Ultimo aggiornamento: agosto 2026.
Il regime forfettario conviene con ricavi entro 85.000 euro, costi bassi e pochi collaboratori. L’ordinario vince con spese elevate, IVA a credito e detrazioni IRPEF sfruttabili. Verifica sempre soglie, coefficienti e contributi.
- 2026: IRPEF ordinaria per scaglioni 23%-33%-43% (TUIR, art. 11, come modificato dalla Legge di Bilancio 2026).
- Forfettario: imposta sostitutiva 15% (5% start-up 5 anni), soglia ricavi 85.000 euro, uscita immediata oltre 100.000 (Legge 190/2014; Legge 197/2022).
- Per il forfettario contano i coefficienti di redditività e i contributi deducibili; nell’ordinario deduci costi reali e detrai l’IVA (DPR 633/1972; TUIR, art. 54).
I due regimi a confronto nel 2026
Regime forfettario. È un regime agevolato per persone fisiche titolari di partita IVA individuale. Applichi un’imposta sostitutiva del 15%. Se rispetti i requisiti “start-up”, applichi il 5% per i primi 5 anni. Imposta sostitutiva significa che sostituisce IRPEF, addizionali e IRAP. La base imponibile non è il margine reale, ma un reddito calcolato con un coefficiente fisso. La norma base è la Legge 190/2014, art. 1, commi 54-89, aggiornata dalla Legge 197/2022.
Regime ordinario. Tassi IRPEF progressivi per scaglioni. Nel 2026 gli scaglioni sono: 23% fino a 28.000 euro, 33% tra 28.001 e 50.000, 43% oltre 50.000. La base imponibile è il reddito effettivo: ricavi meno costi inerenti, più o meno componenti vari, al netto dei contributi previdenziali. La disciplina di riferimento è nel TUIR (DPR 917/1986), in particolare art. 11, art. 54 e seguenti.
IVA. Nel forfettario non addebiti l’IVA in fattura e non detrai l’IVA sugli acquisti (DPR 633/1972, art. 1 e regime speciale forfetario). Nell’ordinario addebiti l’IVA ai clienti e puoi detrarre l’IVA a credito. Se compri molto, l’IVA detraibile può inclinare la scelta verso l’ordinario.
Principio di cassa e di competenza. I professionisti calcolano il reddito per cassa, cioè tassano gli incassi quando li ricevono e deducono i costi quando li pagano (TUIR, art. 54). Le imprese individuali usano la competenza, cioè ricavi e costi maturati nel periodo (TUIR, art. 85 e seguenti). Il forfettario semplifica entrambi: usa i ricavi incassati e applica un coefficiente.
Fonti pubbliche. Per i testi aggiornati consulta sempre Normattiva per leggi e decreti, il sito dell’Agenzia delle Entrate per prassi e guide, il Ministero del Lavoro e l’INPS per previdenza.
Requisiti di accesso e cause di esclusione
Soglie di ricavi, fuoriuscita e “stop” immediato
Per restare nel forfettario i ricavi/compensi annui non devono superare 85.000 euro. Se chiudi l’anno tra 85.001 e 99.999 euro, uscirai dal forfettario dall’anno successivo. Se superi 100.000 euro in corso d’anno, esci subito: da quel momento applichi l’IVA e, per l’imposta sul reddito, passi all’ordinario per l’intero periodo d’imposta. Queste regole derivano dalla Legge 197/2022, che ha aggiornato la Legge 190/2014.
Collaboratori, dipendenti e soglie di costo del lavoro
Nel forfettario le spese per lavoro (dipendenti, co.co.co., lavoro accessorio, somme a terzi, compresi professionisti e collaboratori occasionali) non devono superare 20.000 euro annui lordi. Se superi, esci dal forfettario l’anno dopo. Questa soglia serve a mantenere il regime alle attività “leggere” in struttura.
Altre esclusioni rilevanti
Non puoi adottare il forfettario se controlli, direttamente o indirettamente, una Srl che svolge attività collegata alla tua. È anche vietato usare il forfettario se fatturi prevalentemente al tuo ex datore di lavoro, per evitare abuso della partita IVA al posto del lavoro dipendente. Le esclusioni sono indicate nella Legge 190/2014, art. 1, comma 57 e seguenti, e succ. mod.
Come si calcola l’imposta nei due regimi
Forfettario: coefficienti di redditività e contributi
Reddito imponibile = Ricavi/compensi incassati x coefficiente di redditività. Il coefficiente dipende dal codice ATECO. Per molte attività professionali, scientifiche, tecniche e sanitarie il coefficiente è spesso 78%. Per altri servizi può essere 67%. Per il commercio è più basso (tipicamente 40%-54%). Controlla la tabella aggiornata dell’Agenzia delle Entrate.
Dai ricavi forfettizzati puoi dedurre i contributi previdenziali versati nell’anno. L’imposta sostitutiva è 15%, oppure 5% per i primi 5 anni se rispetti i requisiti start-up (nessuna attività simile nei tre anni precedenti, attività nuova, non mera prosecuzione, rispetto soglie). La base normativa è la Legge 190/2014.
Esempio semplice. Incassi 50.000 euro. Coefficiente 78%: reddito forfettario 39.000 euro. Contributi pagati 6.000 euro. Base imponibile 33.000 euro. Imposta 15% = 4.950 euro. Non puoi dedurre costi reali né detrarre IVA.
Ordinario: costi reali, detrazioni e progressività
Reddito imponibile = ricavi meno costi inerenti documentati, meno contributi previdenziali, più o meno componenti vari (ammortamenti, ratei, risconti). Aliquote IRPEF 2026: 23% fino a 28.000, 33% 28.001-50.000, 43% oltre 50.000. Aggiungi addizionali regionali e comunali. Puoi sfruttare detrazioni per familiari, spese sanitarie, interessi mutuo e bonus vari.
IVA. Addebiti l’IVA nelle fatture e sottrai l’IVA sugli acquisti. Se acquisti molto, l’IVA a credito può ridurre il costo fiscale. Dal 2022 le persone fisiche esercenti arti e professioni non pagano più IRAP in via ordinaria; verifica sempre il tuo caso concreto con il TUIR e le istruzioni dell’Agenzia delle Entrate.
Regola decisionale rapida
Se vuoi una risposta operativa in 5 minuti, segui questi passaggi
1) Stima i ricavi annui. Se superi 85.000 euro, il forfettario non è percorribile dall’anno successivo. Se superi 100.000, esci subito e applichi IVA da quel momento.
2) Individua il tuo coefficiente di redditività per ATECO. Calcola la “quota spese implicita” = 100% – coefficiente. Se le tue spese reali superano stabilmente questa quota, l’ordinario tende a convenire.
3) Valuta l’IVA. Se hai molti acquisti con IVA detraibile (attrezzature, subappalti, affitti), l’ordinario guadagna punti. Se vendi a privati che non detraggono IVA, il forfettario può migliorare i prezzi finali.
4) Considera i collaboratori. Se paghi oltre 20.000 euro di lavoro all’anno, il forfettario non è stabile. Pianifica l’uscita o valuta l’ordinario.
5) Verifica le detrazioni personali e familiari. Se le tue detrazioni IRPEF sono alte, la progressività dell’ordinario può ridurre l’imposta effettiva.
6) Orizzonte temporale. Se pensi di crescere rapidamente oltre 85.000 euro, entrare subito in ordinario può evitare switch normativi e costi di transizione. Se sei in start-up con costi bassi, il 5% del forfettario è spesso imbattibile.
Contributi previdenziali e impatto sulla scelta
Gestione Separata INPS
Se non hai una Cassa professionale, versi alla Gestione Separata INPS. L’aliquota varia con le circolari annuali. I contributi si calcolano sul reddito imponibile (forfettario o ordinario) e sono sempre deducibili dal reddito ai fini IRPEF o imposta sostitutiva. Riferimenti: INPS e Ministero del Lavoro.
Artigiani e commercianti
Paghi contributi fissi minimi più una percentuale sull’eccedenza. Nel forfettario puoi chiedere la riduzione del 35% dei contributi (prevista dalla Legge 190/2014, confermata dalle circolari INPS). Valuta l’impatto: la riduzione taglia il costo contributivo ma riduce anche la quota deducibile.
Casse professionali
Se appartieni a una Cassa (medici, ingegneri, commercialisti, ecc.), segui i regolamenti della tua Cassa. I contributi restano deducibili. Considera eventuali contributi integrativi in fattura: nel forfettario non sono soggetti a IVA; nell’ordinario segui le regole della Cassa e dell’IVA applicabile.
Adempimenti 2026: cosa cambia nella pratica
Fatturazione elettronica e comunicazioni
La e-fattura è obbligatoria per tutti, anche nel forfettario. Usa il Sistema di Interscambio e i tracciati aggiornati dell’Agenzia delle Entrate. Per le operazioni con l’estero usa i documenti elettronici dedicati. Le scadenze e i modelli sono definiti dall’Agenzia delle Entrate.
Ritenute e diciture in fattura
Nel forfettario non subisci ritenute d’acconto. Inserisci la dicitura che attesti l’applicazione del regime agevolato. Nell’ordinario, i clienti sostituti d’imposta possono applicare ritenute ai tuoi compensi professionali. Segui il TUIR e le istruzioni dell’Agenzia delle Entrate per ritenute e certificazioni.
Opzioni e vincoli
Se opti per l’ordinario pur potendo stare nel forfettario, considera i vincoli di durata delle opzioni IVA secondo il DPR 442/1997. Le opzioni e le revoche hanno in genere vincolo triennale per i regimi IVA. Valuta l’effetto su contabilità e adempimenti.
| Scenario | Regime consigliato (indicativo) | Requisiti/condizioni chiave | Base imponibile e imposta | Tempistiche e note operative |
|---|---|---|---|---|
| Professionista sanitario (es. dietista) con spese 20% dei ricavi e ricavi 45.000 euro | Forfettario (specie con 5% start-up) | Ricavi <= 85.000; collaboratori <= 20.000; no Srl collegata; rispetto esclusioni | Ricavi x coefficiente (spesso 78%) – contributi; imposta 15%/5% | Fatturazione elettronica senza IVA; nessuna ritenuta subita; verifica coefficiente su ATECO |
| Consulente con spese 45% dei ricavi e ricavi 60.000 euro | Ordinario | Spese reali > quota implicita del forfettario; detrazioni IRPEF rilevanti | Ricavi – costi – contributi; IRPEF 23/33/43% + addizionali; IVA detraibile | Contabilità ordinaria/semplificata; liquidazioni IVA periodiche; ritenute eventualmente subite |
| E-commerce con forti acquisti e magazzino; ricavi 90.000 euro | Ordinario (forfettario non mantenibile l’anno dopo) | Ricavi > 85.000; necessità di detrarre IVA su acquisti e logistica | Reddito per competenza; ampio IVA a credito; IRPEF per scaglioni | Pianifica l’uscita dal forfettario; gestisci inventari e ammortamenti |
| Freelance che a ottobre supera 100.000 euro di incassi | Uscita immediata dal forfettario nell’anno | Superamento soglia 100.000 in corso d’anno | IVA ordinaria da quel momento; reddito tassato in ordinario per tutto l’anno | Emetti fatture con IVA da subito; ricalcola acconti e saldo IRPEF; aggiorna diciture |
| Studio con 25.000 euro di compensi a collaboratori e ricavi 70.000 euro | Ordinario (o uscita dal forfettario l’anno dopo) | Spese per lavoro > 20.000; struttura organizzata | Ricavi – costi – contributi; sfrutta deduzioni costo del lavoro e IVA | Verifica ritenute su compensi a terzi; adegua contratti e budget fiscale |
FAQ
1) Come capisco se le mie spese “battono” il coefficiente del forfettario?
Calcola la tua quota spese media annua come percentuale dei ricavi. Confrontala con la quota implicita del tuo ATECO: 100% meno coefficiente di redditività. Esempio: coefficiente 78% implica spese implicite 22%. Se le tue spese reali sono 30%-35%, l’ordinario tende a convenire perché deduci più costi di quelli riconosciuti dal forfettario. Considera anche l’IVA: in ordinario detrai l’IVA sugli acquisti, che riduce il costo effettivo. Infine valuta le detrazioni IRPEF personali: nell’ordinario riducono l’imposta, nel forfettario no. Le tabelle dei coefficienti sono nella disciplina della Legge 190/2014 e nelle guide dell’Agenzia delle Entrate; verifica su Normattiva e documenti ufficiali aggiornati al 2026.
2) Cosa succede se supero 85.000 o 100.000 euro a metà anno?
Se a fine anno i ricavi sono tra 85.001 e 99.999 euro, resti nel forfettario fino al 31 dicembre e passi all’ordinario dal 1° gennaio successivo. Se superi 100.000 euro in corso d’anno, scatta l’uscita immediata: da quel momento devi applicare l’IVA in fattura e assolvere agli adempimenti IVA ordinari. Per quanto riguarda l’imposta sul reddito, la normativa prevede la cessazione del regime agevolato per l’intero periodo d’imposta in cui avviene lo sforamento, con conseguente tassazione ordinaria. È una regola anti-abusi inserita nella Legge 197/2022 che ha modificato la Legge 190/2014. In pratica, controlla mensilmente i ricavi per evitare sorprese e aggiorna tempestivamente le diciture in fattura. Stima gli acconti IRPEF per evitare sanzioni.
3) Ho investimenti importanti (attrezzature, software, auto). Mi conviene l’ordinario?
Spesso sì. Nell’ordinario ammortizzi beni strumentali e deduci molti costi (canoni, manutenzioni, licenze). Detrai anche l’IVA sugli acquisti. Se hai investimenti rilevanti nel prossimo biennio, l’ordinario tende a ridurre l’imponibile e il cash-out fiscale. Nel forfettario questi costi non entrano nel calcolo del reddito, perché usi un coefficiente fisso; non detrai l’IVA. Fai però due verifiche: 1) se vendi principalmente a privati, l’IVA in ordinario può rendere meno competitivo il prezzo; 2) se puoi accedere al 5% start-up, il beneficio può controbilanciare i costi non deducibili. Confronta due business plan a parità di incassi. Utilizza i riferimenti del TUIR per ammortamenti e detraibilità, e il DPR 633/1972 per l’IVA.
4) Come incidono dipendenti e collaboratori sulla scelta del regime?
Nel forfettario hai un limite di 20.000 euro annui lordi per spese di lavoro (dipendenti, collaboratori, co.co.co., lavoro autonomo a terzi). Se superi, esci l’anno successivo. Inoltre, il forfettario non riconosce il costo del lavoro come deducibile nel calcolo del reddito (oltre ai contributi previdenziali), perché la base è forfettaria. Nell’ordinario, invece, il costo del lavoro è deducibile e l’IVA sugli acquisti collegati è detraibile. Se prevedi una struttura con più persone, l’ordinario offre maggiore coerenza economica e fiscale. Controlla anche i profili di sicurezza sul lavoro e contrattuali con il Ministero del Lavoro. I riferimenti sono la Legge 190/2014 per le soglie del forfettario e il TUIR per la deducibilità dei costi.
5) Posso scegliere volontariamente l’ordinario e poi tornare al forfettario?
Sì, ma con cautela. Se hai i requisiti per il forfettario puoi optare per l’ordinario. Le opzioni IVA sono regolate dal DPR 442/1997: in generale vincolano per almeno un triennio, salvo mutate condizioni. Per l’imposta sul reddito, puoi rientrare nel forfettario se, al momento del rientro, possiedi di nuovo tutti i requisiti (ricavi entro 85.000, spese di lavoro entro 20.000, niente cause di esclusione). Fai attenzione al momento della scelta: spesso conviene allinearla all’anno solare per semplificare gli adempimenti. Verifica sempre le istruzioni aggiornate dell’Agenzia delle Entrate e la normativa su Normattiva, perché le leggi di bilancio possono modificare termini e vincoli.
