Come diventare interior designer: quali sono i requisiti?

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Ultimo aggiornamento: agosto 2026.

Per lavorare da interior designer non servono abilitazioni. Se operi da autonomo, apri Partita IVA (ATECO 74.10.30), scegli il regime fiscale e versa i contributi in Gestione Separata INPS.

  • Codice ATECO consigliato: 74.10.30 “Attività di design di interni” (alternativa: 74.10.90 “Altre attività di design”).
  • Regimi fiscali 2026: forfettario (soglia ordinaria 85.000 euro) o ordinario con IRPEF 23%/33%/43% e IVA.
  • Contributi: Gestione Separata INPS, aliquota 26,07% sul reddito, senza minimali obbligatori.

Chi è l’interior designer e quali limiti legali ha

L’interior designer progetta spazi interni. Si occupa di layout, arredi, colori, illuminazione. Coordina fornitori e maestranze. Non firma pratiche edilizie riservate per legge.

La professione non è regolamentata da un Albo. Non serve esame di Stato. Serve competenza tecnica e un buon portfolio. Se invece svolgi attività riservate (progettazione edilizia, direzione lavori, collaudi), devi essere iscritto all’Ordine degli Architetti o ad altro Albo idoneo. Queste attività sono regolate dagli ordinamenti professionali (R.D. 2537/1925 e D.P.R. 328/2001).

In sintesi: interior designer libero professionista sì; attività riservate no, salvo abilitazione. Questa distinzione incide anche sui contributi: senza Albo, versi alla Gestione Separata INPS; con Albo, versi alla cassa professionale di riferimento.

Codice ATECO corretto per l’interior designer

Codice principale: 74.10.30 “Attività di design di interni”

È il codice più aderente al lavoro dell’interior designer. Rientra nella sezione 74 “Altre attività professionali, scientifiche e tecniche”. La classificazione ATECO è definita da ISTAT e ripresa dall’Agenzia delle Entrate per inquadrare l’attività.

Con questo codice, ai fini del regime forfettario, di solito si applica il coefficiente di redditività del 78%. Coefficiente di redditività significa: quota di ricavi considerata reddito imponibile, in modo forfettario.

Alternativa: 74.10.90 “Altre attività di design”

Se offri servizi di design trasversali (es. concept di prodotto, exhibit design, brand spaces), può essere più adatto 74.10.90. Verifica sempre la descrizione ATECO aggiornata su ISTAT e tabelle dell’Agenzia delle Entrate.

Nota operativa: scegliere l’ATECO giusto evita incongruenze fiscali e riduce il rischio di controlli. In caso di dubbi, puoi inserire più codici ATECO e indicare un’attività prevalente.

Aprire la Partita IVA: iter pratico

1) Modello AA9/12 all’Agenzia delle Entrate

Compila il modello AA9/12 per persone fisiche. Indica i tuoi dati, il codice ATECO, il regime IVA e il domicilio fiscale. Modalità di invio: servizi telematici dell’Agenzia delle Entrate con identità digitale, consegna allo sportello o invio per posta raccomandata. Base normativa: D.P.R. 633/1972 per l’IVA e le regole di identificazione.

Aprire la Partita IVA è gratuito se lo fai da solo. Se deleghi un intermediario abilitato, paghi il compenso professionale. Non servono iscrizione al Registro Imprese né SCIA, perché sei un libero professionista e non un’attività commerciale.

2) Iscrizione alla Gestione Separata INPS

Dopo l’apertura, apri la posizione INPS in Gestione Separata come “libero professionista senza cassa”. Si applica l’aliquota 26,07% (salvo aggiornamenti annuali con circolari INPS). Paghi i contributi sul reddito effettivo, senza minimali. Base normativa: L. 335/1995 e circolari INPS annuali.

Se sei iscritto a un Albo con cassa (es. architetto), non usi la Gestione Separata, ma la tua cassa professionale (es. Inarcassa). La cassa ha regole e minimali propri.

3) Opzioni accessorie: VIES, PEC, firma

Se prevedi servizi a clienti UE, chiedi l’inclusione nel VIES. Serve per fatturare verso partite IVA estere in UE, applicando le regole territoriali IVA. Base normativa IVA: D.P.R. 633/1972, art. 7-ter e seguenti.

PEC e firma digitale non sono obbligatorie per il professionista. Sono però utili per gestire contratti, firme e comunicazioni. Dal 2024 la fatturazione elettronica è obbligatoria per tutti i forfettari, quindi assicurati di avere un canale attivo con il Sistema di Interscambio.

Regimi fiscali 2026 a confronto

Regime forfettario

È il regime agevolato per persone fisiche con ricavi entro 85.000 euro annui (soglia ordinaria prevista dalla L. 197/2022 e proroghe). Imposta sostitutiva del 15%. Aliquota al 5% per i primi 5 anni se rispetti i requisiti di nuova attività (art. 1, commi 54-89, L. 190/2014).

Come si calcola la base imponibile: ricavi x coefficiente di redditività (per l’interior designer in genere 78%) meno i contributi previdenziali versati. Non deduci le singole spese; il coefficiente le “sostituisce”. Niente IVA in fattura, niente ritenuta d’acconto subita. Restano imposta di bollo da 2 euro sulle fatture senza IVA sopra 77,47 euro (D.P.R. 642/1972) ed e-fattura obbligatoria.

Esclusioni principali: partecipazione in SRL controllate che esercitano attività riconducibili alla tua, lavoro dipendente prevalente salvo soglie specifiche, ecc. Verifica sempre i casi di esclusione sulla normativa vigente (L. 190/2014 e aggiornamenti).

Regime ordinario (contabilità semplificata per cassa)

Paghi l’IRPEF a scaglioni sui redditi 2026. Aliquote: 23% fino a 28.000 euro; 33% da 28.001 a 50.000 euro; 43% oltre 50.000 euro. Queste aliquote recepiscono l’assetto 2026 sulla base delle fonti tributarie primarie (TUIR, D.P.R. 917/1986, e leggi di bilancio). Aggiungi addizionali regionali e comunali.

Applichi l’IVA sulle fatture (aliquota ordinaria 22%, salvo casi particolari). Deduce costi e ammortamenti reali. Per i professionisti si usa il principio di cassa: tassazione su incassi meno pagamenti (TUIR e D.P.R. 600/1973). I clienti sostituti d’imposta applicano la ritenuta d’acconto del 20% sui compensi professionali (D.P.R. 600/1973, art. 25).

Contabilità semplificata significa registri meno complessi rispetto alla contabilità ordinaria. Restano gli adempimenti IVA (liquidazioni, LIPE, dichiarazione annuale), imposta di bollo, e ritenute operate/ subite.

Contributi previdenziali

Con la Gestione Separata INPS versi il 26,07% del reddito imponibile previdenziale. Il reddito previdenziale per i professionisti in ordinario coincide in genere con quello fiscale prima delle imposte dirette, al netto dei costi. Nel forfettario si calcola sul reddito forfettario (ricavi x coefficiente).

Paghi saldo e acconti con F24 alle scadenze fiscali (in genere 30 giugno e 30 novembre per gli acconti, come da D.P.R. 322/1998 e provvedimenti annuali dell’Agenzia delle Entrate). La Gestione Separata non prevede minimali obbligatori; versi in proporzione al reddito.

Esempi di calcolo 2026

Esempio 1: forfettario start-up al 5%

Ricavi annui: 20.000 euro. Coefficiente: 78%. Contributi versati l’anno precedente: 2.500 euro.

Base imponibile forfettaria: 20.000 x 78% = 15.600. Reddito imponibile ai fini dell’imposta: 15.600 – 2.500 = 13.100 euro.

Imposta sostitutiva: 13.100 x 5% = 655 euro. Contributi 2026: 15.600 x 26,07% = 4.067, no minimali. Imposta di bollo: 2 euro per fatture non IVA sopra 77,47 euro.

Esempio 2: regime ordinario

Compensi incassati: 90.000 euro. Costi pagati: 15.000 euro. Contributi previdenziali pagati: 5.000 euro.

Reddito imponibile IRPEF: 90.000 – 15.000 – 5.000 = 70.000 euro. IRPEF lorda: 23% su 28.000 = 6.440; 33% su 22.000 = 7.260; 43% su 20.000 = 8.600. Totale: 22.300 euro (oltre addizionali). IVA e ritenute d’acconto incidono a parte.

Questi esempi sono semplificati. Le imposte effettive dipendono da detrazioni, addizionali, acconti e crediti.

Regola decisionale rapida

Come scegliere in 5 mosse

1) Previsione ricavi: se resti entro 85.000 euro, il forfettario è disponibile. Se superi, vai in ordinario.

2) Struttura costi: se i costi reali superano circa il 22% dei ricavi, l’ordinario può convenire. Sotto, spesso il forfettario vince grazie al coefficiente 78%.

3) Anzianità attività: se rispetti i requisiti “start-up” (nessuna attività simile nei 3 anni, nuova attività, niente continuazione di lavoro dipendente prevalente), valuta il 5% per 5 anni.

4) Clienti: lavori con aziende italiane che applicano ritenute? In ordinario subirai ritenuta del 20%. In forfettario, no ritenuta, ma occhio ai flussi di cassa e agli acconti.

5) Estero e IVA: molti clienti UE/extra-UE? In ordinario gestisci IVA e detrazioni; in forfettario non detrai l’IVA sugli acquisti. Valuta gli investimenti previsti.

Adempimenti ricorrenti e scadenze

Fatturazione elettronica e bollo

Dal 2024 la e-fattura è obbligatoria per tutti, anche in forfettario. Si emette tramite SdI. Inserisci l’imposta di bollo di 2 euro sulle fatture senza IVA sopra 77,47 euro. Il bollo si paga trimestralmente o con addebito automatico, come da D.P.R. 642/1972 e provvedimenti Agenzia delle Entrate.

Liquidazioni e dichiarazioni

In ordinario versi l’IVA mensile o trimestrale e invii le LIPE. Fai la dichiarazione IVA annuale e Redditi PF secondo il D.P.R. 322/1998. Per operazioni con soggetti esteri, trasmetti i dati via SdI secondo le ultime regole sull’esterometro “per operazione”.

In forfettario non versi IVA e non invii LIPE, ma invii la dichiarazione dei redditi e gestisci l’imposta sostitutiva con acconti e saldo.

Ritenute e contributi

In ordinario il cliente sostituto d’imposta trattiene il 20% a titolo di acconto IRPEF. In forfettario non si applica la ritenuta. In entrambi i casi versi i contributi Gestione Separata con F24 alle scadenze ordinarie.

Fonti e riferimenti normativi

Per tributi e IRPEF: TUIR (D.P.R. 917/1986) e leggi di bilancio vigenti. Per IVA: D.P.R. 633/1972. Per ritenute: D.P.R. 600/1973. Per regime forfettario: L. 190/2014 e successive modifiche, incluse le novità della L. 197/2022. Per bollo: D.P.R. 642/1972. Per adempimenti e modelli (AA9/12): portale dell’Agenzia delle Entrate. Per atti normativi aggiornati: banca dati pubblica Normattiva. Per previdenza: L. 335/1995 e circolari INPS.

Scenario Requisiti principali Adempimenti e imposte Tempistiche e note
Forfettario start-up (5%) Ricavi entro 85.000 euro; nuova attività; niente prosecuzione sostanziale; rispetto cause di esclusione L. 190/2014 Imposta sostitutiva 5%; coefficiente 78%; niente IVA e ritenute; bollo 2 euro; contributi Gestione Separata 26,07% Attiva subito Partita IVA e INPS; acconti/saldo imposta e contributi a giugno/novembre
Forfettario standard (15%) Ricavi entro 85.000 euro; nessuna causa di esclusione Imposta sostitutiva 15%; coefficiente 78%; e-fattura obbligatoria; bollo 2 euro; contributi 26,07% Monitora la soglia; uscita l’anno dopo se superi 85.000 (uscita immediata se superi 100.000, come da L. 197/2022)
Ordinario semplificato Nessun limite ricavi; consigliato se costi elevati IRPEF 23%/33%/43% + addizionali; IVA 22%; ritenute 20%; deduzione costi reali; contributi 26,07% Liquidazioni IVA mensili/trimestrali; LIPE; dichiarazioni IVA e Redditi PF
Professionista abilitato (Albo) Albo e abilitazione per attività riservate (es. architetto) Regime fiscale come sopra; previdenza presso cassa di categoria (es. Inarcassa), non Gestione Separata Verifica minimali e contributi integrativi della cassa; possibili aliquote e scadenze diverse

FAQ

1) Servono titoli o abilitazioni per fare l’interior designer?

No. L’interior designer non è una professione regolamentata. Non serve iscrizione ad Albi, né esame di Stato. Serve però rispettare i limiti: non puoi svolgere attività riservate dalla legge a professionisti abilitati, come progettazione edilizia che incide su parti strutturali, direzione lavori, collaudi. Quelle attività sono regolate dagli ordinamenti professionali (R.D. 2537/1925 e D.P.R. 328/2001) e richiedono iscrizione all’Ordine degli Architetti o ad Albi tecnici. Se ti limiti a layout, arredo, illuminazione, materiali, gestione fornitori e concept degli spazi, puoi operare come libero professionista con Partita IVA, codice ATECO 74.10.30, versando i contributi alla Gestione Separata INPS. Se invece sei architetto abilitato e svolgi attività riservate, la previdenza sarà presso la cassa professionale (per gli architetti, Inarcassa), con regole contributive diverse.

2) Meglio regime forfettario o ordinario per un interior designer che inizia?

Dipende da due fattori: ricavi attesi e struttura dei costi. Se prevedi ricavi entro 85.000 euro e hai costi bassi, il forfettario è spesso conveniente. Usi il coefficiente 78% e paghi il 15% (o il 5% per i primi 5 anni se rispetti i requisiti di start-up previsti dall’art. 1, commi 54-89, L. 190/2014). Non addebiti IVA e non subisci ritenute. Se invece hai molti costi (attrezzature, software, subappalti, viaggi, formazione) che superano circa il 22-30% dei ricavi, l’ordinario può convenire. In ordinario deduci i costi reali, detrai l’IVA sugli acquisti, ma applichi l’IRPEF a scaglioni e gestisci ritenute e adempimenti IVA. Valuta anche la platea clienti: con aziende che operano ritenute, la gestione della liquidità cambia. In ogni caso, verifica ogni anno: la scelta va aggiornata ai numeri reali.

3) Come funzionano ritenuta d’acconto e rivalsa 4% per un interior designer?

In regime ordinario, quando fatturi a un cliente sostituto d’imposta (es. azienda), questi trattiene una ritenuta del 20% sul compenso lordo imponibile, a titolo di acconto IRPEF (base: D.P.R. 600/1973, art. 25). Tu incassi il netto e poi conguagli in dichiarazione. In regime forfettario, non si applica la ritenuta: incassi l’intero corrispettivo e paghi l’imposta sostitutiva. La “rivalsa INPS 4%” è una maggiorazione che i professionisti senza cassa possono indicare in fattura per coprire parte dei contributi della Gestione Separata. È facoltativa e segue l’imponibile della prestazione. In ordinario è soggetta a IVA; in forfettario no, perché non applichi IVA. La rivalsa non è un’imposta: è un importo che il cliente ti riconosce. I contributi restano a tuo carico e li versi con F24 alle scadenze.

4) Lavoro con clienti esteri: come gestisco IVA e fatture?

Dipende da dove è il cliente e se è soggetto passivo IVA. Per servizi di design resi a soggetti passivi UE, la regola generale di territorialità (D.P.R. 633/1972, art. 7-ter) pone l’IVA nel Paese del committente: emetti fattura senza IVA con inversione contabile e, se operi in ordinario, devi essere iscritto al VIES. Per committenti privati UE, in genere l’IVA è in Italia e applichi l’aliquota italiana, salvo eccezioni. Con clienti extra-UE soggetti passivi, la prestazione è fuori campo IVA per carenza del requisito territoriale. In forfettario non addebiti mai IVA, ma rispetti comunque le regole di territorialità e l’obbligo di e-fattura quando previsto (o documento analogico in casi particolari). Ricorda inoltre gli adempimenti per operazioni transfrontaliere via SdI secondo le regole in vigore. Conserva documenti che provano la natura del cliente (partita IVA estera valida, contratti) per eventuali controlli.

5) Cosa succede se supero i 85.000 euro in forfettario?

Le regole vigenti prevedono due soglie: a) se superi 85.000 ma resti sotto 100.000 euro, esci dal forfettario dall’anno successivo e dal 1° gennaio passerai all’ordinario; b) se superi 100.000 euro, l’uscita è immediata nell’anno stesso con applicazione dell’IVA dal momento del superamento (regola introdotta dalla L. 197/2022). In ogni caso, i contributi si calcolano sul reddito maturato. Ricorda che il passaggio di regime comporta adempimenti di IVA (liquidazioni, registri), gestione del pro-rata e degli acconti d’imposta. Pianifica il superamento della soglia: se lo vedi arrivare a metà anno, valuta tempi di incasso e contratti per evitare effetti indesiderati sulla liquidità. Per le regole aggiornate fai sempre riferimento ai documenti dell’Agenzia delle Entrate e alla normativa primaria consultabile su Normattiva.

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