Al netto di IVA: cosa significa e come fare il calcolo del prezzo?

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Ultimo aggiornamento: giugno 2026.

“Al netto di IVA” indica il prezzo senza imposta: è l’imponibile. Dal netto al lordo: imponibile × (1 + aliquota). Dall’importo lordo al netto: lordo ÷ (1 + aliquota). Attenzione a eccezioni, regimi e arrotondamenti.

  • Formula di scorporo: netto = lordo ÷ (1 + aliquota). Esempio: 122 ÷ 1,22 = 100.
  • Riferimenti: DPR 633/1972 (articoli 6, 13, 17, 17-ter, 19, 26 e Tabella A). Sanzioni: DLgs 471/1997. Fattura elettronica: DLgs 127/2015.
  • Regimi: ordinario (IVA in fattura), forfettario (niente IVA), reverse charge e split payment (regole speciali). “Netto” cambia in base al regime.

Che cosa significa “al netto di IVA”

Dire “al netto di IVA” vuol dire parlare dell’imponibile. L’imponibile è la base su cui si calcola l’IVA. È il prezzo prima dell’imposta.

Il totale con IVA si chiama “lordo”. Il lordo è ciò che il cliente paga se l’IVA è addebitata. Il rapporto tra netto e lordo dipende dall’aliquota.

La base imponibile è definita dal DPR 633/1972, articolo 13. Il momento in cui l’IVA diventa esigibile è disciplinato dall’articolo 6. Queste norme sono consultabili su Normattiva.

Aliquote IVA 2026 e campo di applicazione

Aliquota ordinaria e aliquote ridotte

L’aliquota ordinaria è il 22%. Si applica a beni e servizi non inclusi nelle liste agevolate. È l’aliquota più comune.

Le aliquote ridotte sono il 10%, il 5% e il 4%. Coprono categorie specifiche definite nella Tabella A del DPR 633/1972. Ogni voce ha regole precise.

Esempi tipici: 10% su alcuni servizi turistici e ristrutturazioni edilizie. 5% per determinate prestazioni socio-sanitarie. 4% per beni di prima necessità. Verifica sempre la voce corretta in Tabella A.

Operazioni non imponibili, esenti, escluse

Non imponibili: esportazioni e servizi internazionali (articoli 8 e 9). Si emette fattura senza IVA, ma con la norma citata. Il concetto di “netto” coincide con il totale.

Esenti: operazioni elencate nell’articolo 10 (esempio: prestazioni sanitarie, locazioni abitative). Non si addebita l’IVA in fattura. Anche qui “netto” e totale coincidono.

Escluse: somme fuori campo IVA (articolo 15), come spese anticipate in nome e per conto. Non entrano nella base. Non confondere queste somme con il “netto”.

Come si calcola: dal netto al lordo e dallo scorporo

Formule base e esempi numerici

Dal netto al lordo: Lordo = Netto × (1 + Aliquota). Esempio al 22%: 100 × 1,22 = 122. Al 10%: 100 × 1,10 = 110.

Dallo scorporo: Netto = Lordo ÷ (1 + Aliquota). Esempio al 22%: 122 ÷ 1,22 = 100. Al 10%: 110 ÷ 1,10 = 100.

Altre aliquote. Al 4%: moltiplica per 1,04 o dividi per 1,04. Al 5%: usa 1,05. Usa sempre quattro decimali nei calcoli e poi arrotonda ai due centesimi in fattura.

Errori comuni da evitare

Non scorporare sottraendo l’IVA dal lordo. Non funziona. Devi dividere per (1 + aliquota). La sottrazione porta a un imponibile sbagliato.

Occhio agli sconti. Prima applica lo sconto al netto, poi calcola l’IVA. Non calcolare l’IVA e poi scontare. La base imponibile è dopo sconto.

Reverse charge e split payment non hanno IVA in fattura del cedente. In quei casi “netto” e “totale” coincidono in fattura del fornitore, ma cambiano gli adempimenti.

Fattura e regimi fiscali: ordinario, forfettario, IVA per cassa

Regime ordinario: addebito e detrazione

Nel regime ordinario addebiti l’IVA al cliente. È la “rivalsa” prevista dall’articolo 18 del DPR 633/1972. Versi l’IVA a debito e detrai l’IVA sugli acquisti (articolo 19).

Il concetto di “netto” qui è chiaro: imponibile in fattura. Il cliente paga il lordo. Tu versi la differenza tra IVA a debito e IVA a credito.

L’esigibilità è di norma immediata alla cessione o prestazione (articolo 6). Puoi optare per IVA per cassa se rispetti i limiti (articolo 32-bis del DL 83/2012). Con IVA per cassa versi l’imposta quando incassi.

Regime forfettario: niente IVA in fattura

Il regime forfettario è un regime agevolato per persone fisiche. Prevede un limite di ricavi/compensi di 85.000 euro annui. Le basi sono nella Legge 190/2014 e successive modifiche, inclusa la Legge 197/2022.

Nel forfettario non si addebita l’IVA in fattura. Non si detrae l’IVA sugli acquisti. La fattura riporta la norma di esclusione. In pratica, netto e totale coincidono.

Attenzione a operazioni con estero. Su servizi ricevuti da non residenti si applica l’inversione contabile interna (articolo 17, comma 2). Il forfettario integra o autofattura l’IVA e la versa, senza detrazione.

Reverse charge e split payment

Reverse charge interno: l’articolo 17 individua casi in cui l’IVA la assolve il cliente. Esempio tipico: subappalti edilizi in certe condizioni. Il fornitore emette fattura senza IVA con dicitura di inversione contabile.

Con reverse charge la fattura mostra solo l’imponibile. È “netto”, ma il cliente integra l’IVA nei propri registri. Il flusso finanziario dell’IVA cambia di mano.

Split payment: articolo 17-ter. Nelle forniture verso enti pubblici e soggetti indicati dalla norma, la PA trattiene l’IVA. Il fornitore incassa l’imponibile. Anche qui, per il fornitore, “netto” e incassato coincidono.

Regola decisionale rapida

Se parti da un prezzo senza IVA

Se conosci l’imponibile e devi dare il prezzo finale, moltiplica per (1 + aliquota). Se la merce è al 10%, usa 1,10. Se è al 22%, usa 1,22.

Se parti da un prezzo con IVA inclusa

Se il cliente chiede lo scorporo, dividi il lordo per (1 + aliquota). Se non sai l’aliquota, identifica prima la voce in Tabella A o la regola ordinaria al 22%.

Se non devi addebitare l’IVA

Se sei in forfettario o l’operazione è esente/non imponibile, il totale coincide con il “netto”. Indica in fattura la norma corretta. Niente scorporo perché non c’è IVA.

Se si applica reverse charge o split payment

Se è reverse charge, emetti imponibile senza IVA e cita l’articolo 17. Se è split payment verso PA, emetti imponibile con IVA esposta ma incassi solo l’imponibile. Nel dubbio, verifica il soggetto e la norma.

Se ci sono sconti, acconti o resi

Se applichi uno sconto, prima riduci la base e poi calcoli l’IVA. Se hai acconti, l’IVA si applica sull’acconto al momento dell’incasso (articolo 6). Se c’è un reso, usa nota di credito (articolo 26).

Casi pratici di fatturazione

Prestazione di servizi B2B con prezzo “lordo tondo”

Hai concordato 1.000 euro IVA inclusa al 22%. Per sapere l’imponibile: 1.000 ÷ 1,22 = 819,67. IVA: 180,33. Fattura: imponibile 819,67, IVA 180,33, totale 1.000,00.

Se applichi ritenuta d’acconto, calcolala sull’imponibile. La ritenuta non riduce la base IVA. La ritenuta è regolata dal DPR 600/1973.

Arrotonda i centesimi a due decimali. Preferisci calcolo con quattro o più decimali intermedi per evitare differenze di 1 centesimo.

Vendita beni con sconto promozionale

Prezzo netto 200, sconto 10%: nuova base 180. IVA al 22%: 39,60. Totale 219,60. Se sconti “sul lordo” rischi di calcolare male l’imposta.

Se concedi uno sconto ex post, usa una nota di credito (articolo 26). Riduci imponibile e IVA proporzionalmente. Indica il riferimento della fattura originaria.

Se includi spese anticipate in nome e per conto (articolo 15), non le sommare alla base. Vanno fuori campo IVA, quindi non incidono sul “netto”.

Acconti e stati avanzamento

Sugli acconti l’IVA è dovuta al pagamento, anche prima della consegna (articolo 6). Emetti fattura di acconto con IVA calcolata sull’importo incassato.

Negli stati di avanzamento lavori, ogni SAL ha la sua base imponibile. Calcola l’IVA su ciascun stato. Alla fine, la somma deve tornare con il contratto.

Se il cliente non paga, con IVA per cassa versi l’IVA quando incassi. Se sei in ordinario senza IVA per cassa, versi comunque l’IVA secondo le regole generali.

Operazioni internazionali: cenni

Vendite intracomunitarie B2B, se rispettano i requisiti, sono non imponibili (articolo 41 del DL 331/1993, regime IVA UE). In fattura non addebiti l’IVA. Il “netto” è il totale.

Acquisti di servizi da non residenti: inversione contabile (articolo 17, comma 2). Il committente integra o autofattura. Attenzione a registrazione e versamento.

Consulta le istruzioni dell’Agenzia delle Entrate per i casi UE ed extra-UE. Le prassi sono pubblicate anche in documenti di prassi amministrativa.

Controlli, sanzioni e documentazione

Se sbagli l’aliquota o l’imposta, si applicano le sanzioni del DLgs 471/1997. Puoi correggere con note di variazione (articolo 26). Muoviti in tempi ragionevoli.

La fattura elettronica segue le regole del DLgs 127/2015. I controlli automatici richiedono coerenza tra imponibile e IVA. Evita incongruenze di arrotondamento.

Norme e aggiornamenti sono disponibili su Normattiva e sui portali dell’Agenzia delle Entrate e del Ministero dell’Economia e delle Finanze.

Scenario Requisiti/condizione Calcolo/Formula operativa Riferimenti normativi Tempistiche/Note pratiche
Dal netto al lordo Imponibile noto, aliquota individuata Lordo = Netto × (1 + Aliquota) DPR 633/1972, art. 13 e Tabella A Calcolo al momento di emissione fattura; arrotonda a 2 decimali
Scorporo dal lordo Importo IVA inclusa noto Netto = Lordo ÷ (1 + Aliquota) DPR 633/1972, art. 13 Usa aliquota corretta; verifica sconti e abbuoni prima del calcolo
Regime forfettario Persona fisica, ricavi fino a 85.000 euro Nessun addebito IVA; Totale = Netto Legge 190/2014; Legge 145/2018; Legge 197/2022 Indica norma in fattura; niente detrazione IVA acquisti
Reverse charge interno Settori/operazioni art. 17 Fornitore: espone imponibile senza IVA; Cliente: integra IVA DPR 633/1972, art. 17 Registrazioni tempestive; verifica corretta codifica in contabilità
Split payment Cessioni verso PA/enti soggetti Fornitore espone IVA ma incassa solo l’imponibile DPR 633/1972, art. 17-ter L’ente versa l’IVA; indicare in fattura riferimento alla scissione
Note di credito Resi, sconti, errori Riduci imponibile e IVA in proporzione DPR 633/1972, art. 26 Emetti senza ritardo; conserva il collegamento alla fattura originaria

FAQ

“Netto” è sempre uguale alla base imponibile?

Nella pratica fiscale, sì: quando diciamo “netto di IVA” intendiamo la base imponibile. È l’importo su cui calcoli l’imposta. Ci sono però voci che non fanno parte della base, come le spese escluse dall’articolo 15 del DPR 633/1972. Queste somme non entrano nel “netto” perché non subiscono IVA. Al contrario, sconti e abbuoni che riducono il prezzo prima dell’IVA modificano il “netto”. In fattura, assicurati che il “netto” sia già al netto di sconti ammessi e al lordo solo di voci imponibili. Se un’operazione è esente o non imponibile, il totale coinciderà con il netto, ma dovrai sempre indicare la norma. La base giuridica è nell’articolo 13 per la base imponibile e nell’articolo 15 per le esclusioni.

Come scelgo l’aliquota corretta per calcolare il lordo?

Parti dalla natura del bene o del servizio. Se non è in Tabella A, usa il 22% ordinario. Se rientra in una voce agevolata, applica l’aliquota prevista (4%, 5%, 10%). Leggi con attenzione la descrizione della voce in Tabella A del DPR 633/1972. Spesso i dettagli contano: materiali, destinazione d’uso, contratti, requisiti del cliente. In caso di dubbio, consulta la prassi dell’Agenzia delle Entrate o interpella il tuo consulente. Applicare l’aliquota sbagliata espone a sanzioni secondo il DLgs 471/1997. Meglio una verifica preventiva. Una volta individuata l’aliquota, il calcolo è meccanico: moltiplica o dividi per (1 + aliquota), con arrotondamento a due decimali.

Nel forfettario devo mai “scorporare” l’IVA?

No, perché non addebiti l’IVA in fattura. Nel forfettario il prezzo che comunichi al cliente coincide con il totale da pagare. Qui “netto” e “lordo” sono lo stesso importo. Devi però indicare in fattura il riferimento alla Legge 190/2014 e le modifiche successive. Attenzione ai casi particolari: servizi acquistati da soggetti esteri (articolo 17, comma 2). In quel caso versi l’IVA con inversione contabile, senza poterla detrarre. Anche per alcuni beni intracomunitari si applicano regole specifiche. Il concetto di scorporo resta utile solo se devi ricavare l’imponibile interno da un prezzo che includerebbe l’IVA in senso teorico, ad esempio in preventivi comparativi o per stimare margini. Ma in fattura, di norma, non si scorpora nulla.

Come tratto sconti, anticipi e resi rispetto al “netto di IVA”?

Per gli sconti in fattura, riduci prima l’imponibile e calcola l’IVA dopo. Esempio: imponibile 1.000, sconto 10%: nuova base 900. IVA al 22%: 198. Totale: 1.098. Gli anticipi generano IVA al momento dell’incasso (articolo 6 del DPR 633/1972). Se incassi un acconto di 500 su un lavoro al 22%, emetti fattura di acconto: imponibile 500, IVA 110. Alla consegna, fatturi saldo al netto dell’acconto. Per resi o riduzioni prezzo post-vendita, usa la nota di credito (articolo 26). La nota riduce imponibile e IVA; è fondamentale indicare la fattura originaria. Queste regole tengono in ordine base imponibile e cronologia dell’esigibilità.

Quali sono gli errori più sanzionati sul calcolo netto/lordo?

Gli errori tipici sono tre. Primo: scorporo errato con sottrazione e non con divisione. Porta a imponibile sbagliato e quindi a IVA errata. Secondo: applicare l’aliquota sbagliata per merce o servizio. Serve sempre verificare la Tabella A e la prassi. Terzo: dimenticare l’IVA su acconti o applicarla su importi che non sono base imponibile (articolo 15). L’uso scorretto di reverse charge e split payment è un’altra fonte di sanzione. Il DLgs 471/1997 prevede sanzioni amministrative proporzionali. Puoi rimediare con una nota di variazione (articolo 26) o con ravvedimento operoso seguendo le indicazioni dell’Agenzia delle Entrate. Conserva sempre documenti e calcoli. Una traccia chiara riduce il rischio in caso di controllo.

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