Rivalsa INPS: fa reddito in forfettario?

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Ultimo aggiornamento: giugno 2026.

In regime forfettario la rivalsa INPS 4% fa parte dei compensi: entra nel reddito, nel calcolo delle imposte e nel tetto 85.000 euro. Il contributo integrativo delle Casse, invece, non fa reddito.

  • La rivalsa INPS 4% è facoltativa per i professionisti in Gestione separata. Va sommata ai compensi e incide su imposte e contributi.
  • Nel forfettario contano solo gli incassi (principio di cassa). La rivalsa incassata entra anche nel tetto di 85.000 euro.
  • Il contributo integrativo delle Casse private si indica in fattura ma non forma reddito né incide sulla soglia.

Rivalsa INPS 4%: che cos’è e quali sono le basi normative

La rivalsa INPS è una maggiorazione pari al 4% del compenso. La applica, a scelta, il libero professionista iscritto alla Gestione separata INPS. Per “Gestione separata” intendo il fondo previdenziale per chi non ha una Cassa professionale privata.

La rivalsa non è IVA e non è ritenuta d’acconto. È una voce autonoma in fattura. Il cliente la paga insieme al compenso.

La base normativa è storica. Nasce con l’articolo 1, comma 212, della Legge 662/1996 (fonte: Normattiva). L’INPS ha chiarito le regole applicative con proprie circolari, tra cui la Circolare INPS n. 104/2001 (fonte: INPS). La rivalsa è facoltativa. Non è un obbligo.

Quando si usa la rivalsa

Si usa se sei un professionista senza Cassa e versi i contributi alla Gestione separata. Esempi: consulenti, designer, copywriter, sviluppatori freelance, formatori autonomi.

Se invece sei iscritto a una Cassa professionale (come architetti, avvocati, ingegneri, psicologi), non applichi la rivalsa INPS. In quel caso, c’è il “contributo integrativo” previsto dal regolamento della tua Cassa.

Regime forfettario: come funziona la fattura con la rivalsa

Nel forfettario la fattura è semplice. Non applichi IVA. Non subisci ritenuta d’acconto. Puoi aggiungere la rivalsa INPS del 4% se sei in Gestione separata.

Come si compila la fattura

Queste sono le voci tipiche:

  • Compenso per la prestazione: l’importo pattuito per il servizio o l’opera.
  • Rivalsa INPS 4%: calcolata sul compenso della prestazione.
  • Eventuali spese anticipate in nome e per conto del cliente: fuori base di calcolo, se sono vere spese “ex articolo 15 DPR 633/1972”.
  • Totale fattura: somma delle voci dovute dal cliente.

Esempio pratico. Compenso 1.000 euro. Rivalsa 4% pari a 40 euro. Totale 1.040 euro. Se incassi 1.040 euro, l’intero importo rileva ai fini del principio di cassa.

Note operative importanti

La rivalsa si calcola sul compenso, non sulle spese anticipate vere “ex articolo 15”. Le spese di tua gestione (come viaggi o software) non sono “ex articolo 15”. Quindi non si scorporano dal compenso per evitare la rivalsa.

Se emetti nota di credito, riduci anche la rivalsa in proporzione. Se incassi acconti, puoi applicare la rivalsa sull’acconto, poi conguagli in fattura finale.

Effetti fiscali nel forfettario: reddito, imposta sostitutiva e soglia 85.000 euro

Nel regime forfettario il reddito non si calcola a costi e ricavi reali. Si applica un coefficiente di redditività ai compensi incassati. Il “coefficiente” è una percentuale che rappresenta il reddito presunto del settore.

Le regole sono negli articoli da 54 a 89 della Legge 190/2014 (fonte: Normattiva). La Legge 197/2022 ha elevato la soglia di accesso e permanenza a 85.000 euro. La Legge 213/2023 l’ha confermata per l’anno successivo (fonti: Normattiva e documentazione MEF).

La rivalsa fa parte dei compensi

In forfettario la rivalsa INPS rientra nei “compensi” incassati. Quindi entra:

  • nel calcolo del reddito forfettario;
  • nel calcolo dei contributi previdenziali alla Gestione separata;
  • nel conteggio della soglia di 85.000 euro.

Questo punto è stato chiarito dalla prassi fiscale. Riferimento utile: Circolare dell’Agenzia delle Entrate n. 10/E del 4 aprile 2016, che tratta il perimetro dei ricavi e compensi nel forfettario (fonte: Agenzia delle Entrate).

Imposta sostitutiva e principio di cassa

L’imposta sostitutiva è pari al 15%. Scende al 5% per i primi cinque anni se rispetti le condizioni agevolative. La base imponibile si ottiene con la formula: compensi incassati x coefficiente, meno contributi previdenziali obbligatori versati.

Vale il principio di cassa. Conta l’incasso, non la data della fattura. Se incassi a gennaio una fattura di dicembre, l’importo rileva nell’anno nuovo. La rivalsa segue lo stesso principio.

Contributi INPS su base forfettaria

I contributi alla Gestione separata si calcolano applicando l’aliquota annua INPS al reddito professionale. Nel forfettario, il reddito professionale coincide con il reddito forfettario. Poiché la rivalsa aumenta i compensi, alza anche la base su cui calcoli i contributi.

Le aliquote sono aggiornate ogni anno dall’INPS con circolari dedicate (fonte: INPS). Verifica sempre l’aliquota vigente dell’anno di competenza.

Contributo integrativo delle Casse private: differenze chiave

Se sei iscritto a una Cassa professionale, non usi la rivalsa INPS. Applichi il “contributo integrativo”. È una percentuale aggiuntiva, in genere del 4%, fissata dal regolamento della tua Cassa. Alcune Casse prevedono il 2%.

Esempi comuni di aliquota 2%: EPAP, ENPAP, ENPAV, ENPAPI, EPPI, ENPAB, INPGI. Le aliquote reali dipendono dai regolamenti interni della singola Cassa e possono cambiare.

Trattamento fiscale nel forfettario

Il contributo integrativo si espone in fattura, ma non forma reddito. Non entra nel calcolo dei compensi per il forfettario. Non entra nella soglia di 85.000 euro. Si versa alla Cassa per finanziare la previdenza della categoria.

La distinzione tra rivalsa INPS e contributo integrativo delle Casse è fondamentale. La prima fa reddito nel forfettario. Il secondo no. Riferimento utile: prassi dell’Agenzia delle Entrate e regolamenti delle Casse (fonti: Agenzia delle Entrate, regolamenti di Cassa consultabili via portali istituzionali e Normattiva quando recepiti).

Iscrizione corretta

Non puoi applicare sia la rivalsa INPS sia il contributo integrativo. Dipende dall’iscrizione previdenziale corretta per la tua attività prevalente. In dubbio, verifica con l’ordine professionale o con l’INPS.

Regola decisionale rapida

Come decidere se applicare la rivalsa INPS 4%

– Sei in Gestione separata? Sì: puoi applicarla. No: non si applica.

– Il cliente è un’azienda o un professionista (B2B)? Di solito conviene applicarla. È una prassi accettata nei rapporti tra professionisti e imprese.

– Il cliente è un privato (B2C)? Valuta il prezzo psicologico. La rivalsa aumenta il totale da pagare. Puoi decidere di non applicarla per restare più competitivo.

– L’ammontare degli incassi, con la rivalsa, può farti superare 85.000 euro? Se sì, valuta l’impatto. Superare la soglia fa uscire dal forfettario dall’anno successivo.

– Anche se rinunci alla rivalsa, i contributi INPS restano dovuti sul reddito prodotto. La rivalsa è solo un modo per ribaltare una piccola parte del costo sul cliente.

Esempi numerici e casi particolari

Esempio base con rivalsa

Compenso 30.000 euro. Rivalsa 4% pari a 1.200 euro. Incassato totale 31.200 euro. Coefficiente 78% (ipotesi per servizi professionali). Reddito forfettario: 31.200 x 78% = 24.336 euro. Da qui sottrai i contributi previdenziali obbligatori versati nell’anno. L’imposta sostitutiva si calcola sul risultato.

Esempio senza rivalsa

Compenso 30.000 euro. Nessuna rivalsa. Incassato 30.000 euro. Reddito forfettario: 30.000 x 78% = 23.400 euro. Base contributiva e imposta sostitutiva si abbassano in proporzione.

Fatture a clienti esteri

La rivalsa non è IVA. Puoi applicarla anche a clienti UE o extra-UE. Va concordata nel contratto. Attenzione alle clausole commerciali e ai tassi di cambio se fatturi in valuta estera. Resta valido il principio di cassa alla data di incasso.

Pubbliche amministrazioni e grandi gruppi

Alcuni grandi clienti hanno capitolati che scoraggiano oneri accessori. La rivalsa resta legittima, ma va negoziata. Inserisci la clausola nel preventivo e nel contratto di incarico.

Contributi e imposte: coordinamento e tempi

Contributi previdenziali deducibili

I contributi previdenziali obbligatori che versi alla Gestione separata sono deducibili dal reddito forfettario. La deduzione è integrale. La rivalsa incassata non riduce i contributi dovuti. È solo una partita economica tra te e il cliente.

Acconti e saldi

Versi imposta sostitutiva e contributi con acconti e saldi secondo le scadenze annuali. Le scadenze sono fissate dai provvedimenti dell’Agenzia delle Entrate e dalle indicazioni INPS (fonti: Agenzia delle Entrate, INPS). Verifica ogni anno i termini aggiornati.

Riferimenti normativi e prassi

Le principali fonti da consultare

– Legge 662/1996, articolo 1, comma 212: disciplina della rivalsa per gli iscritti alla Gestione separata (fonte: Normattiva).

– Legge 190/2014, commi 54-89: istituzione del regime forfettario, base di calcolo e principi (fonte: Normattiva).

– Legge 197/2022: aumento soglia a 85.000 euro; Legge 213/2023: conferme per l’anno successivo (fonte: Normattiva e MEF).

– Circolare Agenzia delle Entrate n. 10/E del 2016: chiarimenti su ricavi/compensi nel forfettario (fonte: Agenzia delle Entrate).

– Circolari INPS annuali su aliquote Gestione separata e Circolare INPS n. 104/2001 (fonte: INPS).

Scenario Voce in fattura Effetto sul reddito forfettario Impatto sulla soglia 85.000 euro Tempistiche/Note operative
Professionista in Gestione separata con rivalsa 4% Compenso + rivalsa INPS 4% Rivalsa inclusa nei compensi. Aumenta reddito e contributi. Rivalsa conteggiata. Può far superare la soglia. Applicazione facoltativa. Inserire voce separata in fattura. Calcolo su compenso.
Professionista in Gestione separata senza rivalsa Solo compenso Reddito e contributi più bassi rispetto al caso con rivalsa. Maggior margine per restare sotto 85.000 euro. Scelta commerciale. Valutare l’effetto economico complessivo.
Professionista con Cassa privata (contributo integrativo 4% o 2%) Compenso + contributo integrativo Cassa Contributo integrativo escluso dal reddito. Contributo integrativo non conteggiato nella soglia. Di regola obbligatorio da regolamento di Cassa. Riversarlo alla Cassa.
Prestazione a cliente estero (UE o extra-UE) Compenso (+ eventuale rivalsa se in Gestione separata) Rivalsa, se applicata, entra nel reddito. Rivalsa, se incassata, conta nel tetto 85.000 euro. Rivalsa non è IVA. Indicarla chiaramente nel contratto.
Fattura con spese ex art. 15 DPR 633/1972 Compenso + rivalsa + spese anticipate fuori base Rivalsa calcolata solo sul compenso, non sulle spese ex art. 15. Solo compenso + rivalsa incidono sulla soglia. Documentare correttamente le spese “in nome e per conto”.

FAQ

La rivalsa INPS 4% è obbligatoria per chi è in Gestione separata?

No. La rivalsa è una facoltà prevista dalla Legge 662/1996. Puoi inserirla o meno, in base alla tua politica prezzi e al tipo di cliente. Fiscalmente, se la applichi e incassi, entra nei compensi del forfettario. Quindi aumenta reddito, contributi e incassi utili per la soglia di 85.000 euro. Se non la applichi, non cambia l’obbligo di versare i contributi INPS sulla base del tuo reddito. Cambia solo chi sopporta quel 4%: tu o il cliente. In fase contrattuale informare il cliente evita contestazioni e semplifica la gestione degli acconti.

Come si calcola la rivalsa se nella fattura ho anche spese per conto del cliente?

La rivalsa si calcola sul compenso per la tua prestazione, non sulle vere spese anticipate in nome e per conto del cliente. Parlo delle spese “ex articolo 15 DPR 633/1972”: ad esempio un bollo pagato per il cliente e riaddebitato allo stesso importo. Quelle spese non sono parte del tuo compenso. Quindi non entrano nella base della rivalsa. Attenzione però: molte spese che sembri “ribaltare” non sono ex articolo 15, ma costi tuoi (viaggi, software, strumenti). In quel caso sono parte del prezzo del servizio e la rivalsa si calcola anche su quella quota. Conserva sempre i documenti che provano che la spesa è stata sostenuta “in nome e per conto” del cliente.

La rivalsa influisce sugli acconti e saldi d’imposta e contributi? Con quale tempistica?

Sì. Poiché la rivalsa entra nei compensi, alza la base su cui calcoli il reddito forfettario. Di conseguenza, aumentano gli acconti e il saldo dell’imposta sostitutiva e i contributi alla Gestione separata. Vale il principio di cassa: se incassi la fattura con rivalsa il 10 gennaio, l’importo entra nell’anno nuovo e incide sull’acconto dell’anno successivo e sul saldo dell’anno corrente, a seconda dei calcoli. Le scadenze di acconti e saldi sono stabilite ogni anno dall’Agenzia delle Entrate; le aliquote contributive sono comunicate dall’INPS con circolari annuali. Tieni un prospetto aggiornato degli incassi mese per mese per stimare gli acconti con margine di sicurezza.

La soglia di 85.000 euro considera anche la rivalsa? E se la supero di poco?

Sì. La soglia di accesso e permanenza nel forfettario è 85.000 euro. Si misurano i compensi incassati nell’anno. La rivalsa incassata fa parte dei compensi. Se superi la soglia anche di poco, esci dal forfettario dall’anno successivo. La disciplina deriva dalla Legge 190/2014 come modificata dalla Legge 197/2022 e confermata dalla Legge 213/2023. Non esistono “franchigie” di tolleranza. Se a ottobre vedi che, con le fatture in pipeline e la rivalsa, rischi di sforare, valuta interventi preventivi: negoziare la data di incasso, rinunciare alla rivalsa su alcune fatture, o pianificare l’eventuale passaggio al regime ordinario.

Conviene sempre applicare la rivalsa? Come valutarlo in pratica con clienti B2B e B2C?

Con clienti B2B di norma conviene applicarla. È prassi consolidata. L’impatto prezzo è limitato e spesso contrattabile. Recuperi parte del costo contributivo, mantieni margini e non alteri troppo il posizionamento. Con clienti B2C l’effetto psicologico del prezzo finale è più sensibile. Potresti decidere di non applicarla per non superare determinate soglie “di cartellino”. Valuta anche la soglia forfettaria: se la rivalsa ti spinge vicino a 85.000 euro, potresti rinunciarvi su alcune fatture per restare nel regime. Fai una simulazione semplice: stima incassi con e senza rivalsa, applica il tuo coefficiente di redditività, sottrai i contributi, e confronta il netto. Considera anche il rischio di uscita dal regime e i costi indiretti del regime ordinario.

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