Ultimo aggiornamento: agosto 2026.
Conviene il forfettario se hai costi bassi e ricavi sotto 85.000€; l’ordinario se hai spese alte o sfrutti molte detrazioni IRPEF. Valuta margini, contributi e crescita prevista.
- Soglie forfettario: fino a 85.000€; uscita immediata oltre 100.000€. Limite 20.000€ lordi per personale e collaborazioni. Fonti: Legge 190/2014 e Legge 197/2022 (Normattiva).
- Base imponibile: forfettario usa coefficiente di redditività sui compensi incassati; ordinario tassa il reddito analitico (ricavi meno costi) con aliquote IRPEF progressive.
- Adempimenti 2026: fattura elettronica obbligatoria anche per forfettari (DL 36/2022); imposta di bollo da 2€ su fatture senza IVA sopra 77,47€; versamenti a giugno e novembre.
Regimi fiscali a confronto: cosa sono e come funzionano
Regime forfettario: definizione pratica e basi di calcolo
Il regime forfettario è il regime fiscale semplificato per persone fisiche titolari di partita IVA. Usa un metodo “a forfait” per calcolare il reddito. Non conteggi ogni singola spesa. Applichi un coefficiente di redditività ai compensi incassati durante l’anno. Per “principio di cassa” intendo che contano solo gli importi effettivamente incassati nell’anno.
La base imponibile si calcola così: incassi x coefficiente di redditività, meno i contributi previdenziali versati. Sull’imponibile paghi un’imposta sostitutiva del 15%. Scende al 5% per i primi 5 anni se rispetti le condizioni di start-up. I coefficienti dipendono dal codice ATECO. Per i professionisti senza cassa (es. creator che fattura prestazioni di lavoro autonomo) il coefficiente tipico è 78%.
Fonti normative: Legge 190/2014, commi 54-89, come modificata da Legge 145/2018 e Legge 197/2022 (Normattiva). Per IVA e bollo: DPR 633/1972 e normativa sull’imposta di bollo.
Regime ordinario: progressività e deduzioni/detrazioni
Nel regime ordinario paghi l’IRPEF con aliquote progressive. Applichi le percentuali agli scaglioni di reddito. Al 2026 la progressività resta fra il 23% e il 43%. Verifica sempre gli scaglioni aggiornati in dichiarazione. Il reddito imponibile si calcola in modo analitico: ricavi meno costi deducibili e contributi. Le detrazioni (familiari, interessi mutuo, spese mediche) riducono l’IRPEF dovuta.
Fonti normative: TUIR, DPR 917/1986, e leggi di bilancio annuali (Normattiva). Per gli adempimenti IVA e contabili: DPR 633/1972 e DPR 600/1973.
Costi, ricavi e contributi: cosa incide davvero sulla convenienza
Coefficienti di redditività e codici ATECO
Il coefficiente di redditività è la percentuale che trasforma i ricavi incassati in reddito imponibile nel forfettario. Alcuni valori ricorrenti: 78% per professionisti, 67% per attività tecniche specifiche, 40% per commercio. Più è alto il coefficiente, più imponibile generi a parità di incassi.
Per i creator digitali e gli youtuber spesso si usa un ATECO “professionale” con coefficiente 78%. Ma la scelta dell’ATECO dipende da come monetizzi: pubblicità, sponsorizzazioni, merchandising, corsi. Se vendi beni fisici, potresti ricadere in commercio, con coefficienti diversi. La classificazione corretta è cruciale perché impatta le tasse.
Contributi INPS: Gestione Separata o Artigiani/Commercianti
Se sei un professionista senza cassa previdenziale, versi alla Gestione Separata INPS. L’aliquota cambia ogni anno. Il Ministero del Lavoro e l’INPS la comunicano con circolari ufficiali. In genere è intorno alla soglia di un quarto dei compensi imponibili. Nel forfettario i contributi si scomputano dall’imponibile prima di calcolare l’imposta sostitutiva.
Se svolgi attività di impresa (es. vendita prodotti, e-commerce), potresti iscriverti a INPS Artigiani/Commercianti. Qui paghi contributi fissi minimi annuali più una percentuale sul reddito che supera il minimale. Anche questi importi variano ogni anno con circolari INPS.
Fonti: Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, circolari INPS, TUIR per la deducibilità dei contributi.
Soglie, cause di esclusione e limiti del forfettario
Limite di ricavi: 85.000€ e fuoriuscita oltre 100.000€
Puoi applicare il forfettario se non superi 85.000€ di ricavi/compensi annui. Se superi 100.000€ in corso d’anno, esci subito dal forfettario e applichi l’IVA da quel momento. Se stai tra 85.001€ e 100.000€, resti forfettario fino a fine anno e passi all’ordinario dall’anno dopo.
Queste regole sono state fissate dalla Legge 197/2022 che ha innalzato la soglia a 85.000€ e introdotto la fuoriuscita immediata sopra 100.000€. Consulta sempre il testo consolidato su Normattiva e i chiarimenti dell’Agenzia delle Entrate.
Spese per personale e collaborazioni: tetto 20.000€
Se paghi dipendenti, collaboratori o lavoro in appalto, la spesa lorda non può superare 20.000€ nell’anno. Se superi, perdi il forfettario dall’anno successivo. Attenzione anche ai compensi ai co.co.co. e ai collaboratori familiari.
Altre cause di esclusione: partecipazioni in società di persone o S.r.l. che svolgono attività collegata, operazioni con prevalenza verso ex datore di lavoro in assenza delle condizioni di start-up, regimi speciali IVA. Fonte: Legge 190/2014 e successive modifiche (Normattiva).
Adempimenti e scadenze operative nel 2026
Fatturazione elettronica, ritenute e imposta di bollo
Dal 2026 la fatturazione elettronica è obbligatoria anche per i forfettari. La base giuridica è il DL 36/2022, attuato con provvedimenti dell’Agenzia delle Entrate. I forfettari non addebitano l’IVA e non subiscono ritenute d’acconto. Sulle fatture senza IVA superiori a 77,47€ si applica il bollo da 2€.
Ricorda di indicare in fattura la dicitura di non applicazione IVA per regime forfettario e l’eventuale marca da bollo. Nei rapporti con clienti esteri, verifica regole su operazioni intracomunitarie, esterometro e sanzioni IVA (DPR 633/1972 e provvedimenti AdE).
Dichiarazioni e versamenti: giugno e novembre
In entrambi i regimi versi saldo e acconti tra fine giugno e fine novembre, secondo il calendario fiscale vigente. Per il forfettario, l’acconto dell’imposta sostitutiva segue le regole degli acconti IRPEF (due rate, con percentuali aggiornate ogni anno). Per l’ordinario, si applicano le normali scadenze dell’IRPEF.
Le scadenze possono slittare di qualche giorno con i consueti rinvii. Controlla ogni anno i provvedimenti dell’Agenzia delle Entrate.
Regola decisionale rapida
Seleziona il regime con un percorso logico in 5 passi
1) Prevedi i ricavi: se superi 85.000€, niente forfettario. Se puoi sforare 100.000€, valuta impatti dell’uscita immediata e dell’IVA da addebitare in corso d’anno.
2) Stima i costi deducibili reali: se i costi superano la parte “non imponibile” del tuo coefficiente, l’ordinario tende a convenire perché deduci tutto.
3) Valuta i contributi: in forfettario sono la principale deduzione. Se versi molto a INPS, l’imponibile scende. In ordinario restano deducibili ma hai anche altre deduzioni e detrazioni.
4) Considera le detrazioni personali: con famiglia, mutuo, spese sanitarie e istruzione, l’IRPEF si riduce. Questo può rendere l’ordinario più conveniente a parità di reddito.
5) Pianifica la crescita: se prevedi investimenti importanti e collaboratori, l’ordinario offre più flessibilità su costi, ammortamenti e personale. Se prevedi margini alti con spese leggere, il forfettario spesso vince.
Esempi numerici concreti (creator/professionista, coefficiente 78%)
Scenario A: incassi 25.000€, costi 10.000€
Forfettario: imponibile = 25.000 x 78% = 19.500€. Supponiamo contributi 3.000€. Base imponibile = 19.500 – 3.000 = 16.500€. Imposta sostitutiva 5% (start-up) = 825€; al 15% sarebbe 2.475€.
Ordinario: reddito = 25.000 – 10.000 – 3.000 = 12.000€. IRPEF su 12.000€ con aliquote progressive (23%-43%). Imposta lorda intorno al 23% sulla prima fascia, poi detrazioni. In molti casi il forfettario 5% resta più favorevole; al 15% bisogna confrontare le detrazioni effettive.
Scenario B: incassi 25.000€, costi 22.000€
Forfettario: imponibile “teorico” 19.500€; con contributi 3.000€, base 16.500€. Imposta 5% = 825€ (o 15% = 2.475€).
Ordinario: reddito = 25.000 – 22.000 – 3.000 = 0€. IRPEF tendenzialmente nulla. In questo caso l’ordinario è più conveniente perché deduci tutti i costi reali.
Scenario C: incassi 70.000€, costi 12.000€, start-up 5%
Forfettario: imponibile = 70.000 x 78% = 54.600€. Contributi 8.000€ (ipotesi). Base = 46.600€. Imposta 5% = 2.330€.
Ordinario: reddito = 70.000 – 12.000 – 8.000 = 50.000€. Con aliquote progressive fino al 43% oltre soglia intermedia e detrazioni, l’imposta complessiva risulterà molto più alta del 5% forfettario. Qui il forfettario è spesso nettamente vincente.
Requisiti per il 5% nei primi 5 anni
Condizioni essenziali e cautele
Per applicare il 5% devi rispettare condizioni specifiche previste dalla Legge 190/2014: attività nuova, nessuna continuazione di attività precedente o svolta come dipendente/collaboratore nei tre anni prima (salve eccezioni limitate), assenza di partecipazioni che ostacolano l’accesso e rispetto delle soglie economiche.
Valuta attentamente i rapporti con ex datore di lavoro. Se la nuova partita IVA fattura prevalentemente a lui, potresti perdere il 5%. Consulta sempre il testo aggiornato su Normattiva e le circolari dell’Agenzia delle Entrate.
Errori comuni da evitare
Tre trappole che costano care
1) Sottostimare i costi: se acquisti attrezzatura, servizi professionali e pubblicità, l’ordinario può superare il forfettario perché deduci tutto e sfrutti ammortamenti.
2) Ignorare l’uscita immediata oltre 100.000€: scatta l’IVA durante l’anno. Devi aggiornare subito la fatturazione e ricalcolare i prezzi, altrimenti rischi sanzioni.
3) Dimenticare l’imposta di bollo e l’e-fattura: il bollo non applicato e le fatture non conformi generano sanzioni. Imposta flussi e controlli periodici.
| Scenario | Requisiti/limiti | Base imponibile e imposte | Adempimenti e tempistiche |
|---|---|---|---|
| Nuova attività (creator) con 5% | Attività nuova, no continuazione, ricavi previsti ≤ 85.000€, personale ≤ 20.000€ | Incassi x 78% – contributi; imposta sostitutiva 5% per max 5 anni | Apri P.IVA prima dell’inizio; e-fattura da subito; saldo/acconti a giugno e novembre |
| Attività in crescita (60–85k) | Mantieni limiti 85.000€; monitora soglia 100.000€ | Forfettario 15% o 5%; confronta con IRPEF ordinaria se costi rilevanti | Verifica trimestralmente ricavi; piano prezzi in caso di passaggio a IVA |
| Superamento 100.000€ a ottobre | Fuoriuscita immediata dal forfettario | Da ottobre applichi IVA; imposte ordinarie dall’anno successivo | Aggiorna fatture dal superamento; comunicazioni e liquidazioni IVA da quel momento |
| Collaboratori e dipendenti | Spese lorde per personale ≤ 20.000€ annui | Forfettario se sotto soglia; oltre, ordinario dall’anno dopo | Controllo budget lavoro; contratti e cedolini secondo Ministero del Lavoro |
| Costi elevati (attrezzature, adv) | Nessun limite specifico, ma convenienza | Ordinario spesso migliore: deduci costi e ammortamenti, sfrutti detrazioni | Contabilità ordinaria/semplificata; pianifica acquisti per scadenze fiscali |
FAQ
1) Quali sono i requisiti completi per entrare o restare nel forfettario nel 2026?
Devi rispettare tre blocchi di condizioni. 1) Soglie economiche: ricavi/compensi fino a 85.000€; se superi 100.000€ in corso d’anno, scatta la fuoriuscita immediata con IVA da quel momento. 2) Personale: spese lorde complessive per dipendenti, collaboratori, lavoro in appalto e coadiuvanti non oltre 20.000€ annui. 3) Incompatibilità soggettive: niente partecipazioni che ti facciano “traslare” redditi in società con attività collegata; attenzione ai rapporti con ex datore di lavoro, specie in caso di prevalenza dei ricavi; esclusione se applichi regimi IVA speciali. Queste condizioni derivano dalla Legge 190/2014 (commi 54-89) come modificata, e dai chiarimenti dell’Agenzia delle Entrate. Controlla il testo su Normattiva e le guide AdE aggiornate per casi particolari.
2) Conviene il forfettario se ho mutuo, figli a carico e molte detrazioni?
Dipende dall’ammontare delle detrazioni che riducono l’IRPEF nel regime ordinario. Nel forfettario paghi un’imposta sostitutiva fissa (5% o 15%) e non utilizzi le detrazioni che abbattono l’IRPEF, perché non versi IRPEF sui redditi forfettari. Se in ordinario le tue detrazioni sono elevate (familiari, mutuo, spese mediche, istruzione), l’imposta lorda si riduce e la convenienza può spostarsi verso l’ordinario, soprattutto se hai anche molti costi professionali. Il metodo corretto è simulare entrambi gli scenari: in ordinario sommi il reddito netto analitico e applichi le aliquote e le detrazioni; in forfettario calcoli l’imponibile con il coefficiente e sottrai i contributi, poi applichi l’imposta sostitutiva. Di solito, con detrazioni importanti e costi alti, l’ordinario vince; con detrazioni modeste e costi bassi, il forfettario resta più efficace.
3) Cosa succede se supero 100.000€ a metà anno? Devo rifare le fatture?
Se superi 100.000€ di ricavi/compensi in corso d’anno, esci immediatamente dal forfettario. Da quel momento devi applicare l’IVA sulle operazioni successive e adempiere agli obblighi IVA (liquidazioni, registri, dichiarazioni) per la parte dell’anno residua. Le fatture già emesse prima del superamento restano valide senza IVA. Non devi “rifare” quelle precedenti, ma devi adeguare subito tutte le fatture successive al superamento. Consiglio operativo: monitora i ricavi mese per mese e predispone un alert a soglia 95-97% dell’obiettivo. In questo modo aggiorni tempestivamente i listini e informi i clienti della variazione. Fonti: Legge 197/2022, DPR 633/1972, provvedimenti AdE.
4) Come incidono i contributi INPS sulla scelta del regime?
I contributi abbassano l’imponibile in entrambi i regimi, ma nel forfettario il loro peso è spesso decisivo. Esempio: se versi contributi elevati (Gestione Separata o contributi fissi più eccedenza INPS Art./Comm.), il reddito imponibile forfettario si riduce molto, e l’imposta sostitutiva diventa contenuta. Nell’ordinario, oltre ai contributi deducibili, puoi però sfruttare tutte le altre deduzioni (es. previdenza complementare) e detrazioni IRPEF. Per questo, quando i contributi sono alti ma anche i costi deducibili e le detrazioni personali sono rilevanti, l’ordinario può tornare competitivo. Controlla ogni anno le aliquote e i minimali pubblicati da INPS e Ministero del Lavoro, perché cambiano e influenzano il risultato.
5) Posso passare dall’ordinario al forfettario (o viceversa) e cosa succede agli acconti?
Sì, ma il cambio, salvo fuoriuscita immediata oltre 100.000€, avviene dall’anno successivo. Non puoi “switchare” a metà anno per scelta. Se passi all’ordinario dall’anno dopo, gestisci l’IVA e la contabilità fin dall’1 gennaio. Se rientri nel forfettario, dalla stessa data smetti di addebitare IVA e di subire ritenute. Gli acconti versati l’anno prima restano validi come crediti o si scomputano dal saldo dell’imposta dovuta nel nuovo regime. Potrebbero generarsi eccedenze da chiedere a rimborso o da compensare. Pianifica il cambio a fine anno: ricalcola il fabbisogno di acconti, verifica il metodo storico o previsionale, e aggiorna gli F24. Fonti: TUIR, DPR 633/1972, Legge 190/2014, prassi dell’Agenzia delle Entrate.
