Ultimo aggiornamento: agosto 2026.
Conviene il regime forfettario se i costi sono bassi e i ricavi non superano 85.000 euro; meglio l’ordinario se i costi pesano molto o se ti serve detrarre IVA e dedurre molte spese.
- Forfettario: imposta sostitutiva 15% (5% per nuove attività), base imponibile = ricavi x coefficiente di redditività – contributi. Niente IVA né ritenute. Soglie 85.000/100.000 euro.
- Ordinario: IRPEF progressiva (23%-35%-43% nel 2026), addizionali, IVA detraibile, deduzione piena dei costi e dei contributi, regole contabili complete.
- Break-even rapido: con coefficiente 67% conviene il forfettario se i costi deducibili sono inferiori a circa il 33% dei ricavi; oltre, spesso vince l’ordinario.
Quadro normativo essenziale (2026)
Il regime forfettario nasce con la Legge 190/2014, art. 1 commi 54-89, come modificata nel tempo. La Legge 197/2022 ha fissato il limite di ricavi a 85.000 euro e l’uscita immediata oltre 100.000 euro nello stesso anno.
Le imposte del regime ordinario seguono il TUIR (DPR 917/1986). Le aliquote IRPEF e le detrazioni sono aggiornate annualmente con la Legge di Bilancio. Nel 2026, salvo modifiche, gli scaglioni restano a tre: 23%, 35%, 43%.
Il forfettario è fuori campo IVA per opzione di legge (Legge 190/2014). L’IVA e gli adempimenti IVA sono regolati dal DPR 633/1972. I contributi previdenziali fanno capo all’INPS: Gestione separata (Legge 335/1995) o artigiani/commercianti (norme INPS e DM annuali). Le fonti ufficiali sono consultabili su Normattiva, Agenzia delle Entrate e Ministero del Lavoro.
Come funziona il regime forfettario
Imposta sostitutiva e base imponibile
Paghi un’imposta sostitutiva al 15%. Scende al 5% per i primi 5 anni se rispetti i requisiti “start-up” (nessuna attività simile nei 3 anni precedenti, non proseguimento di attività altrui, rispetto dei limiti). La base imponibile non usa i costi reali.
Si calcola così: Imponibile = Ricavi/compensi x coefficiente di redditività – contributi previdenziali versati. Il coefficiente varia per settore. Per i servizi alla persona, come il truccatore, è spesso il 67%.
Il “coefficiente di redditività” è una percentuale fissa che stima il margine. Semplifica il fisco ma ignora i costi effettivi (tranne i contributi). Se hai pochi costi, è un vantaggio.
IVA, ritenute, collaboratori e soglie
Non addebiti IVA in fattura e non detrai l’IVA sugli acquisti. Non subisci ritenute d’acconto: inserisci in fattura la dicitura prevista dall’art. 1, comma 67, Legge 190/2014.
Puoi sostenere compensi a dipendenti e collaboratori entro 20.000 euro lordi annui. Oltre, esci dal forfettario dall’anno successivo. Se i ricavi superano 85.000 euro, esci l’anno seguente. Se superi 100.000 euro, esci subito da quel mese.
Per gli artigiani e commercianti esiste la riduzione contributiva INPS del 35% su domanda. Verifica ogni anno istruzioni e scadenze INPS.
Come funziona il regime ordinario
Imponibile, aliquote IRPEF e addizionali
In ordinario calcoli il reddito: Ricavi – Costi deducibili – Contributi previdenziali deducibili. Le imposte seguono scaglioni IRPEF progressivi. Nel 2026, di riferimento: 23% fino a 28.000 euro, 35% tra 28.000 e 50.000 euro, 43% oltre 50.000 euro. Si aggiungono addizionali regionali e comunali.
Usi il principio di cassa per professionisti, cioè tassazione sugli incassi effettivi. Per imprese individuali si applica il principio di competenza, salvo semplificazioni previste.
Puoi dedurre molte spese: beni strumentali, trasporti, affitti, utenze, marketing, formazione, ammortamenti. Questo aiuta chi ha costi rilevanti.
IVA, IRAP, contabilità
Addebiti IVA in fattura, detrai l’IVA sugli acquisti, versi periodicamente l’IVA. Questo conviene se acquisti con IVA alta o lavori B2B. Potresti essere soggetto ad IRAP in alcune regioni o situazioni organizzative.
La contabilità è più strutturata: registri IVA, dichiarazioni, liquidazioni, esterometro, conservazione elettronica. È più impegnativa, ma apre a più deduzioni e crediti d’imposta.
Regola decisionale rapida
Il cuore della scelta in 5 passaggi logici
1) Verifica requisiti forfettario: ricavi anno precedente ≤ 85.000 euro; spese per lavoro ≤ 20.000 euro; nessuna causa di esclusione (Legge 190/2014).
2) Stima i costi annui “deducibili” in ordinario. Includi affitti, mezzi, attrezzature, consulenze, assicurazioni, software, marketing, carburante, ammortamenti.
3) Applica la regola del coefficiente. Con coefficiente 67%: se i costi superano circa il 33% dei ricavi, l’ordinario tende a essere più conveniente a parità di aliquota di ingresso.
4) Considera IVA e clienti. Se vendi a privati, il forfettario è competitivo perché non addebiti IVA. Se lavori B2B e compri con IVA, l’ordinario può farti recuperare molta IVA.
5) Proietta la crescita. Se prevedi di superare 85.000 euro presto, valuta l’ordinario per stabilità. Se potresti superare 100.000 euro in corso d’anno, attento all’uscita immediata dal forfettario e alle complicazioni IVA.
Esempi numerici comparati
Ipotesi comuni e formule chiare
Nota: semplifichiamo per confrontare le sole imposte principali, ignorando addizionali, detrazioni personali e acconti. I contributi riducono l’imponibile in entrambi i regimi.
Esempio A – Ricavi 25.000 euro, costi 10.000 euro, servizi alla persona (coefficiente 67%).
- Forfettario: imponibile stimato = 25.000 x 67% = 16.750. Imposta 15% = 2.512,50 (oppure 5% = 837,50 se “nuove attività”).
- Ordinario: imponibile = 25.000 – 10.000 = 15.000. IRPEF 23% = 3.450 (senza considerare detrazioni). Qui il forfettario vince, soprattutto con aliquota al 5%.
Esempio B – Ricavi 25.000 euro, costi 22.000 euro, stesso coefficiente.
- Forfettario: imponibile = 16.750. Imposta 15% = 2.512,50 (5% = 837,50).
- Ordinario: imponibile = 3.000. IRPEF 23% = 690. Qui l’ordinario vince nettamente se non hai l’aliquota start-up al 5%.
Esempio C – Ricavi 60.000 euro, costi 18.000 euro (30%), coefficiente 67%.
- Forfettario: imponibile = 60.000 x 67% = 40.200. Imposta 15% = 6.030.
- Ordinario: imponibile = 60.000 – 18.000 = 42.000. IRPEF mista: 23% fino a 28.000 = 6.440; 35% su 14.000 = 4.900; totale 11.340 (senza addizionali). In questo scenario vince il forfettario, ma valuta l’IVA: se acquisti molto con IVA, l’ordinario può recuperarla.
Morale: guarda sempre il rapporto costi/ricavi, l’effetto IVA e la tua aliquota IRPEF marginale.
Altri fattori pratici che spostano la convenienza
Clientela, investimenti e flussi di cassa
Clienti privati? Il forfettario ti rende più competitivo perché non applichi IVA. Clienti aziende? L’IVA non è un problema per loro; l’ordinario può farti recuperare gli acquisti con IVA.
Se pianifichi investimenti con IVA elevata (attrezzature, locali, veicoli), l’ordinario riduce il costo effettivo grazie alla detrazione IVA e alle deduzioni/ammortamenti.
Gestione cassa: il forfettario semplifica e riduce sorprese. L’ordinario richiede più controllo su acconti, liquidazioni IVA e scadenze, ma offre più leve fiscali.
Contributi e previdenza
I contributi sono deducibili in entrambi i regimi. In forfettario puoi chiedere lo sconto del 35% se iscritto come artigiano o commerciante, secondo regole INPS vigenti. Verifica ogni anno circolari e scadenze INPS.
In Gestione separata versi contributi in percentuale al reddito. L’aliquota è definita da circolari INPS annuali. Pianifica gli acconti per evitare carichi improvvisi a giugno e novembre.
Adempimenti e contabilità
Dal 2024 l’obbligo di fattura elettronica è stato esteso di fatto anche ai forfettari, con eccezioni limitate. Nel 2026 è prudente considerarlo regola generale, sulla base delle norme e dei provvedimenti attuativi.
L’ordinario comporta libri IVA, registri, liquidazioni e controlli più fitti. Valuta tempi, onorari e software. La scelta fiscale è anche una scelta organizzativa.
Tabella decisionale: scenari, requisiti, tempistiche e fonti
| Scenario | Requisito/Trigger | Cosa succede | Tempistiche/Adempimenti | Fonte normativa (testuale) |
|---|---|---|---|---|
| Ingresso in forfettario | Ricavi anno precedente ≤ 85.000 euro; spese per lavoro ≤ 20.000 euro; nessuna esclusione | Applichi imposta sostitutiva 15% (o 5% se start-up), niente IVA né ritenute | Valido dall’anno in corso; indicazioni in fattura; gestione semplificata | Legge 190/2014, art. 1 commi 54-89; Legge 197/2022 |
| Superamento 85.000 euro | Ricavi/compensi > 85.000 e ≤ 100.000 euro | Fuoriuscita dal forfettario dall’anno successivo | Dal 1° gennaio dell’anno dopo applichi IVA e regole ordinarie | Legge 197/2022 (modifiche al regime forfettario) |
| Superamento 100.000 euro | Ricavi/compensi > 100.000 euro | Uscita immediata dal forfettario; obbligo IVA dal mese di sforamento | Fatture con IVA da quel mese; liquidazioni IVA; conguagli | Legge 197/2022 |
| Compensi a collaboratori | Spese per lavoro dipendente/collaboratori > 20.000 euro lordi | Perdita dei requisiti forfettari dall’anno successivo | Passaggio all’ordinario dal 1° gennaio seguente | Legge 190/2014, commi sul perimetro e cause di esclusione |
| Start-up al 5% | Nessuna attività simile nei 3 anni; non proseguimento; rispetto limiti | Imposta sostitutiva al 5% per 5 anni | Autodichiarazione in dichiarazione; monitoraggio requisiti | Legge 190/2014, commi agevolazione start-up |
| Opzione/uscita dall’ordinario | Requisiti forfettari soddisfatti a fine anno | Rientro “naturale” nel forfettario | Dal 1° gennaio; verifica opzioni IVA pregresse e vincoli triennali | TUIR e prassi AE; Norme su opzioni IVA (Normattiva) |
FAQ
1) Come calcolo correttamente la convenienza tra forfettario e ordinario considerando anche contributi e addizionali?
Procedi in tre passaggi. Primo: stima i contributi INPS dell’anno in base al reddito. Per artigiani/commercianti includi i contributi fissi e la quota eccedente; verifica se puoi applicare la riduzione del 35%. Per Gestione separata usa l’aliquota vigente. Secondo: calcola l’imponibile fiscale. In forfettario è ricavi x coefficiente – contributi. In ordinario è ricavi – costi – contributi. Terzo: applica le imposte. In forfettario usi il 15% (o 5% se start-up). In ordinario applichi gli scaglioni IRPEF del 2026, poi sommi le addizionali regionali e comunali. A parità di ricavi, più i tuoi costi reali sono alti, più l’ordinario diventa interessante. Se vendi a privati, ricorda che l’IVA che non applichi in forfettario può darti un prezzo finale più basso. Se acquisti con IVA importante, l’ordinario recupera l’IVA e può ribaltare l’esito. Verifica sempre con i dati effettivi e le detrazioni personali (familiari, lavoro, oneri), perché incidono sull’aliquota marginale.
2) Ho un codice ATECO da truccatore: quale coefficiente uso e cosa cambia se cambio attività?
Le attività dei servizi alla persona, come il truccatore, ricadono spesso nel coefficiente di redditività del 67% fissato dalla Legge 190/2014 per i relativi gruppi ATECO. Il coefficiente è una stima normativa del margine tipico del settore. Se operi in più attività con codici ATECO diversi, devi usare il coefficiente prevalente in base ai ricavi dell’anno. Se cambi attività prevalente, può cambiare il coefficiente e quindi la base imponibile forfettaria. Esempio: passi da servizi alla persona (67%) a consulenza professionale con coefficiente diverso; la tua imposta forfettaria cambia a parità di ricavi. Controlla sempre le tabelle dei coefficienti aggiornate e la prassi dell’Agenzia delle Entrate. Se il nuovo mix di attività alza i costi reali, rivaluta l’ordinario, che premia chi ha spese elevate e investimenti con IVA.
3) Cosa succede se supero le soglie 85.000 e 100.000 euro a metà anno? Devo rifatturare l’IVA?
Con ricavi tra 85.000 e 100.000 euro, resti in forfettario fino a fine anno e passi all’ordinario dal 1° gennaio successivo. Se superi 100.000 euro, l’uscita è immediata nel corso dell’anno: dal mese in cui superi la soglia devi applicare l’IVA alle operazioni successive e adempiere a tutti gli obblighi IVA. Le fatture emesse prima dello sforamento restano valide senza IVA; quelle dopo devono prevedere l’IVA. Potrebbero servire comunicazioni rapide al tuo intermediario per avviare liquidazioni e registri. Questa disciplina deriva dalle modifiche della Legge 197/2022 al regime forfettario. Pianifica il fatturato mensile e monitora le soglie per evitare salti organizzativi improvvisi.
4) Posso passare dall’ordinario al forfettario (o viceversa) liberamente? Ci sono vincoli temporali?
Il regime forfettario è “naturale” se hai i requisiti alla chiusura dell’anno precedente. Quindi, se a fine anno rientri nei limiti e non hai cause di esclusione, dal 1° gennaio successivo puoi operare in forfettario. Le opzioni IVA nell’ordinario possono essere vincolanti per tre anni, ma non impediscono l’ingresso nel forfettario se la legge prevede la naturale applicazione del regime agevolato; verifica le istruzioni dell’Agenzia delle Entrate caso per caso. Il passaggio da forfettario a ordinario avviene per superamento soglie o per scelta. Se esci dal forfettario per sforamento oltre 100.000 euro, l’IVA decorre subito. Se scegli volontariamente l’ordinario pur avendo i requisiti per il forfettario, considera il possibile vincolo triennale di opzione ai fini IVA e oneri contabili. Conserva la documentazione che prova i requisiti e le opzioni esercitate.
5) Il forfettario è sempre meglio per i primi anni grazie al 5%? Quali sono le eccezioni tipiche?
L’aliquota al 5% per 5 anni è molto forte, ma non è automaticamente la scelta migliore. Funziona benissimo se: i costi sono bassi, la clientela è prevalentemente privata, non hai grandi investimenti con IVA, e i ricavi restano ben sotto 85.000 euro. Diventa meno efficace quando: hai costi elevati (affitti importanti, personale, attrezzature), programmi acquisti con IVA significativa (ordinario ti fa recuperare l’IVA e dedurre/ammortizzare), lavori soprattutto B2B con clienti che detrarrebbero comunque l’IVA, oppure prevedi di crescere rapidamente oltre soglia (rischi uscita e passaggi complessi). Ricorda anche che il 5% richiede requisiti precisi (nessun proseguimento, niente attività simile nei 3 anni precedenti). Se non li rispetti, l’aliquota torna al 15%. Valuta sempre la tua struttura di costi, il profilo clienti e il piano di crescita su 24-36 mesi.
