Regime forfettario: è possibile scaricare il costo dei dipendenti?

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Ultimo aggiornamento: agosto 2026.

Nel regime forfettario non deduci i costi uno per uno, neppure quelli dei dipendenti. Puoi assumere, ma il costo annuo di personale non deve superare 20.000 euro. Oltre certe soglie esci dal forfettario.

  • Nel forfettario il reddito imponibile si calcola con il coefficiente di redditività, non con i costi effettivi; unica eccezione: i tuoi contributi previdenziali.
  • Personale ammesso entro 20.000 euro annui complessivi (dipendenti, collaboratori, coadiuvanti), secondo la Legge 190/2014 e successive modifiche.
  • Superamento 85.000/100.000 euro di incassi: uscita dal regime secondo le regole vigenti; immediata se superi 100.000 euro.

Regime forfettario e dipendenti: quadro tecnico aggiornato

Base normativa e dove verificarla

Le regole del regime forfettario nascono nella Legge 190/2014, commi 54-89. Sono state aggiornate dalla Legge 145/2018 (Legge di Bilancio 2019) e dalla Legge 197/2022 (Legge di Bilancio 2023). L’Agenzia delle Entrate le ha spiegate nelle Circolari 9/E del 2019 e 32/E del 2023. Puoi controllare i testi sul portale Normattiva e gli atti interpretativi sul sito dell’Agenzia delle Entrate. Per gli aspetti di lavoro dipendente e collaborazioni, i riferimenti tecnici sono anche le fonti del Ministero del Lavoro.

Come funziona il calcolo nel forfettario

Il forfettario usa un metodo semplice. Applica un coefficiente di redditività agli incassi dell’anno. Il coefficiente dipende dal tuo codice ATECO. Ad esempio, per i professionisti (come gli architetti) è 78%.

Imponibile significa la base su cui calcoli l’imposta sostitutiva. Se incassi 30.000 euro e il coefficiente è 78%, l’imponibile è 23.400 euro. La differenza (6.600 euro) sono spese forfettarie, indipendenti dai tuoi costi reali.

Per incassi si intendono le somme che hai effettivamente riscosso nell’anno. Questo è il principio di cassa: contano gli incassi quando arrivano, non quando emetti la fattura.

Dipendenti e collaboratori: cosa è ammesso e cosa no

Nel forfettario puoi assumere dipendenti o coinvolgere collaboratori. Ma non puoi “scaricare” i loro costi uno a uno. Il costo del personale non riduce l’imponibile, perché la spesa è già “assorbita” dal coefficiente.

Attenzione al tetto. Le spese di personale complessive non devono superare 20.000 euro in un anno. Il limite vale per stipendi, collaborazioni coordinate e continuative, collaboratori familiari (coadiuvanti) e altre forme assimilate. La Circolare 9/E/2019 chiarisce che si considera il costo complessivo a tuo carico nell’anno.

Unica eccezione ai costi non deducibili: i tuoi contributi previdenziali obbligatori. Questi riducono l’imponibile prima dell’imposta sostitutiva.

Requisiti di accesso e permanenza nel 2026

Per entrare e restare nel forfettario devi rispettare regole precise, aggiornate alle modifiche della Legge 197/2022. Ecco le principali.

  • Incassi annui non superiori a 85.000 euro. La soglia si verifica con il principio di cassa.
  • Spese per personale (dipendenti, collaboratori, coadiuvanti) non oltre 20.000 euro annui.
  • Residenza fiscale o sede in Italia.
  • Nessuna applicazione di regimi IVA speciali (ad esempio agenzie di viaggio, editoria, agricoltura speciale).
  • Nessuna partecipazione in società di persone o associazioni professionali.
  • Nessun controllo diretto o indiretto di società a responsabilità limitata che svolge un’attività riconducibile alla tua, se genera ricavi prevalentemente da tale attività.

Dal 2023 non esiste più la vecchia causa di esclusione legata a redditi di lavoro dipendente superiori a 30.000 euro. Questo requisito è stato abrogato dalla Legge 197/2022.

Uscita dal forfettario: quando e con quali effetti

Ci sono due soglie chiave sugli incassi. Se incassi tra 85.000,01 e 100.000 euro, esci dal forfettario dall’anno successivo. Se superi 100.000 euro, esci subito nello stesso anno.

Se superi 100.000 euro, applichi l’IVA dalle operazioni che determinano il superamento. Per il reddito, la cessazione del regime vale per l’intero periodo d’imposta, come chiarito dalla Legge 197/2022 e dalla Circolare 32/E/2023. In pratica, per quell’anno determini il reddito con le regole ordinarie.

Se superi solo la soglia 85.000, resti forfettario fino a fine anno. Uscirai dal 1° gennaio dell’anno successivo, con passaggio a IVA e IRPEF ordinarie.

Imposte nel forfettario: 15% o 5% start-up

L’imposta sostitutiva standard è il 15%. Si applica all’imponibile calcolato con il coefficiente dopo aver sottratto i tuoi contributi previdenziali obbligatori. Non si applica l’IVA sulle fatture, né ritenute d’acconto sui compensi che ricevi.

Poi c’è l’aliquota ridotta del 5% per i primi 5 anni, se rispetti le condizioni dei commi 65-73 della Legge 190/2014. In breve: attività nuova, non mera prosecuzione di un lavoro precedente, e nessun rapporto di lavoro con l’ex datore sullo stesso oggetto nei tre anni precedenti, salvo casi particolari previsti dalla norma.

Contributi previdenziali, artigiani/commercianti e gestione separata

I contributi previdenziali del titolare riducono l’imponibile forfettario. Se sei artigiano o commerciante iscritti all’INPS IVS, puoi chiedere la riduzione del 35% dei contributi fissi, prevista dalla Legge 190/2014. La richiesta va presentata ogni anno con le modalità dell’INPS.

Se sei professionista senza cassa, versi alla Gestione Separata INPS. Se hai una Cassa professionale, segui il suo regolamento. In tutti i casi, i contributi obbligatori versati dal titolare riducono l’imponibile. I contributi versati per i dipendenti non sono deducibili nel forfettario.

Regola decisionale rapida

Se… allora… per decidere subito

  • Se stimi incassi entro 85.000 euro e personale entro 20.000 euro, allora il forfettario resta la via più semplice e fiscale leggera.
  • Se potresti superare 100.000 euro, allora pianifica un passaggio ordinario a metà anno: da quel momento fatture con IVA e chiusura del periodo con regole ordinarie.
  • Se prevedi di assumere e superare i 20.000 euro di costo del personale, allora valuta subito il regime ordinario: potrai dedurre integralmente i costi.
  • Se hai partecipazioni o controlli in società operative nel tuo stesso settore, allora verifica prima la causa di esclusione per evitare sanzioni.
  • Se avvii un’attività veramente nuova, allora verifica i requisiti per l’aliquota al 5% per i primi 5 anni.

Operatività: fatture, IVA e passaggi di regime

Fatture senza IVA nel forfettario

Nel forfettario emetti fatture senza IVA e senza ritenuta d’acconto. Indichi il riferimento normativo in fattura e l’eventuale marca da bollo se superi le soglie previste.

Superi 100.000 euro in corso d’anno

Dal documento che fa superare i 100.000 euro, applichi l’IVA. Le fatture precedenti restano senza IVA. Non si riliquidano retroattivamente. A fine anno determini le imposte con il regime ordinario.

Superi 85.000 ma non 100.000

Rimani forfettario fino a fine anno. Dal 1° gennaio successivo passi al regime ordinario, applichi l’IVA e determini il reddito con le regole ordinarie e gli scaglioni IRPEF vigenti.

Gestione del tetto 20.000 euro di personale

Monitora il costo complessivo a tuo carico. Includi retribuzioni lorde, contributi dovuti dal datore, ratei TFR e premi assicurativi obbligatori. Se prevedi di superare il limite, valuta un cambio di regime dal nuovo anno.

Controlli e documentazione

Tieni evidenza di incassi (per cassa), contratti di lavoro e compensi, e dei tuoi contributi previdenziali. La documentazione ordinata ti aiuta in caso di controlli e nel valutare correttamente le soglie.

Fonti normative e interpretative da conoscere

Riferimenti utili

  • Legge 190/2014, commi 54-89: istituzione del regime forfettario e imposta sostitutiva.
  • Legge 145/2018: soglie e condizioni aggiornate, limite personale 20.000 euro.
  • Legge 197/2022: soglia 85.000 euro, uscita immediata oltre 100.000 euro e abrogazione del limite dei 30.000 euro per redditi di lavoro dipendente.
  • Circolare Agenzia delle Entrate 9/E del 2019 e 32/E del 2023: chiarimenti operativi.
  • Portale Normattiva e sito del Ministero del Lavoro: testi vigenti e inquadramenti lavoristici.

Esempi numerici e casi tipici

Professionista con 30.000 euro di incassi e un collaboratore

Incassi 30.000 euro, coefficiente 78%: imponibile 23.400 euro. Se versi 4.000 euro di contributi personali, imponibile diventa 19.400 euro. Applichi il 15% (o 5% se start-up). Il compenso al collaboratore rientra nel tetto 20.000 euro ma non è deducibile.

Artigiano con incassi vicini a 85.000 euro e un apprendista

Se arrivi a 84.500 euro di incassi e il costo annuo del personale è 18.000 euro, resti nel forfettario. Valuta la riduzione INPS del 35% se disponibile e conveniente.

Superamento a ottobre di 100.000 euro

Fino alla fattura che ti fa superare 100.000 euro, nessuna IVA. Da quella in poi, applichi l’IVA. Per il 2026 determini il reddito con il regime ordinario e applichi gli scaglioni IRPEF vigenti nell’anno.

Scenario Requisiti/limiti coinvolti Effetti fiscali Tempistiche e adempimenti
Resti nel forfettario Incassi ≤ 85.000 euro; personale ≤ 20.000 euro; nessuna causa di esclusione Imposta sostitutiva 15% (o 5% start-up); niente IVA né ritenute Fatture senza IVA; monitoraggio incassi per cassa; versamento imposta e contributi
Sfori 85.000 ma ≤ 100.000 Incassi 85.000,01–100.000 euro Rimani forfettario fino a fine anno; esci dal 1° gennaio successivo Dal nuovo anno: attivi IVA, registri IVA, contabilità ordinaria o semplificata, IRPEF a scaglioni
Sfori > 100.000 in corso d’anno Incassi oltre 100.000 euro Uscita immediata; IVA da quell’operazione; reddito ordinario per l’intero anno Fatture con IVA da quel momento; liquidazioni IVA; dichiarazione con regole ordinarie
Superi 20.000 euro di personale Costo complessivo personale > 20.000 euro Perdi il requisito per il forfettario dall’anno successivo Dal nuovo anno: regime ordinario e piena deducibilità dei costi del personale
Partecipazioni vietate o controlli in SRL Partecipazione in società di persone o controllo SRL con attività riconducibile Causa di esclusione dal forfettario Valuta recesso o cambio regime; verifica con documenti societari e oggetto sociale

FAQ sul forfettario con dipendenti e collaboratori

Posso assumere un dipendente nel forfettario? Quale costo conta nel limite 20.000 euro?

Sì, puoi assumere. Il regime forfettario non vieta il lavoro dipendente o le collaborazioni. Devi però tenere sotto controllo il tetto di 20.000 euro annui. Nel calcolo considera il costo complessivo a tuo carico nell’anno. Quindi includi retribuzione lorda, contributi previdenziali dovuti dal datore di lavoro, eventuali premi assicurativi obbligatori e i ratei di TFR maturati. Questa impostazione discende dall’impostazione della Legge 190/2014 e dalle indicazioni dell’Agenzia delle Entrate (Circolare 9/E/2019). Ricorda che questo costo non è deducibile nel forfettario: incide solo sul rispetto del requisito.

Se supero 100.000 euro di incassi a metà anno, devo rifare le fatture con IVA arretrata?

No. La Legge 197/2022 prevede l’uscita immediata dal forfettario oltre i 100.000 euro, con applicazione dell’IVA “dall’operazione che determina il superamento”. Le fatture emesse prima del superamento restano senza IVA e non devi riliquidarle. Da quella operazione in poi, devi emettere fatture con IVA, avviare le liquidazioni periodiche e chiudere l’anno con il reddito determinato secondo il regime ordinario. La Circolare 32/E/2023 ha chiarito la meccanica operativa.

Nel forfettario posso dedurre il costo dei dipendenti o i contributi INPS che verso per loro?

No. I costi dei dipendenti e i contributi che versi come datore di lavoro non sono deducibili nel regime forfettario, perché l’imponibile si determina in modo “forfettario” con il coefficiente di redditività. La sola deduzione ammessa è per i contributi previdenziali obbligatori del titolare (o dell’associato in partecipazione se presente), che riducono direttamente la base imponibile prima dell’imposta sostitutiva. Se operi come artigiano o commerciante, puoi anche valutare la riduzione del 35% dei contributi INPS prevista dalla Legge 190/2014, da richiedere con le procedure INPS.

I collaboratori familiari (coadiuvanti) rientrano nel tetto 20.000 euro? E gli occasionali?

Sì. Le spese per collaboratori familiari (coadiuvanti e coadiutori) rientrano nel limite di 20.000 euro. Rientrano anche i compensi a collaboratori coordinati e continuativi e, in generale, le spese per lavoro dipendente e assimilato. Per le prestazioni occasionali, se effettivamente qualificate tali ai sensi della normativa lavoristica e fiscale, i compensi erogati rientrano nel calcolo del costo del personale a tuo carico. È importante inquadrare correttamente i rapporti secondo le definizioni del Ministero del Lavoro, per evitare riclassificazioni e contestazioni.

Ho una quota in una SRL: posso stare nel forfettario? Cosa significa “attività riconducibile”?

Dipende. La Legge 190/2014 esclude dal forfettario chi controlla, direttamente o indirettamente, una SRL che svolge attività riconducibile a quella esercitata individualmente e che produce ricavi prevalentemente da tale attività. “Riconducibile” vuol dire che l’oggetto sociale e l’operatività della SRL sono affini o sovrapponibili alla tua attività individuale. Se possiedi una quota ma non hai il controllo e la società non opera nel tuo stesso segmento, di norma non scatta la causa di esclusione. In caso di dubbio, valuta l’assetto di governance, l’oggetto sociale e la provenienza dei ricavi della SRL alla luce delle interpretazioni fornite dall’Agenzia delle Entrate nelle circolari citate.

Quali sono oggi gli scaglioni IRPEF se esco dal forfettario? Mi conviene comunque restare forfettario?

Gli scaglioni e le aliquote IRPEF sono stabiliti anno per anno dalle leggi di bilancio. In caso di uscita, pagherai l’IRPEF progressiva sugli imponibili determinati con le regole ordinarie, oltre alle addizionali e ai contributi dovuti. La convenienza dipende dal mix di incassi, costi reali (soprattutto personale e beni strumentali), detrazioni spettanti e contributi. Se i tuoi costi effettivi sono elevati e superano di molto la quota “forfettaria” implicita nel coefficiente, il regime ordinario può risultare più conveniente. Se invece i costi sono leggeri e gli incassi restano entro 85.000 euro, il forfettario tende a convenire grazie all’imposta sostitutiva e alla semplificazione degli adempimenti. Valuta sempre con un confronto numerico su dati aggiornati all’anno in corso.

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