se vendi servizi a soggetti UE B2B, in molti casi l’operazione è non imponibile in Italia per inversione contabile nel Paese del cliente; indichi in fattura la norma di non imponibilità e l’eventuale frase “reverse charge”. In forfettario non addebiti mai IVA, ma devi comunque emettere fattura elettronica verso estero tramite SdI usando il tracciato transfrontaliero o il tipo documento previsto e valorizzare correttamente natura operazione. In ordinario, se l’operazione è territorialmente non imponibile, non applichi IVA italiana e riporti il riferimento normativo; se esporti verso extra-UE, valgono le regole delle prestazioni generiche e delle operazioni fuori campo. Gli elenchi Intrastat per servizi potrebbero essere dovuti per operazioni UE, in base a soglie e regole vigenti. Controlla sempre gli aggiornamenti dell’Agenzia delle Entrate e dell’Agenzia delle Dogane sui modelli e codici natura da utilizzare.
