Ultimo aggiornamento: agosto 2026.
I ricavi sono gli incassi effettivi, il fatturato è la somma delle fatture emesse. Per calcolare i ricavi somma quanto hai incassato nell’anno, poi determina la base imponibile secondo il tuo regime fiscale.
- Ricavi = somme incassate nell’anno; fatturato = importi fatturati. Non sono la stessa cosa.
- Principio di cassa: professionisti e imprese in semplificata. Principio di competenza: imprese in ordinaria.
- Trovi i ricavi dai registri incassi/pagamenti o dal conto bancario dedicato all’attività.
Ricavi vs fatturato: definizioni operative e basi di legge
Ricavi e fatturato non coincidono. Il fatturato è la somma delle fatture emesse in un periodo. Include anche importi ancora da incassare.
I ricavi sono le somme incassate. Nel linguaggio fiscale, per i professionisti si parla di compensi. Sono gli importi che entrano davvero nel tuo conto.
Base normativa. Per i lavoratori autonomi vale il principio di cassa: si tassano i compensi incassati (Testo Unico delle Imposte sui Redditi, art. 54, consultabile su Normattiva). Per le imprese minori in contabilità semplificata si applicano regole improntate alla cassa (TUIR art. 66 e modifiche introdotte dal D.L. 50/2017; contabilità semplificata disciplinata dal D.P.R. 600/1973, art. 18). Per le imprese in contabilità ordinaria vale la competenza economica: ricavi e costi si considerano quando maturano, non quando si incassano o si pagano (TUIR artt. 83 e 109). L’IVA resta fuori dal reddito, perché è un’imposta a valle (D.P.R. 633/1972).
Principio di cassa e principio di competenza: come incidono sui ricavi
Principio di cassa. Tassazione sugli incassi effettivi. Riguarda professionisti e forfettari. Riguarda anche le imprese minori in semplificata. Conta la data di incasso del corrispettivo.
Principio di competenza. Tassazione quando il ricavo matura, a prescindere dall’incasso. Riguarda le imprese in contabilità ordinaria. Conta la consegna del bene o l’ultimazione della prestazione.
Fonti utili. Normattiva per il TUIR (art. 54 per i professionisti; art. 66 per le imprese minori; artt. 83 e 109 per la competenza). Agenzia delle Entrate per chiarimenti operativi: Circolare 10/E del 2016 (regime forfettario), Circolare 11/E del 2017 (semplificata “per cassa”).
Casi pratici tipici
Fattura di dicembre incassata a gennaio. Con la cassa la tassi l’anno dopo. Con la competenza la tassi nell’anno di ultimazione della prestazione.
Acconti. Con la cassa l’acconto incassato è ricavo dell’anno in cui entra. Con la competenza l’acconto segue le regole di maturazione del ricavo.
POS e commissioni. Ricavo è l’incasso lordo pagato dal cliente. Le commissioni del POS sono un costo. In forfettario non deduci il costo, perché usi il coefficiente di redditività.
Come calcolare i ricavi annui in pratica
Metodo 1: registri incassi/pagamenti. Se tieni i registri, individua ogni incasso dell’anno e somma. Includi bonifici, POS, contanti, assegni.
Metodo 2: conto bancario dedicato. Se usi un conto solo per l’attività, somma le entrate dall’1 gennaio al 31 dicembre. Escludi bonifici tra tuoi conti e rimborsi personali.
Conto promiscuo. Se il conto è misto, filtra i movimenti per causale e anagrafica. Concilia con estratti POS e scadenziario. Questo evita di sommare movimenti non professionali.
Attenzione all’IVA. Il ricavo ai fini reddituali non include l’IVA. Se incassi 122 euro con IVA 22%, il ricavo è 100. In forfettario emetti fattura con IVA se obbligato per specifici casi, ma di norma non addebiti IVA: il ricavo coincide con l’incasso lordo.
Note di credito e resi. Se rimborsi un cliente e fai nota di credito, riduci i ricavi dell’anno in cui avviene l’incasso originario o adegua l’anno corrente secondo la prassi corretta. Verifica con le regole di registrazione previste dall’Agenzia delle Entrate.
Base imponibile e imposte 2026: ordinario vs forfettario
Regime ordinario per professionisti (lavoro autonomo). Calcoli la base imponibile sottraendo dai compensi incassati i costi inerenti pagati o imputati secondo regole fiscali. Esempi: affitto studio, utenze, software, formazione, assicurazione, contributi previdenziali. Riferimento: TUIR art. 54 e prassi dell’Agenzia delle Entrate.
Imprese in semplificata. Applichi le regole di cassa/registrazione introdotte dal D.L. 50/2017 per determinare il reddito (TUIR art. 66). I costi seguono logiche omogenee agli incassi, con semplificazioni sui registri.
Imprese in ordinaria. Usi la competenza economica: ricavi e costi maturano per competenza (TUIR artt. 83 e 109). Serve una contabilità completa.
Regime forfettario. La base imponibile è data dai ricavi/compensi incassati moltiplicati per il coefficiente di redditività (percentuale che stima il margine imponibile), previsto dalla Legge 190/2014, art. 1, commi 54-89. I contributi previdenziali obbligatori si deducono dal reddito forfettario.
Aliquote 2026. IRPEF per ordinario: 23% fino a 28.000 euro; 33% da 28.001 a 50.000 euro; 43% oltre 50.000 euro (aliquote aggiornate ai sensi dell’art. 11 del TUIR come modificato dalla legge di bilancio 2026). In forfettario imposta sostitutiva 15%, oppure 5% per start-up che rispettano i requisiti nei primi 5 anni (Legge 190/2014). Restano dovute le addizionali regionali e comunali in ordinario; in forfettario no, perché l’imposta è sostitutiva dell’IRPEF e relative addizionali.
Esempi numerici semplificati
Professionista in ordinario. Laura emette 50.000 euro e incassa 40.000 nel 2026. Ha costi deducibili per 10.000 euro. Base imponibile: 40.000 – 10.000 = 30.000 euro. IRPEF: 23% fino a 28.000; 33% sui restanti 2.000. Più contributi previdenziali secondo gestione competente (esempio: Cassa Forense; norme previdenziali di settore e Legge 335/1995 per principi generali).
Professionista in forfettario. Laura incassa 40.000 euro. Coefficiente di redditività dell’attività professionale: 78% (categoria attività professionali). Reddito forfettario: 40.000 x 78% = 31.200 euro. Imposta sostitutiva: 15% (o 5% se start-up con requisiti). Deduce dal reddito i contributi previdenziali obbligatori versati.
Soglie del forfettario. Limite di accesso e permanenza: 85.000 euro di ricavi/compensi annui. Superamento tra 85.001 e 100.000 euro: esci dal forfettario dall’anno successivo. Superamento uguale o superiore a 100.000 euro: decadenza immediata nell’anno di superamento, con passaggio al regime ordinario dal mese successivo (Legge 197/2022, disposizioni sulla soglia 85.000 e uscita immediata; prassi Agenzia delle Entrate).
Regola decisionale rapida
Identifica chi sei e applica la regola giusta
Sei un professionista con Partita IVA? Applica la cassa: i ricavi sono gli incassi dell’anno. Per la base imponibile, in ordinario deduci i costi; in forfettario applichi il coefficiente di redditività.
Sei una ditta individuale in semplificata? Applica la cassa/registrazione: i ricavi seguono gli incassi. I costi seguono pagamenti/registrazioni secondo le regole del TUIR art. 66 e D.L. 50/2017.
Sei una ditta in ordinaria? Applica la competenza: i ricavi seguono consegna/ultimazione della prestazione. I costi seguono la maturazione. Gli incassi non determinano i ricavi fiscali.
Usi il forfettario? Conta solo quanto incassi. Calcola il reddito con il coefficiente. Tieni d’occhio la soglia 85.000 e il tetto 100.000 per l’uscita.
Hai un conto dedicato all’attività? Somma le entrate utili. Hai un conto promiscuo? Riconcilia estratti conto, registri IVA e scadenziario. Escludi movimenti non professionali e partite di giro.
Errori comuni e come evitarli
Confondere fatturato e ricavi. Ricorda: il fisco tassa incassi in cassa e maturazione in competenza. Non sommare solo le fatture emesse.
Conto promiscuo non riconciliato. Senza riconciliazione rischi di includere rimborsi personali o bonifici tra conti. Etichetta ogni movimento e conserva la documentazione.
Commissioni POS sottratte dall’incasso. Il ricavo è l’importo pagato dal cliente. Le commissioni sono un costo. In forfettario non si deducono perché già “coperti” dal coefficiente.
Note di credito dimenticate. Rilevale correttamente per rettificare ricavi e IVA. Consulta la prassi dell’Agenzia delle Entrate per la tempistica corretta.
Incassi esteri non tracciati. Anche i pagamenti tramite piattaforme o wallet esteri sono ricavi. Documentali e convertili al tasso corretto del giorno d’incasso.
| Scenario | Regime/Contabilità | Cosa conta come ricavo | Tempistiche e azioni operative |
|---|---|---|---|
| Professionista (avvocato, consulente) | Ordinario per autonomi (TUIR art. 54) | Compensi incassati (al netto IVA se addebitata) | Somma incassi dal 1/1 al 31/12; deduci costi inerenti; calcola IRPEF 2026 a scaglioni |
| Ditta individuale in semplificata | Semplificata “per cassa” (TUIR art. 66; D.L. 50/2017) | Incassi secondo registri incassi/pagamenti | Riconcilia registri IVA ed estratti conto; applica regole cassa/registrazione |
| Ditta in ordinaria (commercio/servizi) | Ordinaria per competenza (TUIR artt. 83 e 109) | Ricavi per maturazione (consegna/ultimazione) | Rileva ricavi/costi per competenza; inventari e ratei/risconti a fine anno |
| Professionista in forfettario | Forfettario (L. 190/2014) | Incassi effettivi | Moltiplica per coefficiente di redditività; imposta sostitutiva 15% o 5% start-up |
| Forfettario vicino a 85.000 euro | Forfettario con verifica soglia | Incassi dell’anno | Se superi 85.000 ma resti sotto 100.000: esci l’anno dopo; pianifica passaggio |
| Forfettario oltre 100.000 euro | Decadenza immediata | Incassi oltre soglia | Passi a ordinario dal mese successivo; adegua fatture e IVA; segui prassi Agenzia |
FAQ
Come distinguo in modo certo tra fatturato, ricavi e utile netto ai fini delle tasse?
Fatturato: è il totale delle fatture emesse in un periodo. Include importi non ancora incassati. Serve per analisi commerciali e per verificare eventuali soglie di regime.
Ricavi/compensi: sono somme effettivamente incassate. In cassa coincidono con il momento in cui entrano i soldi sul conto o in contanti. In competenza i ricavi si guardano quando maturano, indipendentemente dall’incasso. Fiscalmente, l’IVA non è ricavo perché è un’imposta che versi allo Stato.
Utile netto: è ciò che resta dopo i costi e i contributi. In ordinario: utile = ricavi imponibili – costi deducibili – contributi previdenziali deducibili. In forfettario: redditometro “forfettario” = incassi x coefficiente di redditività; poi sottrai i contributi. L’imposta si calcola su questo valore. Fonti: TUIR art. 54 (autonomi), art. 66 (imprese minori), artt. 83 e 109 (competenza), Legge 190/2014 (forfettario), D.P.R. 633/1972 (IVA).
Emetto fattura a dicembre e incasso a gennaio: in quale anno tassare l’importo?
Dipende dal tuo regime contabile. Con la cassa (professionisti, forfettari, imprese in semplificata) tassiamo l’anno dell’incasso. Quindi la fattura di dicembre incassata a gennaio si tassa nell’anno successivo.
Con la competenza (imprese in ordinaria) tassiamo nell’anno di maturazione del ricavo. Se la prestazione si è ultimata a dicembre o la merce si è consegnata a dicembre, il ricavo è dell’anno in corso, anche se l’incasso avviene a gennaio. Fonti: TUIR art. 54, art. 66, artt. 83 e 109; chiarimenti Agenzia Entrate nelle circolari su cassa/competenza.
Consiglio operativo: tieni uno scadenziario. Segna data fattura, data prestazione/consegna, data incasso. Così eviti errori di periodo.
Come tratto acconti, caparre e anticipi ai fini dei ricavi?
Con la cassa, l’acconto incassato è ricavo nell’anno in cui lo ricevi, perché rappresenta un’entrata effettiva. Se poi emetti fattura finale, avrai saldo al netto dell’acconto già tassato. Conserva la fattura di acconto per collegarla a quella di saldo.
Con la competenza, l’acconto non è, di norma, ricavo maturato finché la prestazione non si completa o il bene non si consegna. Contabilmente si registra come anticipo cliente e si rilascia a ricavo alla maturazione. Verifica eventuali eccezioni contrattuali o settoriali.
IVA: per acconti relativi a operazioni imponibili, l’IVA si applica al momento dell’incasso dell’acconto (D.P.R. 633/1972). Questo non cambia la regola sul reddito, ma impatta la liquidazione IVA.
Uso un conto bancario promiscuo: come calcolo correttamente i ricavi senza errori?
Primo passo: estrai la lista movimenti dell’anno. Secondo: etichetta ogni entrata con una delle tre categorie: incasso cliente, rimborso personale, giroconto. Terzo: riconcilia con registri IVA, prima nota, POS e ricevute contanti.
Somma solo gli incassi clienti. Escludi rimborsi di spese personali, bonifici tra tuoi conti e versamenti di capitale. Se usi piattaforme di pagamento (POS, marketplace, gateway), considera come ricavo l’importo pagato dal cliente prima delle commissioni. Le commissioni sono un costo. In forfettario non le deduci perché il coefficiente le ingloba.
Per prova documentale, conserva estratti conto, ricevute POS, fatture e contratti. La normativa sulla tenuta delle scritture è nel D.P.R. 600/1973 e nelle guide dell’Agenzia delle Entrate.
Supero la soglia del forfettario: cosa succede e come si calcolano i ricavi nell’anno di transizione?
Con 85.000 euro di ricavi/compensi incassati resti in forfettario. Se superi 85.000 ma resti sotto 100.000, esci dal forfettario dall’anno successivo. Se incassi 100.000 euro o oltre, esci subito: dal mese successivo applichi il regime ordinario con IVA e contabilità conseguente. Fonte: Legge 197/2022 e prassi dell’Agenzia delle Entrate.
Nell’anno di superamento, fino al mese di decadenza applichi le regole del forfettario. Dal mese successivo passi alle regole ordinarie: applichi IVA in fattura, registri acquisti/vendite e determini il reddito secondo il regime che adotterai (ordinario o semplificato). Prepara un prospetto di riconciliazione per distinguere incassi pre e post decadenza.
Verifica anche gli acconti d’imposta e i contributi previdenziali. Il cambio regime impatta il calcolo degli acconti IRPEF/IMPOSTA SOSTITUTIVA e le liquidazioni IVA.
Le commissioni POS, gli sconti ai clienti e i resi come impattano sui ricavi?
Commissioni POS: il ricavo è l’importo pagato dal cliente. Non ridurre il ricavo per la commissione. In ordinario la commissione è un costo deducibile. In forfettario non è deducibile perché il coefficiente la ingloba.
Sconti in fattura: riducono direttamente il corrispettivo. Il ricavo è già al netto dello sconto. Se fai uno sconto successivo, emetti nota di credito. Questo rettifica ricavi e, se del caso, IVA.
Resi: gestisci con nota di credito collegata alla fattura originaria. Riduci i ricavi nell’anno di emissione della nota, in coerenza con la prassi dell’Agenzia delle Entrate. Conserva la prova del reso (documenti di trasporto, email, ordini).
Fonti utili: TUIR per principi di deducibilità e competenza; D.P.R. 633/1972 per rettifiche IVA; circolari dell’Agenzia delle Entrate per casi applicativi.
