Ultimo aggiornamento: agosto 2026.
Il cuoco a domicilio in forfettario non applica IVA, tassa il 40% dei ricavi (coefficiente ristorazione), paga imposta sostitutiva 15% o 5% start-up e contributi INPS commercianti, con soglia ricavi 85.000 euro.
- Codice ATECO ristorazione/catering e coefficiente di redditività tipico 40% (Decreto MEF 16 dicembre 2015). Verifica l’inquadramento con CCIAA e SUAP.
- Soglie: resti nel forfettario fino a 85.000 euro. Se superi 100.000, esci subito con IVA dal mese successivo (Legge 197/2022).
- Imposta sostitutiva 15% (o 5% per 5 anni se nuova attività) sul reddito forfettario al netto dei contributi INPS deducibili.
Chi è il cuoco a domicilio e come si inquadra l’attività
Cuoco a domicilio significa cucinare presso l’abitazione del cliente o nella sede dell’evento. Presti un servizio di ristorazione personalizzato. Puoi anche acquistare e trasportare gli ingredienti.
Il codice ATECO più usato è nella sezione 56 “Servizi di ristorazione”, spesso 56.21.00 “Catering per eventi” o 56.29.20 “Catering continuativo su base contrattuale”. Alcuni scelgono 56.10.12 per attività simili. La scelta dipende da come operi.
L’avvio richiede la SCIA al SUAP del Comune, come notifica sanitaria obbligatoria per attività alimentari. È prevista dal Regolamento CE 852/2004. Devi rispettare HACCP, igiene, trasporto e conservazione alimenti. Chiedi al SUAP l’elenco dei requisiti locali.
Somministrazione, locale e requisiti professionali
Se non somministri al pubblico in un locale tuo, di solito non serve l’abilitazione SAB. Restano però gli obblighi sanitari e di tracciabilità degli ingredienti. Se assumi personale, si applicano gli obblighi di sicurezza sul lavoro.
Il luogo di preparazione incide. Se prepari tutto a casa del cliente, la tua cucina non è un laboratorio. Se invece prepari in un tuo laboratorio, devi certificarlo con SCIA sanitaria.
Regime forfettario per la ristorazione: come funziona davvero
Il forfettario è un regime fiscale semplificato. Tassi solo una quota dei ricavi, detta reddito forfettario. Applichi il principio di cassa, cioè contano gli incassi effettivi. Non addebiti IVA e non detrai l’IVA sugli acquisti.
Coefficiente di redditività corretto
Per i servizi di ristorazione e catering il coefficiente è normalmente 40%. È fissato dal Decreto MEF 16 dicembre 2015 sui coefficienti. Attenzione: il 78% vale per le attività professionali “intellettuali”, non per la ristorazione.
In pratica, se incassi 30.000 euro, il reddito lordo forfettario è 12.000 euro (30.000 x 40%). Questo è prima di togliere i contributi INPS deducibili.
Imposta sostitutiva 15% o 5%
Applichi un’imposta sostitutiva del 15% sul reddito forfettario. Se avvii una nuova attività e rispetti le condizioni, paghi il 5% per i primi 5 anni. Le condizioni riguardano l’assenza di attività simili nei 3 anni passati e la non prosecuzione sostanziale di un’attività già svolta.
La base imponibile si riduce dei contributi INPS versati nell’anno. In questo modo paghi l’imposta solo sulla parte “netta”.
Fatturazione, bollo e ritenute
Emetti fattura elettronica via SDI. È obbligatoria per tutti i forfettari dal 2024 in poi, in base al D.L. 36/2022 convertito in L. 79/2022 e al D.Lgs. 127/2015. Inserisci la dicitura di esenzione IVA per forfettari.
Se l’imponibile supera 77,47 euro, applichi il bollo da 2 euro ai sensi del DPR 642/1972. I forfettari non subiscono ritenute d’acconto. In fattura va la dicitura per l’esonero.
Contributi INPS per cuoco a domicilio
Di norma rientri nella Gestione Commercianti INPS. Paghi contributi fissi annuali su un reddito minimale e una percentuale sull’eventuale eccedenza. Puoi chiedere lo sconto del 35% sui contributi se resti nel forfettario. L’INPS lo prevede con domanda telematica.
I contributi versati sono deducibili dal reddito forfettario. Riducendo l’imponibile, riducono anche l’imposta sostitutiva. Programmali per cassa, perché rileva l’anno in cui li paghi.
Come si calcolano i contributi
I contributi hanno una quota minima annuale. Se il tuo reddito forfettario supera il minimale, paghi anche una percentuale sulla parte eccedente. L’INPS aggiorna ogni anno i minimali con circolari dedicate. Consulta le circolari INPS per i valori dell’anno.
Requisiti di accesso ed esclusione nel 2026
Puoi usare il forfettario se nell’anno precedente hai incassato fino a 85.000 euro. Se apri a metà anno, il limite si riproporziona in base ai mesi di attività. Conta sempre ciò che incassi, non ciò che fatturi ma non incassi.
Altri vincoli: niente partecipazioni in società di persone o Srl trasparenti. Niente controllo di Srl con attività riconducibile alla tua. Spese per lavoro dipendente e collaboratori entro 20.000 euro lordi annui.
Attenzione al lavoro dipendente. Se nell’anno precedente i redditi di lavoro dipendente o assimilati superano 30.000 euro, non puoi aderire, salvo che il rapporto sia cessato. Questa regola nasce dalla L. 190/2014, aggiornata da L. 145/2018. Verifica sul portale Normattiva le versioni vigenti.
Superamento delle soglie
Se superi 85.000 euro ma resti sotto 100.000, esci dal forfettario dall’anno successivo. Se superi 100.000 euro, l’uscita è immediata: applichi l’IVA dal mese successivo al superamento. Questa disciplina è nella Legge 197/2022.
Regola decisionale rapida
– Incassi attesi entro 85.000 euro e nessuna causa di esclusione? Scegli il forfettario.
– Prevedi incassi oltre 85.000 ma sotto 100.000 in modo episodico? Puoi iniziare in forfettario, sapendo che uscirai l’anno dopo se superi la soglia.
– Rischi di superare 100.000 durante l’anno? Valuta da subito il regime ordinario per evitare cambio in corsa e gestione IVA dal mese successivo.
– Hai redditi da dipendente oltre 30.000 euro e il contratto prosegue? Non puoi adottare il forfettario.
– Devi assumere collaboratori o dipendenti oltre 20.000 euro lordi annui? Forse è meglio il regime ordinario per dedurre i costi effettivi.
Esempio numerico di calcolo
Dati: incassi annui 30.000 euro; coefficiente 40%; contributi INPS versati nell’anno 2.500 euro; aliquota imposta 15%.
Reddito forfettario lordo: 30.000 x 40% = 12.000 euro. Reddito imponibile dopo deduzione contributi: 12.000 – 2.500 = 9.500 euro. Imposta sostitutiva: 9.500 x 15% = 1.425 euro.
Se hai i requisiti start-up, al 5% l’imposta sarebbe 9.500 x 5% = 475 euro. I contributi si versano a parte, secondo gli F24 INPS, e restano deducibili.
Adempimenti operativi e scadenze
All’apertura: scelta del codice ATECO, SCIA sanitaria al SUAP, iscrizione INPS Gestione Commercianti, eventuale DIA per veicoli attrezzati. In parallelo, attiva la fattura elettronica con un canale accreditato.
Ogni incasso: emetti fattura elettronica entro i termini. Applica bollo da 2 euro se dovuto. Conserva digitalmente le fatture per 10 anni. Niente registri IVA.
Imposte: saldo e primo acconto a fine giugno, secondo acconto a fine novembre, in linea con le scadenze IRPEF. Contributi INPS secondo rateazioni trimestrali e acconti sul reddito, come da calendario INPS.
Errori da evitare e controlli
Errore tipico: usare il coefficiente 78% dei professionisti. Per la ristorazione vale in genere il 40%. Correggi subito l’inquadramento se hai sbagliato ATECO.
Attenzione alle soglie. Monitora gli incassi con un cruscotto mensile. Se ti avvicini a 85.000, valuta contratti, acconti e tempistiche degli incassi per non sforare senza pianificazione.
In fattura indica sempre il regime forfettario e l’esonero ritenute. Per eventi con più fornitori, coordina DDT, tracciabilità dei prodotti e responsabilità HACCP. In caso di dipendenti, rispetta CCNL, comunicazioni al Ministero del Lavoro e DVR.
Riferimenti normativi e dove approfondire
Il regime forfettario è nella Legge 190/2014, art. 1, commi 54-89, con modifiche della Legge 145/2018 e della Legge 197/2022 (soglie 85.000 e fuoriuscita a 100.000). I coefficienti sono nel Decreto MEF 16 dicembre 2015.
Fatturazione elettronica: D.Lgs. 127/2015 e D.L. 36/2022 convertito in L. 79/2022. Imposta di bollo: DPR 642/1972. Norme igienico-sanitarie: Regolamento CE 852/2004 e procedure SUAP. Per contributi, consulta le circolari annuali INPS. Puoi verificare i testi aggiornati sul portale Normattiva e sui siti di Agenzia delle Entrate, INPS e Ministero del Lavoro.
| Scenario | Requisiti/condizioni | Effetti fiscali e IVA | Tempistiche operative | Azioni/documenti |
|---|---|---|---|---|
| Start-up forfettaria al 5% | Nessuna attività simile nei 3 anni precedenti; non prosecuzione sostanziale; ricavi entro 85.000 | Imposta sostitutiva 5% per 5 anni; niente IVA; deduzione contributi INPS | Valido dall’anno di apertura se i requisiti sussistono | Dichiarazione requisiti in dichiarazione; domanda INPS; SCIA SUAP; e-fattura |
| Forfettario ordinario al 15% | Ricavi entro 85.000; nessuna causa di esclusione; spese per personale entro 20.000 | Imposta 15%; niente IVA; bollo su fatture > 77,47 euro | Fino a quando resti sotto 85.000 e rispetti i requisiti | F24 per imposta e INPS; conservazione digitale fatture |
| Supero 85.000 ma non 100.000 | Incassi tra 85.001 e 100.000 nell’anno | Resti forfettario fino a fine anno; dal successivo passi a regime IVA | IVA e ordinario dall’1 gennaio dell’anno successivo | Comunicare cambio regime in dichiarazione; aggiornare listini e contratti |
| Supero 100.000 in corso d’anno | Incassi oltre 100.000 nell’anno | Decadenza immediata; IVA dal mese successivo al superamento; ritenute tornano applicabili | Decorrenza IVA dal mese successivo; ordinario fino a fine anno | Aprire registri IVA; adeguare fatture; informare clienti |
| Lavoro dipendente oltre 30.000 | Redditi di lavoro dipendente/assimilati > 30.000 e rapporto non cessato | Non puoi aderire o restare nel forfettario | Valutare uscita o mancata adesione dall’anno seguente | Verifica CUD/Certificazione Unica; pianifica il regime alternativo |
FAQ
Qual è il codice ATECO migliore per un cuoco a domicilio e come incide sul coefficiente?
Di solito si usa un codice della sezione 56 “Servizi di ristorazione”, ad esempio 56.21.00 “Catering per eventi” o 56.29.20 “Catering continuativo”. Questi codici rientrano nell’area ristorazione e applicano il coefficiente di redditività del 40% previsto dal Decreto MEF 16 dicembre 2015. Il coefficiente è importante perché determina la quota dei ricavi tassata. Se sbagli codice e usi un’area “professionisti” potresti applicare il 78%, pagando di più. Verifica l’inquadramento con la Camera di Commercio e con il SUAP quando presenti la SCIA. Se l’attività evolve (ad esempio introduci vendita di prodotti confezionati), rivaluta il codice per mantenere coerenza tra cosa fai e il gruppo di attività. In caso di dubbi, è prudente richiedere un parere scritto al tuo consulente e conservare la documentazione che spiega la scelta.
Posso scaricare le spese degli ingredienti o dell’attrezzatura nel forfettario?
No, nel forfettario non deduci i costi effettivi. La legge applica un costo “forfettario” incorporato nel coefficiente di redditività. Per la ristorazione il reddito è il 40% dei ricavi, quindi il 60% è trattato come costo figurativo, a prescindere da cosa acquisti. Puoi però dedurre i contributi INPS versati. Se prevedi spese molto alte e ricavi medio-bassi, valuta il regime ordinario, che consente la deduzione analitica dei costi e la detrazione IVA. Il confronto va fatto con numeri reali: stima ricavi, stima costi, incidenza contributi e verifica del principio di cassa. Ricorda anche la gestione del magazzino se vendi prodotti oltre al servizio di cucina.
Come funziona l’uscita immediata dal forfettario oltre 100.000 euro?
La Legge 197/2022 ha introdotto una regola di salvaguardia del gettito. Se in un anno superi 100.000 euro di incassi, decadi subito dal forfettario. Dal primo giorno del mese successivo al superamento devi applicare l’IVA sulle operazioni e adempiere a tutti gli obblighi del regime ordinario. Resti comunque nel forfettario per le operazioni fino al mese precedente. Dal nuovo anno, sei in ordinario per tutto l’anno. È fondamentale monitorare gli incassi mese per mese. Se ti avvicini alla soglia, valuta la gestione degli acconti e dei saldi. Informati anche su eventuali clausole contrattuali che impattano il momento dell’incasso, perché nel forfettario conta l’incasso effettivo, non la semplice fatturazione.
Devo avere il SAB o altre abilitazioni per cucinare a casa del cliente?
Il SAB serve per la somministrazione al pubblico in un locale tuo. Se cucini a casa del cliente, normalmente non è richiesto. Restano però gli obblighi igienico-sanitari del Regolamento CE 852/2004 e la SCIA sanitaria al SUAP come Operatore del Settore Alimentare. Devi predisporre un piano HACCP, formarti su igiene e sicurezza alimentare, garantire trasporto degli alimenti in sicurezza e conservazione in catena del freddo. Se organizzi eventi con somministrazione esterna in aree pubbliche, possono servire permessi aggiuntivi, occupazioni di suolo, notifiche temporanee e, in alcuni casi, requisiti integrativi. Verifica sempre con il SUAP del Comune in cui operi perché le modalità operative possono variare in base ai regolamenti locali.
Quando conviene restare in forfettario e quando passare al regime ordinario?
Resta nel forfettario se: stai stabilmente sotto 85.000 euro; non hai spese per personale oltre 20.000; i tuoi costi effettivi non superano grossomodo il 60% dei ricavi; non ti serve la detrazione IVA su investimenti importanti. Valuta l’ordinario se: prevedi di superare 85.000 a breve; rischi il superamento di 100.000; hai personale oltre 20.000; hai costi elevati che preferisci dedurre in modo analitico; devi acquistare attrezzature importanti e vuoi recuperare l’IVA. Fai sempre un business plan con tre scenari: prudente, realistico, espansivo. Confronta imposte e contributi dei due regimi usando gli stessi numeri di partenza e ricordando che nel forfettario contano gli incassi. Considera anche il cash flow: nel regime ordinario l’IVA sulle vendite si versa anche se il cliente ritarda il pagamento, a differenza del forfettario dove l’IVA non si applica.
