Ultimo aggiornamento: giugno 2026.
“Regime forfettario” e “regime forfetario” sono sinonimi. È un regime fiscale agevolato per Partite IVA con ricavi fino a 85.000 euro, imposta sostitutiva al 15% (5% start-up) e base imponibile calcolata a forfait.
- Base normativa: Legge 190/2014, art. 1 commi 54-89, come modificata (L. 208/2015; L. 145/2018; L. 197/2022). Fonti: Normattiva, Agenzia delle Entrate.
- Soglia: fino a 85.000 euro; uscita immediata se superi 100.000 euro nell’anno; in altri casi uscita dall’anno successivo.
- Calcolo: incassi per cassa x coefficiente di redditività (per ATECO). Deduci i contributi previdenziali. Applichi 15% o 5% di imposta sostitutiva.
Cos’è il regime forfettario/forfetario: significato, logica e norme
Il termine “forfettario” deriva dal francese “forfait” e significa “a misura fissa”. Nel regime forfettario, le spese non si calcolano voce per voce, ma con una percentuale standard detta coefficiente di redditività.
Questa percentuale è collegata al tuo codice ATECO e determina la quota dell’incassato che diventa reddito tassabile. La parte restante è considerata costo forfettario, senza giustificativi analitici.
Il quadro normativo è nell’art. 1, commi 54-89, della Legge 190/2014, aggiornato da Legge 208/2015, Legge 145/2018 e Legge 197/2022. Per i testi ufficiali fai riferimento al portale Normattiva e alle circolari dell’Agenzia delle Entrate.
Perché esiste e a chi serve
Serve a semplificare la vita a professionisti, freelance, artigiani e commercianti con fatturati medio-bassi. Non applichi l’IVA in fattura, hai contabilità leggera e paghi un’unica imposta sostitutiva con aliquota agevolata.
Funziona bene quando hai pochi costi reali e un margine elevato. Se invece hai costi importanti, il regime ordinario può convenire di più, perché deduci tutto analiticamente e detrai l’IVA.
Requisiti di accesso, permanenza e cause di esclusione
Puoi entrare o restare nel forfettario se i ricavi/compensi dell’anno precedente non superano 85.000 euro. Il limite vale per l’intera attività, considerando tutte le fatture emesse per cassa.
Se superi 100.000 euro in corso d’anno, esci subito e applichi l’IVA dall’operazione che fa sforare. Se stai tra 85.001 e 100.000 euro, esci dal regime dall’anno successivo. Regola introdotta dalla Legge 197/2022.
Sono escluse le Partite IVA che:
- Usano regimi speciali IVA o forfettari di settore (es. agricoltura speciale).
- Non sono residenti, salvo residenti in UE/SEE con almeno il 75% del reddito prodotto in Italia.
- Partecipano a società di persone o associazioni, oppure controllano SRL con attività riconducibile alla propria (commi 57 e seguenti, L. 190/2014).
- Svolgono in prevalenza attività verso datori di lavoro attuali o dei due anni precedenti (regola anti-falsa partita IVA).
Aliquote 15% e 5%: quando si applicano
Aliquota ordinaria 15%. Aliquota 5% per le nuove attività per i primi cinque anni se rispetti queste condizioni:
- Non hai svolto attività simile nei tre anni precedenti.
- L’attività non è mera prosecuzione di lavoro dipendente o autonomo altrui, salvo tirocinio obbligatorio per professioni regolamentate.
- Se subentri ad attività altrui, i suoi ricavi non hanno superato il limite del regime.
Le condizioni sono fissate nei commi 65 e seguenti della Legge 190/2014 e successive modifiche. Verifica sempre su Normattiva o con le circolari dell’Agenzia delle Entrate.
Come si calcola il reddito nel forfettario
Principio di cassa
Si tassa ciò che incassi, non ciò che fatturi. Questo è il principio di cassa: contano i pagamenti ricevuti nell’anno, non le competenze maturate.
Coefficienti di redditività
Il coefficiente è una percentuale fissa per gruppi di attività ATECO. Si applica agli incassi per stimare il reddito. Per i professionisti (es. copywriter) è pari al 78%, come da tabella allegata alla Legge 190/2014.
Esempio pratico: Laura è copywriter (ATECO 74.99.99). Incassa 40.000 euro. Reddito lordo forfettario: 40.000 x 78% = 31.200 euro. Questa è la base prima dei contributi previdenziali.
Deduzione dei contributi previdenziali
I contributi obbligatori si deducono sempre dal reddito forfettario. Quindi Reddito imponibile = Reddito lordo forfettario – Contributi previdenziali versati nell’anno.
Se versi alla Gestione Separata INPS (professionisti senza cassa), deduci quanto pagato. Se sei artigiano/commerciante (INPS IVS), deduci sia i contributi fissi sia quelli sul reddito eccedente il minimale. Puoi chiedere la riduzione del 35% dei contributi IVS se aderisci come forfettario, facendo domanda all’INPS. La riduzione impatta l’importo, non la deducibilità.
Imposta sostitutiva
Dopo la deduzione dei contributi, applichi l’aliquota: 15% oppure 5% per i primi cinque anni se hai i requisiti. L’imposta sostitutiva rimpiazza IRPEF, addizionali regionali/comunali e IRAP.
Continuando l’esempio di Laura: contributi versati 4.000 euro. Reddito imponibile 31.200 – 4.000 = 27.200 euro. Imposta sostitutiva 15% = 4.080 euro (oppure 1.360 euro al 5%).
IVA, ritenute e bollo
In forfettario non addebiti l’IVA in fattura e non detrai l’IVA sugli acquisti. Inserisci la dicitura di non applicazione IVA ai sensi della Legge 190/2014.
Non subisci ritenuta d’acconto se inserisci in fattura la dichiarazione di regime forfettario. Per ogni fattura senza IVA oltre 77,47 euro si applica imposta di bollo da 2 euro, con versamento periodico.
Fatturazione elettronica e operazioni con l’estero
Dal 2024 la fattura elettronica è obbligatoria per tutti i forfettari tramite Sistema di Interscambio (SdI). La base normativa è nel D.Lgs. 127/2015 e nelle successive estensioni (DL 36/2022, convertito).
Per clienti esteri puoi emettere e-fattura via SdI. Se usi SdI per l’estero, non invii l’esterometro. Su acquisti intracomunitari, puoi dover integrare e versare l’IVA in reverse charge, anche se non addebiti IVA in uscita.
Adempimenti e scadenze operative
Apertura Partita IVA: modello AA9/12 all’Agenzia delle Entrate. Iscrizione INPS: Gestione Separata o Artigiani/Commercianti, secondo attività. Eventuale SCIA per attività soggette a Comune/Camerali.
Versamenti imposta sostitutiva e IRPEF sostituita: saldo e primo acconto a fine giugno (con eventuale rinvio a luglio con maggiorazione); secondo acconto a fine novembre. Regole allineate al calendario imposte sui redditi.
Contributi INPS: stessi termini del saldo e acconti, con modello F24. Imposta di bollo sulle e-fatture: versamento trimestrale secondo scadenze dell’Agenzia delle Entrate.
Dichiarazioni: Modello Redditi PF con quadro LM, certificazione dei contributi dedotti, gestione degli acconti anno successivo. Conservazione delle fatture elettroniche secondo le regole del sistema di conservazione, anche gratuito dell’Agenzia.
Regola decisionale rapida
Quando scegliere il forfettario
- Prevedi ricavi entro 85.000 euro e margine elevato.
- Hai pochi costi reali e non ti serve detrarre molta IVA.
- Clienti finali privati o B2B che non hanno problemi con fatture senza IVA.
- Sei all’avvio e puoi accedere al 5% per cinque anni.
Quando valutare l’ordinario semplificato
- Hai costi reali alti (attrezzature, locali, personale) e conviene dedurli tutti.
- Hai investimenti importanti e vuoi detrarre l’IVA sugli acquisti.
- Prevedi di superare stabilmente 85.000 euro.
- Lavori con clienti B2B che preferiscono la detrazione IVA.
Nesso logico: se la tua percentuale di costi reali batte il “costo forfettario” implicito del tuo coefficiente, l’ordinario tende a convenire; altrimenti il forfettario resta più efficiente.
Controlli, errori da evitare e riferimenti normativi
Attenzione alla prevalenza verso ex datore di lavoro nei due anni: può escluderti. Verifica le partecipazioni in società o SRL riconducibili: è causa di esclusione. Controlla ogni anno la soglia degli incassi.
Ricorda la dicitura corretta in fattura per evitare ritenute e IVA. Versa puntuale il bollo trimestrale. Monitora gli acconti per non pagare sanzioni.
Riferimenti utili da consultare testualmente: Normattiva per Legge 190/2014 e successive modifiche; Agenzia delle Entrate per circolari e risposte interpello; INPS per aliquote e riduzione contributiva del 35%; Ministero del Lavoro per inquadramenti previdenziali.
| Scenario | Requisiti / limiti | Base imponibile e imposta | Adempimenti e tempistiche |
|---|---|---|---|
| Professionista (es. copywriter ATECO 74.99.99) | Ricavi anno precedente ≤ 85.000 euro; nessuna partecipazione in società; non prevalenza verso ex datore ultimi 2 anni | Incassi x 78% = reddito lordo; deduci contributi Gestione Separata; imposta 15% (o 5% se start-up) | Fattura elettronica via SdI; bollo trimestrale; saldo/acconti imposta a giugno-novembre; Modello Redditi PF (quadro LM) |
| Artigiano/commerciante | Ricavi ≤ 85.000 euro; iscrizione INPS IVS; possibile riduzione contributi 35% su domanda | Incassi x coefficiente ATECO = reddito; deduci contributi IVS (fissi + eccedenza); imposta sostitutiva 15%/5% | Versamenti INPS con F24 a giugno-novembre; gestione fatture elettroniche; eventuale SCIA/comunicazioni camerali |
| Superamento soglia 85.000 ma ≤ 100.000 | Ricavi nell’anno compresi tra 85.001 e 100.000 euro | Anno in corso: resti forfettario; anno successivo: passi all’ordinario | Programma passaggio al 1° gennaio successivo; attiva IVA, registri, e gestione Iva detraibile |
| Superamento 100.000 in corso d’anno | Ricavi > 100.000 euro nell’anno | Esci subito: dall’operazione che sfora applichi IVA; reddito per l’anno si scinde tra periodi | Variazione dati entro 30 giorni; fatturazione con IVA da subito; nuovi adempimenti IVA immediati |
| Operazioni con l’estero (UE/extra-UE) | Forfettario senza IVA in uscita; possibili obblighi su acquisti intra (reverse charge) | Reddito sempre a forfait; nessuna detrazione IVA; verifica gestione dell’IVA su acquisti intra | Emetti e-fatture via SdI anche verso estero; se usi SdI non invii esterometro; conserva documenti doganali |
FAQ sul regime forfettario/forfetario
1) Si scrive “forfettario” o “forfetario”? Cosa devo riportare in fattura?
Le due grafie sono entrambe corrette in italiano corrente. In ambito fiscale, i testi normativi e le circolari usano più spesso “forfetario”. Nella pratica professionale, “forfettario” è molto diffuso. In fattura è importante più il contenuto che la forma della parola.
Inserisci sempre la dicitura che spiega perché non applichi l’IVA né le ritenute. Un esempio chiaro: “Operazione senza applicazione dell’IVA ai sensi dell’art. 1, commi 54-89, Legge 190/2014 (regime forfettario). Compenso non soggetto a ritenuta d’acconto”. Aggiungi l’imposta di bollo di 2 euro se il totale supera 77,47 euro e provvedi al versamento trimestrale secondo le scadenze dell’Agenzia delle Entrate.
2) Cosa succede se supero 85.000 euro a fine anno? E se supero 100.000 euro a metà anno?
Tre casi distinti, definiti dalla Legge 197/2022: se resti entro 85.000 euro, nulla cambia. Se arrivi tra 85.001 e 100.000 euro, resti nel forfettario fino al 31 dicembre e passi all’ordinario dall’anno successivo. Se superi 100.000 euro in corso d’anno, esci immediatamente dal regime: dalla fattura che fa superare il limite devi applicare l’IVA, tenere i registri e seguire gli adempimenti dell’ordinario.
Pianifica i contratti e i flussi di incasso. Controlla mese per mese l’andamento, così eviti sorprese operative e puoi preparare la transizione con anticipo, incluse le comunicazioni all’Agenzia delle Entrate.
3) In forfettario ho ritenute d’acconto o detrazione IVA? Come gestisco l’imposta di bollo?
Nel forfettario non subisci ritenute d’acconto, ma devi dichiararlo in fattura. Non addebiti l’IVA e non la detrai sugli acquisti. Questo semplifica molto, ma ti priva della detrazione: se fai investimenti con IVA importante, valuta la convenienza del regime ordinario.
L’imposta di bollo da 2 euro è dovuta sulle fatture senza IVA sopra 77,47 euro. Nelle e-fatture, il sistema calcola il dovuto e ti consente il versamento trimestrale. Ricorda che il bollo si versa all’Agenzia delle Entrate e che l’importo non è un costo deducibile separato: resta un onere accessorio dell’operazione.
4) Posso dedurre auto, PC, affitto, formazione e altre spese reali nel forfettario?
No, le spese reali non si deducono analiticamente. Le “copre” il costo forfettario implicito nel coefficiente di redditività. L’unica grande eccezione sono i contributi previdenziali obbligatori, che si deducono sempre dal reddito forfettario.
Ci sono poi casistiche specifiche: premi INAIL per artigiani e commercianti seguono le regole previdenziali del settore; imposte e tasse non si deducono come costo nel forfettario; gli interessi passivi non incidono sulla base. Se i tuoi costi reali superano stabilmente la quota “coperta” dal coefficiente, valuta il regime ordinario per non perdere deduzioni.
5) Il forfettario incide su ISEE, NASpI, maternità e malattia? E su casse professionali?
Il reddito forfettario, al netto dei contributi dedotti, confluisce nell’ISEE come reddito complessivo ai fini IRPEF, anche se l’imposta è sostitutiva. Per le prestazioni come NASpI, maternità e malattia contano la tua gestione previdenziale e i versamenti effettivi: in Gestione Separata INPS esistono tutele economiche legate ai contributi versati e ai requisiti maturati; per artigiani e commercianti valgono le tutele della gestione IVS.
Se appartieni a una cassa professionale (ingegneri, avvocati, commercialisti, ecc.), non versi alla Gestione Separata ma alla cassa di categoria. Le regole contributive e le agevolazioni variano cassa per cassa. In ogni caso, i contributi obbligatori dedotti riducono la base imponibile del forfettario prima di applicare il 15% o il 5%.
