Calcolatore tasse online per il regime forfettario: qual è il migliore?

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Ultimo aggiornamento: agosto 2026.

Sì: esistono calcolatori affidabili per stimare tasse e contributi nel regime forfettario. Ti spiego quali dati inserire, come leggere i risultati e le regole fiscali aggiornate da applicare subito.

  • Serve il codice ATECO per determinare il coefficiente di redditività e l’aliquota contributiva corretta.
  • Inserisci ricavi/compensi incassati (principio di cassa), gestione previdenziale e aliquota 5% o 15%.
  • Rispetta le soglie: 85.000 euro per accesso/permanenza; uscita immediata oltre 100.000 euro.

Cos’è un calcolatore per il regime forfettario e cosa ti restituisce

Un calcolatore per il forfettario stima imposte e contributi partendo da pochi dati chiave. È uno strumento utile per pianificare l’anno e le scadenze.

Regime forfettario significa imposta sostitutiva al 15% o al 5% per chi ha i requisiti da nuova attività. “Imposta sostitutiva” vuol dire che sostituisce IRPEF, addizionali e IRAP.

Il calcolatore applica il “principio di cassa”: conta solo quanto incassi nell’anno. Non considera fatture emesse ma non incassate. Lo prevede espressamente la normativa sul regime forfettario.

Dati da inserire perché la simulazione sia attendibile

Inserisci il codice ATECO. Serve a selezionare il coefficiente di redditività, cioè la percentuale che trasforma i ricavi in reddito imponibile forfettario (una scorciatoia legale ai costi).

Indica i ricavi/compensi annui che prevedi di incassare. Se fatturi a dicembre ma incassi a gennaio, il calcolo si sposta all’anno dopo.

Scegli l’aliquota 5% o 15%. Il 5% spetta per i primi 5 anni se rispetti condizioni precise: attività nuova, non mera prosecuzione, e altri vincoli che vedrai più sotto.

Seleziona la gestione previdenziale: artigiani/commercianti (INPS con minimali) o Gestione Separata (professionisti senza cassa). Se hai una cassa professionale, il calcolo dei contributi segue le regole della tua cassa.

Indica se richiedi lo sconto INPS del 35% (solo artigiani/commercianti, su domanda). Inserisci anche eventuali altri redditi, se il calcolatore lo prevede, per stimare acconti e interazioni.

Requisiti, soglie e cause di esclusione aggiornati al 2026

La base normativa è la Legge 190/2014, commi 54-89, come modificata negli anni (consultabile su Normattiva). Le novità cardine introdotte dalla Legge 197/2022 hanno alzato la soglia e introdotto l’uscita immediata oltre 100.000 euro.

Requisito economico: puoi entrare e restare nel forfettario se i ricavi/compensi dell’anno precedente non superano 85.000 euro. Se superi 85.000 ma resti entro 100.000, esci dall’anno successivo.

Uscita immediata: se superi 100.000 euro in corso d’anno, il regime cessa dal momento del superamento. Da quella operazione in poi devi applicare IVA e passare al regime ordinario. Questo discende dalla Legge 197/2022.

Altre esclusioni restano attuali: niente partecipazioni in società di persone o associazioni professionali; niente controllo di SRL con attività riconducibile alla tua; attenzione ai rapporti di continuità con datori di lavoro per l’aliquota 5% (vedi oltre). Riferimenti utili: Agenzia delle Entrate, guide e circolari sul regime forfettario; portale Normattiva per testi di legge vigenti.

Fatturazione elettronica: dal 2024 l’obbligo è generalizzato anche per i forfettari. Nel 2026 è pienamente operativo. Base normativa: D.Lgs. 127/2015 e provvedimenti dell’Agenzia delle Entrate; estensione graduale prevista dal D.L. 36/2022 convertito in Legge 79/2022.

Come si calcola l’imposta nel forfettario

1) Reddito imponibile con coefficiente di redditività

Si parte dai ricavi/compensi annui incassati. Si applica il coefficiente previsto per il tuo ATECO. Questo coefficiente “forfettizza” i costi.

Esempio pratico: 30.000 euro incassati con coefficiente 78% danno 23.400 euro di reddito imponibile lordo. I coefficienti variano per settore. Verifica sempre quello collegato al tuo ATECO nelle tabelle normative e nelle guide dell’Agenzia delle Entrate.

Dal reddito imponibile puoi dedurre i contributi previdenziali obbligatori versati. La deduzione riduce la base su cui calcoli l’imposta sostitutiva.

2) Imposta sostitutiva al 5% o al 15%

L’aliquota ordinaria è 15%. Scende al 5% per i primi 5 anni se rispetti tutte queste condizioni, tratte dalla Legge 190/2014:

  • Non hai svolto, nei 3 anni precedenti, attività artistica, professionale o d’impresa uguale o simile a quella che avvii ora.
  • L’attività non è mera prosecuzione di un lavoro dipendente o autonomo precedente. Eccezione: se il precedente rapporto è cessato per cause indipendenti dalla tua volontà (es. licenziamento).
  • Se rilevi un’attività altrui, i ricavi del cedente non devono aver superato le soglie del forfettario.

Se non rispetti anche una sola condizione, applichi il 15%. La durata massima del 5% è 5 periodi d’imposta.

3) Contributi previdenziali: INPS e casse professionali

I contributi dipendono dalla tua gestione previdenziale. Influenzano molto il conto finale. Il calcolatore deve gestirli in modo puntuale.

Artigiani e commercianti: versano contributi fissi “minimali” più una percentuale sul reddito eccedente il minimale, con aliquote stabilite ogni anno dalle circolari INPS. Esiste una riduzione del 35% su domanda per chi è in forfettario (fonte: Legge 190/2014; istruzioni INPS). Attenzione: lo sconto riduce il costo contributivo ma può incidere su prestazioni e montante.

Gestione Separata INPS: professionisti senza cassa versano una percentuale sul reddito, senza minimali fissi, con aliquota aggiornata ogni anno da INPS.

Casse professionali: gli iscritti agli Ordini seguono il regolamento della propria cassa (contributo soggettivo, integrativo in fattura, eventuale di maternità). I contributi versati sono deducibili dal reddito forfettario. Per dettagli, consulta il sito istituzionale della tua cassa e le circolari annuali.

Scadenze fiscali e adempimenti nel 2026

Imposta sostitutiva: si paga come IRPEF, con saldo e acconti. Saldo e primo acconto entro giugno (o con maggiorazione a luglio). Secondo acconto a novembre. Le percentuali di acconto seguono le regole vigenti per le imposte sui redditi.

Contributi INPS artigiani/commercianti: minimali in 4 rate trimestrali (maggio, agosto, novembre, febbraio). Contributi a percentuale sul reddito con scadenze legate a saldo/acconti di giugno e novembre. Le date precise sono nelle circolari e nei messaggi INPS annuali.

Gestione Separata: pagamento con F24 insieme a saldo e acconti delle imposte, perché i contributi si calcolano sul reddito effettivo.

Fatturazione elettronica: invio di tutte le fatture via Sistema di Interscambio. Imposta di bollo da 2 euro sulle fatture senza IVA sopra 77,47 euro, con versamento periodico. Base normativa: D.Lgs. 127/2015 e provvedimenti dell’Agenzia delle Entrate.

Operazioni con l’estero: uso dei documenti elettronici dedicati (codici TD) via SDI per acquisti/cessioni transfrontaliere, in luogo del vecchio “esterometro”, secondo le specifiche tecniche dell’Agenzia.

Regola decisionale rapida

1) Posso stare nel forfettario?

Hai incassato fino a 85.000 euro l’anno scorso? Sì: puoi entrare o restare. No: esci o non puoi entrare. Se superi 100.000 euro durante l’anno, esci subito da quel momento.

2) Aliquota 5% o 15%?

Attività davvero nuova negli ultimi 3 anni, non prosecuzione del vecchio lavoro, e requisiti della Legge 190/2014 rispettati? Sì: 5% per 5 anni. In tutti gli altri casi: 15%.

3) Quale gestione previdenziale applico?

Professionista senza cassa: Gestione Separata INPS. Artigiano o commerciante: gestione INPS art-com con minimali. Iscritto a un Ordine con cassa: segui le regole della tua cassa.

4) Lo sconto contributivo del 35% mi conviene?

Se sei artigiano/commerciante, valuta lo sconto su base annua. Riduce l’esborso ma può ridurre coperture. Verifica circolari INPS e il tuo progetto previdenziale.

5) Che cosa inserisco nel calcolatore?

Ricavi incassati, ATECO, gestione previdenziale, aliquota 5%/15%, scelta sconto INPS 35%, contributi già versati. Il risultato ti restituisce imposta sostitutiva, contributi e scadenze.

Errori frequenti dei calcolatori e come evitarli

Coefficiente di redditività sbagliato

Un ATECO errato porta a un coefficiente errato. Verifica l’ATECO dell’attività prevalente. Controlla le tabelle ufficiali richiamate dalla Legge 190/2014 e dalle istruzioni dell’Agenzia delle Entrate.

Contributi minimali dimenticati

Gli artigiani/commercianti pagano i minimali anche a reddito basso. Un calcolatore che li ignora sottostima i costi. Consulta ogni anno le circolari INPS.

Uscita immediata oltre 100.000 euro non gestita

Se superi 100.000 euro a ottobre, dal superamento devi applicare IVA. Un simulatore serio prevede la doppia fase dell’anno. È una regola introdotta dalla Legge 197/2022.

5% applicato senza verifiche

L’aliquota 5% richiede condizioni stringenti. Il simulatore deve farti domande su pregressi e prosecuzione. In caso di dubbio, applica il 15% o chiedi consulenza.

Casse professionali trattate come INPS

Le casse hanno regole proprie su aliquote, minimi e contributo integrativo in fattura. Il calcolatore deve permettere settaggi specifici e aggiornati.

Scenario Requisiti normativi Dati da inserire nel calcolatore Effetti fiscali e tempistiche
Nuova attività con aliquota 5% Condizioni Legge 190/2014: nessuna attività simile negli ultimi 3 anni; non prosecuzione; rispetto soglie ATECO; ricavi previsti; gestione previdenziale; flag 5%; eventuale sconto INPS 35% Imposta sostitutiva 5% per max 5 anni; scadenze saldo/acconti giugno-novembre; contributi secondo gestione
Attività in corso con aliquota 15% Ricavi anno precedente entro 85.000 euro; nessuna causa di esclusione ATECO; ricavi; gestione previdenziale; contributi già versati Imposta sostitutiva 15%; contributi INPS o cassa; fatturazione elettronica obbligatoria
Superamento tra 85.000 e 100.000 Legge 197/2022: permanenza fino a fine anno; uscita dall’anno successivo Ricavi aggiornati; mese del superamento Nessuna IVA nell’anno del superamento; passaggio al regime ordinario dall’anno successivo
Superamento oltre 100.000 in corso d’anno Legge 197/2022: uscita immediata al superamento Ricavi progressivi; data fattura del superamento Da quel momento IVA e regime ordinario; ricalcolo acconti e obblighi contabili
Professionista senza cassa (Gestione Separata) Iscrizione alla Gestione Separata INPS; principio di cassa Ricavi; ATECO; aliquota Gestione Separata dell’anno Contributi percentuali senza minimali; deducibili dal reddito forfettario
Artigiano/commerciante con minimali Iscrizione gestione INPS commercianti/artigiani; minimali dovuti Ricavi; ATECO; scelta sconto 35%; minimali dell’anno Minimali in 4 rate + contributi a percentuale; possibile sconto 35% su domanda
Iscritto a cassa professionale Regolamento della cassa (contributo soggettivo, integrativo, maternità) Aliquote e minimi della cassa; ricavi; percentuale integrativo in fattura Contributi versati deducibili; integrativo addebitato al cliente va considerato nei flussi

FAQ

Quali dati servono davvero per un calcolo affidabile del forfettario?

Servono cinque blocchi di informazioni. 1) Codice ATECO corretto, perché determina il coefficiente di redditività applicabile al tuo settore. Il coefficiente trasforma i ricavi in reddito imponibile forfettario secondo la Legge 190/2014. 2) Ricavi/compensi incassati o stimati nell’anno, perché il regime usa il principio di cassa: conta quando incassi, non quando emetti la fattura. 3) Gestione previdenziale: INPS artigiani/commercianti, Gestione Separata, oppure cassa professionale. Ogni gestione ha regole diverse su aliquote, minimali e scadenze. 4) Aliquota dell’imposta sostitutiva: 5% se rispetti condizioni stringenti per i primi 5 anni; 15% negli altri casi. 5) Opzioni e variabili: sconto INPS 35% per artigiani/commercianti (su domanda), contributi già versati in acconto, eventuali incassi che attivano l’uscita immediata oltre 100.000 euro. Con questi dati, il simulatore può calcolare reddito imponibile, imposta, contributi e scadenze. Per conferma delle regole, consulta Normattiva per la Legge 190/2014 e le guide dell’Agenzia delle Entrate.

Come funziona lo sconto INPS del 35% per chi è nel forfettario?

Lo sconto del 35% riguarda solo gli iscritti INPS artigiani o commercianti nel regime forfettario. Non si applica alla Gestione Separata né alle casse professionali. Va richiesto con apposita domanda a INPS e decorre dal periodo indicato da INPS nelle sue circolari e nei messaggi annuali. Lo sconto riduce i contributi dovuti, inclusi i minimali. Attenzione però agli effetti previdenziali: un versamento più basso può ridurre il montante contributivo e, quindi, l’assegno futuro e alcune coperture (come malattia e maternità, a seconda della gestione). Il calcolatore deve offrirti due scenari: con e senza riduzione, così confronti il risparmio immediato con l’impatto sul lungo periodo. Le basi sono nella Legge 190/2014 e nelle circolari INPS che ogni anno fissano aliquote, minimali e modalità operative.

Cosa succede se supero le soglie di 85.000 e 100.000 euro durante l’anno?

Tre casi. 1) Resti entro 85.000 euro: nessun problema, resti nel forfettario anche l’anno dopo (se mantieni i requisiti). 2) Superi 85.000 ma non oltre 100.000: resti nel forfettario fino al 31 dicembre. Dal 1° gennaio dell’anno successivo passi al regime ordinario. Non applichi IVA nell’anno del superamento. 3) Superi 100.000 euro in corso d’anno: il regime cessa dal superamento. Dalla fattura che fa oltrepassare la soglia devi applicare IVA e tutte le regole del regime ordinario. È la cosiddetta uscita immediata, introdotta dalla Legge 197/2022. In pratica l’anno si divide in due fasi: prima senza IVA, dopo con IVA. Il tuo calcolatore deve gestire questo “split” per evitare errori su imposta e adempimenti. Per i dettagli operativi, verifica le istruzioni dell’Agenzia delle Entrate e le risposte a interpelli pubblicate sul tema.

Sono un professionista con cassa (es. architetto, psicologo). Come cambia il calcolo?

Se hai una cassa professionale, segui il suo regolamento. In genere versi: contributo soggettivo (percentuale sul reddito), contributo integrativo (una percentuale in fattura al cliente, spesso 2% o 4%) e un contributo di maternità/assistenza. Nel forfettario, i contributi previdenziali obbligatori che versi sono deducibili dal reddito su cui calcoli l’imposta sostitutiva. Il contributo integrativo che addebiti in fattura entra nei compensi incassati; quando lo versi alla cassa, diventa contributo deducibile. Le aliquote e i minimi cambiano per cassa e per anno. Per questo un calcolatore serio ti fa scegliere la tua cassa o ti permette di inserire manualmente aliquote e minimi. Le fonti ufficiali sono i siti istituzionali delle casse e le loro circolari annuali; per il quadro fiscale generale, vedi Legge 190/2014 su Normattiva e le guide dell’Agenzia delle Entrate.

Il calcolatore considera detrazioni, crediti d’imposta e altri redditi?

L’imposta sostitutiva del forfettario non usa le classiche detrazioni IRPEF (per carichi di famiglia, spese sanitarie, ecc.) sul reddito forfettario. Quelle detrazioni si applicano solo all’IRPEF, che il forfettario non paga sul reddito dell’attività. Restano però rilevanti per altri redditi soggetti a IRPEF, come lavoro dipendente o locazioni in ordinario. Un buon calcolatore ti fa almeno inserire “altri redditi” per stimare correttamente acconti e interazioni. Per i crediti d’imposta, molti non si applicano al forfettario, o si applicano con regole particolari. Alcune misure temporanee (come la flat tax incrementale del 2023) hanno avuto durata limitata. Nel 2026 conta verificare caso per caso sulle fonti ufficiali: Agenzia delle Entrate, Ministero dell’Economia e delle Finanze, Normattiva. In sintesi: il calcolatore stima bene imposta sostitutiva e contributi; per detrazioni/crediti su altri redditi serve un modulo aggiuntivo o una consulenza per evitare errori.

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