Lo SDI, Sistema di Interscambio, è la piattaforma dell’Agenzia delle Entrate da cui passano tutte le fatture elettroniche italiane. Riceve il file che invii, controlla che sia corretto e lo recapita al cliente tramite codice destinatario, PEC (Posta Elettronica Certificata) o CUU (Codice Univoco Ufficio). Se trova un errore, scarta la fattura: tu la correggi e la rinvii.
- Da dove nasce l’obbligo: D.Lgs. 127/2015 e Legge 205/2017, con le specifiche tecniche FatturaPA. Lo SDI gestisce invio, ricezione e controlli formali.
- Dove arriva la fattura: codice destinatario a 7 caratteri, PEC o indirizzo telematico registrato. Per la Pubblica Amministrazione (PA) serve il CUU a 6 caratteri.
- Cosa ti risponde lo SDI: consegna, mancata consegna o scarto. Una fattura scartata “non esiste” e va rinviata corretta. Devi conservare le fatture per 10 anni.
Cos’è lo SdI: definizione, ruoli e basi normative
SDI significa Sistema di Interscambio: è la piattaforma nazionale che smista tutte le fatture elettroniche in Italia, e la gestisce l’Agenzia delle Entrate. In pratica fa da postino. Riceve la tua fattura, la controlla e la consegna al cliente, come spiega il portale ufficiale FatturaPA sul Sistema di Interscambio.
Se hai una Partita IVA e lavori con clienti residenti o stabiliti in Italia, la fatturazione elettronica è obbligatoria. La regola nasce dal D.Lgs. 127/2015 e dalla Legge 205/2017, art. 1, commi 909-916, che trovi su Normattiva. Per le fatture alla PA l’obbligo esiste dal 2014, con il DM 55/2013 del Ministero dell’Economia e delle Finanze.
Il file segue le specifiche FatturaPA ed è in formato XML (eXtensible Markup Language), un formato strutturato che i programmi leggono in automatico. Quando senti parlare di fattura in “formato SDI”, si intende proprio questo file XML FatturaPA. Le specifiche le aggiorna periodicamente l’Agenzia delle Entrate (AdE), che pubblica linee guida e provvedimenti sul suo portale. Nel 2026 il perimetro resta invariato: usi sempre lo SDI per emettere e ricevere le fatture nazionali.
Come funziona lo SDI: il flusso in 3 fasi
Lo SDI lavora in tre passaggi: riceve il file, lo controlla e poi lo recapita al cliente oppure lo scarta.
1) Invio del file XML
Crei la fattura in XML FatturaPA. Inserisci i dati di cedente, cioè chi vende, e cessionario, cioè chi compra. Poi aggiungi imponibile, IVA o natura, modalità di pagamento e indirizzo telematico del cliente.
Per inviare il file allo SDI hai quattro canali, elencati nella guida FatturaPA all’invio: la PEC, il portale web Fatture e Corrispettivi, il servizio SDICoop, un collegamento diretto tra il tuo software e lo SDI, e il trasferimento diretto di file per chi invia grandi volumi. Gli ultimi due richiedono l’accreditamento del canale, cioè una registrazione tecnica presso lo SDI. Il portale e l’app FatturAE fanno parte dei servizi gratuiti dell’Agenzia delle Entrate per creare e inviare le fatture. Con la PEC scrivi all’indirizzo PEC dedicato dello SDI. Se vuoi sapere quanto tempo hai, leggi la guida su quanto tempo serve per inviare una fattura allo SDI.
2) Controlli automatici
Lo SDI verifica firma e integrità del file, ma per B2B e B2C, cioè fatture a imprese e a privati, la firma non è obbligatoria. Lo conferma l’Agenzia delle Entrate nella guida su cosa fa il Sistema di Interscambio. Poi controlla lo schema XML, i campi minimi e la coerenza di date e calcoli.
Controlla anche la validità della Partita IVA o del Codice Fiscale, la presenza di un indirizzo telematico e l’unicità del numero documento per quell’anno. Gli errori più comuni sono Partita IVA inesistente, XML non conforme, data incoerente e fattura duplicata. Nell’elenco dei codici errore SDI il duplicato è il codice 00404, mentre il codice 00305 segnala una Partita IVA del cliente non valida.
3) Recapito o esito
Se tutto è corretto, lo SDI recapita la fattura all’indirizzo telematico del cliente e ti invia una ricevuta di consegna. Se il canale del cliente non è raggiungibile, ricevi una “mancata consegna”. In questo caso lo SDI mette la fattura a disposizione nell’area riservata del cliente.
Se lo SDI scarta la fattura, ricevi una “notifica di scarto” con il motivo. La fattura scartata è come mai emessa: correggila e rinviala, rispettando i termini di emissione dell’art. 21 del Decreto del Presidente della Repubblica (DPR) 633/72.
Indirizzi telematici: Codice destinatario, PEC e CUU
Lo SDI consegna la fattura all’indirizzo telematico che indichi: un codice destinatario, una PEC o l’indirizzo che il cliente ha registrato. Per la PA usi invece il CUU.
Codice destinatario (B2B e B2C Italia)
Il codice destinatario è quello che molti chiamano “codice SDI”. È un codice a 7 caratteri che identifica il canale del cliente, o del suo intermediario, per ricevere le fatture. Inseriscilo in fattura quando te lo comunicano. Se il cliente non ha un codice, puoi usare la sua PEC.
Per trovare il codice di un cliente, chiediglielo. L’Agenzia delle Entrate gli permette anche di generare un codice da mostrare ai fornitori, un “biglietto da visita digitale” con Partita IVA e indirizzo telematico, come spiega la guida AdE su come si riceve una fattura elettronica. Trovi tutti i dettagli nella nostra guida al codice SDI: cos’è, dove si trova e come si usa.
Se il cliente è un consumatore finale senza Partita IVA residente in Italia, usi 0000000. In questo caso consegna anche una copia leggibile al cliente, per esempio un PDF, per trasparenza.
PEC del destinatario
Se non conosci il codice destinatario, inserisci la PEC del cliente nell’apposito campo. Lo SDI recapita la fattura alla sua casella PEC. Controlla che la PEC sia corretta e attiva.
Registrazione dell’indirizzo telematico
Il cliente può registrare sul portale dell’Agenzia delle Entrate il suo indirizzo telematico “predefinito”. Se lo fa, ha priorità su quanto indicato in fattura. Così evita errori di recapito e riceve tutte le fatture sempre nello stesso posto.
CUU per la Pubblica Amministrazione
Per le PA serve il CUU, lungo 6 caratteri alfanumerici. Identifica l’ufficio che riceve la fattura. Senza CUU la fattura alla PA non va a buon fine. Per la PA valgono le regole del DM 55/2013 e le specifiche FatturaPA dedicate.
Clienti esteri
Se il cliente ha sede all’estero, usa il codice destinatario XXXXXXX. La fattura passa comunque dallo SDI per i controlli fiscali italiani. Dai anche al cliente estero una copia leggibile. Per capire se applicare l’IVA italiana verifichi la territorialità IVA, cioè in quale Paese l’operazione è tassata. Le regole restano quelle del DPR 633/72 e delle direttive europee, cioè dell’Unione Europea (UE).
Cosa significa sdi36, sdi60 o sdi16 nella PEC di una fattura?
Se ricevi una fattura via PEC da un indirizzo come sdi36@pec.fatturapa.it, il mittente è lo SDI: “sdi” seguito da un numero è il formato degli indirizzi PEC del Sistema di Interscambio. Il numero cambia da un messaggio all’altro, quindi sdi60, sdi16 o sdi42 indicano lo stesso sistema.
Lo ha chiarito l’Agenzia delle Entrate nel comunicato del 14 ottobre 2019 sulle false e-mail: i messaggi dello SDI arrivano solo da indirizzi del tipo sdiNN@pec.fatturapa.it, dove NN è un progressivo numerico a due cifre.
Quando la PEC arriva da uno di questi indirizzi, trovi in allegato la fattura in XML e un file di metadati. Se invece il mittente ha un indirizzo diverso, o ti chiede di cambiare il tuo indirizzo di recapito, non aprire gli allegati. L’Agenzia segnala che messaggi simili servono a raccogliere dati per truffe.
Se vuoi ricevere le fatture in un solo posto, senza controllare ogni PEC, registra il tuo indirizzo telematico sul portale dell’Agenzia delle Entrate.
Tipi documento, natura IVA e operazioni con l’estero
Ogni fattura elettronica dichiara un Tipo Documento (TD), indica la natura IVA quando non applichi l’imposta e rispetta scadenze di emissione precise.
Tipi Documento (TD) principali
TD01 è la fattura ordinaria. TD04 è la nota di credito, per uno storno o uno sconto successivo. TD24 è la fattura differita. Altri TD gestiscono casi speciali come acconti, autoconsumo e anticipi. Le codifiche sono nelle specifiche tecniche FatturaPA dell’Agenzia delle Entrate.
Per integrazioni e autofatture estere usi TD16 (reverse charge interno), TD17 (servizi da estero), TD18 (acquisti intracomunitari di beni), TD19 (acquisti ex art. 17, comma 2). Il reverse charge, o inversione contabile, è il meccanismo per cui l’IVA la versa chi compra. Dal 2022 questi flussi hanno sostituito l’esterometro, la vecchia comunicazione periodica delle operazioni con l’estero, come prevede il D.Lgs. 127/2015 e come spiega la guida AdE alla compilazione delle fatture elettroniche.
Natura IVA
Se in fattura non applichi l’IVA, devi indicare il motivo con un codice chiamato natura. Per esempio N2.2 vale per le operazioni non soggette, ed è il codice che usano anche i forfettari. N3.2 vale per le operazioni non imponibili intraUE, come la vendita di beni a un’impresa di un altro Paese UE. N4 vale per le operazioni esenti. Il codice giusto dipende dagli articoli del DPR 633/72 che si applicano alla tua operazione: se hai dubbi, chiedi al tuo commercialista.
Scadenze di emissione
Per la fattura “immediata”, emettila entro 12 giorni dal giorno in cui fai l’operazione, come prevede l’art. 21 del DPR 633/72. Per la fattura “differita”, emettila entro il 15 del mese successivo, riepilogando i documenti di trasporto (DDT) del mese.
Per TD17, TD18 e TD19, invia tramite SDI entro il 15 del mese successivo a quello in cui ricevi il documento estero o fai l’operazione. Così rispetti il tracciamento delle operazioni con l’estero richiesto dall’Agenzia delle Entrate.
Esiti SDI, correzioni e conservazione
Dopo ogni invio lo SDI ti manda un esito: consegna, mancata consegna o scarto. Ogni esito richiede un’azione diversa.
Ogni file che passa dallo SDI riceve un identificativo SDI: è il numero con cui il Sistema riconosce quel file, per esempio per capire se è già stato recapitato, come descrive la pagina FatturaPA su file, fatture e messaggi.
Consegna e mancata consegna
Ricevi la “ricevuta di consegna” quando la fattura raggiunge il canale del cliente. Con una “mancata consegna” la fattura è comunque emessa e il cliente la trova nel suo cassetto fiscale, cioè l’area personale sul sito dell’Agenzia delle Entrate. Avvisa il cliente e mandagli una copia leggibile.
Notifica di scarto
Se lo SDI scarta il file, la fattura non esiste fiscalmente. Leggi il motivo dello scarto, correggi il file e rinvialo. Puoi mantenere lo stesso numero, perché non è andato a buon fine il primo invio. La circolare 13/E del 2018 dell’Agenzia delle Entrate indica di rinviarla preferibilmente entro cinque giorni dalla notifica di scarto, con la data e il numero originali. Tieni traccia della correzione.
Note di variazione (TD04)
Se la fattura è stata consegnata ma hai sbagliato imponibile o IVA, emetti una nota di credito TD04 per stornarla o rettificarla. Se l’errore è solo formale, come un riferimento ordine, invia una nuova fattura solo se il cliente te lo chiede. Altrimenti aggiungi l’informazione nel campo “AltriDatiGestionali”, uno spazio libero della fattura XML pensato per i dati aggiuntivi.
Conservazione digitale
Devi conservare le fatture per 10 anni (art. 2220 c.c. e art. 39 DPR 633/72). La conservazione digitale a norma segue le Linee guida dell’Agenzia per l’Italia Digitale (AgID) sui documenti informatici.
L’Agenzia delle Entrate offre un servizio gratuito di conservazione a norma. Aderisci dal portale Fatture e Corrispettivi, sezione Conservazione: dal giorno dopo l’adesione l’Agenzia conserva in automatico le tue fatture. In alternativa puoi usare un conservatore accreditato o un sistema che garantisca immodificabilità, integrità e reperibilità nel tempo.
Sanzioni e regolarizzazione
Se ometti la fattura o la emetti in ritardo e questo incide sull’IVA, si applica l’art. 6 del D.Lgs. 471/1997. Per le violazioni dal 1° settembre 2024 la sanzione è del 70% dell’imposta, con un minimo di 300 €. La vecchia forbice, dal 90% al 180%, vale solo per le violazioni fino al 31 agosto 2024. Se l’errore è formale e non incide sul tributo, la sanzione va da 250 a 2.000 euro.
Se sbagli, puoi ridurre le sanzioni con il ravvedimento operoso (art. 13, D.Lgs. 472/1997), cioè regolarizzando spontaneamente: paghi quanto dovuto e invii i documenti corretti. Trovi un esempio di calcolo nella guida al ravvedimento di una fattura elettronica.
Regola decisionale rapida
Come scegliere codice, canale e tempi in 6 passaggi
1) Il cliente ha Partita IVA italiana e un indirizzo telematico registrato su AdE? Se sì, invia allo SDI: la registrazione prevale sul codice in fattura.
2) Il cliente ha un codice destinatario a 7 caratteri? Se sì, inseriscilo e invia. Se no, usa la sua PEC dopo averla verificata.
3) Il cliente è un consumatore privato residente in Italia? Usa 0000000 e consegnagli una copia leggibile, per cortesia e trasparenza.
4) Il cliente è estero? Usa XXXXXXX, verifica la territorialità IVA e mandagli anche una copia leggibile.
5) È una Pubblica Amministrazione? Recupera il CUU a 6 caratteri, compila i campi PA obbligatori, come il Codice Identificativo Gara (CIG) e il Codice Unico di Progetto (CUP) se richiesti, e invia.
6) Hai ricevuto uno “scarto”? Correggi l’errore indicato e rinvia. Hai ricevuto una “mancata consegna”? Avvisa il cliente, allega una copia leggibile e non riemettere la fattura.
Esempi pratici di compilazione e invio
B2B domestico con codice destinatario
Usi il tipo documento TD01, applichi l’aliquota IVA ordinaria o ridotta e inserisci il codice destinatario del cliente, per esempio ABCDEFG. Come pagamento indichi il bonifico. Invii tramite un canale accreditato e ricevi la ricevuta di consegna. Conserva il file e la ricevuta.
B2C domestico
Usi il tipo documento TD01, scrivi 0000000 come codice destinatario e inserisci il codice fiscale del cliente. Poi gli mandi una copia leggibile: la fattura la trova anche nel suo cassetto fiscale.
Servizio ricevuto da fornitore UE
Ricevi la fattura dal fornitore estero. Entro il 15 del mese successivo prepari un’integrazione TD17, perché con il reverse charge l’IVA la versi tu. La invii allo SDI con codice XXXXXXX, indicando te stesso come destinatario, come prevedono le specifiche dell’Agenzia delle Entrate.
Fornitura alla PA
Usi il tipo documento previsto per la PA e inserisci il CUU dell’ufficio, più CIG e CUP se richiesti. Invii tramite SDI e ricevi la notifica di consegna. Se la PA non invia un esito entro 15 giorni dalla ricevuta di consegna, lo SDI ti manda una notifica di decorrenza termini, come descrive la pagina FatturaPA su file, fatture e messaggi della PA.
La tabella riassume, per i casi più frequenti, quale codice usare, cosa fare e che tempi rispettare: usala come promemoria prima di ogni invio.
| Scenario | Indirizzo o codice da usare | Passaggi tecnici | Tempi fiscali | Esito e azioni successive |
|---|---|---|---|---|
| B2B Italia con codice destinatario | Codice a 7 caratteri fornito dal cliente | TD01; aliquota o natura corretta; invio via canale SDI | Immediata entro 12 giorni o differita entro il 15 del mese successivo | Ricevuta di consegna; conserva fattura e ricevuta per 10 anni |
| B2C Italia (consumatore) | 0000000; codice fiscale cliente | TD01; invio via SDI; copia leggibile al cliente | Immediata entro 12 giorni | Consegna o mancata consegna; in ogni caso fattura disponibile nel cassetto fiscale |
| Cliente estero (UE o extra-UE) | XXXXXXX | TD01; verifica territorialità IVA; copia leggibile al cliente | Regole art. 21 DPR 633/72; eventuale non imponibilità | Ricevuta SDI; IVA gestita secondo norma, per esempio non imponibile per export |
| Fornitura a Pubblica Amministrazione | CUU a 6 caratteri | Formato PA; eventuali CIG e CUP; invio via SDI | Secondo contratto; emissione nei termini art. 21 | Consegna; notifica di decorrenza termini se la PA non risponde entro 15 giorni |
| Servizi da estero (reverse charge) | Autofattura TD17 via SDI | Compilazione campi reverse charge; natura IVA pertinente | Entro il 15 del mese successivo alla ricezione | Allineamento liquidazione IVA; conserva l’autofattura |
| Acquisto intraUE di beni | TD18 via SDI | Integrazione con natura corretta; riferimento al documento estero | Entro il 15 del mese successivo alla ricezione | Regolarizzazione IVA; archivia i documenti |
| Fattura scartata dallo SDI | Lo stesso indirizzo della fattura scartata, corretto se era sbagliato | Correggi l’errore; rinvia, anche con lo stesso numero | Preferibilmente entro 5 giorni dallo scarto; se i termini sono superati, ravvedimento | Nuova ricevuta; documenta la correzione |
Se hai dubbi su codici, scarti o autofatture, non ti preoccupare: ne parliamo insieme. Prenota una consulenza gratuita con un consulente Fiscozen.
FAQ
Qual è la differenza tra “mancata consegna” e “scarto” dello SDI, e cosa devo fare?
Con la mancata consegna la fattura è emessa: lo SDI non ha raggiunto il canale del cliente e la rende disponibile nella sua area riservata. Non riemetterla, ma mandagli una copia. Con lo scarto la fattura non esiste: correggi l’errore e rinviala. Se i termini sono superati, valuta il ravvedimento operoso (art. 13, D.Lgs. 472/1997).
Come scelgo tra codice destinatario e PEC, se il cliente ha registrato un indirizzo telematico?
La priorità è: 1) indirizzo telematico registrato dal cliente sul portale AdE, che prevale sempre; 2) codice destinatario a 7 caratteri comunicato dal cliente o dal suo intermediario; 3) PEC del cliente. Se il cliente ha registrato un indirizzo, lo SDI consegna lì anche se in fattura scrivi un codice diverso.
Sono in regime forfettario: devo usare lo SDI anche con i privati?
Sì. Dal 1° gennaio 2024 la fattura elettronica vale per tutti i forfettari, come prevede il D.L. 36/2022, convertito in legge. Quando fatturi a un consumatore senza Partita IVA, usa il codice 0000000 e indica il suo codice fiscale. Il cliente vede la fattura nella sua area dell’Agenzia delle Entrate: dagli comunque una copia in PDF.
Entro quanto devo rinviare una fattura scartata dallo SDI?
Rinviala il prima possibile, preferibilmente entro cinque giorni dalla notifica di scarto. L’Agenzia delle Entrate indica di mantenere la data e il numero della fattura originale, perché la fattura scartata non è mai stata emessa. Se nel frattempo hai superato i termini di emissione, puoi regolarizzare con il ravvedimento operoso.
Posso inviare una fattura allo SDI gratis?
Sì. L’Agenzia delle Entrate offre strumenti gratuiti: la procedura web del portale Fatture e Corrispettivi e l’app FatturAE, con cui crei la fattura e la invii allo SDI. Accedi con SPID, il Sistema Pubblico di Identità Digitale, oppure con la Carta d’Identità Elettronica (CIE) o la Carta Nazionale dei Servizi (CNS).
