Ultimo aggiornamento: agosto 2026.
Per lavorare come parrucchiere devi avere i requisiti professionali di legge e aprire una ditta individuale con Partita IVA (ATECO 96.02.01), iscrizione all’Albo Artigiani/INPS, INAIL e SCIA al SUAP.
- Requisiti professionali: come da Legge 174/2005 e standard regionali (formazione+tirocinio oppure esperienza triennale documentata negli ultimi cinque anni).
- Adempimenti: ComUnica per Partita IVA/Registro Imprese/INPS/INAIL, SCIA al SUAP, PEC e firma digitale (D.P.C.M. 6 maggio 2009; D.P.R. 160/2010).
- Fisco e contributi: Regime forfettario (soglia 85.000 euro; coefficiente 67% per ATECO 96.02.01) o ordinario; INPS Artigiani con minimi e aliquota percentuale.
Chi può esercitare: requisiti legali nel 2026
In Italia l’attività di acconciatore comprende parrucchiere e barbiere. La regola base è nella Legge 174/2005, disponibile su Normattiva. La legge impone un requisito professionale per chi svolge l’attività in proprio.
Via 1: formazione regionale e pratica
La strada più comune è un percorso regionale. Prevede un corso abilitante biennale con esame finale. A seguire, un periodo pratico in salone. La durata e i moduli sono fissati dagli standard regionali, secondo gli accordi in Conferenza Stato-Regioni.
Quando diciamo “formazione regionale” intendiamo un corso riconosciuto dalla tua Regione. Include teoria (igiene, sicurezza, tecnica) e pratica in laboratorio. Serve l’attestato finale.
Via 2: esperienza lavorativa
Puoi arrivare all’abilitazione anche con l’esperienza. In sintesi: almeno tre anni di lavoro qualificato come dipendente, collaboratore familiare o apprendista presso un salone. Devi maturarli negli ultimi cinque anni e dimostrarli con documenti.
Le Regioni possono richiedere integrazioni (ad esempio moduli formativi brevi). Il quadro nasce sempre dalla Legge 174/2005 e dagli atti della Conferenza Stato-Regioni, consultabili sui siti istituzionali.
Perché non puoi usare la prestazione occasionale
L’attività di parrucchiere è organizzata e professionale. Rientra nell’impresa artigiana. La prestazione occasionale, prevista dall’art. 2222 del Codice civile, vale per lavori episodici e non organizzati.
Qui c’è un locale, attrezzature, sicurezza, igiene, incassi con scontrino. Quindi serve l’iscrizione al Registro Imprese e la SCIA comunale. Le fonti sono Normattiva (Codice civile) e Ministero delle Imprese e del Made in Italy per l’impresa artigiana (Legge 443/1985).
Come aprire: il percorso amministrativo
ComUnica: tutto in un invio
ComUnica è la Comunicazione Unica al Registro Imprese. Con una sola pratica apri Partita IVA, ti iscrivi al Registro Imprese e all’Albo Artigiani, attivi l’INPS Artigiani e l’INAIL. È prevista dal D.P.C.M. 6 maggio 2009.
Serve la firma digitale. La pratica si invia alla Camera di Commercio competente. L’iscrizione all’Albo Imprese Artigiane segue la Legge-quadro per l’artigianato (Legge 443/1985, Normattiva).
SCIA al SUAP del Comune
Dopo ComUnica, presenti la SCIA (Segnalazione Certificata di Inizio Attività) al SUAP del Comune dove ha sede il salone. È regolata dal D.P.R. 160/2010. Con la SCIA puoi iniziare subito, se hai tutti i requisiti.
Il Comune e l’ASL verificano requisiti igienico-sanitari, impianti e barriere architettoniche. Si applicano il Testo Unico Edilizia se fai lavori (D.P.R. 380/2001), il D.Lgs. 81/2008 per la sicurezza sul lavoro e le norme igieniche regionali.
Codice ATECO corretto
Per il parrucchiere usa il codice ATECO 96.02.01 “Servizi dei parrucchieri e barbieri” secondo la classificazione ISTAT ATECO 2007. Questo codice ti inquadra correttamente per fisco, INPS e INAIL.
Se affianchi trattamenti estetici, potresti aggiungere 96.02.02. Valuta la compatibilità normativa e formativa per l’estetista. Le abilitazioni sono distinte (Legge 1/1990 per l’estetista, Normattiva).
PEC e firma digitale
Ogni impresa individuale deve avere un domicilio digitale (PEC). È obbligatorio iscriverlo al Registro Imprese. La mancata comunicazione comporta sanzioni camerali. La firma digitale serve per firmare le pratiche.
Regime fiscale e contabile
Regime forfettario
È il regime semplificato per le persone fisiche. La base è la Legge 190/2014, con modifiche delle leggi di bilancio successive. La soglia di accesso è 85.000 euro annui. L’uscita è immediata se superi 100.000 euro nell’anno, secondo le norme recenti.
Con il forfettario non deduci le spese una ad una. Applichi un coefficiente di redditività ai ricavi. Per ATECO 96.02.01 il coefficiente tipico è 67%. Il risultato è il reddito su cui calcoli l’imposta sostitutiva.
L’imposta è 15%. Può scendere al 5% per i primi cinque anni se rispetti le condizioni di start-up previste dalla Legge 190/2014 (assenza di attività simile recente, avvio ex novo, altri requisiti).
Regime ordinario semplificato
Se superi la soglia o scegli la contabilità ordinaria, applichi l’IVA e l’IRPEF a scaglioni. Le imprese minori usano il principio di cassa, cioè tassano gli incassi effettivi (Legge 232/2016; TUIR e D.P.R. 633/1972, Normattiva).
In ordinario deduci le spese reali e ammortizzi i beni. Serve una contabilità più precisa e quindi costi amministrativi più alti.
Fatturazione elettronica e corrispettivi
La fatturazione elettronica è obbligatoria anche per i forfettari. Lo ha esteso il legislatore in più fasi. Nel 2026 è generalizzata per tutti i titolari di Partita IVA, secondo i provvedimenti dell’Agenzia delle Entrate.
Per i saloni, gli incassi sono corrispettivi. Devi usare un registratore telematico e inviare i dati dei corrispettivi al fisco (D.Lgs. 127/2015 e provvedimenti attuativi dell’Agenzia delle Entrate). Rilasci il “documento commerciale”.
POS obbligatorio
Devi accettare pagamenti elettronici. L’obbligo ha sanzioni immediate in caso di rifiuto (Decreto-Legge 36/2022, Normattiva). Tienilo sempre disponibile, anche per piccoli importi.
Contributi previdenziali e assicurativi
INPS Artigiani: come si calcolano
Ti iscrivi alla Gestione Artigiani INPS. Paghi contributi fissi su un reddito minimale definito ogni anno da INPS tramite circolare. Li versi in quattro rate trimestrali con F24.
Se il reddito supera il minimale, paghi anche contributi variabili percentuali. L’aliquota ordinaria per gli artigiani è definita ogni anno da INPS. Oltre una certa soglia di reddito è previsto un incremento aggiuntivo dell’1%.
Controlla sempre la circolare INPS “Contribuzione artigiani e commercianti” dell’anno in corso. È la fonte ufficiale per minimali, massimali e aliquote.
Riduzione del 35% per il forfettario
Se aderisci al forfettario puoi chiedere la riduzione del 35% dei contributi INPS (art. 1, comma 77, Legge 190/2014 e atti INPS). Va richiesta con apposita domanda e vale finché resti nel regime.
INAIL: copertura obbligatoria
La lavorazione manuale in salone espone a rischi. Serve la posizione INAIL. Paghi un premio calcolato su basi e tassi fissati da INAIL per il tuo codice tariffa. La copertura è obbligatoria per titolare e addetti esposti.
Requisiti del locale e igiene
Locali, impianti e igiene
Il locale deve rispettare i requisiti igienico-sanitari previsti da regolamenti regionali e comunali. Di norma servono areazione, acqua calda e fredda, superfici lavabili, sterilizzazione degli strumenti e adeguata gestione dei rifiuti.
L’ASL può effettuare controlli. La SCIA include planimetrie, dichiarazioni impianti e indicazioni sull’accessibilità. Valgono anche le regole del D.Lgs. 81/2008 su sicurezza e formazione.
Lavoro a domicilio e in conto terzi
Puoi offrire servizi a domicilio se lo prevede il regolamento comunale e rispetti l’igiene. Resta necessario avere la Partita IVA, i requisiti professionali e l’iscrizione artigiana. Indica in SCIA anche l’eventuale attività itinerante.
Regola decisionale rapida
– Se hai il titolo regionale o i tre anni di esperienza documentata, puoi aprire: passa a ComUnica e prepara la SCIA.
– Se non hai i requisiti, iscriviti al percorso regionale o completa l’esperienza in salone prima di avviare l’attività.
– Se prevedi ricavi fino a 85.000 euro, valuta il forfettario; se superi, scegli l’ordinario.
– Se lavori su appuntamento con incassi al dettaglio, attiva registratore telematico e POS da subito.
– Se aggiungi estetica, verifica abilitazione distinta e aggiunta del codice ATECO corretto prima della SCIA.
Costi di apertura e gestione nel 2026
Costi di apertura (stima)
– Diritti e bolli camerali/Registro Imprese: in genere poche decine di euro.
– Diritto camerale annuale: circa 50-120 euro in base alla Camera di Commercio.
– SCIA SUAP: spesso tra 0 e 200 euro secondo il Comune.
– PEC: circa 5-15 euro/anno; firma digitale: 25-50 euro/anno.
– Onorario dell’intermediario (se delega): tipicamente 300-600 euro in base alla complessità.
Costi di gestione ricorrenti (stima)
– Commercialista/gestione contabile: più basso in forfettario, più alto in ordinario.
– Diritto camerale annuale.
– INPS Artigiani: contributi minimi in 4 rate + parte variabile se superi il minimale. Verifica importi nella circolare INPS 2026.
– INAIL: premio annuale in base alla classificazione del rischio.
– Canone del registratore telematico/manutenzione e software fatture elettroniche.
Esempio numerico semplificato in forfettario
Poniamo ricavi annui 30.000 euro con ATECO 96.02.01. Reddito forfettario: 30.000 x 67% = 20.100 euro. Imposta sostitutiva: 15% di 20.100 = 3.015 euro (oppure 5% se start-up: 1.005 euro).
Aggiungi i contributi INPS: minimi + percentuale sulla quota oltre il minimale. Se hai diritto alla riduzione del 35%, applicala ai contributi dovuti. Ricorda: i contributi si deducono dal reddito prima dell’imposta.
Vendita di prodotti in salone
Puoi vendere shampoo, cere o accessori ai clienti. È attività accessoria di commercio al dettaglio. Va comunicata in SCIA, può richiedere integrazioni locali e incide su contabilità e sicurezza dei prodotti (Regolamento cosmetici UE, etichettatura).
Norme e fonti utili
– Legge 174/2005 (acconciatore), disponibile su Normattiva.
– Legge 443/1985 (artigianato), Normattiva.
– D.P.C.M. 6 maggio 2009 (ComUnica).
– D.P.R. 160/2010 (SUAP e SCIA).
– D.Lgs. 81/2008 (sicurezza lavoro).
– D.Lgs. 127/2015 e provvedimenti Agenzia delle Entrate (corrispettivi telematici; e-fattura).
– Legge 190/2014 e leggi di bilancio successive (regime forfettario).
– Circolari INPS annuali “Contribuzione artigiani e commercianti”.
| Scenario | Requisiti professionali | Adempimenti chiave | Tempistiche e note |
|---|---|---|---|
| Neo-abilitato con salone fisso | Attestato regionale + pratica come da Legge 174/2005 | ComUnica (P.IVA, Registro, Albo Artigiani, INPS, INAIL); SCIA SUAP; RT e POS; PEC | ComUnica in 1-3 giorni; SCIA con avvio immediato; RT attivo prima dell’apertura |
| Professionista con 3 anni di esperienza | Esperienza documentata negli ultimi 5 anni | Stessi adempimenti; verifica locale con ASL; scelta regime fiscale | Tempi simili; raccogli documenti di esperienza prima della SCIA |
| Servizi a domicilio/itinerante | Come sopra (titolo o esperienza) | ComUnica; SCIA con indicazione attività fuori sede; gestione igiene e sicurezza portatile | Avvio con SCIA; nessun locale fisso, ma restano obblighi fiscali e POS |
| Salone con vendita cosmetici | Come sopra; eventuali moduli formativi per estetica se aggiungi servizi estetici | Aggiunta attività commerciale in SCIA; ATECO aggiuntivi; gestione scontrini | SCIA integrativa; verifica etichettatura e registratore per corrispettivi misti |
FAQ
Posso iniziare come parrucchiere con prestazione occasionale per “provare” l’attività?
No. La prestazione occasionale serve per lavori sporadici, senza organizzazione, e non per attività d’impresa che richiedono autorizzazioni. Il parrucchiere è attività artigiana con requisiti igienici e professionali. Serve Partita IVA, iscrizione al Registro Imprese/Albo Artigiani, INPS e SCIA. La base giuridica è l’art. 2222 del Codice civile (lavoro autonomo occasionale), la Legge 174/2005 per l’acconciatore e la Legge 443/1985 per l’artigianato, tutte consultabili su Normattiva. Operare senza titoli e senza SCIA espone a sanzioni amministrative e, nei casi più seri, a sospensione dell’attività.
Qual è il codice ATECO giusto per parrucchiere e quando aggiungere estetica?
Per il parrucchiere il codice ATECO corretto è 96.02.01 “Servizi dei parrucchieri e barbieri” (classificazione ISTAT ATECO 2007). Se offri anche servizi di estetica, inquadra 96.02.02 “Servizi degli istituti di bellezza”. Ricorda che l’estetica ha una sua abilitazione distinta rispetto all’acconciatura (Legge 1/1990 su Normattiva e standard regionali). Se vendi prodotti cosmetici, potrebbe servire l’estensione per commercio al dettaglio in SCIA. Verifica con il SUAP comunale eventuali integrazioni documentali e l’adeguatezza dei locali per i servizi aggiuntivi.
Quale regime fiscale conviene nel 2026: forfettario o ordinario?
Dipende da ricavi, costi reali e contributi. Il forfettario è semplice e spesso conveniente sotto 85.000 euro di ricavi. Per ATECO 96.02.01 applichi il coefficiente 67% e l’imposta sostitutiva al 15% (o 5% per start-up nei primi cinque anni, se rispetti i requisiti della Legge 190/2014). Non detrai l’IVA e non deduci il singolo costo, ma deduci i contributi INPS dal reddito. L’ordinario conviene se sostieni molti costi deducibili/ammortamenti o se superi la soglia. In ordinario versi l’IVA, applichi l’IRPEF a scaglioni vigenti e gestisci una contabilità più strutturata. Valuta anche l’effetto dei contributi INPS: nel forfettario puoi chiedere la riduzione del 35% (fonti: Normattiva, Agenzia delle Entrate, circolari INPS).
Quali sono i requisiti igienico-sanitari minimi del salone e come li dichiaro?
Ogni Regione e Comune stabiliscono i dettagli. In generale servono: locali aerati e illuminati, superfici lavabili, acqua calda e fredda, lavabi, sterilizzazione/ disinfezione strumenti, gestione dei rifiuti secondo le regole locali, spogliatoi e servizi igienici separati se richiesti. Gli impianti devono essere a norma con dichiarazioni di conformità. In SCIA alleghi planimetria, dichiarazioni e autocertificazioni previste. L’ASL può controllare dopo l’avvio. Si applicano anche le regole sulla sicurezza lavoro (D.Lgs. 81/2008) e sull’accessibilità. Verifica il regolamento comunale per eventuali distanze minime, altezze e dotazioni obbligatorie. Le fonti sono i siti del Comune e dell’ASL, il D.P.R. 160/2010 per la SCIA e Normattiva per le leggi nazionali.
Posso lavorare solo a domicilio senza locale fisso? Che cosa cambia per fisco e contributi?
Sì, puoi offrire servizi a domicilio se il regolamento comunale lo consente e rispetti igiene e sicurezza degli strumenti. Restano però invariati gli obblighi: Partita IVA, iscrizione al Registro Imprese/Albo Artigiani, INPS Artigiani, eventuale INAIL, SCIA con indicazione dell’attività itinerante o a domicilio. Fiscalmente non cambia: scegli tra forfettario e ordinario, emetti documento commerciale o fattura elettronica quando richiesto, usi POS e trasmetti i corrispettivi (D.Lgs. 127/2015). Attenzione alla privacy in casa del cliente e al trasporto sicuro di attrezzature e prodotti. La base normativa resta la stessa (Legge 174/2005; D.P.R. 160/2010; circolari INPS/INAIL; provvedimenti dell’Agenzia delle Entrate).
