Ultimo aggiornamento: agosto 2026.
Se hai spese basse ti conviene il forfettario; se hai spese alte e IVA rilevante ti conviene l’ordinario. Valuta anche IVA OSS e magazzini esteri: cambiano adempimenti e costi.
- Regime forfettario: imposta sostitutiva 15% (5% start), coefficiente 40% per commercio, niente IVA detraibile.
- Regime ordinario: deduci costi reali, detrai IVA, IRPEF a scaglioni, contabilità semplificata per cassa se ne hai i requisiti.
- E-commerce UE: OSS per vendite a distanza; se stocchi merci all’estero devi registrarti IVA nei paesi di stoccaggio.
Quadro normativo essenziale per chi vende online nel 2026
Per scegliere il regime fiscale serve inquadrare bene le regole di base.
Il regime forfettario è previsto dalla Legge 190/2014, art. 1 commi 54-89, come modificata dalle leggi di bilancio successive. Trovi i testi su Normattiva.
La tassazione ordinaria segue il TUIR (DPR 917/1986). Per le imprese minori vale il principio di cassa (art. 66): conti ricavi incassati e costi pagati.
L’IVA è disciplinata dal DPR 633/1972. Le regole e-commerce UE sono state aggiornate con il D.Lgs. 83/2021 (regime OSS). Le direttive IVA UE sono riportate nei documenti della Commissione europea.
I contributi previdenziali di commercianti e artigiani seguono le regole INPS (Legge 613/1966, Legge 233/1990). La riduzione del 35% per i forfettari è prevista dalla Legge 190/2014 e attuata da circolari INPS. Consulta il portale INPS e Normattiva.
Per l’avvio dell’attività di commercio elettronico serve la SCIA al SUAP del Comune. La base normativa è nel D.Lgs. 114/1998 e nel D.Lgs. 59/2010. Verifica eventuali regole regionali.
Come funziona il regime forfettario per chi vende online
Imponibile e imposta sostitutiva
Nel forfettario non deduci i costi reali. Usi un coefficiente di redditività. Per commercio al dettaglio e all’ingrosso il coefficiente è 40%. Significa che, se incassi 50.000 euro, il reddito imponibile è 20.000 euro.
L’imposta sostitutiva è 15%. Scende al 5% per i primi cinque anni, se rispetti i requisiti di start: niente attività simili nei tre anni precedenti e non prosecuzione di lavoro subordinato prevalente. Le condizioni sono definite dalla Legge 190/2014.
IVA e forfettario
Nel forfettario non addebiti IVA in fattura e non detrai l’IVA sugli acquisti. Fai eccezione solo quando vendi a consumatori UE con il regime OSS: qui versi l’IVA dovuta nel paese del cliente, tramite la piattaforma OSS italiana. L’adesione all’OSS è possibile anche per chi è in forfettario, secondo la prassi dell’Agenzia delle Entrate.
Contributi INPS nel forfettario
Se operi come impresa individuale, rientri di norma nella Gestione commercianti INPS. Paghi contributi fissi annui più una percentuale sul reddito eccedente il minimale. Puoi chiedere la riduzione del 35% dei contributi se sei in forfettario. La richiesta è telematica sul sito INPS e vale dall’anno della domanda.
Limiti di accesso e cause di esclusione
Il forfettario prevede un limite di ricavi annui. Dal 2023 il tetto è stato fissato a 85.000 euro, con uscita in caso di superamento di determinate soglie. Verifica ogni anno la legge di bilancio su Normattiva per conferme e aggiornamenti.
Restano cause di esclusione tipiche: partecipazioni in società di persone, controllo di SRL con attività riconducibile, lavoro dipendente prevalente salvo eccezioni. Le condizioni sono nei commi della Legge 190/2014.
Come funziona il regime ordinario per chi vende online
Deducibilità dei costi e detrazione IVA
In ordinario deduci i costi effettivi inerenti. Parliamo di acquisti merci, imballaggi, software, canoni, pubblicità, fee del marketplace, consulenze. Recuperi anche l’IVA sugli acquisti, se sei a debito IVA sulle vendite.
Questo regime è vantaggioso quando hai costi elevati e investimenti ricorrenti. Oppure quando l’IVA sugli acquisti è importante e vuoi detrarla.
IRPEF a scaglioni e principio di cassa
Paghi l’IRPEF per scaglioni. Nel 2026 si applicano gli scaglioni e le aliquote vigenti stabiliti dalla legge di bilancio. Consulta il testo su Normattiva o le guide dell’Agenzia delle Entrate per i numeri aggiornati.
Se rientri nell’impresa minore, applichi il principio di cassa. Tassi il reddito quando incassi e deduci i costi quando paghi. La base è l’art. 66 del TUIR.
Altri oneri: addizionali, contributi, IRAP
Considera anche le addizionali regionali e comunali. I contributi INPS restano dovuti in base al reddito. Per le persone fisiche imprenditori individuali l’IRAP non si applica dal 2022, come da legge di bilancio 2022.
IVA e-commerce: vendite a distanza, OSS e magazzini esteri
Vendite B2C UE e soglia unica
Se vendi a consumatori in altri paesi UE, si applicano le regole delle vendite a distanza. Esiste una soglia unica annua UE. Superata la soglia, l’IVA è dovuta nel paese del consumatore. Questo è stato introdotto con il D.Lgs. 83/2021.
Per semplificare, puoi aderire al regime OSS italiano. Versi l’IVA estera con una sola dichiarazione trimestrale. L’Agenzia delle Entrate gestisce la registrazione e la dichiarazione OSS.
Stoccaggio merci in altri paesi UE
Se usi magazzini in altri stati membri, lo stoccaggio crea una stabile presenza ai fini IVA. Devi aprire posizioni IVA locali. In questi casi non puoi usare l’OSS per le cessioni interne al paese di stoccaggio. La base è nella Direttiva IVA 2006/112/CE e nella prassi nazionale.
Extra-UE e regole doganali
Per vendite extra-UE conta la dogana. L’IVA si applica all’importazione. Se vendi beni a basso valore verso l’UE da fuori UE, esiste l’IOSS, ma riguarda soggetti che spediscono da paesi terzi. Verifica le note dell’Agenzia delle Dogane e dell’Agenzia delle Entrate.
Adempimenti operativi: avvio, fatturazione, corrispettivi
Avvio dell’attività
Apri la partita IVA, iscrivi la posizione INPS, compila la SCIA per commercio elettronico al SUAP, iscrivi in Camera di Commercio. Questi passaggi formano l’avvio standard per la vendita online con continuità.
Fatturazione e documenti
La fattura elettronica è obbligatoria anche per i forfettari. Emissione tramite SdI, salvo casi particolari. Se vendi a consumatori finali, spesso emetti documento commerciale e memorizzazione dei corrispettivi. In e-commerce, l’ordine online con corrispettivo telematico può bastare. Valuta con il consulente i casi pratici.
Contabilità
In forfettario la contabilità è semplificata. Conservi le fatture e i corrispettivi. In ordinario tieni registri IVA, registro incassi e pagamenti se per cassa, libro cespiti, e riconcili le commissioni del marketplace.
Regola decisionale rapida
Usa questa regola quando devi scegliere il regime in modo pratico.
- Spese totali basse (merci, commissioni, advertising, software, logistica), inferiori al 40% degli incassi e pochi investimenti: tende a convenire il forfettario.
- Spese totali alte, superiori al 40%-50% degli incassi, investimenti frequenti, grande IVA sugli acquisti: tende a convenire l’ordinario.
- Operi solo in Italia, senza magazzini esteri, e vendite UE sotto la soglia: gli adempimenti IVA restano semplici; il confronto si gioca su imposte e contributi.
- Stocchi merci in altri paesi UE o superi la soglia UE di vendite B2C: aumentano gli adempimenti IVA; l’ordinario spesso diventa più efficiente per la detrazione IVA.
- Parti da zero e vuoi liquidità: la start al 5% del forfettario aiuta. Verifica però la crescita prevista e la soglia ricavi.
Esempi numerici sintetici
Esempio A. Incassi 25.000 euro. Spese 10.000 euro.
Forfettario: imponibile 25.000 x 40% = 10.000. Imposta sostitutiva 5% (start) = 500.
Ordinario: imponibile 25.000 – 10.000 = 15.000. IRPEF per scaglioni vigenti 2026. Applicando l’aliquota iniziale, l’imposta è tendenzialmente più alta dell’esempio forfettario.
Esempio B. Incassi 25.000 euro. Spese 23.000 euro.
Forfettario: imponibile 25.000 x 40% = 10.000. Imposta sostitutiva 5% = 500.
Ordinario: imponibile 2.000. IRPEF sulla prima aliquota. L’imposta è molto bassa, può risultare inferiore al forfettario.
Nota pratica: i contributi INPS incidono in entrambi i regimi. In forfettario puoi chiedere la riduzione del 35%. In ordinario deduci i contributi dal reddito. Inseriscili sempre nel confronto reale.
Rischi e controlli: cosa evitare
Stoccaggio estero ignorato
Ignorare lo stoccaggio in altri paesi UE è rischioso. La mancata registrazione IVA locale genera sanzioni e recuperi imposta. Mappa i flussi logistici prima di vendere fuori Italia.
Errata gestione delle soglie UE
Superi la soglia UE e non attivi l’OSS? Rischi IVA dovuta in più stati, con sanzioni. Monitora i ricavi per paese. Imposta dashboard mensili.
Valutazioni senza contributi
Confrontare i regimi senza stimare i contributi porta a scelte sbagliate. Inserisci sempre contributi minimi e percentuali eccedenti nel business plan.
Tabella scenari, requisiti e tempistiche
| Scenario operativo | Regime consigliato (da valutare) | Requisiti/limiti chiave | Adempimenti e tempistiche |
|---|---|---|---|
| Start con spese basse, incassi 0–30.000 | Forfettario (start 5% se hai i requisiti) | Ricavi entro limite annuo; coefficiente 40%; niente IVA detraibile | Partita IVA, SCIA SUAP, INPS; fattura elettronica; attivazione in 1–2 settimane |
| Crescita, spese medie, advertising importante | Valuta forfettario vs ordinario con simulazione | Se l’IVA su acquisti pesa molto, l’ordinario può rendere di più | Possibile passaggio di regime a inizio anno; pianifica entro Q4 |
| Logistica con magazzini in UE (stoccaggio estero) | Spesso ordinario per detrazione IVA | Obbligo registrazioni IVA locali; OSS non applicabile alle cessioni domestiche estere | Registrazioni IVA estere 4–12 settimane; deleghe a rappresentanti fiscali |
| Vendite B2C UE senza stoccaggio, soglia superata | Entrambi; attiva OSS | Versi IVA estera via OSS; in forfettario resta esonero IVA domestica | Registrazione OSS entro il trimestre; dichiarazioni trimestrali |
| Alti investimenti e margini sottili | Ordinario | Deduci costi reali e ammortamenti; recuperi IVA | Contabilità semplificata per cassa; liquidazioni IVA mensili/trimestrali |
FAQ
Meglio iniziare senza partita IVA per “testare” il mercato?
Se vendi in modo occasionale e senza organizzazione d’impresa, puoi rientrare nel reddito diverso. Ma la vendita online con continuità, struttura e margine indica attività d’impresa. In quel caso serve la partita IVA fin da subito. La normativa sul reddito d’impresa è nel TUIR (DPR 917/1986). La SCIA per commercio elettronico è richiesta dal D.Lgs. 114/1998. Se parti senza adempimenti e la tua attività è di fatto abituale, rischi sanzioni fiscali e amministrative. Quindi definisci il modello operativo prima di vendere. Se prevedi decine di ordini al mese, attiva partita IVA, INPS e SCIA.
Il forfettario è compatibile con l’OSS per vendite B2C UE?
Sì. Il forfettario è un regime imposte dirette semplificato. Non impedisce l’uso dell’OSS, che è un regime IVA speciale per vendite a distanza intra-UE. Se superi la soglia UE, puoi registrarti all’OSS in Italia e versare l’IVA dei vari paesi con una sola dichiarazione trimestrale. In Italia, per le vendite domestiche, resti senza IVA in fattura e senza detrazione. Le basi sono nel D.Lgs. 83/2021 e nella prassi dell’Agenzia delle Entrate. Attenzione: se stocchi merci in un paese UE, per le vendite in quel paese l’OSS non si usa. Serve partita IVA locale.
Contributi INPS: come incidono nel confronto tra forfettario e ordinario?
I contributi INPS di commercianti hanno due componenti: un minimale fisso annuo e una percentuale sul reddito che supera il minimale. Nel forfettario puoi chiedere la riduzione del 35% dei contributi. Questa riduzione non è automatica e va richiesta online. In ordinario i contributi sono interamente deducibili dal reddito. Nel confronto conviene costruire tre scenari: minimo, medio, massimo. Inserisci sempre i contributi stimati, perché cambiano l’esito. Esempio semplice: se il tuo reddito imponibile è basso in ordinario grazie alle spese elevate, anche la quota contributiva variabile scende. Questo può ribaltare la convenienza rispetto al forfettario. Le regole contributive sono descritte nelle norme INPS e nei documenti del Ministero del Lavoro.
Come gestisco resi, rimborsi e note di credito nel forfettario?
Nel forfettario non deduci i costi analitici, ma i resi riducono i corrispettivi. Se hai emesso fattura, fai una nota di credito elettronica e inviala allo SdI. Se hai emesso documento commerciale, registra il reso nel registro corrispettivi con apposita voce. In ambito IVA intra-UE con OSS, rettifichi l’operazione nel trimestre in cui avviene il reso, seguendo le istruzioni dell’Agenzia delle Entrate per l’OSS. Conserva sempre prova del reso, del rimborso e degli scambi con il cliente. In ordinario, oltre alla parte IVA, il reso incide anche sul reddito d’impresa in modo speculare.
Quando conviene passare dal forfettario all’ordinario?
Conviene quando: 1) le spese totali superano stabilmente il 40%-50% degli incassi; 2) l’IVA sugli acquisti è alta e vuoi detrarla (logistica, attrezzature, advertising massivo); 3) stocchi merci in più paesi UE e apri posizioni IVA estere; 4) inizi ad ammortizzare beni costosi (software proprietario, macchinari); 5) prevedi crescita oltre la soglia del forfettario. Il passaggio si fa di norma a inizio anno. Pianificalo nel quarto trimestre precedente, aggiornando listini, procedure IVA e flussi contabili. Consulta la normativa su Normattiva (Legge 190/2014 e leggi di bilancio) e le guide dell’Agenzia delle Entrate per i passaggi operativi.
