Ultimo aggiornamento: agosto 2026.
Per ricavi entro 85.000 euro e costi reali entro il 33%, di norma conviene il forfettario; con spese alte, collaboratori oltre 20.000 euro o grandi acquisti IVA, conviene l’ordinario.
- IRPEF 2026 a scaglioni: 23% fino a 28.000 euro; 33% da 28.001 a 50.000; 43% oltre 50.000. In ordinario deduci costi e contributi; applichi e detrai l’IVA.
- Forfettario: imposta sostitutiva 15% (5% per i primi 5 anni se hai i requisiti). Niente IVA. Reddito determinato con coefficiente di redditività; per un fabbro è 67%.
- Soglie forfettario: ricavi fino a 85.000 euro per restare. Oltre 100.000 euro decadi subito con IVA immediata. Compensi a dipendenti/collaboratori entro 20.000 euro lordi annui.
Regimi fiscali 2026: come funzionano davvero
Regime ordinario: IRPEF progressiva, costi deducibili, IVA
Nel regime ordinario paghi l’IRPEF con scaglioni progressivi. Per il 2026: 23% fino a 28.000 euro, 33% da 28.001 a 50.000, 43% oltre 50.000. Queste aliquote si applicano al reddito imponibile.
Il reddito imponibile si ottiene sottraendo dai ricavi i costi inerenti e i contributi previdenziali deducibili. Per “costi inerenti” intendo spese legate all’attività: materiali, attrezzature, affitto, auto strumentale, utenze, consulenze.
In ordinario applichi l’IVA sulle fatture e la versi, ma puoi detrarre l’IVA pagata sugli acquisti. Questo è cruciale se fai grandi investimenti. La disciplina IVA è nel DPR 633/1972. L’IRPEF è nel TUIR, art. 11 (DPR 917/1986). Fonti consultabili su Normattiva e documenti del MEF e dell’Agenzia delle Entrate.
Regime forfettario: imposta sostitutiva e niente IVA
Nel forfettario paghi un’imposta sostitutiva del 15%. Scende al 5% per i primi cinque anni se rispetti le condizioni “start”. Non applichi l’IVA in fattura e non la detrai sugli acquisti.
Il reddito imponibile non si calcola con i costi reali. Si usa un coefficiente di redditività. Per le attività manifatturiere (come il fabbro) è 67%. Significa che il 67% degli incassi è considerato reddito lordo, il 33% copre forfettariamente i costi.
Dal reddito lordo forfettario puoi ancora dedurre i contributi previdenziali versati. Paghi l’imposta sostitutiva sul risultato. La cornice normativa è l’art. 1, commi 54-89, della Legge 190/2014, con modifiche della Legge 145/2018 e della Legge 197/2022. Indicazioni operative nelle circolari dell’Agenzia delle Entrate (ad esempio n. 9/E del 2019 e n. 10/E del 2016).
Soglie, cause di esclusione e passaggi di regime
Per restare nel forfettario i ricavi/compensi annui devono essere entro 85.000 euro. Se superi 85.000 ma resti sotto 100.000, resti forfettario per l’anno in corso e passi all’ordinario dall’anno successivo.
Se superi 100.000 euro, decadi subito. Da quella fattura in poi devi applicare l’IVA. Per l’imposta sui redditi, la decadenza si estende all’intero anno fiscale. Questa regola deriva dalla Legge 197/2022 che ha introdotto l’uscita immediata sopra 100.000.
Altre condizioni importanti del forfettario: non devi aver sostenuto spese per lavoro dipendente o per collaboratori superiori a 20.000 euro lordi nell’anno. Non puoi aderire se applichi regimi IVA speciali, se sei non residente fuori UE/SEE con scambio di informazioni, o se partecipi a società di persone/associazioni. È rilevante anche la prevalenza di operazioni verso l’ex datore di lavoro. Le condizioni sono elencate nell’art. 1, comma 57, della Legge 190/2014.
Spese, coefficienti e convenienza per un fabbro
Per un fabbro il coefficiente di redditività è 67%. In parole semplici: il fisco presume che il 33% degli incassi serva a coprire i costi. Se i tuoi costi reali sono inferiori a quel 33%, il forfettario ti premia.
Se i tuoi costi reali superano stabilmente il 33%, l’ordinario spesso conviene. Perché in ordinario deduci i costi effettivi e puoi anche detrarre l’IVA sugli acquisti. Questo fa la differenza se compri macchine, forni, saldatrici, veicoli, impianti di aspirazione.
Un esempio numerico semplice. Incassi 60.000 euro. Contributi previdenziali annui 4.000 euro.
Forfettario: reddito lordo = 60.000 x 67% = 40.200. Reddito imponibile = 40.200 – 4.000 = 36.200. Imposta sostitutiva 15% = 5.430 euro (o 1.810 euro al 5% per start-up idonee). Niente addizionali regionali o comunali e niente IRAP, perché l’imposta è “sostitutiva”.
Ordinario: se i costi reali sono 20.000 (circa 33%), reddito imponibile = 60.000 – 20.000 – 4.000 = 36.000. IRPEF 23% fino a 28.000 = 6.440; 33% su 8.000 = 2.640; totale 9.080 euro, cui si sommano addizionali. Se i costi sono 30.000 (50%), l’imponibile scende a 26.000. IRPEF 23% = 5.980 euro più addizionali. In questo secondo caso il divario si riduce e può diventare favorevole all’ordinario quando sommi detrazioni e la detrazione dell’IVA sugli acquisti importanti.
Morale pratica: sotto il 33% di costi reali, il forfettario è spesso più leggero. Sopra il 33%, fai una simulazione completa, considerando IVA detraibile, detrazioni personali e addizionali.
Contributi INPS: quanto pesano e come incidono sulla scelta
Per un fabbro iscritto alla Gestione Artigiani, i contributi hanno una quota fissa annuale e una quota percentuale sull’eccedenza. Le aliquote e il minimale variano ogni anno con circolari INPS. I contributi sono sempre deducibili dal reddito, in entrambi i regimi.
Nel forfettario puoi chiedere la riduzione del 35% dei contributi INPS artigiani e commercianti. È un’agevolazione prevista dalla Legge 190/2014 e disciplinata da circolari INPS e Ministero del Lavoro. Va richiesta all’INPS e vale anche per gli anni successivi finché resti forfettario.
Attenzione all’effetto collaterale: contributi più bassi oggi significano minore base contributiva per la pensione. Valuta la tua strategia previdenziale. In ordinario non c’è la riduzione del 35%, ma deduci integralmente i contributi versati, riducendo l’IRPEF.
Regola decisionale rapida
Usa questa scorciatoia logica quando valuti la convenienza.
- Se i ricavi previsti sono entro 85.000 euro e i costi reali sono entro il 33% degli incassi: scegli il forfettario. Imposta piatta e zero IVA ti semplificano molto.
- Se i costi reali superano il 33% e prevedi investimenti con molta IVA detraibile: orientati sull’ordinario. Deduci i costi veri e recuperi l’IVA.
- Se prevedi compensi a dipendenti/collaboratori oltre 20.000 euro lordi: l’ordinario è obbligato o comunque più coerente.
- Se potresti superare 100.000 euro nell’anno: pianifica l’ordinario. Oltre 100.000 scatta l’uscita immediata dal forfettario con IVA da subito.
- Se puoi accedere al 5% start per 5 anni e hai pochi costi: sfrutta il forfettario. È molto vantaggioso all’inizio.
Fonti normative principali per le regole sopra: Legge 190/2014 art. 1 commi 54-89; Legge 145/2018; Legge 197/2022 (soglia 100.000 e uscita immediata); TUIR art. 11 (DPR 917/1986); DPR 633/1972 (IVA); documenti dell’Agenzia delle Entrate e circolari INPS. Consultabili tramite Normattiva, Agenzia delle Entrate, Ministero dell’Economia e delle Finanze, INPS e Ministero del Lavoro.
Adempimenti e tempistiche operative quando cambi regime
Ingresso nel forfettario
Se apri la partita IVA, puoi aderire dal primo giorno se hai i requisiti. Se sei già attivo in ordinario, puoi optare dal 1° gennaio dell’anno successivo. Devi verificare le cause di esclusione e le soglie.
In forfettario emetti fatture senza IVA. Indichi il riferimento normativo e l’eventuale marca da bollo quando serve. La fatturazione elettronica è ormai obbligatoria anche per i forfettari. I contributi si calcolano con le regole della gestione previdenziale di appartenenza.
Uscita e passaggio all’ordinario
Se superi 85.000 ma non 100.000, esci dall’anno dopo. Se superi 100.000, passi subito all’ordinario. Per l’IVA l’effetto è immediato dall’operazione che ha fatto superare la soglia.
Quando passi all’ordinario, devi applicare l’IVA, gestire la detraibilità, registrare acquisti e vendite, e tenere la contabilità adeguata (semplificata o ordinaria secondo i ricavi). Se acquisti beni strumentali importanti, valuta il momento migliore per l’investimento in ottica IVA e ammortamenti.
| Scenario | Requisiti/limiti | Tassazione e contributi | Tempistiche/adempimenti |
|---|---|---|---|
| Forfettario “base” (fabbro, coeff. 67%) | Ricavi entro 85.000 euro; spese per personale e collaboratori entro 20.000 euro lordi; nessuna causa di esclusione | Imposta sostitutiva 15% (o 5% start). Reddito = incassi x 67% – contributi. Niente IVA. Contributi INPS deducibili; possibile -35% su richiesta | Adesione all’apertura o dal 1° gennaio. Fatture senza IVA, fatturazione elettronica. Marca da bollo se dovuta |
| Forfettario con collaboratori | Compensi a dipendenti/collaboratori entro 20.000 euro lordi/anno | Stesse regole del forfettario. Oltre 20.000 euro scatta l’uscita dall’anno successivo | Monitoraggio continuo dei compensi. Se si supera il limite, pianificare il passaggio all’ordinario |
| Superamento soglia 85.000 ma ≤ 100.000 | Ricavi dell’anno tra 85.001 e 100.000 euro | Rimani forfettario per l’anno in corso. Imposta sostitutiva dovuta come sempre | Dal 1° gennaio successivo passi all’ordinario. Da allora applichi IVA e IRPEF a scaglioni |
| Superamento soglia > 100.000 | Ricavi dell’anno oltre 100.000 euro | Decadenza immediata: obbligo IVA dalla fattura “sforante”. Per le imposte dirette, anno trattato in ordinario | Da quel momento emetti fatture con IVA, registri e versi l’imposta. Adegui la contabilità entro l’anno |
| Ordinario con investimenti elevati | Nessun vincolo di ricavi. Contabilità semplificata o ordinaria in base alle soglie | IRPEF 23-33-43% sul reddito netto. IVA detraibile sugli acquisti. Contributi deducibili | Registri IVA acquisti/vendite, liquidazioni periodiche, dichiarazione IVA. Ammortamenti dei beni strumentali |
FAQ: domande frequenti e risposte approfondite
1) Sono un fabbro con 60.000 euro di incassi e 18.000 di costi reali: quale regime mi conviene nel 2026?
Facciamo due conti semplici. Contributi annui ipotizzati: 4.000 euro.
Forfettario: reddito lordo = 60.000 x 67% = 40.200. Reddito imponibile = 40.200 – 4.000 = 36.200. Imposta sostitutiva 15% = 5.430 euro. Niente addizionali e niente IRAP. Non recuperi l’IVA sugli acquisti.
Ordinario: reddito imponibile = 60.000 – 18.000 – 4.000 = 38.000. IRPEF: 23% fino a 28.000 = 6.440; 33% su 10.000 = 3.300; totale 9.740 euro, a cui si sommano addizionali. In ordinario però recuperi l’IVA sugli acquisti. Se hai acquistato macchinari o materiali con molta IVA, il risparmio IVA può essere rilevante.
Con questi numeri il forfettario risulta più leggero. Se però i tuoi costi salissero oltre il 33% (ad esempio 25.000-30.000) e se pianifichi investimenti con IVA alta, l’ordinario può raggiungere e superare il forfettario. La convenienza dipende dal mix tra incassi, livello di costi veri, IVA sugli acquisti, detrazioni personali e addizionali regionali/comunali. Per una valutazione accurata, fai una simulazione completa.
2) Se supero 100.000 euro a novembre con una fattura importante, cosa succede a IVA e imposte?
Al superamento dei 100.000 euro scatta la decadenza immediata dal forfettario. Da quella fattura in poi devi applicare l’IVA sulle vendite. Devi anche registrare correttamente le operazioni e versare l’IVA nelle liquidazioni periodiche.
Per l’imposta sui redditi, l’anno viene trattato in ordinario. Quindi determini il reddito con le regole ordinarie e applichi l’IRPEF a scaglioni. L’imposta sostitutiva non si applica per quell’anno. Questo meccanismo è previsto dalla Legge 197/2022 che ha introdotto l’uscita immediata oltre soglia. Per gli aspetti operativi fai riferimento anche al DPR 633/1972 e alle risposte e circolari dell’Agenzia delle Entrate.
Attenzione alle fatture emesse prima dello sforamento: restano valide senza IVA. Dopo lo sforamento, tutte le nuove fatture devono contenere l’IVA. La fatturazione elettronica è già obbligatoria, quindi l’adeguamento è immediato nel gestionale di fatturazione.
3) Posso restare nel forfettario se assumo un dipendente o collaboratori part-time?
Sì, puoi restare nel forfettario se il totale dei compensi lordi annui a dipendenti e collaboratori non supera 20.000 euro. Se superi questa cifra, esci dal forfettario dall’anno successivo. Il limite include retribuzioni, collaborazioni anche occasionali e compensi per lavoro accessorio. La base è l’art. 1, commi 54 e seguenti, della Legge 190/2014.
Ricorda anche le altre cause di esclusione: regimi IVA speciali, partecipazione in società di persone o associazioni, prevalenza di prestazioni verso l’ex datore di lavoro. La “prevalenza” va valutata caso per caso. In dubbio, è prudente uscire o riorganizzare i rapporti commerciali.
Verifica sempre anche gli obblighi in materia di lavoro e sicurezza. Le norme di riferimento sono disponibili sui portali del Ministero del Lavoro e dell’INL. La gestione del personale ha impatti fiscali, contributivi e organizzativi che vanno oltre la sola scelta del regime.
4) Come funziona l’aliquota 5% per i primi 5 anni e quali sono le condizioni concrete?
L’aliquota 5% è un’agevolazione del forfettario per l’avvio. Dura al massimo cinque anni. È riservata a chi non ha esercitato nei tre anni precedenti un’attività analoga, non è mera prosecuzione di attività svolta come dipendente o autonomo, e non c’è continuità sostanziale con il precedente datore di lavoro.
La base normativa è nella Legge 190/2014 (commi sui requisiti “start”). In pratica, se apri da zero, senza legami di continuità economica e senza attività simile recente, puoi chiedere l’aliquota al 5%. Devi indicarlo in dichiarazione e mantenere i requisiti negli anni. Se perdi i requisiti, torni al 15% o esci dal forfettario.
Come sempre, i contributi INPS restano dovuti e deducibili. Se chiedi la riduzione contributiva del 35%, l’agevolazione al 5% resta compatibile. Valuta però l’effetto pensionistico della riduzione contributiva.
5) Ho grandi acquisti di macchinari e veicoli: meglio ordinario per l’IVA e gli ammortamenti?
Se prevedi investimenti importanti, l’ordinario spesso è più efficiente. Motivo uno: l’IVA. In ordinario detrai l’IVA sui beni strumentali e sui materiali. In forfettario non puoi farlo. Su acquisti costosi la differenza è rilevante.
Motivo due: gli ammortamenti. In ordinario deduci, anno per anno, le quote di ammortamento dei beni strumentali. Questo riduce il reddito imponibile e l’IRPEF. In forfettario i costi reali non contano nel calcolo. Vale solo il coefficiente di redditività. Quindi gli ammortamenti non incidono.
Fai però attenzione all’uso promiscuo dei beni (es. veicoli). Le percentuali di deducibilità sono specifiche e le trovi nel TUIR e nelle guide dell’Agenzia delle Entrate. Un piano investimenti coordinato con il passaggio all’ordinario massimizza la detrazione IVA e l’effetto delle quote di ammortamento.
