Formatore in regime forfettario: come accedere e quali vantaggi?

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Ultimo aggiornamento: agosto 2026.

Se sei un formatore in regime forfettario non applichi l’IVA, paghi un’imposta sostitutiva del 15% (5% per start-up) e calcoli il reddito imponibile col coefficiente 78% sul principio di cassa.

  • Coefficiente di redditività 78% per istruzione e professioni: imponibile = incassi x 78%.
  • Soglia ricavi/compensi 85.000 euro annui; uscita immediata oltre 100.000 euro nell’anno.
  • Contributi previdenziali deducibili dal reddito prima dell’imposta sostitutiva.

Cos’è il regime forfettario per un formatore e quali norme lo regolano

Il regime forfettario è un regime fiscale semplificato per persone fisiche con partita IVA. Sostituisce IRPEF, addizionali e IRAP con un’unica imposta. Non applichi l’IVA e non detrai l’IVA sugli acquisti.

Per un formatore rientrante nei codici ATECO dell’istruzione, il reddito imponibile non è dato dai ricavi meno i costi reali. Si usa un “coefficiente di redditività” fisso. Per l’istruzione e le professioni è il 78%.

Fonti normative principali: Normattiva, Legge 190/2014, art. 1, commi 54-89 (istituzione del regime); Legge 145/2018 (modifiche); Legge 197/2022, art. 1 (soglia a 85.000 euro e uscita immediata oltre 100.000); D.Lgs. 127/2015 e DL 36/2022 (fatturazione elettronica estesa ai forfettari). Chiarimenti operativi: Agenzia delle Entrate, documenti di prassi sul regime forfettario.

Cosa significa “principio di cassa”

Principio di cassa vuol dire che contano gli incassi effettivi, non le fatture emesse. Se incassi a gennaio una fattura di dicembre, tassazione nell’anno dell’incasso.

Esenzione IVA e semplificazioni contabili

Nel forfettario non addebiti l’IVA in fattura e non detrai l’IVA sugli acquisti. Restano gli obblighi minimi: conservare i documenti e tenere un prospetto incassi. Sei esonerato dagli ISA (ex studi di settore).

Requisiti di accesso e cause di esclusione aggiornati al 2026

Soglia 85.000 euro e riproporzionamento di primo anno

Puoi aderire se i ricavi/compensi dell’anno precedente non superano 85.000 euro. Se apri a metà anno, la soglia si riproporziona ai mesi di attività. Esempio: apertura a giugno, soglia per il primo anno 42.500 euro.

Partecipazioni e controllo di società

Non puoi aderire se hai partecipazioni in società di persone. Non puoi controllare, direttamente o indirettamente, una SRL che svolge attività riconducibile alla tua come autonomo. Riferimento: Legge 190/2014, art. 1, comma 57.

Redditi da lavoro dipendente

Se nell’anno precedente hai redditi da lavoro dipendente o assimilati oltre 30.000 euro, non puoi applicare il forfettario, salvo cessazione del rapporto. Regola vigente alla data di agosto 2026. Fonte: Normattiva, Legge 190/2014 come modificata.

Altri punti chiave

Non ci sono più limiti su spese per dipendenti o beni strumentali. Questi vincoli sono stati eliminati con le modifiche successive al 2019. Rimane l’obbligo di operare come persona fisica con partita IVA.

Come si calcolano tasse e contributi per un formatore

Coefficiente di redditività 78%: definizione semplice

Il coefficiente di redditività è una percentuale standard che stima il margine. Per l’istruzione è 78%. Vuol dire che il 22% è considerato costo forfettario, a prescindere dai costi reali.

Formula base: Reddito lordo forfettario = incassi x 78%. Poi deduci i contributi previdenziali versati. Sulla differenza applichi l’imposta sostitutiva.

Esempio numerico commentato

Incassi annuali: 30.000 euro. Coefficiente 78%: 23.400 euro. Contributi versati anno precedente: 4.000 euro. Imponibile: 23.400 – 4.000 = 19.400 euro.

Imposta sostitutiva al 15%: 2.910 euro. Se hai i requisiti per il 5% start-up: 970 euro. L’imposta sostitutiva sostituisce IRPEF, addizionali e IRAP.

Contributi previdenziali: dove si versa e quanto pesano

Il formatore, di norma, è un professionista senza cassa. Quindi si iscrive alla Gestione Separata INPS. L’aliquota varia di anno in anno con circolare INPS. Si applica ai compensi incassati.

I contributi sono deducibili nell’anno di pagamento. La deduzione riduce l’imponibile su cui calcoli il 15% o il 5%. Fonte: TUIR e Legge 190/2014, art. 1, comma 64.

Se invece rientri in casse professionali diverse (caso raro nell’istruzione), valgono le regole contributive della cassa. La logica fiscale resta la stessa: deduci quanto versi.

Aliquota al 5% per start-up: requisiti

L’aliquota ridotta al 5% dura cinque anni. Requisiti: non aver esercitato attività artistica o professionale nei tre anni precedenti; l’attività non deve essere mera prosecuzione di lavoro dipendente o autonomo; se c’è stato praticantato obbligatorio, non è considerato prosecuzione.

Se subentri a un’attività già esistente, i ricavi del precedente titolare contano per verificare la soglia. Fonte: Normattiva, Legge 190/2014, art. 1, commi 65-69.

Adempimenti operativi per il formatore forfettario

Fatturazione elettronica, ritenuta e bollo

Dal 2024 la fatturazione elettronica è obbligatoria per tutti i forfettari. Emissione via SDI con documento TD01. In fattura non indichi IVA né ritenuta d’acconto. Inserisci la dicitura di non applicazione IVA per regime forfettario.

Per importi superiori a 77,47 euro devi applicare imposta di bollo da 2 euro. Nel ciclo elettronico il bollo è virtuale e si paga trimestralmente. Fonti: D.Lgs. 127/2015; DL 36/2022; prassi Agenzia delle Entrate.

Dichiarazione e versamenti

Dichiari i redditi nel Modello Redditi Persone Fisiche, quadro LM. Versi l’imposta sostitutiva con F24. La regola storica degli acconti è 100% dell’imposta dovuta l’anno prima: 40% a giugno, 60% a novembre.

Puoi usare il metodo previsionale se prevedi un’imposta inferiore. Fai attenzione a sanzioni e interessi se sottostimi troppo.

Operazioni con l’estero

Per servizi ricevuti da fornitori esteri, applichi l’integrazione/autofattura elettronica (documenti TD17, TD18, TD19). Per servizi resi a clienti UE o extra-UE, segui le regole territoriali IVA e la fatturazione elettronica tramite SDI con codici corretti.

Le comunicazioni transfrontaliere passano tramite invio dei documenti XML. Non usi più l’esterometro separato. Fonti: provvedimenti Agenzia delle Entrate su documenti elettronici transfrontalieri.

Uscita dal forfettario e gestione degli “sforamenti”

Soglia 85.000 e 100.000 euro: cosa succede

Se superi 85.000 ma resti entro 100.000 euro, il forfettario resta valido per l’anno in corso. Esci dal regime dall’anno successivo.

Se superi 100.000 euro, perdi il regime subito. Devi applicare IVA dalla fattura che fa sforare la soglia. Fonte: Normattiva, Legge 197/2022.

Controlli e tracciabilità

La fatturazione elettronica rende i dati tracciabili. Tieni coerenti fatture, incassi e contributi. Conserva estratti conto e prove di incasso per il principio di cassa.

Regola decisionale rapida

Quando il forfettario conviene a un formatore

Se prevedi incassi sotto 85.000 euro e non hai cause di esclusione, il forfettario è di solito conveniente. Non addebiti IVA e paghi un’unica imposta ridotta.

Se hai costi reali molto alti e deducibili in ordinario (viaggi, subappalti, personale), valuta l’ordinario. Fai un confronto: se i tuoi costi superano circa il 30-35% dei ricavi, l’ordinario può vincere.

Se vendi molti servizi a clienti con IVA che preferiscono detrarre, il forfettario può penalizzare i tuoi prezzi netti. Se i tuoi clienti sono privati o PA, il vantaggio di non applicare IVA è più evidente.

Se sei all’avvio e hai i requisiti per il 5%, il forfettario vince quasi sempre nei primi cinque anni.

Errori comuni e buone pratiche

Errori da evitare

Scambiare fatture emesse per incassi. Nel forfettario contano i pagamenti. Dimenticare la marca da bollo nelle fatture senza IVA sopra 77,47 euro. Ignorare le regole di uscita oltre 100.000 euro.

Usare codici documento errati per l’estero. Sottostimare gli acconti e pagare sanzioni. Confondere il coefficiente di redditività (78%) con l’aliquota d’imposta (15% o 5%).

Buone pratiche

Allinea ATECO alle attività effettive di formazione. Prepara un prospetto incassi-mesi per monitorare la soglia. Accantona trimestralmente fondi per imposta e contributi.

Rivedi ogni anno la convenienza tra forfettario e ordinario. Verifica sempre i requisiti per il 5% e tieni documentazione su eventuale cessazione del lavoro dipendente.

Scenario Requisiti/condizioni Adempimenti chiave Tempistiche e pagamenti Rischi/Note normative
Start-up formatore con 5% Nessuna attività professionale negli ultimi 3 anni; non mera prosecuzione; soglia 85.000 Fattura elettronica senza IVA/ritenuta; bollo virtuale; iscrizione Gestione Separata INPS Saldo e 1° acconto a giugno; 2° acconto a novembre; contributi con F24 mensile/trimestrale Verifica requisiti art. 1, commi 65-69, Legge 190/2014; controlli su prosecuzione
Professionista stabile a 30.000 euro Incassi costanti, coefficienti 78%; nessuna causa di esclusione Quadro LM in dichiarazione; deduzione contributi; gestione bollo Acconti metodo storico 40/60; eventuale rateazione con interessi Principio di cassa da documentare; prassi AE su forfettario
Vicino a 85.000 euro Incassi stimati 80-90.000; monitoraggio mensile Proiezioni di fine anno; valutazione metodo previsionale acconti Piano incassi per evitare sforamento; eventuale posticipo incassi a gennaio Uscita dall’anno successivo se 85-100k; fonte: Legge 197/2022
Sforamento oltre 100.000 a ottobre Incasso che supera 100.000 nell’anno Da quella fattura applichi IVA; registri come ordinario da lì in avanti Liquidazioni IVA da periodo di superamento; adempimenti ordinari Uscita immediata per l’anno in corso; riferimento Legge 197/2022
Servizi a cliente UE ed extra-UE Formato elettronico via SDI; regole territorialità servizi TD01 per operazioni attive; TD17/18/19 per acquisti dall’estero Invio documenti XML nei termini; bollo ove dovuto Eliminato esterometro separato; prassi AE su e-fattura transfrontaliera

FAQ

Qual è il codice ATECO più usato per i formatori e quale coefficiente di redditività si applica?

I formatori libero-professionisti usano spesso codici ATECO del gruppo 85, per esempio 85.59.20 o 85.59.90. Questi rientrano nell’area istruzione e professioni. Al gruppo si applica il coefficiente di redditività del 78%. Significa che, ai fini fiscali, il 22% degli incassi è considerato costo forfettario. Il coefficiente è fissato dall’Allegato alla Legge 190/2014 per gruppi omogenei di attività. Verifica sempre l’esatta descrizione ATECO in fase di apertura della partita IVA. Una scelta corretta evita contestazioni su inquadramento, contributi e coefficienti applicabili.

Come funziona davvero l’aliquota al 5% per i primi cinque anni e quando la perdo?

L’aliquota ridotta al 5% è un’agevolazione temporanea per l’avvio. Dura cinque periodi d’imposta. Devi rispettare tre condizioni: non avere svolto attività professionale nei tre anni precedenti; non proseguire un’attività già svolta come dipendente o autonomo, salvo praticantato obbligatorio; in caso di subentro, i ricavi del cedente contano per verificare le soglie. Se una condizione viene meno, passi al 15% dall’anno in cui decade il requisito. La base normativa è nella Legge 190/2014, art. 1, commi 65-69. Conserva prove della cessazione di eventuali rapporti di lavoro, incarichi o praticantati, per dimostrare il diritto al 5% in caso di controllo.

Come devo emettere fattura elettronica da forfettario e cosa scrivo su IVA, ritenuta e bollo?

Emetti fattura elettronica tramite SDI con documento TD01. Nel campo IVA indichi che l’operazione non è soggetta a IVA per regime forfettario. Non applichi ritenuta d’acconto, perché l’imposta sostitutiva sostituisce l’IRPEF ordinaria. Se l’imponibile supera 77,47 euro, devi assolvere l’imposta di bollo di 2 euro in modo virtuale. Il pagamento avviene trimestralmente, con addebito cumulativo comunicato dall’Agenzia delle Entrate. Cita sempre in fattura il riferimento al regime forfettario, in modo chiaro. Fonti: D.Lgs. 127/2015, DL 36/2022 e prassi dell’Agenzia delle Entrate su fatturazione elettronica e bollo digitale.

Cosa succede se supero 85.000 o 100.000 euro di incassi durante l’anno?

Se superi 85.000 ma non oltrepassi 100.000 euro, mantieni il forfettario per l’anno in corso. Uscirai dal regime dal primo gennaio dell’anno successivo. Se superi 100.000 euro, perdi il regime subito. Dalla fattura che fa sforare la soglia devi applicare l’IVA e adottare gli adempimenti del regime ordinario per il resto dell’anno. Questa disciplina è stata introdotta dalla Legge 197/2022 e ha l’obiettivo di rendere graduale l’uscita, ma severa oltre 100.000. Per evitare salti di regime indesiderati, monitora gli incassi mese per mese e pianifica, quando possibile, l’incasso di fine anno.

Quali contributi previdenziali paga un formatore in forfettario e come incidono sulle tasse?

Il formatore, nella maggior parte dei casi, si iscrive alla Gestione Separata INPS. L’aliquota è fissata ogni anno da circolare INPS. Si applica ai compensi incassati. I contributi versati sono integralmente deducibili dal reddito forfettario, prima di applicare l’imposta sostitutiva. In pratica: calcoli il 78% degli incassi, sottrai i contributi pagati e applichi il 15% o il 5%. Se versi acconti contributivi nell’anno, quelli riducono l’imponibile dello stesso anno. Le fonti sono il TUIR per la deducibilità e la Legge 190/2014, art. 1, comma 64 per la sequenza di calcolo. Ricorda: la deduzione contributiva è una delle leve più efficaci per abbattere l’imposta sostitutiva nel forfettario.

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