Ultimo aggiornamento: agosto 2026.
Per scegliere tra regime forfettario e ordinario confronta ricavi, costi deducibili, contributi INPS e vincoli d’accesso. Con costi bassi e incassi entro 85.000 euro, nella pratica il forfettario è spesso più conveniente.
Punti chiave
- Il regime ordinario tassa il reddito effettivo (ricavi meno costi e contributi), con scaglioni IRPEF e IVA detraibile.
- Il regime forfettario tassa un reddito calcolato a forfait tramite coefficiente di redditività e imposta sostitutiva 15% (5% start-up).
- Limiti principali del forfettario: ricavi fino a 85.000 euro, collaborazioni/cessioni lavoro entro 20.000 euro l’anno, uscite in caso di superamento soglie.
I due regimi in sintesi tecnica (scenario 2026)
Regime ordinario: come funziona e quando conviene
Il regime ordinario è il sistema “classico”. Tassi IRPEF per scaglioni e IVA con detrazioni e deduzioni. Le aliquote IRPEF e le detrazioni cambiano con la Legge di Bilancio di ogni anno.
Calcolo semplificato: Imponibile IRPEF = Ricavi – Costi deducibili – Contributi previdenziali. Imposta = somma delle aliquote per scaglioni sul tuo imponibile, meno detrazioni spettanti. Si aggiungono addizionali regionale e comunale.
Vantaggi tipici: puoi dedurre costi reali, recuperare l’IVA sugli acquisti e gestire ammortamenti. Conviene se hai costi alti o investimenti importanti con IVA elevata da recuperare.
Regime forfettario: come funziona e quando conviene
Il regime forfettario è semplificato. Non applichi l’IVA in fattura e paghi un’imposta sostitutiva al posto di IRPEF e addizionali. Il reddito imponibile non nasce dai costi reali, ma da un forfait.
Calcolo base: Reddito forfettario = Ricavi x Coefficiente di redditività. Imponibile = Reddito forfettario – Contributi previdenziali. Imposta sostitutiva 15% oppure 5% per i primi 5 anni se rispetti i requisiti start-up.
Esempio di coefficiente: per i fotografi e molte attività professionali tecniche è 78%. Il coefficiente è la percentuale di ricavi considerata “reddito” a prescindere dai costi effettivi.
Requisiti di accesso ed esclusione del forfettario
Soglie di ricavi e uscita immediata
Per restare nel forfettario devi mantenere i ricavi/compensi annui entro 85.000 euro. Questa è la soglia ordinaria. Superi 85.000 ma non 100.000? Esci dal forfettario dall’anno successivo.
Superi 100.000 euro? Scatterà l’uscita immediata nell’anno stesso, con passaggio all’IVA dal momento del superamento. Queste regole derivano dalla Legge 197/2022 e successive modifiche.
Altri vincoli da conoscere
Non puoi adottare il forfettario se usi regimi IVA speciali. Non puoi farlo se partecipi a società di persone, associazioni professionali o SRL “controllate” con attività riconducibile alla tua.
Non puoi fatturare prevalentemente al tuo attuale o ex datore di lavoro (anno in corso o due precedenti). Le spese per dipendenti e collaboratori non devono superare 20.000 euro lordi annui.
Queste condizioni discendono dall’articolo 1, commi 54-89, della Legge 190/2014 e successive modifiche. Puoi verificare i testi su Normattiva e le circolari dell’Agenzia delle Entrate.
Contributi previdenziali: l’impatto vero sui conti
Gestione Separata INPS (professionisti senza cassa)
Se sei un professionista senza cassa, versi alla Gestione Separata. L’aliquota cambia nel tempo con le circolari INPS. Paghi a percentuale sul reddito imponibile (ordinario o forfettario).
Nel forfettario, i contributi si calcolano sul reddito forfettario. Sono integralmente deducibili prima di calcolare l’imposta sostitutiva. Questo riduce la base su cui applichi il 15% o il 5%.
Artigiani e commercianti (contributi fissi e percentuali)
Se sei artigiano o commerciante, versi contributi fissi minimi più una quota a percentuale oltre il minimale. Puoi chiedere la riduzione del 35% dei contributi fissi se sei nel forfettario. Devi fare domanda all’INPS.
La riduzione non è automatica e va valutata con attenzione. Riduce il costo immediato ma incide sui contributi accreditati ai fini pensionistici. Trovi i dettagli nelle circolari INPS.
Esempio pratico: fotografo con 50.000 euro di incassi
Ipotesi: Fabio è fotografo (coefficiente 78%), al secondo anno di attività. L’anno scorso ha incassato 50.000 euro, sostenuto 20.000 euro di spese e versato 10.000 euro di contributi INPS.
Regime ordinario. Imponibile IRPEF = 50.000 – 20.000 – 10.000 = 20.000 euro. Imposta lorda sugli scaglioni. A fini didattici, ipotizziamo il primo scaglione al 23% su 20.000 = 4.600 euro. Si aggiungono addizionali regionali e comunali. L’IVA sugli acquisti è detraibile; le spese sono deducibili.
Regime forfettario. Reddito forfettario = 50.000 x 78% = 39.000 euro. Imponibile = 39.000 – 10.000 = 29.000 euro. Imposta sostitutiva 5% (start-up, se rispetta i requisiti) = 1.450 euro. Con aliquota 15% sarebbe 4.350 euro.
In questa situazione, con aliquota 5% vince il forfettario in modo netto. Con il 15% la differenza si assottiglia, ma spesso resta favorevole, specie se i costi reali non superano il “non-deducibile” implicito del coefficiente.
Nota importante: gli scaglioni IRPEF e le detrazioni cambiano con la Legge di Bilancio annuale. Per il conteggio ufficiale verifica l’anno d’imposta su Normattiva e i documenti dell’Agenzia delle Entrate.
Regola decisionale rapida
Nessi logici per scegliere senza errori
Usa questa sequenza breve per decidere in modo razionale. Funziona bene nella maggior parte dei casi.
- Se i tuoi ricavi previsti sono entro 85.000 euro e i costi effettivi sono bassi (spesso sotto il 20-25% dei ricavi), orientati al forfettario.
- Se hai costi elevati e strutturali (oltre il 35-40% dei ricavi) o grandi investimenti con IVA rilevante, l’ordinario tende a vincere.
- Se prevedi di superare 100.000 euro, preparati al passaggio immediato all’IVA: valuta direttamente l’ordinario per evitare salti in corsa.
- Se vuoi assumere o ingaggiare collaboratori oltre 20.000 euro lordi l’anno, il forfettario non è compatibile: scegli l’ordinario.
- Se puoi accedere all’aliquota 5% e hai buone marginalità, il forfettario è spesso la scelta migliore almeno per i primi anni.
Errori comuni e aspetti operativi da presidiare
IVA, ritenute e diciture in fattura
Nel forfettario non applichi l’IVA e non detrai quella sugli acquisti. Non subisci ritenuta d’acconto. Inserisci la dicitura di esonero IVA e ritenuta in fattura, con marca da bollo da 2 euro oltre 77,47 euro.
Nell’ordinario, applichi l’IVA, detrai quella sugli acquisti e puoi subire ritenute d’acconto se sei un professionista. Le ritenute anticipano l’IRPEF dovuta.
Principio di cassa e contabilità
Nel forfettario si usa sempre il principio di cassa. Significa che contano gli incassi e i pagamenti effettivi. La base è semplice e lineare.
Nel regime ordinario, le ditte individuali in semplificata applicano il principio di cassa. Le contabilità ordinarie usano competenza economica. Le regole discendono dal TUIR e dal D.P.R. 600/1973.
Start-up al 5%: non basta “essere nuovi”
L’aliquota 5% per i primi 5 anni richiede condizioni precise. Non devi aver svolto attività analoga nei tre anni precedenti. L’attività non deve essere mera prosecuzione di lavoro dipendente.
Se rispetti tutte le condizioni, l’imposta sostitutiva scende dal 15% al 5%. La base normativa è nella Legge 190/2014 e successive modifiche. Verifica sempre le circolari dell’Agenzia delle Entrate.
Fonti e riferimenti normativi da consultare
Dove verificare regole e aggiornamenti
Per i requisiti e i calcoli del regime forfettario, consulta la Legge 190/2014, commi 54-89, e le modifiche delle Leggi 208/2015, 145/2018 e 197/2022 sul portale Normattiva. Per l’IRPEF e le detrazioni annue, verifica la Legge di Bilancio dell’anno di imposta (ad esempio Legge 213/2023) e i provvedimenti dell’Agenzia delle Entrate.
Per l’IVA, fai riferimento al D.P.R. 633/1972 e ai documenti di prassi dell’Agenzia delle Entrate. Per i contributi, verifica le circolari INPS e, per i profili lavoristici, le indicazioni del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali.
| Scenario | Requisiti chiave | Calcolo imposta/contributi | Tempistiche e adempimenti |
|---|---|---|---|
| Forfettario professionista (Gestione Separata) | Ricavi entro 85.000 euro; nessun regime IVA speciale; no prevalenza verso ex datore | Imponibile = Ricavi x coefficiente – contributi; imposta 15% o 5% | Fatture senza IVA e ritenuta; marca da bollo; imposta e contributi con acconti e saldo |
| Forfettario artigiano/commerciante | Come sopra; spese per personale entro 20.000 euro | Contributi fissi INPS (riducibili del 35% su opzione) + quota eccedente; imposta 15%/5% | Domanda INPS per riduzione; gestione F24 contributi trimestrali; acconti/saldi imposta |
| Ordinario con costi elevati (>40% ricavi) | Nessun limite ricavi per l’accesso | Imponibile = Ricavi – Costi – Contributi; scaglioni IRPEF + addizionali; IVA detraibile | Liquidazioni IVA, dichiarazione IVA, registri contabili, acconti/saldi IRPEF |
| Superamento 85.000 ma ≤100.000 | Forfettario in anno corrente; soglia superata | Forfettario fino a fine anno; imposta sostitutiva su base forfettaria | Uscita dal forfettario dall’anno successivo; passaggio all’IVA dal 1° gennaio |
| Superamento >100.000 (uscita immediata) | Soglia superata in corso d’anno | Fino al superamento: forfettario; dopo: IVA ordinaria | Passaggio immediato all’IVA dal momento del superamento; aggiornare fatture e registri |
| Assunzione/collaborazioni oltre 20.000 euro | Spese per personale superano 20.000 lordi | Perdi accesso/permane esclusione al forfettario | Dal periodo successivo adotti l’ordinario; pianifica il passaggio |
| Passaggio da ordinario a forfettario | Ricavi anno precedente entro 85.000; nessuna causa di esclusione | Dal nuovo anno imponibile forfettario e imposta sostitutiva | Scatta dal 1° gennaio; adegua fatturazione e gestione IVA |
| Start-up al 5% | Nuova attività, nessuna prosecuzione, requisiti di legge rispettati | Imposta sostitutiva al 5% per i primi 5 anni | Autovalutazione requisiti; conservare prove; monitorare scadenze |
FAQ
Quali sono le fonti ufficiali per verificare se posso adottare il regime forfettario nel 2026?
La disciplina base è nell’articolo 1, commi 54-89, della Legge 190/2014. Nel tempo è stata modificata da altre leggi, tra cui la Legge 208/2015, la Legge 145/2018 e la Legge 197/2022 che ha introdotto la soglia di 100.000 euro per l’uscita immediata. Per i dettagli aggiornati consulta il portale Normattiva. Per gli aspetti operativi, come diciture in fattura e cause di esclusione specifiche, verifica le guide e le circolari dell’Agenzia delle Entrate. Per i contributi previdenziali, controlla le circolari INPS. Se ci sono profili lavoristici con collaboratori o dipendenti, verifica anche i documenti del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali. In questo modo incroci fonti normative e prassi applicativa.
Il forfettario conviene se ho molti costi e compro beni con IVA alta?
Di solito no. Nel forfettario non deduci i costi reali (salvo i contributi) e non recuperi l’IVA sugli acquisti. Se hai costi strutturali elevati, il regime ordinario permette di abbattere l’imponibile con le spese e di detrarre l’IVA. Questo fa la differenza soprattutto quando acquisti beni strumentali costosi o sostieni canoni e servizi con molta IVA. Una regola pratica: se i tuoi costi superano il 35-40% dei ricavi e sono ricorrenti, l’ordinario tende a essere più efficiente. Valuta caso per caso, considerando anche scaglioni IRPEF e detrazioni dell’anno d’imposta.
Come funziona l’aliquota 5% per start-up nel forfettario e quali rischi ci sono?
L’aliquota 5% sostituisce il 15% per i primi 5 anni, se rispetti tutte le condizioni della Legge 190/2014. In sintesi: l’attività deve essere nuova, non mera prosecuzione di lavoro dipendente o autonomo svolto in precedenza, e non devi aver esercitato attività analoga nei tre anni prima dell’avvio. Devi anche rispettare la soglia di ricavi e le altre cause di esclusione. Il rischio principale è applicare il 5% senza averne diritto: in caso di controllo, l’Agenzia delle Entrate può recuperare imposta, interessi e sanzioni. Conserva sempre documenti che provano la novità dell’attività e verifica ogni anno i requisiti.
Cosa succede se durante l’anno supero 100.000 euro di ricavi in forfettario?
Superata la soglia di 100.000 euro in corso d’anno, scatta l’uscita immediata dal forfettario. Da quel momento devi applicare l’IVA sulle fatture e adottare gli adempimenti del regime ordinario. Le operazioni fino al superamento restano forfettarie. È fondamentale monitorare gli incassi mese per mese per evitare errori in fatturazione. Questa regola deriva dalle modifiche introdotte dalla Legge 197/2022. Controlla sempre su Normattiva e nelle circolari dell’Agenzia delle Entrate se ci sono aggiornamenti successivi validi per l’anno di imposta.
Come incidono i contributi INPS sulla scelta tra ordinario e forfettario?
I contributi incidono in due modi. Primo, riducono l’imponibile fiscale in entrambi i regimi. Nel forfettario, infatti, li sottrai al reddito forfettario prima di applicare l’imposta sostitutiva. Secondo, variano per gestione previdenziale. I professionisti senza cassa versano alla Gestione Separata con aliquote percentuali. Artigiani e commercianti pagano contributi fissi più una quota variabile oltre il minimale; nel forfettario possono chiedere la riduzione del 35% dei contributi fissi all’INPS. Questa riduzione abbassa il costo immediato ma può impattare l’anzianità contributiva utile per la pensione. Per fare una scelta consapevole, simula sempre il carico contributivo e verifica le circolari INPS dell’anno di riferimento.
