Ultimo aggiornamento: agosto 2026.
Per lavorare come investigatore privato in Italia serve la licenza prefettizia ex art. 134 TULPS. Se operi in proprio ti serve anche la Partita IVA con il codice ATECO 80.30.00.
- Licenza: rilasciata dalla Prefettura ai sensi dell’art. 134 TULPS e DM 269/2010, dopo verifica requisiti morali, tecnici e antimafia.
- Partita IVA: codice ATECO 80.30.00. Regime forfettario possibile con coefficiente 78%, oppure ordinario con IRPEF a scaglioni.
- Previdenza: INPS Gestione Separata se attività professionale; INPS Commercianti se impresa/istituto organizzato con mezzi e personale.
Requisiti, licenza e quadro normativo
Normativa di riferimento
La professione di investigatore privato è un’attività di pubblica sicurezza. Richiede una licenza specifica, rilasciata dalla Prefettura competente.
I riferimenti principali sono: Testo Unico delle Leggi di Pubblica Sicurezza (R.D. 18 giugno 1931, n. 773, art. 134), Regolamento di esecuzione (R.D. 6 maggio 1940, n. 635), Decreto del Ministero dell’Interno 1 dicembre 2010, n. 269, Codice Antimafia (D.Lgs. 6 settembre 2011, n. 159), Codice Privacy (D.Lgs. 30 giugno 2003, n. 196) come modificato dal D.Lgs. 101/2018, e Regolamento (UE) 2016/679.
Puoi consultare i testi attraverso il portale Normattiva e la documentazione del Ministero dell’Interno.
Chi può ottenere la licenza
La licenza ex art. 134 TULPS è rilasciata agli istituti di investigazione privata. Può essere ditta individuale (titolare-istruttore), società o impresa già iscritta al Registro Imprese.
Il personale operativo lavora come dipendente o collaboratore dell’istituto autorizzato. Se vuoi operare da solo, sarai comunque “titolare di istituto” e dovrai ottenere tu la licenza.
Requisiti soggettivi e professionali
Requisiti morali: assenza di condanne penali, procedimenti in corso ostativi, misure di prevenzione, e rispetto dei requisiti di onorabilità previsti dal TULPS e dal Codice Antimafia.
Requisiti professionali (DM 269/2010, Allegati tecnici): accesso con almeno uno tra questi titoli: laurea triennale in giurisprudenza, scienze politiche o equipollenti; esperienza triennale documentata presso un’agenzia investigativa autorizzata; corso di perfezionamento universitario o equivalente coerente con l’investigazione privata.
Requisiti organizzativi: idoneità dei locali e delle misure di sicurezza, manuali e procedure operative, copertura assicurativa di responsabilità civile, adeguamento privacy.
Iter in Prefettura: documenti, verifiche e tempi
La domanda va presentata alla Prefettura del luogo dove ha sede l’istituto. Allegare: documenti di identità, statuti o atti societari se presenti, casellario e carichi pendenti, attestazioni dei titoli, polizza RC, planimetrie dei locali, procedure privacy, e ogni documento richiesto dal DM 269/2010.
La Prefettura avvia controlli su requisiti morali, capacità tecnica, assetto organizzativo e antimafia (D.Lgs. 159/2011). Può sentire anche la Questura.
I tempi variano per istruttoria e verifiche. Prepara un dossier ordinato e completo per ridurre richieste integrative e allungamenti.
Ambiti operativi e limiti
La licenza definisce quali servizi puoi offrire (es. investigazioni in ambito privato, commerciale, difensivo). Devi rispettare le regole su raccolta prove, limiti all’uso di strumenti e tutela dei dati.
Le attività devono rispettare il Codice Privacy e il GDPR. In molti casi si applica l’eccezione all’informativa quando l’informativa renderebbe impossibile l’indagine (art. 14, par. 5, GDPR), ma serve motivazione e registrazione interna.
Forma giuridica, iscrizioni e adempimenti iniziali
Ditta individuale o società
Se lavori da solo, apri una ditta individuale come “istituto di investigazioni” e richiedi la licenza come titolare. Se prevedi personale e mezzi strutturati, valuta una società (ad esempio s.r.l.) per responsabilità limitata e organizzazione.
La scelta incide su INPS, imposte e responsabilità patrimoniale. Valuta piano economico e rischi.
Registro Imprese, REA e domicilio digitale
Gli istituti di investigazione sono imprese di servizi. L’iscrizione al Registro Imprese e al REA è ordinaria. Serve un domicilio digitale (PEC) iscritto in INI-PEC.
Per i professionisti non iscritti ad albi, l’iscrizione al Registro Imprese è comunque richiesta perché l’attività è d’impresa soggetta a licenza di pubblica sicurezza.
Privacy, sicurezza e assicurazione
Predisponi registro dei trattamenti, nomine incaricati, valutazione dei rischi, e procedure per data breach. Se tratti dati particolari su larga scala, valuta una DPIA.
La polizza RC professionale è parte del pacchetto minimo di sicurezza richiesto dal DM 269/2010. Scegli massimali coerenti con i rischi.
Partita IVA, codice ATECO e regimi fiscali
Codice ATECO corretto
Per le investigazioni private usa il codice ATECO 80.30.00 “Servizi di investigazione privata”. È il codice standard per l’attività.
Il codice orienta gli studi di settore storici/ISA, il coefficiente del forfettario e alcuni oneri INPS in base alla qualificazione di impresa o professione.
Come aprire la Partita IVA
Compila il modello AA9/12 se sei persona fisica. Invia all’Agenzia delle Entrate tramite servizi telematici, raccomandata o consegna a mano allo sportello.
L’apertura è gratuita se fai da solo. Se deleghi un intermediario abilitato, pagherai il suo compenso. Comunica l’inizio attività entro 30 giorni.
Scelta del regime fiscale
Regime forfettario: imposta sostitutiva 15%, ridotta al 5% per i primi 5 anni se rispetti le condizioni per nuova attività. Limite di ricavi annui pari a 85.000 euro (Legge 190/2014 e successive modifiche). Nel forfettario non addebiti IVA e non detrai IVA sugli acquisti.
Coefficiente di redditività: per l’attività di investigazione privata è generalmente il 78%. L’imponibile forfettario è pari a ricavi x 78%, meno i contributi previdenziali deducibili.
Regime ordinario: applichi IVA alle fatture e detrai l’IVA sugli acquisti. Determini il reddito per competenza o cassa semplificata, sottraendo i costi deducibili e i contributi.
Aliquote IRPEF 2026 e calcolo
Aliquote IRPEF 2026: 23% fino a 28.000 euro; 33% da 28.001 a 50.000 euro; 43% oltre 50.000 euro. Le trovi nei provvedimenti annuali di finanza pubblica e nelle istruzioni dell’Agenzia delle Entrate.
Esempio ordinario: incassi 90.000 euro, costi 15.000, contributi 5.000. Imponibile 70.000. IRPEF: 23% su 28.000, 33% su 22.000, 43% su 20.000. Aggiungi addizionali regionali e comunali. Sottrai detrazioni spettanti.
Esempio forfettario: incassi 60.000. Reddito = 60.000 x 78% = 46.800. Contributi versati anno precedente 8.000. Imponibile = 46.800 – 8.000 = 38.800. Imposta sostitutiva 15% = 5.820 (oppure 5% = 1.940 nei primi 5 anni se ne hai diritto). Acconti e saldi seguono scadenze di giugno e novembre.
Fatturazione elettronica e ritenute
La fatturazione elettronica è obbligatoria per tutti, anche per i forfettari, tramite il Sistema di Interscambio (D.Lgs. 127/2015 e norme attuative). Emissione entro 12 giorni dalla prestazione o pagamento, secondo il principio adottato.
Nel forfettario non subisci ritenuta d’acconto e indichi in fattura la norma di esclusione. Nel regime ordinario le fatture verso sostituti possono avere ritenuta del 20% se prestazione professionale e se applicabile.
Previdenza: come scegliere la gestione INPS e calcolare i contributi
Gestione Separata o Gestione Commercianti
Se operi come professionista senza struttura organizzata, di norma versi alla Gestione Separata INPS. L’aliquota per i professionisti senza altra tutela si attesta intorno al 26% nel 2026 secondo le circolari INPS annuali.
Se gestisci un istituto con organizzazione di mezzi e personale, l’INPS può inquadrare nell’Assicurazione Commercianti. In tal caso paghi contributi fissi su minimali, più una percentuale sull’eccedenza.
Numeri pratici
Gestione Separata: contributi = aliquota x imponibile previdenziale. Nel forfettario l’imponibile previdenziale coincide con il reddito forfettario prima della deduzione dei contributi. Nell’ordinario è il reddito professionale netto.
Gestione Commercianti: versamenti trimestrali con minimali anche a reddito basso, e conguaglio a saldo. Tieni conto del costo fisso nel business plan se prevedi dipendenti o mezzi rilevanti.
Regola decisionale rapida
Seleziona in 4 passi il percorso corretto
1) Hai uno dei requisiti professionali (laurea, esperienza triennale, corso)? Se sì, passa al punto 2. Se no, ottieni prima il titolo o l’esperienza richiesti dal DM 269/2010.
2) Vuoi lavorare sotto un’agenzia o aprire il tuo istituto? Se vuoi lavorare sotto un’agenzia, cerca assunzione presso istituto autorizzato. Se vuoi il tuo istituto, prepara la domanda di licenza in Prefettura.
3) Hai una struttura con personale e mezzi? Se sì, impresa strutturata: verosimile INPS Commercianti, valuta società di capitali. Se no, attività individuale snella: probabile INPS Gestione Separata.
4) Stima ricavi e costi. Se ricavi previsti sotto 85.000 e pochi costi, preferisci forfettario (coefficiente 78%, imposta 15% o 5%). Se hai molti costi e investimenti, scegli ordinario con IVA detraibile e IRPEF a scaglioni.
Scadenze, costi e adempimenti periodici
Prima dell’avvio
Licenza prefettizia: istruttoria e rilascio. Preparazione documentale, polizza RC, procedure privacy. Iscrizione al Registro Imprese e REA. Apertura Partita IVA con modello AA9/12. Domicilio digitale attivo.
Durante l’anno
Fatture elettroniche entro termini. Conservazione digitale. Registri IVA se in ordinario. Tenuta documentazione privacy e registro trattamenti.
Contributi INPS: rate trimestrali (Commercianti) o in sede di saldo e acconti (Gestione Separata). Imposte: saldo e primo acconto a giugno, secondo acconto a novembre.
Costi tipici
Apertura: zero se fai da solo; costo dell’intermediario se deleghi. Gestione: imposte (forfettario 15% o 5%; ordinario con scaglioni 23%-33%-43%), contributi INPS secondo gestione, consulente fiscale tra 700 e 1.500 euro annui in base al regime e ai servizi.
Includi anche polizza RC, eventuale canone software di fatturazione, e formazione obbligatoria su privacy e sicurezza.
Tabella scenari, requisiti e tempistiche
| Scenario | Requisiti principali | Adempimenti e gestione | Tempistiche indicative |
|---|---|---|---|
| Dipendente presso istituto autorizzato | Requisiti morali; titolo/esperienza previsti dal DM 269/2010 | Assunzione; formazione privacy; nessuna Partita IVA personale | 1-3 mesi per selezione e assunzione |
| Ditta individuale titolare di istituto (forfettario) | Licenza Prefettura ex art. 134 TULPS; codice ATECO 80.30.00; coefficiente 78% | AA9/12; Registro Imprese/REA; PEC; e-fatture; imposta sostitutiva 15% o 5%; INPS Gestione Separata di regola | Prefettura 60-120 giorni; Partita IVA in 1-3 giorni; iscrizioni 1-2 settimane |
| Impresa organizzata con personale (ordinario) | Licenza Prefettura; struttura e mezzi; polizza RC elevata | Società di capitali consigliata; IVA; registri; IRPEF/IRES; INPS Commercianti per titolari e soci operativi | Costituzione 1-2 settimane; licenza 60-150 giorni; piena operatività 2-3 mesi |
| Passaggio da forfettario a ordinario | Ricavi oltre 85.000 o convenienza economica | Applicazione IVA; nuove scritture; acconti rimodulati; valutare regimi IVA speciali se applicabili | Dal periodo d’imposta successivo o per superamento soglia in corso d’anno |
FAQ
1) Posso fare l’investigatore privato senza licenza se apro solo la Partita IVA?
No. La Partita IVA è un requisito fiscale. Non sostituisce la licenza prefettizia. L’art. 134 TULPS stabilisce che l’attività di investigazione privata è soggetta a licenza di pubblica sicurezza. Senza licenza rischi sanzioni penali e il sequestro dell’attività. La Prefettura verifica onorabilità, capacità tecnica, assetto organizzativo e coperture assicurative. Solo dopo il rilascio della licenza puoi operare come istituto, anche se sei una ditta individuale. La Partita IVA serve per fatturare e gestire le imposte. La licenza serve per poter svolgere legalmente le indagini.
2) Regime forfettario o ordinario: cosa conviene a un investigatore privato?
Dipende dal tuo mix ricavi-costi e dagli investimenti. Se prevedi ricavi entro 85.000 euro, spese contenute e attrezzature leggere, il forfettario è spesso conveniente. Applichi imposta sostitutiva al 15% (o 5% per i primi 5 anni se rispetti i requisiti) sul reddito calcolato con coefficiente 78% e deduci i soli contributi. Non applichi IVA e semplifichi molto la contabilità. Se invece hai molti costi deducibili (personale, noleggi, tecnologia, sicurezza), l’ordinario può convenire perché deduci i costi reali e recuperi l’IVA sugli acquisti. Con l’ordinario però sostieni una gestione più complessa e paghi l’IRPEF a scaglioni (23%-33%-43% nel 2026), oltre alle addizionali. Simula numeri reali per scegliere: è la via più solida.
3) A quale INPS devo iscrivermi come investigatore privato?
Se svolgi l’attività in forma “professionale” senza una struttura organizzata di mezzi e personale, l’INPS ti inquadra di norma in Gestione Separata. Paga un’aliquota intorno al 26% sul reddito imponibile previdenziale. Se invece gestisci un’impresa con organizzazione stabile, personale e mezzi, l’INPS può richiedere l’iscrizione alla Gestione Commercianti. In questo caso verserai contributi fissi su minimali trimestrali, più una percentuale sull’eccedenza. La distinzione si basa sui fatti: tipo di organizzazione, dipendenti, sede e dotazioni. In dubbio, chiedi un parere scritto al consulente e, se necessario, interpella l’INPS territoriale con una relazione sull’assetto.
4) Quali regole privacy devo rispettare nelle indagini?
Devi applicare il GDPR e il Codice Privacy. Predisponi il registro dei trattamenti, nomina eventuali responsabili esterni, addestra il personale, limita gli accessi ai dati e imposta misure tecniche adeguate (crittografia, logging, gestione dispositivi). Informativa e consenso non sono sempre richiesti verso i soggetti indagati, se l’informativa comprometterebbe l’indagine (art. 14, par. 5, lett. b, GDPR). In tal caso annota la deroga e i motivi. Conserva i dati per il tempo strettamente necessario. Gestisci i diritti degli interessati con attenzione, valutando le eccezioni. Documenta ogni scelta. In caso di data breach, valuta l’obbligo di notifica al Garante e agli interessati entro i termini.
5) Quanto costa in pratica partire e mantenere l’attività?
Apertura Partita IVA: zero se fai da solo; con un intermediario paghi il suo onorario. Licenza prefettizia: non c’è una tariffa fissa, ma sostieni costi per documenti, polizza RC e adeguamenti dei locali e delle procedure. Gestione annuale: in forfettario paghi l’imposta sostitutiva (15% o 5%), i contributi INPS e il consulente (700-1.500 euro tipici, variabili per complessità). In ordinario aggiungi IVA, registri e adempimenti più articolati. Prevedi anche i costi operativi: strumenti investigativi, software, veicoli, formazione, e un fondo per spese impreviste. Un business plan iniziale con tre scenari (prudente, realistico, ambizioso) ti aiuta a evitare sorprese sul cash flow.
