Ultimo aggiornamento: agosto 2026.
Il regime forfettario conviene se hai costi bassi, clienti privati e ricavi entro 85.000 euro; l’ordinario conviene se hai costi elevati, clienti con IVA e vuoi sfruttare detrazioni IRPEF.
- Soglie e uscite: forfettario fino a 85.000 euro; uscita immediata con IVA se superi 100.000 nell’anno (Legge 197/2022).
- Costi: nel forfettario contano i coefficienti di redditività; nell’ordinario deduci costi reali e IVA a credito.
- Imposte e contributi: forfettario imposta sostitutiva 5%/15%; ordinario IRPEF a scaglioni + addizionali. Contributi sempre dovuti e deducibili.
Definizioni e basi normative
In Italia chi apre partita IVA può scegliere tra due vie principali: regime forfettario o regime ordinario. La scelta impatta imposte, contributi e burocrazia.
Le regole del forfettario sono nella Legge 190/2014, art. 1, commi 54-89, con modifiche successive. La Legge 197/2022 ha fissato il limite di ricavi a 85.000 euro e l’uscita immediata se superi 100.000 euro nell’anno.
Il regime ordinario segue il TUIR (DPR 917/1986) per IRPEF e deduzioni, il DPR 633/1972 per l’IVA e il D.Lgs. 446/1997 per l’IRAP. Le regole contabili di cassa/competenza derivano anche dal Decreto-Legge 50/2017.
I testi ufficiali sono consultabili sul portale Normattiva. Le prassi fiscali sono nelle circolari dell’Agenzia delle Entrate. Per i contributi previdenziali fanno fede norme INPS e indicazioni del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali.
Regime forfettario in breve
È un regime agevolato. Paga un’imposta sostitutiva del 15%. Scende al 5% per i primi 5 anni se rispetti le condizioni di start-up previste dalla Legge 190/2014.
L’imponibile non deriva dai costi reali. Si calcola con un coefficiente di redditività. Questo coefficiente è una percentuale che approssima il margine del tuo settore. Per i professionisti è spesso 78%; per artigiani e molte attività di servizi è 67%; per commercio e ristorazione è 40%.
Si applica il principio di cassa. Significa che contano gli incassi effettivi, non le fatture emesse e non pagate.
Se resti entro 85.000 euro di ricavi annui puoi mantenere il regime. Se superi 100.000 euro, scatta l’uscita immediata per l’IVA da quel momento dell’anno (Legge 197/2022). Altri requisiti: spese per personale e collaboratori massimo 20.000 euro lordi annui; divieti legati a partecipazioni in società riconducibili alla stessa attività; limite legato a redditi da lavoro dipendente elevati nell’anno precedente, secondo le esclusioni previste dalla Legge 190/2014.
Niente IVA in fattura e niente ritenuta d’acconto. Devi però applicare il bollo da 2 euro sulle fatture senza IVA superiori a 77,47 euro e riportare la dicitura di esonero ritenute. La fatturazione elettronica è obbligatoria per tutti i forfettari dal 2024 (Decreto-Legge 36/2022 e prassi attuative).
Regime ordinario in breve
Qui paghi l’IRPEF a scaglioni progressivi, le addizionali regionali e comunali e, se dovuta, l’IRAP. Le aliquote IRPEF sono per scaglioni. Verifica quelle vigenti per l’anno in corso su Normattiva o MEF; il metodo resta lo stesso: più guadagni, più l’aliquota marginale cresce.
L’imponibile si calcola per differenza: ricavi meno costi deducibili meno contributi versati. Per i professionisti si applica sempre il principio di cassa. Per le imprese minori in contabilità semplificata vale il principio di cassa “rafforzato” introdotto dal Decreto-Legge 50/2017. In contabilità ordinaria vige il principio di competenza.
Applichi l’IVA sulle vendite e puoi detrarre l’IVA sugli acquisti. Se sei un professionista, i clienti sostituti d’imposta ti applicano la ritenuta d’acconto del 20% sui compensi, salvo eccezioni.
Come scegliere: analisi tecnica e confronto
Focus: base imponibile e detrazioni
Nel forfettario contano incassi e coefficiente. I costi reali non entrano nel calcolo. L’unica grande voce che riduce l’imponibile è il contributo previdenziale versato. L’imposta sostitutiva non si abbina alle detrazioni IRPEF. Le detrazioni restano utilizzabili solo se hai anche altri redditi soggetti a IRPEF.
Nell’ordinario deduci i costi effettivi e sfrutti tutte le detrazioni IRPEF (per famiglia, spese sanitarie, interessi mutuo, ecc.). Questo può ridurre molto l’imposta effettiva, specie con famiglie a carico e spese detraibili elevate.
Focus: IVA e clientela
Se lavori con privati senza partita IVA, il forfettario spesso aiuta. Non applichi l’IVA e puoi proporre prezzi più bassi a parità di margine.
Se lavori B2B con soggetti IVA, l’ordinario può essere più conveniente. I clienti detrarrebbero la tua IVA e tu potresti recuperare l’IVA sugli acquisti e sugli investimenti.
Focus: contributi previdenziali
I contributi sono sempre dovuti, in ogni regime. Per i professionisti senza cassa si paga la Gestione Separata INPS, con aliquote fissate ogni anno. Per artigiani e commercianti si paga l’IVS con minimali e conguagli.
Nel forfettario gli artigiani e commercianti possono chiedere la riduzione del 35% dei contributi IVS, come previsto dalla Legge 190/2014 e attuato da INPS. I contributi restano deducibili dal reddito in entrambi i regimi.
Esempio numerico: dietista con 50.000 euro di incassi
Scenario: professionista dietista, attività avviata da 2 anni, incassi 50.000 euro, costi 20.000 euro, contributi 10.000 euro.
Regime ordinario: imponibile = 50.000 – 20.000 – 10.000 = 20.000 euro. IRPEF a scaglioni sull’imponibile. Con aliquota del primo scaglione al 23%, l’imposta lorda è 4.600 euro, a cui sommare addizionali e considerare eventuali detrazioni.
Regime forfettario: imponibile = 50.000 × 78% – 10.000 = 29.000 euro. Imposta sostitutiva 5% (se rispetta i requisiti start-up): 1.450 euro. In questo caso il forfettario è più leggero, anche considerando che non ci sono addizionali IRPEF sull’imposta sostitutiva.
Nota: l’esempio non include eventuali detrazioni IRPEF per carichi di famiglia o altre spese che, in ordinario, possono ridurre l’imposta effettiva.
Effetto degli investimenti e dei costi
Se investi molto in attrezzature, software, consulenze o marketing, l’ordinario guadagna terreno. Deduci i costi e recuperi l’IVA. Nel forfettario i costi non incidono, quindi potresti pagare più imposte a parità di margine effettivo.
Regola decisionale rapida
Se i tuoi ricavi previsti stanno stabilmente entro 85.000 euro e i costi effettivi sono bassi rispetto ai ricavi, allora il forfettario tende a convenire. Se la tua clientela è per lo più privata, il vantaggio aumenta perché non applichi l’IVA.
Se invece i tuoi costi sono elevati (acquisti, servizi, affitti, personale) o lavori soprattutto con aziende che detraggono l’IVA, allora l’ordinario tende a convenire. In ordinario deduci i costi reali, usi le detrazioni IRPEF e recuperi l’IVA sugli acquisti.
Se prevedi di superare 85.000 euro entro l’anno o sei vicino a 100.000 euro, orientati all’ordinario. Eviti l’uscita forzata in corso d’anno e la gestione IVA mista. Inoltre, se hai importanti detrazioni personali (famiglia, mutuo, sanitarie), l’ordinario spesso vince.
Infine: se sei artigiano o commerciante e puoi sfruttare la riduzione del 35% dei contributi IVS, il forfettario recupera competitività. Valuta però l’impatto dell’IVA non detraibile su investimenti e acquisti.
Requisiti, adempimenti e scadenze principali
Accesso e permanenza nel forfettario
Requisito centrale: ricavi/compensi non oltre 85.000 euro nell’anno precedente. Uscita immediata con obblighi IVA se superi 100.000 euro nell’anno in corso. Attenzione al limite di 20.000 euro per spese di personale e collaboratori.
Cause di esclusione tipiche: partecipazioni di controllo in SRL riconducibili alla stessa attività; prevalente attività verso ex datore di lavoro nei due anni precedenti; redditi da lavoro dipendente elevati nell’anno precedente, secondo le esclusioni della Legge 190/2014. Verifica sempre le condizioni su Normattiva e nelle circolari dell’Agenzia delle Entrate.
Fatturazione e IVA
Forfettario: obbligo generalizzato di fattura elettronica; niente liquidazioni e dichiarazione IVA; imposta di bollo da 2 euro sulle fatture senza IVA sopra 77,47 euro; comunicazioni per operazioni con l’estero tramite canale SDI nei termini vigenti.
Ordinario: fatturazione elettronica; liquidazioni periodiche IVA (LIPE); detrazione IVA acquisti secondo DPR 633/1972; dichiarazione IVA annuale; gestione delle ritenute d’acconto se professionista.
Contributi e deducibilità
Tutti i contributi versati sono deducibili dal reddito imponibile. Per Gestione Separata valgono le aliquote fissate anno per anno. Per artigiani e commercianti contano minimali e conguagli. In forfettario è disponibile la riduzione del 35% dei contributi IVS su domanda.
IRAP e ISA
Nel forfettario l’IRAP non si applica. Nell’ordinario l’IRAP può essere dovuta, specie per imprese. Valuta il requisito di “autonoma organizzazione” per i professionisti secondo giurisprudenza.
Gli ISA (Indici Sintetici di Affidabilità) non si applicano ai forfettari. Si applicano invece a molte attività in ordinario, con possibili effetti sui controlli e sui benefici premiali.
Errori comuni da evitare
Confondere incassi con fatturato emesso. Nel forfettario e per i professionisti in ordinario conta l’incassato. Pianifica con cadenza mensile.
Dimenticare l’imposta di bollo sulle fatture senza IVA. L’omesso versamento genera sanzioni. Usa un promemoria a fine trimestre.
Sottostimare l’impatto dell’IVA non detraibile nel forfettario. Se acquisti molto, l’IVA diventa un costo vero.
Ignorare l’uscita immediata oltre 100.000 euro. Rischi sanzioni e confusione contabile. Monitora i ricavi cumulati ogni mese.
Tralasciare le detrazioni IRPEF in ordinario. Sono spesso decisive. Conserva documenti e pianifica le spese detraibili.
| Scenario | Requisiti/limiti chiave | Vantaggi fiscali/previdenziali | Tempistiche/adempimenti |
|---|---|---|---|
| Professionista B2C con costi bassi | Ricavi ≤ 85.000; nessuna causa di esclusione; spese personale ≤ 20.000 | Forfettario: imposta 5%/15%; niente IVA; niente ritenute; contributi deducibili | Fattura elettronica; bollo 2€; dichiarazione Redditi PF senza IVA; monitoraggio soglie |
| Artigiano con investimenti e acquisti elevati | Ricavi variabili; valutare detraibilità IVA su acquisti | Ordinario: deduci costi reali; recuperi IVA; possibili detrazioni IRPEF; in forfettario IVS -35% | Liquidazioni IVA; registri IVA; eventuale IRAP; ISA se applicabili |
| Commerciante con clientela mista B2B/B2C | Valuta quota B2B; attenzione a soglia 85.000/100.000 | Forfettario vantaggioso se B2C alto; ordinario se B2B e costi con molta IVA | Scelta regime entro apertura; controllo mensile ricavi; gestione scontrini/fatture |
| Professionista con importanti detrazioni personali | Detrazioni IRPEF significative (famiglia, mutuo, sanitarie) | Ordinario: usi le detrazioni per abbattere IRPEF; in forfettario non riducono l’imposta sostitutiva | Conservazione documenti detraibili; pianificazione spese; verifica addizionali |
FAQ
Il forfettario è sempre più conveniente sotto gli 85.000 euro?
No. Il tetto di 85.000 euro indica solo l’accesso e la permanenza. La convenienza dipende dalla struttura dei costi, dalla clientela e dalle detrazioni personali. Se hai costi bassi e lavori con privati, il forfettario spesso vince. Se invece hai costi elevati, investimenti importanti e clienti che detraggono l’IVA, l’ordinario può far pagare meno imposte complessive grazie a deduzioni e IVA a credito. Valuta anche i contributi: la riduzione del 35% per IVS può spostare l’ago della bilancia verso il forfettario.
Come si calcola esattamente l’imponibile nel forfettario?
Si parte dagli incassi dell’anno. Si applica il coefficiente di redditività previsto per il tuo codice ATECO. Quel risultato è il reddito lordo. Da questo si sottraggono i contributi previdenziali versati nell’anno. Il reddito residuo è l’imponibile su cui si calcola l’imposta sostitutiva (5% per start-up se hai i requisiti, altrimenti 15%). Non entrano i costi reali, l’IVA non si applica e non si detrarrà nulla per spese mediche, istruzione o simili sull’imposta sostitutiva. La fonte è la Legge 190/2014, art. 1, commi 54-89, consultabile su Normattiva.
Quali sono le principali cause di esclusione dal forfettario?
Oltre al superamento dei 85.000 euro (e dei 100.000 con uscita immediata), le esclusioni più note riguardano: spese per personale e collaboratori superiori a 20.000 euro lordi annui; controllo diretto o indiretto di SRL che svolgono attività riconducibili alla tua; attività svolta prevalentemente verso l’ex datore di lavoro nei due anni precedenti; redditi da lavoro dipendente elevati nell’anno precedente secondo i limiti e le condizioni previste dalla Legge 190/2014. Queste regole hanno dettagli e deroghe; vanno verificate sul testo vigente e nelle circolari dell’Agenzia delle Entrate.
Se supero 100.000 euro di incassi a novembre, che succede?
Scatta l’uscita immediata ai fini IVA dal momento del superamento. Da quella data devi applicare l’IVA sulle operazioni successive e adempiere agli obblighi IVA (liquidazioni, registri, dichiarazione). La regola arriva dalla Legge 197/2022. Ai fini dell’imposta sostitutiva e del regime complessivo, il passaggio al regime ordinario avviene dall’anno successivo, ma l’IVA cambia subito. Questo richiede attenzione operativa: aggiorna le impostazioni del gestionale e informa i clienti.
Come incidono le addizionali regionali e comunali nella scelta?
Le addizionali si applicano solo in regime ordinario perché colpiscono il reddito assoggettato a IRPEF. In regioni o comuni con addizionali elevate, l’ordinario può diventare più oneroso a parità di imponibile. Tuttavia, nell’ordinario puoi ridurre l’imponibile con costi e contributi e abbattere l’imposta con detrazioni. Nel forfettario paghi l’imposta sostitutiva e non applichi addizionali su quel reddito. Quando fai i conti, simula sempre l’impatto delle addizionali con le aliquote aggiornate del tuo territorio, consultando le delibere regionali e comunali e le istruzioni dell’Agenzia delle Entrate.
Posso cambiare regime in corso d’anno se mi accorgo che ho sbagliato scelta?
In generale, la scelta del regime vale per l’intero periodo d’imposta. Il cambio “ordinario → forfettario” o “forfettario → ordinario” si effettua di solito dall’anno successivo, rispettando i requisiti e le modalità previste. Fa eccezione l’uscita immediata dal forfettario ai fini IVA quando superi i 100.000 euro, che opera nello stesso anno solo per l’IVA. Per il resto, pianifica la scelta a fine anno o all’apertura della partita IVA. Verifica le modalità operative nelle istruzioni dell’Agenzia delle Entrate e su Normattiva (TUIR e Legge 190/2014).
