Web designer in regime forfettario: come accedere e quali vantaggi?

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Ultimo aggiornamento: agosto 2026.

Per un web designer il regime forfettario conviene se i costi reali (esclusi i contributi) sono inferiori al 22% dei ricavi, e i compensi annui restano entro 85.000 euro.

  • Coefficienti e imposta: per i professionisti il coefficiente è 78%. Imposta sostitutiva 15% o 5% per start-up.
  • Soglie e uscite: permanenza fino a 85.000 euro; uscita immediata se superi 100.000 euro nell’anno.
  • Contributi: deducibili dal reddito; Gestione Separata o artigiani/commercianti (riduzione 35% opzionale).

Regime ordinario e regime forfettario: come funzionano nel 2026

Il regime ordinario tassa il reddito con le aliquote IRPEF progressive, fino al 43%. Gli scaglioni possono cambiare ogni anno. La base imponibile si calcola con il principio di cassa per i professionisti: incassi meno costi pagati meno contributi.

Il regime forfettario è semplificato. L’imponibile si calcola applicando un coefficiente di redditività ai ricavi. Per i web designer inquadrati come professionisti si usa il 78%. Puoi dedurre solo i contributi previdenziali versati.

Nel forfettario paghi un’imposta sostitutiva al 15%. Se inizi una nuova attività e rispetti i requisiti “start-up”, paghi il 5% per i primi 5 anni. L’imposta sostitutiva sostituisce IRPEF, addizionali regionali e comunali, e IRAP.

Fonti normative: Legge 190/2014, art. 1, commi 54-89 (regime forfettario); DPR 917/1986, Testo Unico Imposte sui Redditi; DPR 633/1972, IVA.

Aliquote e soglie aggiornate

Dal 2023 la soglia massima di ricavi/compensi per restare nel forfettario è 85.000 euro. Se superi 100.000 euro in corso d’anno, esci subito e applichi l’IVA dal momento del superamento. Se stai tra 85.000 e 100.000 euro, esci l’anno successivo.

Questa regola è stata introdotta dalla Legge 197/2022 (Bilancio 2023), che ha modificato la Legge 190/2014. Puoi verificare i testi su Normattiva e le circolari dell’Agenzia delle Entrate.

Requisiti di accesso ed esclusioni per i web designer

Puoi entrare o restare nel forfettario se nell’anno precedente i compensi non superano 85.000 euro e non rientri in specifiche esclusioni. Queste valgono anche per i web designer freelance.

Cause frequenti di esclusione:

  • Partecipi a società di persone, associazioni professionali o SRL “trasparenti”.
  • Controlli, direttamente o indirettamente, una SRL che svolge attività riconducibile alla tua come professionista.
  • Applichi regimi speciali IVA (per i web designer è raro, ma la regola esiste).
  • Spese per lavoro dipendente e collaboratori superiori a 20.000 euro lordi nell’anno precedente.

Requisiti per l’aliquota al 5% per start-up (primi 5 anni):

  • Non hai esercitato attività d’impresa, arte o professione nei 3 anni precedenti.
  • L’attività non è mera prosecuzione di lavoro dipendente o autonomo precedente, salvo cessazione per cause indipendenti dalla tua volontà.
  • Se rilevi un’attività da altri, i loro ricavi non superavano i limiti del forfettario.

Fonti normative: Legge 190/2014, commi 54-71 e 65; Legge 197/2022 per le soglie; Agenzia delle Entrate per prassi applicative.

Inquadramento ATECO e coefficiente di redditività

Molti web designer operano come professionisti senza Albo. Il coefficiente di redditività tipico è il 78% (attività professionali). Se ti organizzi come impresa (es. servizi digitali più ampi), potresti ricadere in un coefficiente diverso. Controlla il tuo codice ATECO.

Il coefficiente stabilisce la quota di ricavi considerata “reddito” in modo forfettario. Nel caso dei professionisti, il fisco presume costi pari al 22% dei ricavi.

Contributi previdenziali e impatto sul calcolo

Come web designer puoi iscriverti a:

  • Gestione Separata INPS: per professionisti senza cassa. L’aliquota viene fissata ogni anno da INPS con circolare. Si versa in percentuale ai compensi incassati.
  • INPS Artigiani/Commercianti: se operi come impresa individuale. Versi contributi fissi minimi più una quota percentuale. Se sei nel forfettario puoi chiedere la riduzione del 35% dei contributi, previa domanda.

I contributi sono sempre deducibili prima di calcolare imposte. Nel forfettario li sottrai all’imponibile forfettario. Nell’ordinario li sottrai al reddito determinato per cassa.

Fonti normative e prassi: INPS (circolari annuali su aliquote e minimali), Legge 190/2014, art. 1, comma 76 (riduzione del 35% artigiani/commercianti), Ministero del Lavoro.

Fatturazione elettronica e IVA

Dal 2024 tutti i forfettari emettono fattura elettronica. La regola deriva dal DL 36/2022, convertito in legge 79/2022, e dal D.Lgs. 127/2015. Quindi anche i web designer in forfettario devono usare l’e-fattura.

Nel forfettario non applichi l’IVA in fattura e non puoi detrarla sugli acquisti. Devi apporre la marca da bollo da 2 euro sulle fatture sopra 77,47 euro. L’imposta di bollo si versa periodicamente.

Per servizi acquistati da fornitori esteri possono valere regole di inversione contabile (reverse charge). In tal caso versi l’IVA ma non la detrai. Restano obblighi di comunicazione transfrontaliera secondo le istruzioni dell’Agenzia delle Entrate.

Confronto numerico: esempi pratici per web designer

Esempio base, professionista in Gestione Separata:

Ricavi 50.000 euro, costi 20.000 euro, contributi 10.000 euro.

  • Regime ordinario (semplificato per cassa): imponibile 50.000 – 20.000 – 10.000 = 20.000 euro. IRPEF calcolata con aliquote progressive. Per semplicità, ipotizziamo 23% su tutto l’imponibile: imposta 4.600 euro, a cui si aggiungono addizionali regionali e comunali.
  • Regime forfettario: imponibile (50.000 x 78%) – 10.000 = 29.000 euro. Aliquota start-up 5%: imposta 1.450 euro; con aliquota ordinaria 15%: 4.350 euro.

Conclusione dell’esempio: con aliquota 5% il forfettario è più conveniente in modo netto. Con il 15% la convenienza esiste comunque, ma si riduce. Ricorda che si tratta di un esempio semplificato, senza considerare detrazioni personali e addizionali.

Questo confronto rispecchia la logica del forfettario: se i tuoi costi veri sono bassi rispetto ai ricavi, il regime forfettario tende a vincere.

La soglia “pratica” dei costi: il 22% dei ricavi

Per i professionisti il fisco presume costi pari al 22% dei ricavi (100% – 78%). Se i tuoi costi reali, esclusi i contributi, stanno sotto il 22% dei ricavi, il forfettario è spesso più efficiente.

Se invece i costi reali superano stabilmente il 22% dei ricavi, il regime ordinario può diventare più conveniente, perché deduci tutto ciò che spendi davvero.

Regola decisionale rapida

Nessi logici per scegliere in modo operativo

Usa questa regola, semplice ma robusta, prima di entrare nel dettaglio:

  • Passo 1. Calcola l’incidenza dei costi reali sui ricavi: Incidenza = Costi reali (senza contributi) / Ricavi. Se Incidenza ≤ 22%, il forfettario tende a essere preferibile.
  • Passo 2. Verifica i contributi: sono deducibili in entrambi i regimi. Se versi contributi elevati, l’imponibile scende in entrambi i casi. Il confronto non cambia molto.
  • Passo 3. Controlla i limiti: ricavi entro 85.000 euro e spese per dipendenti/collaboratori entro 20.000 euro lordi. Se superi 100.000 euro, esci subito dal forfettario.
  • Passo 4. Considera l’aliquota al 5%: se sei nei requisiti start-up per i primi 5 anni, il forfettario ha un vantaggio forte.
  • Passo 5. Valuta l’IVA: nel forfettario non addebiti IVA e non la detrai. Se compri molta attrezzatura o software con IVA rilevante, l’ordinario può recuperare competitività.

Fonti di riferimento: Legge 190/2014 e sue modifiche (Legge 145/2018 e Legge 197/2022), DPR 633/1972 per IVA, documentazione Agenzia delle Entrate.

Adempimenti, scadenze e gestione pratica

Nel forfettario non hai registri IVA o liquidazioni periodiche. Emetti però e-fatture e versi l’imposta di bollo. L’imposta sostitutiva si paga come saldo e acconti, con le stesse scadenze dell’IRPEF (giugno-luglio e novembre).

Nel regime ordinario gestisci IVA, registri, liquidazioni, detrazioni, deduzioni e addizionali. Hai oneri amministrativi maggiori. In cambio deduci tutti i costi inerenti, e detrai l’IVA sugli acquisti.

Se sei artigiano/commerciante nel forfettario, puoi richiedere la riduzione contributiva del 35%. L’effetto decorre dall’anno di accoglimento della domanda. INPS indica modalità e tempi operativi nelle proprie circolari.

Fonti utili per approfondire

Per testi aggiornati consulta Normattiva (Legge 190/2014, Legge 197/2022), l’Agenzia delle Entrate per guide e risposte a interpelli, e le circolari INPS per aliquote e minimali. Il Ministero del Lavoro fornisce inquadramenti e prassi sul lavoro autonomo.

Scenario Requisiti principali Calcolo base imponibile e imposta Adempimenti/Tempistiche rilevanti
Web designer start-up (primi 5 anni), compensi 40.000 euro, costi bassi Requisiti start-up Legge 190/2014, c. 65; compensi <= 85.000 euro; nessuna esclusione Imponibile = 40.000 x 78% – contributi; Imposta = 5% sull’imponibile E-fattura obbligatoria; bollo su fatture > 77,47 euro; saldo/acconti imposta a giugno-luglio e novembre
Professionista maturo, compensi 60.000 euro, costi reali 15% Compensi <= 85.000 euro; spese per personale/collaboratori <= 20.000 euro Forfettario: 60.000 x 78% – contributi; 15% d’imposta. Ordinario: incassi – costi – contributi, IRPEF a scaglioni Forfettario: niente IVA; Ordinario: IVA, registri e liquidazioni; verifica convenienza annuale
Alti costi strutturali (pc, software, subappalti), costi reali 35% Stesse soglie. Valutare opzione per ordinario se costi stabili > 22% ricavi Forfettario “non vede” i costi reali oltre il 22%. Ordinario deduce tutti i costi e detrae IVA Opzione per ordinario vincola per almeno 3 anni (DPR 442/1997). Pianifica acquisti e detrazioni
Superamento soglia 100.000 euro a ottobre Compensi oltre 100.000 euro nell’anno corrente Uscita immediata: da ottobre applichi IVA e l’anno successivo non sei forfettario Gestisci fatture IVA dal superamento; comunica al cliente il cambio regime; monitora acconti
Collaboratori stabili (copywriter, motion designer), compensi a terzi 22.000 euro Spese per lavoro e collaborazioni > 20.000 euro lordi nell’anno precedente Causa di esclusione per l’anno successivo dal forfettario Ricalibra budget per restare sotto soglia o pianifica passaggio all’ordinario
Impresa individuale con INPS artigiani e riduzione 35% Attività d’impresa; domanda INPS per riduzione 35% contributi Contributi ridotti deducibili; imponibile forfettario calcolato sul coefficiente del tuo ATECO Riduzione decorre dall’accoglimento; verifica con INPS importi minimi e scadenze trimestrali

FAQ

1) Sono un web designer freelance senza Albo: quale coefficiente applico e come incide sui conti?

Per i professionisti senza Albo, come molti web designer, si applica in genere il coefficiente di redditività del 78% previsto per le attività professionali. Significa che il fisco presume costi pari al 22% dei ricavi. L’imponibile si calcola moltiplicando i ricavi per il 78% e poi sottraendo i contributi previdenziali versati. L’imposta sostitutiva è del 15%, o del 5% per i primi 5 anni se rispetti i requisiti start-up. Questo meccanismo favorisce chi ha costi bassi e ricavi stabili. Se invece acquisti spesso hardware, software costosi, servizi in outsourcing e spazi di coworking, potresti superare il 22% di incidenza costi: in quel caso l’ordinario può recuperare terreno, perché deduce i costi effettivi e, soprattutto, detrae l’IVA sugli acquisti. Le basi normative sono nella Legge 190/2014 (art. 1, commi 54-89) e nelle tabelle dei coefficienti associate ai codici ATECO.

2) Come funziona l’uscita dal forfettario se supero 85.000 o 100.000 euro durante l’anno?

Ci sono due soglie da conoscere. Sotto 85.000 euro resti nel forfettario. Se a fine anno ti collochi tra 85.000 e 100.000 euro, dal primo gennaio dell’anno successivo passi al regime ordinario. Se invece superi 100.000 euro in corso d’anno, esci dal forfettario immediatamente: dalla fattura che determina il superamento devi applicare l’IVA e adottare tutti gli adempimenti del regime ordinario. La norma è stata introdotta dalla Legge 197/2022, che ha modificato la Legge 190/2014. Conviene quindi monitorare i compensi mese per mese, per evitare cambi di regime non pianificati e stimare per tempo gli acconti d’imposta e le liquidazioni IVA successive.

3) Ho collaboratori e subappalti: il tetto dei 20.000 euro come si calcola e cosa succede se lo supero?

Il limite dei 20.000 euro si riferisce alle spese lorde sostenute per lavoro dipendente, collaborazioni (anche occasionali), lavoro accessorio e per i coadiuvanti familiari. Devi considerare l’anno precedente. Se superi il tetto, scatta una causa di esclusione: l’anno successivo non potrai applicare il forfettario. Questa regola mira a tenere il regime per attività con struttura snella. Se il tuo modello di business prevede team e subappalti stabili, devi valutare il regime ordinario, che non ha questo vincolo e ti permette di dedurre integralmente i costi per il personale e i collaboratori. Le previsioni sono contenute nella Legge 190/2014 e nelle successive modifiche, consultabili su Normattiva e nei documenti dell’Agenzia delle Entrate.

4) Che differenza fa l’INPS (Gestione Separata vs artigiani/commercianti) nella convenienza del forfettario?

La Gestione Separata applica un’aliquota percentuale ai compensi incassati. Non ci sono contributi fissi minimi. È la scelta naturale per molti web designer professionisti senza organizzazione d’impresa. Artigiani e commercianti versano invece contributi fissi minimi più una quota percentuale oltre una certa soglia. Nel forfettario puoi chiedere la riduzione del 35% dei contributi artigiani/commercianti, su domanda, con effetto dall’anno di accoglimento. In entrambi i casi i contributi sono deducibili e riducono l’imponibile. La differenza pratica è nel “peso” dei contributi fissi: se fatturi poco e sei iscritto come artigiano/commerciante, i minimi incidono molto sul reddito. Con la Gestione Separata paghi in proporzione a quanto incassi. Le aliquote e i minimali cambiano ogni anno: verifica le circolari INPS aggiornate e pianifica gli acconti.

5) Sono nel forfettario: come gestisco IVA estera, e-fattura e marca da bollo sulle fatture?

Nel forfettario non addebiti l’IVA e non la detrai. Emetti però sempre fattura elettronica, anche sotto soglia, in base a DL 36/2022 e D.Lgs. 127/2015. Quando acquisti servizi da fornitori esteri, scatta spesso il reverse charge: integri l’IVA italiana, la versi con F24, ma non la puoi detrarre. Restano inoltre obblighi di comunicazione per le operazioni transfrontaliere secondo le regole dell’Agenzia delle Entrate. Per la marca da bollo, applichi 2 euro sulle fatture non soggette a IVA superiori a 77,47 euro. Il bollo si versa con cadenza periodica, tipicamente trimestrale, come indicato dai servizi dell’Agenzia. Questi adempimenti non sono complessi, ma vanno gestiti con calendario alla mano per evitare sanzioni.

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