Ultimo aggiornamento: agosto 2026.
Per lavorare come parrucchiere in autonomia serve Partita IVA. La prestazione occasionale non è ammessa. Devi avere i requisiti professionali della Legge 174/2005, presentare SCIA al SUAP e iscriverti a INPS Artigiani e INAIL.
- Requisiti professionali: come da Legge 174/2005, con corso+tirocinio o 3 anni di esperienza in 5 anni e presenza del Responsabile Tecnico.
- Apertura attività: ComUnica a Camera di Commercio, Albo Artigiani, INPS Artigiani, INAIL, PEC/firma digitale, SCIA al SUAP (D.P.R. 160/2010 e art. 19 L. 241/1990).
- Fisco: ATECO 96.21.00; forfettario (soglia 85.000 euro, coefficiente 67%) o semplificato IVA; corrispettivi telematici e POS obbligatori.
Chi può fare il parrucchiere: requisiti professionali e quadro normativo
La professione è regolamentata dalla Legge 174/2005, consultabile su Normattiva. La legge richiede titoli tecnici e un Responsabile Tecnico presente in salone durante l’attività.
I requisiti si ottengono in due modi. Primo: corso biennale riconosciuto dalla Regione più un laboratorio pratico o tirocinio di almeno 12 mesi svolti in due anni. Secondo: esperienza lavorativa di 3 anni in 5 come dipendente, collaboratore o apprendista in un salone.
Serve anche il possesso dei requisiti morali. Non devi avere interdizioni o cause ostative previste dal Testo Unico delle Leggi di Pubblica Sicurezza e dalle norme regionali. L’iscrizione all’Albo delle Imprese Artigiane avviene con la ComUnica.
Il Responsabile Tecnico
Il Responsabile Tecnico è la persona abilitata che garantisce il rispetto delle regole tecnico-professionali. Deve essere sempre presente quando il salone è aperto. È richiesto dalla Legge 174/2005 e dai regolamenti regionali.
Il Responsabile Tecnico può essere il titolare, un socio o un dipendente abilitato. La sua nomina si comunica nella SCIA al SUAP.
Dipendente o autonomo: cosa cambia davvero
Come dipendente lavori con contratto collettivo e orari fissati. L’azienda si occupa di fisco, contributi, sicurezza e adempimenti. È una soluzione semplice per iniziare e fare esperienza.
Come autonomo decidi orari, prezzi e investimenti. Ma ti occupi di tutto: Partita IVA, contributi, sicurezza, igiene, ricevute e registratore telematico. Il rischio d’impresa è tuo. Anche i margini però sono tuoi.
Perché la prestazione occasionale non è ammessa
La prestazione occasionale (art. 2222 cod. civ.) vale per attività episodiche, senza organizzazione e senza professionalità. L’acconciatura è, per legge, attività artigiana regolamentata e abituale (Legge 174/2005 e Legge quadro per l’artigianato 443/1985).
Se tagli e colori capelli per clienti, usi strumenti, promuovi servizi e ripeti nel tempo, l’attività è professionale. Quindi devi aprire Partita IVA. Anche poche ore a settimana non rendono “occasionale” un’attività organizzata.
L’Ispettorato Nazionale del Lavoro ricorda l’uso rigoroso della prestazione occasionale. Per i parrucchieri non è lo strumento corretto. Rischi sanzioni per lavoro irregolare e omesso versamento contributivo.
Aprire la Partita IVA da parrucchiere: percorso operativo
Apri una ditta individuale con ATECO 96.21.00 “Servizi dei saloni di barbiere e parrucchiere”. La ditta individuale è l’impresa di una sola persona. È la forma più semplice e veloce.
Con la pratica ComUnica (D.P.C.M. 6 maggio 2009) fai più cose in un invio: apri la Partita IVA all’Agenzia delle Entrate, iscrivi l’impresa al Registro Imprese/REA, ti iscrivi all’Albo Artigiani, apri posizioni INPS Artigiani e INAIL.
La SCIA (art. 19 L. 241/1990 e D.P.R. 160/2010) si presenta al SUAP del Comune dove operi. Devi farla prima di iniziare. Autocertifichi i requisiti igienico-sanitari e l’idoneità dei locali o dell’attività a domicilio.
Documenti tecnici e dotazioni
Servono PEC e firma digitale per invii telematici (D.L. 185/2008 e Codice dell’Amministrazione Digitale D.Lgs. 82/2005). Tieni planimetrie e schede dei locali conformi ai regolamenti edilizi e igienico-sanitari regionali.
Predisponi sterilizzazione strumenti, gestione rifiuti taglienti e contaminati secondo D.Lgs. 152/2006, e procedure di pulizia. Se hai dipendenti, rispetta il D.Lgs. 81/2008 su salute e sicurezza, con DVR, formazione e nomine interne.
Dove puoi lavorare
Hai tre strade. Apri un tuo salone aperto al pubblico. Oppure lavori a domicilio. Oppure operi con “affitto di poltrona” in un salone altrui. Quest’ultima modalità è permessa dalla Legge 145/2018 con contratti scritti tra imprese.
Per il domicilio, indica nella SCIA le aree servite, la sede amministrativa e come garantisci igiene, sterilizzazione e smaltimento rifiuti. Per l’affitto di poltrona, servono comunicazioni a SUAP e adempimenti fiscali tra due imprese.
Regimi fiscali 2026: quale conviene
Regime forfettario
È il regime agevolato per persone fisiche con ricavi fino a 85.000 euro (Legge 190/2014, come modificata da Legge 197/2022). Se superi 100.000 euro nell’anno, esci subito e applichi IVA dal momento del superamento.
Imposta sostitutiva al 5% per i primi 5 anni, poi 15%, se rispetti le condizioni di start-up. Per i parrucchieri il coefficiente di redditività è 67%: paghi l’imposta sul 67% dei ricavi, al netto dei contributi INPS versati.
Il forfettario non applica IVA in fattura e non subisce ritenute. Vale il principio di cassa: contano gli incassi effettivi. Restano obbligatori corrispettivi telematici o fattura elettronica tramite Sistema di Interscambio, come da D.Lgs. 127/2015 e provvedimenti dell’Agenzia delle Entrate.
Chi è nel forfettario può chiedere la riduzione del 35% dei contributi INPS Artigiani. La richiesta è telematica su portale INPS. La riduzione incide su quanto versi e su quanto deduci fiscalmente.
Regime semplificato IVA
È il regime “ordinario” per le ditte individuali che non usano il forfettario. Applichi IVA, detrai l’IVA sugli acquisti, deduci i costi e ammortizzi le attrezzature. Usi la contabilità semplificata per cassa (art. 66 TUIR).
Conviene se prevedi molti investimenti e costi con IVA. Emetti fatture elettroniche, tieni i registri IVA e invii le liquidazioni periodiche. Paghi IRPEF a scaglioni sul reddito netto, oltre a addizionali e contributi.
Corrispettivi, documenti e POS
Se vendi al consumatore finale, devi emettere documento commerciale e trasmettere i corrispettivi telematici con registratore telematico o servizio online dell’Agenzia delle Entrate (D.Lgs. 127/2015).
Il POS è obbligatorio. In caso di rifiuto di pagamento elettronico si applica la sanzione fissa di 30 euro più il 4% del valore della transazione (D.L. 36/2022, Ministero dello Sviluppo Economico e Ministero dell’Economia).
Contributi INPS e assicurazione INAIL
Gestione Artigiani INPS
I contributi hanno una quota fissa annua su un reddito minimale. Poi versi una percentuale sul reddito che supera quel minimale. Gli importi si aggiornano ogni anno dall’INPS. Verifica le circolari INPS pubblicate sul portale istituzionale.
Paghi in quattro rate trimestrali la quota fissa. Sui redditi eccedenti versi con saldo e acconti tramite F24, insieme alle imposte. I contributi riducono il reddito imponibile fiscale. Contano anche per la tua pensione futura.
Con il forfettario puoi chiedere la riduzione del 35%. La scelta vale per l’anno e incide sulle prestazioni. Valuta prima con attenzione costi e vantaggi.
INAIL
Copre gli infortuni sul lavoro. Paga un premio basato sulla tariffa del rischio e sul monte retribuzioni o su basi convenzionali. L’autoliquidazione si fa ogni anno. L’INAIL pubblica scadenze e procedure ufficiali.
Nel salone servono misure di prevenzione, dispositivi di protezione individuale e procedure per tagli e agenti chimici. Sono obblighi del D.Lgs. 81/2008 e delle istruzioni tecniche INAIL.
Locali, igiene, rifiuti e privacy
I locali devono rispettare regolamenti edilizi e igienico-sanitari regionali. In SCIA dichiari altezza, aerazione, servizi igienici, spogliatoi, aree pulito/sporco e sterilizzazione. L’ASL può fare controlli.
Gestisci lamette e taglienti come rifiuti speciali secondo D.Lgs. 152/2006. Tieni i formulari dove richiesto. Forma il personale sulle procedure di igiene e sanificazione.
Se tratti dati dei clienti, fornisci informativa privacy e gestisci i consensi ai sensi del Regolamento UE 2016/679 (GDPR). Se usi videosorveglianza, rispetta la normativa privacy e, con dipendenti, le regole del Ministero del Lavoro sull’installazione.
Regola decisionale rapida
Come scegliere il percorso in 6 mosse
1) Farai l’attività con continuità e organizzazione? Sì: Partita IVA. No: valuta prima se rientri davvero nell’occasionale; per parrucchieri quasi mai è corretto.
2) Hai i requisiti professionali Legge 174/2005? Sì: procedi con SCIA. No: completa corso+tirocinio o maturi 3 anni di esperienza in 5 anni.
3) Dove lavori? Salone proprio, a domicilio o affitto di poltrona. Se salone: verifica locali e requisiti ASL. Se domicilio: cura trasporto, igiene e rifiuti. Se poltrona: contratto scritto tra imprese (Legge 145/2018) e comunicazioni SUAP.
4) Regime fiscale: ricavi stimati sotto 85.000 euro e costi IVA limitati? Forfettario. Ricavi vicini al limite o molti investimenti? Semplificato IVA.
5) Adempimenti di base: ComUnica (Agenzia Entrate, CCIAA/Albo Artigiani, INPS, INAIL), SCIA al SUAP, PEC e firma digitale, registratore telematico, POS.
6) Sicurezza e privacy: DVR se hai dipendenti, procedure igiene, gestione rifiuti, informative privacy. Controlla D.Lgs. 81/2008, D.Lgs. 152/2006 e GDPR.
Costi e tempistiche realistiche
Costi amministrativi tipici dell’apertura autonoma nel 2026: imposta di bollo 17,50 euro, diritti di segreteria 18 euro, diritto camerale 53-120 euro secondo provincia, SCIA 0-200 euro secondo Comune, PEC+firma digitale circa 35 euro.
Se incarichi un intermediario abilitato, aggiungi il suo compenso. In media fra 300 e 500 euro, variabile per complessità e territorio.
Tempistiche: predisposizione documenti 2-5 giorni, invio ComUnica in giornata, protocollazione SCIA immediata con avvio contestuale, attribuzione posizioni INPS/INAIL in pochi giorni lavorativi. Il registratore telematico richiede installazione e attivazione presso Agenzia delle Entrate.
Affitto di poltrona: attenzione ai dettagli
È un rapporto tra due imprese autonome. Serve contratto scritto con canone, orari, responsabilità su sicurezza e igiene, e riparto delle spese. La base normativa è nella Legge 145/2018 che ha integrato la disciplina di settore.
Chi affitta la poltrona emette fattura al titolare del salone. Ognuno ha la propria Partita IVA, i propri corrispettivi e adempimenti. Serve SCIA aggiornata e rispetto dei requisiti professionali e del Responsabile Tecnico.
| Scenario | Adempimenti iniziali | Iscrizioni/Autorizzazioni | Tempi medi |
|---|---|---|---|
| Salone di proprietà aperto al pubblico | ComUnica, SCIA SUAP, verifica requisiti locali, RT e POS, DVR se dipendenti | Agenzia Entrate, CCIAA/Albo Artigiani, INPS Artigiani, INAIL, regolamenti ASL | 5-10 giorni per essere operativi se locali già conformi |
| Parrucchiere a domicilio | ComUnica, SCIA con indicazione attività itinerante, procedure igiene e rifiuti | Agenzia Entrate, CCIAA/Albo Artigiani, INPS, INAIL | 3-7 giorni; nessun allestimento locale |
| Affitto di poltrona in salone altrui | ComUnica, SCIA/variazione SUAP, contratto scritto, registratore o gestione corrispettivi | Agenzia Entrate, CCIAA/Albo Artigiani, INPS, INAIL | 5-8 giorni dopo la firma del contratto |
| Dipendente in salone | Selezione e assunzione, formazione base sicurezza | Comunicazioni obbligatorie a cura del datore di lavoro (Ministero del Lavoro) | 1-3 giorni dall’assunzione |
FAQ
Posso iniziare come parrucchiere con prestazione occasionale per “provare” e poi aprire Partita IVA?
No. La prestazione occasionale serve solo per attività episodiche e non organizzate (art. 2222 cod. civ.). L’acconciatura è attività artigiana regolamentata dalla Legge 174/2005. Richiede requisiti professionali, SCIA e iscrizioni previdenziali. Se operi con continuità, strumenti e prezzi al pubblico, l’attività è professionale. Devi aprire Partita IVA e iscriverti a INPS Artigiani e INAIL. In caso contrario rischi sanzioni per lavoro irregolare, omesso versamento di contributi e violazioni amministrative verso Comune e Camera di Commercio. Per una “prova” legittima, valuta l’assunzione come apprendista o dipendente, così accumuli esperienza valida anche ai fini dei requisiti.
Qual è il regime fiscale più conveniente per un parrucchiere che inizia nel 2026?
Se prevedi ricavi sotto 85.000 euro e pochi investimenti con IVA, il forfettario di solito è la scelta più semplice. Applichi imposta sostitutiva al 5% per i primi 5 anni (se rispetti i requisiti) e poi 15%, con reddito calcolato al 67% dei ricavi, al netto dei contributi. Non addebiti IVA ai clienti e non subisci ritenute. Se invece prevedi acquisti importanti di arredi, impianti e prodotti, il regime semplificato IVA può convenire. Detrai l’IVA sugli acquisti e deduci i costi reali. In più, se i ricavi si avvicinano alla soglia del forfettario, il semplificato evita l’uscita dal regime in corso d’anno al superamento dei 100.000 euro. La scelta si basa su business plan, investimenti e struttura dei costi. Riferimenti: Legge 190/2014, Legge 197/2022, prassi dell’Agenzia delle Entrate.
Che contributi INPS paga un parrucchiere in ditta individuale e come si risparmiano?
Paghi i contributi alla Gestione Artigiani. C’è una quota fissa annua su un reddito minimale stabilito dall’INPS e una percentuale sul reddito che supera quel minimale. Versi in quattro rate la quota fissa e poi il conguaglio in sede di dichiarazione, con saldo e acconti. I contributi sono deducibili dal reddito. Se aderisci al regime forfettario, puoi chiedere la riduzione del 35% dei contributi. La domanda si presenta sul portale INPS e vale dall’anno di accoglimento. Riduci l’esborso, ma riduci anche la deduzione e potenzialmente le prestazioni future. Verifica ogni anno le circolari INPS con aliquote, minimale e scadenze, pubblicate sul sito dell’INPS.
Quali requisiti igienico-sanitari servono per il salone e cosa controllo nella SCIA?
Nella SCIA dichiari che i locali rispettano i regolamenti edilizi e igienico-sanitari regionali. In pratica: altezza e superfici minime, adeguata aerazione/ventilazione, servizi igienici separati dove richiesto, spogliatoi, aree pulito/sporco distinte, illuminazione idonea, sterilizzatori e procedure di disinfezione. Devi gestire rifiuti taglienti e contaminati secondo D.Lgs. 152/2006, con contenitori idonei e, se previsto, tracciabilità. Tieni schede di sicurezza dei prodotti, etichettatura e dispositivi di protezione. Se assumi personale, fai il Documento di Valutazione dei Rischi e la formazione obbligatoria (D.Lgs. 81/2008). Le ASL possono fare sopralluoghi. Le regole operative si trovano nei regolamenti regionali e nelle linee guida delle ASL, richiamati nella SCIA SUAP.
Posso lavorare in un salone altrui con “affitto di poltrona”? Come funziona fiscalmente?
Sì. La Legge 145/2018 ha previsto l’affitto di poltrona per parrucchieri ed estetisti. È un contratto tra due imprese autonome: tu e il titolare del salone. Ognuno ha Partita IVA, corrispettivi propri, adempimenti fiscali e previdenziali. Il contratto definisce canone, orari, dotazioni, responsabilità su igiene e sicurezza, e ripartizione delle spese. Si comunica al SUAP secondo le procedure locali. Fiscalmente emetti fattura al titolare per il canone. Con i clienti finali, emetti documento commerciale o fattura per le tue prestazioni e trasmetti i corrispettivi telematici. Restano obbligatori POS, eventuale fattura elettronica e rispetto della normativa su sicurezza, privacy e rifiuti. Il Responsabile Tecnico deve essere presente in salone. Riferimenti: Legge 174/2005, Legge 145/2018, D.P.R. 160/2010 e prassi di Agenzia delle Entrate e Camere di Commercio.
