Scaglioni IRPEF in Partita IVA: quanti sono e come si calcolano?

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Ultimo aggiornamento: agosto 2026.

Gli scaglioni IRPEF per Partita IVA in regime ordinario sono tre: 23% fino a 28.000€, 33% tra 28.001€ e 50.000€, 43% oltre 50.000€. L’imposta si calcola a scaglioni sul reddito imponibile.

  • Reddito imponibile = ricavi meno costi deducibili meno contributi previdenziali. Si applica il principio di cassa per i professionisti e di competenza per le imprese.
  • L’IRPEF è progressiva a scaglioni: ogni parte di reddito paga l’aliquota del proprio scaglione (DPR 917/1986, TUIR, art. 11).
  • Vanno aggiunte addizionali regionali e comunali, e tolte ritenute d’acconto e acconti già versati (D.Lgs. 446/1997; D.Lgs. 360/1998; DPR 600/1973; DPR 435/2001).

IRPEF e Partita IVA ordinaria: come funziona davvero

L’IRPEF è l’imposta sul reddito delle persone fisiche. È un’imposta progressiva: chi guadagna di più paga una quota percentuale più alta. La progressività è definita dal TUIR, il Testo Unico delle Imposte sui Redditi (DPR 917/1986, in particolare art. 11).

Con la Partita IVA in regime ordinario, l’IRPEF colpisce il reddito imponibile. Per i professionisti è il compenso incassato meno i costi e i contributi, secondo il principio di cassa (art. 54 TUIR). Per le imprese individuali in ordinario si usa il principio di competenza, quindi ricavi e costi del periodo di riferimento (art. 56 e seguenti TUIR).

La base si riduce con le deduzioni (come i contributi previdenziali: art. 10, comma 1, lett. e) TUIR) e poi si applicano le aliquote a scaglioni. Dopo l’IRPEF lorda, si sottraggono le detrazioni d’imposta (art. 13 e art. 15 TUIR) e le ritenute già subite. Infine si aggiungono le addizionali regionali e comunali.

Scaglioni e aliquote IRPEF 2026

Alla data di aggiornamento, l’IRPEF risulta articolata su tre scaglioni per le persone fisiche. L’aliquota del 23% copre i primi 28.000 euro. L’aliquota del 33% si applica alla parte tra 28.001 e 50.000 euro. L’aliquota del 43% si applica all’eccedenza oltre 50.000 euro.

Ricorda la logica “a scalini”. Non prendi una sola aliquota sull’intero reddito. Ogni blocco di reddito paga la sua percentuale. Questa impostazione discende dall’articolo 11 del TUIR e dai successivi interventi di riordino operati con le leggi di bilancio più recenti.

Le addizionali regionali e comunali non modificano gli scaglioni IRPEF, ma si sommano al totale. Sono stabilite, rispettivamente, dal D.Lgs. 446/1997 (per la componente regionale) e dal D.Lgs. 360/1998 (per la componente comunale), con delibere annuali di Regioni e Comuni.

Come si trova il reddito imponibile

Reddito imponibile significa “quanto su cui calcoli l’IRPEF”. La formula pratica è semplice: ricavi o compensi meno costi deducibili meno contributi previdenziali.

Per i professionisti vale il principio di cassa (art. 54 TUIR): contano i compensi incassati e i costi pagati nell’anno. Per le imprese individuali in contabilità ordinaria vale il principio di competenza (art. 56 e seguenti TUIR): contano ricavi e costi maturati nell’anno.

I contributi obbligatori sono deducibili dal reddito (art. 10 TUIR). Parliamo di Gestione Separata INPS, Gestione Artigiani e Commercianti, o Casse professionali privatizzate (riformate dal D.Lgs. 509/1994 e dalla L. 335/1995). I contributi riducono l’imponibile prima di calcolare l’IRPEF.

Esempio numerico completo

Supponiamo: compensi annui 70.000 euro. Costi deducibili 20.000 euro. Contributi previdenziali versati 10.000 euro. Reddito imponibile IRPEF: 70.000 – 20.000 – 10.000 = 40.000 euro.

Calcolo IRPEF lorda a scaglioni: 23% sui primi 28.000 = 6.440 euro; 33% sui restanti 12.000 = 3.960 euro. IRPEF lorda totale: 10.400 euro.

Detrazioni d’imposta: si applicano dopo lorda. Per il lavoro autonomo esistono detrazioni collegate al reddito (art. 13 TUIR). Inoltre, puoi avere spese detraibili al 19% (art. 15 TUIR), come sanitarie o interessi mutuo. Ogni detrazione riduce l’imposta netta. Esempio: se hai 600 euro di detrazioni, l’IRPEF scende a 9.800 euro.

Addizionali: si sommano al netto. La regionale dipende dalla tua Regione, la comunale dal tuo Comune (D.Lgs. 446/1997 e D.Lgs. 360/1998). Ipotizza complessivamente 550 euro. Totale teorico: 10.350 euro.

Ritenute d’acconto: se i tuoi clienti agiscono da sostituto d’imposta, trattengono il 20% sui compensi (art. 25 DPR 600/1973). Le ritenute vanno sottratte dal saldo. Esempio: ritenute subite 8.000 euro. Pagherai 10.350 – 8.000 = 2.350 euro, salvo acconti.

Acconti: si versano per l’anno in corso, di norma in due rate (giugno/luglio e novembre) secondo le regole dei versamenti (DPR 435/2001 e DPR 600/1973). Gli acconti versati riducono il saldo da pagare l’anno successivo.

Deduzioni, detrazioni e crediti: cosa riduce davvero l’imposta

Deduzioni: abbattono il reddito imponibile. Le più rilevanti sono i contributi previdenziali obbligatori (art. 10 TUIR). Anche i contributi a Casse professionali sono deducibili se obbligatori. Altre deduzioni possono derivare da oneri specifici previsti dal TUIR.

Detrazioni: riducono l’imposta lorda. Due grandi famiglie. Le detrazioni “da reddito” (art. 13 TUIR), calibrate sul livello di reddito e sulla tipologia (lavoro autonomo, dipendente, pensione). E le detrazioni per oneri (art. 15 TUIR), come spese sanitarie, istruzione, interessi mutuo, assicurazioni sulla vita, con percentuali e limiti.

Crediti di imposta: alcune norme riconoscono crediti per investimenti o specifiche spese. Questi importi riducono il debito residuo dopo l’IRPEF netta e le addizionali. La fonte è sempre normativa primaria o decreti attuativi consultabili su Normattiva o sul portale dell’Agenzia delle Entrate.

Addizionali regionali e comunali

Le addizionali sono imposte locali calcolate sul reddito complessivo ai fini IRPEF. Le Regioni deliberano aliquote e scaglioni entro i limiti di legge (D.Lgs. 446/1997). I Comuni deliberano l’addizionale comunale e la soglia di esenzione (D.Lgs. 360/1998).

Le addizionali si versano con le stesse scadenze del saldo e degli acconti IRPEF, di solito insieme al modello Redditi PF. Attenzione alle delibere pubblicate nei bollettini ufficiali regionali e allineate sul portale del Dipartimento delle Finanze.

Prevedi sempre un margine di cassa per le addizionali. Anche un’aliquota locale modesta incide sul totale da versare.

Ritenute d’acconto: come incidono sul saldo

Se emetti fattura a un sostituto d’imposta (per esempio un’azienda), questo applica una ritenuta del 20% sul compenso, esclusa IVA e contributi previdenziali in fattura ove dovuti. La base e la misura sono fissate dall’art. 25 del DPR 600/1973.

Le ritenute non sono un costo. Sono un anticipo di IRPEF. Alla dichiarazione vanno sottratte dall’imposta dovuta. Se le ritenute superano l’imposta, la differenza diventa credito da usare o chiedere a rimborso secondo le regole generali.

Acconti e saldi: calendario e logica

L’IRPEF segue il meccanismo saldo-acconti. Paga il saldo dell’anno N entro i termini di giugno/luglio dell’anno N+1 e versa gli acconti per l’anno N+1 (DPR 435/2001). Di norma, primo acconto 40% con il saldo, secondo acconto 60% a novembre.

La base per gli acconti è l’imposta netta dell’anno precedente, al netto di detrazioni e crediti. Esistono regole di esclusione se l’imposta è sotto determinate soglie. Le disposizioni operative sono nel DPR 600/1973 e nei provvedimenti annuali dell’Agenzia delle Entrate.

Attenzione alle rateizzazioni. Il saldo e il primo acconto si possono rateizzare con interessi legali. La seconda rata di acconto di norma non è rateizzabile.

Regime ordinario o forfettario: quando conviene

Il regime forfettario è un regime agevolato con imposta sostitutiva al 15% (5% per le start-up in presenza di requisiti) e soglia di ricavi anno fissata per legge. È regolato dalla L. 190/2014, art. 1, commi 54-89, e successive modifiche.

Nel forfettario non deduci i costi effettivi. Usi un coefficiente di redditività per stimare il reddito. Non applichi IVA né ritenute (salvo casi particolari). Nel regime ordinario deduci i costi reali e applichi l’IRPEF a scaglioni, oltre alle addizionali.

Se hai molti costi e contributi, l’ordinario spesso conviene. Se hai costi bassi e margini alti, il forfettario può risultare più leggero. La valutazione va fatta con simulazioni e con riferimento alle norme vigenti.

Regola decisionale rapida

1) Stima il tuo margine: se costi deducibili + contributi superano circa il 35-40% dei ricavi, verifica attentamente l’ordinario. L’abbattimento dell’imponibile può superare il vantaggio dell’aliquota fissa del forfettario.

2) Calcola le ritenute d’acconto previste dai tuoi clienti. Se molte fatture avranno ritenuta 20%, l’ordinario aiuta la gestione dei flussi perché anticipi imposta via ritenute e riduci il saldo finale.

3) Considera detrazioni personali e familiari. Se hai spese detraibili rilevanti (sanitarie, istruzione, mutuo) e detrazioni da reddito, l’ordinario le valorizza meglio.

4) Verifica soglie e cause ostative del forfettario. Se rischi di superare i limiti di ricavi, potresti subire la fuoriuscita e passare all’ordinario in corso d’anno secondo le condizioni di legge.

5) Simula due scenari con gli scaglioni IRPEF e con l’imposta sostitutiva. Scegli l’opzione con imposta totale minore e migliore cassa. Base normativa di riferimento: TUIR (DPR 917/1986), L. 190/2014 per il forfettario, provvedimenti annuali dell’Agenzia delle Entrate.

Scenario Base imponibile IRPEF Aliquote e calcolo Tempistiche e note
Professionista in Gestione Separata Compensi incassati – costi pagati – contributi INPS 23% fino a 28.000; 33% da 28.001 a 50.000; 43% oltre. Detrazioni e ritenute d’acconto al 20% in sottrazione Saldo e 1° acconto a giugno/luglio; 2° acconto a novembre. Principio di cassa (art. 54 TUIR)
Artigiano o Commerciante Ricavi – costi – contributi fissi e percentuali INPS Stesse aliquote IRPEF. Attenzione ai contributi minimi che abbattono l’imponibile Competenza o semplificato con cassa per minori. Verifica rate fisse INPS e conguaglio annuale
Professionista con Cassa ordinistica Compensi – costi – contributi obbligatori alla Cassa Stesse aliquote. Eventuale contributo integrativo non sempre deducibile; verifica regolamento Cassa Ritenute d’acconto al 20% su compensi con sostituto. Scadenze IRPEF come da DPR 435/2001
Ditta individuale in contabilità ordinaria Ricavi e costi per competenza – contributi previdenziali Stesse aliquote con calcolo a scaglioni. Detrazioni e crediti d’imposta applicabili Inventari, rimanenze e ammortamenti incidono sull’imponibile. Attenzione ad addizionali locali

FAQ

Domanda 1: Come faccio a capire in quale scaglione IRPEF mi trovo se ho redditi diversi (partita IVA e locazione)?

Risposta: L’IRPEF si calcola sul reddito complessivo. Devi sommare i redditi di tutte le categorie imponibili: lavoro autonomo, fabbricati (al netto della cedolare secca se scelta), capitale, diversi. Il reddito fondiario da locazione, se non hai optato per la cedolare secca, entra pienamente nell’IRPEF e può spingerti nello scaglione successivo. La progressività è a scaglioni: le aliquote maggiori si applicano solo sulla parte di reddito che eccede le soglie. Base normativa: TUIR, DPR 917/1986, artt. 6 e 11. Se hai più fonti, predisponi un prospetto unico e simula gli scaglioni tenendo conto di deduzioni (art. 10 TUIR) e detrazioni (art. 13 e 15 TUIR). Considera anche le addizionali locali (D.Lgs. 446/1997 e D.Lgs. 360/1998) che impattano sul totale da pagare.

Domanda 2: Le ritenute d’acconto al 20% che subisco in fattura bastano a coprire l’IRPEF? Come le scomputo?

Risposta: Dipende dal tuo margine e dalle detrazioni. La ritenuta è un anticipo dell’IRPEF (art. 25 DPR 600/1973). In dichiarazione indichi l’imposta dovuta, sottrai le detrazioni e aggiungi le addizionali. Poi scali le ritenute subite nell’anno. Se le ritenute superano l’imposta, maturi un credito che puoi compensare o chiedere a rimborso. Se sono inferiori, versi il residuo come saldo. Ricorda che i contributi previdenziali riducono l’imponibile prima del calcolo IRPEF, quindi possono ridurre l’imposta e far sì che le ritenute coprano di più. Conserva le certificazioni uniche dei clienti: attestano le ritenute operate e sono fondamentali per lo scomputo.

Domanda 3: Cosa cambia tra principio di cassa e di competenza per il calcolo IRPEF?

Risposta: Con il principio di cassa contano gli incassi e i pagamenti effettivi dell’anno. È la regola per i professionisti (art. 54 TUIR). Con il principio di competenza contano i ricavi e i costi maturati nell’anno, anche se non incassati o pagati. È tipico delle imprese in contabilità ordinaria (artt. 56 e seguenti TUIR). La differenza impatta il reddito imponibile e quindi gli scaglioni. In anni con crediti non incassati, il professionista può avere imponibile più basso rispetto a un’impresa che lavora per competenza. Valuta con attenzione i tempi di incasso e pagamento per pianificare l’imposta e gli acconti (DPR 435/2001 per le scadenze).

Domanda 4: Quali spese riducono di più l’IRPEF se sono in regime ordinario?

Risposta: Le spese che riducono direttamente il reddito imponibile hanno l’effetto maggiore. I contributi previdenziali obbligatori sono sempre deducibili (art. 10 TUIR) e quindi incidono molto. Anche i costi inerenti all’attività, se deducibili, abbattono l’imponibile. Dopo il calcolo dell’IRPEF lorda, intervengono le detrazioni d’imposta. Le detrazioni “da reddito” per lavoro autonomo (art. 13 TUIR) modulano l’imposta in base al livello di reddito. Le detrazioni per oneri (art. 15 TUIR), come spese sanitarie e interessi sul mutuo prima casa, agiscono a valle e riducono la lorda. In sintesi: contributi e costi deducibili tagliano la base; detrazioni e crediti limano l’imposta residua. Serve una rilevazione puntuale dei documenti per non perdere benefici.

Domanda 5: Come funzionano gli acconti IRPEF e cosa succede se sbaglio la previsione?

Risposta: Gli acconti sono anticipi dell’imposta dell’anno in corso, calcolati sull’imposta netta dell’anno precedente (metodo storico) e versati in due rate, di regola 40% e 60% (DPR 435/2001). Puoi usare il metodo previsionale se stimi un’imposta inferiore nell’anno corrente. Ma se versi meno del dovuto, alla dichiarazione paghi la differenza e gli interessi/sanzioni. Il DPR 600/1973 disciplina controlli e sanzioni. Per ridurre i rischi, fai una simulazione semestrale con i dati aggiornati: ricavi, costi, contributi, ritenute, detrazioni. Se l’andamento conferma un calo dell’imposta, puoi ridurre il secondo acconto. In caso di aumento, integra con versamenti in tempo utile per limitare sanzioni.

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