Codice ATECO di un social media manager: qual è e cosa include?

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Ultimo aggiornamento: agosto 2026.

Per il social media manager non esiste un ATECO dedicato: si usano codici affini (es. 73.11.01). Apri la Partita IVA con modello AA9/12; valuta il forfettario (imposta 15% o 5%) e i contributi INPS corretti.

  • Non c’è un ATECO “social media manager”: si usano codici di pubblicità/comunicazione o consulenza, con effetti diversi su INPS e adempimenti.
  • Partita IVA: modello AA9/12 all’Agenzia delle Entrate; se “impresa”, serve anche Registro Imprese (ComUnica) e talvolta SCIA al SUAP.
  • Regime forfettario: imposta sostitutiva 15% (5% start-up), calcolo a coefficiente; verifica la gestione previdenziale (Gestione Separata o Commercianti).

Quale codice ATECO usare per il social media manager

Oggi non esiste un codice ATECO specifico per il social media manager. Si sceglie il codice più vicino all’attività svolta ogni giorno.

La scelta non è solo formale. Determina iscrizioni, contributi INPS, obblighi verso la Camera di Commercio e, talvolta, il coefficiente del regime forfettario.

Prima di decidere, elenca i servizi che venderai: consulenza strategica, gestione profili, campagne pubblicitarie, creazione contenuti, formazione o vendita di infoprodotti.

Opzione “professionista” (senza impresa)

Svolgi attività intellettuale in autonomia, senza struttura organizzata e senza personale. Tipico di chi fa consulenza strategica e gestione canali per clienti.

Codici usati di frequente: 70.22.09 (altre attività di consulenza imprenditoriale nca) o 74.90.99 (altre attività professionali nca). Sono adatti a consulenza e gestione operativa.

Effetti pratici: niente iscrizione al Registro Imprese, niente SCIA, previdenza in Gestione Separata INPS.

Opzione “impresa pubblicitaria”

Operi come agenzia, organizzi campagne, coordini budget media, gestisci team o collaboratori. In questo caso si inquadra come impresa.

Codici tipici: 73.11.01 (ideazione di campagne pubblicitarie) e, se coerente con le attività svolte, altri codici della divisione 73 per i servizi pubblicitari.

Effetti pratici: iscrizione al Registro Imprese (ComUnica), tenuta libri impresa, possibile SCIA in casi specifici, previdenza INPS Gestione Commercianti.

Attività miste: contenuti, formazione, vendita digitale

Se vendi corsi online, considera anche 85.59.20 (corsi di formazione non scolastici). Se vendi template o prodotti digitali, valuta 47.91.10 (commercio al dettaglio via internet).

Per attività miste si possono aprire più codici ATECO. L’attività principale è quella con più ricavi previsti. Le secondarie vanno aggiunte nella stessa pratica.

Controlla che le attività siano tra loro coerenti. In caso di impresa, l’iscrizione al Registro Imprese resta necessaria.

Norme e principi da conoscere prima di aprire

L’obbligo di dichiarare l’inizio attività IVA discende dall’articolo 35 del DPR 633/1972. La domanda si presenta con il modello AA9/12 approvato dall’Agenzia delle Entrate.

Per il regime forfettario valgono l’articolo 1, commi 54-89, della Legge 190/2014 e successive modifiche (tra cui la Legge 197/2022). La tabella dei coefficienti è allegata alla stessa normativa.

La Gestione Separata INPS è istituita dalla Legge 335/1995. Le gestioni Artigiani e Commercianti sono regolate, tra l’altro, dalla Legge 662/1996 e da circolari INPS annuali sui minimali.

Come aprire la Partita IVA: procedura operativa

Passo 1: definisci l’attività e i codici ATECO. Stabilisci se sarai professionista o impresa, in base a come lavorerai e a quali servizi offrirai.

Passo 2: compila e invia il modello AA9/12 all’Agenzia delle Entrate. Puoi farlo online, per posta o consegnandolo in ufficio.

Passo 3: se sei impresa, effettua la pratica ComUnica al Registro Imprese. In alcuni Comuni può servire una SCIA al SUAP, soprattutto per attività soggette a controlli.

Passo 4: scegli il regime fiscale. Valuta il forfettario se rispetti i requisiti, verificando prima quante tasse paga un social media manager. In alternativa, scegli la semplificata/ordinaria.

Passo 5: iscriviti alla gestione previdenziale corretta. Professionista senza Albo: Gestione Separata. Impresa pubblicitaria: Gestione Commercianti.

Regime forfettario per social media manager

È un regime agevolato. Si applica fino a 85.000 euro di ricavi/compensi annui. Se superi 100.000 euro nel corso dell’anno, esci dal regime dal mese successivo.

Paghi un’imposta sostitutiva. È pari al 15%, oppure al 5% per i primi cinque anni se rispetti i requisiti “start-up” (assenza di precedenti attività, non prosecuzione e altri limiti dell’articolo 1, comma 65, Legge 190/2014).

Il reddito imponibile non è dato dai costi reali. Si calcola applicando un coefficiente di redditività previsto dalla tabella di legge in base al gruppo ATECO.

Coefficiente di redditività: come si applica

Per molte attività professionali simili alla consulenza si usa il 78%. Per altri servizi può applicarsi un coefficiente diverso. Verifica sempre la tabella aggiornata nella normativa di riferimento.

Imposta sostitutiva = (Incassi x coefficiente) – contributi previdenziali deducibili x aliquota (5% o 15%). Si applica il principio di cassa, cioè contano gli incassi effettivi.

L’imposta sostitutiva sostituisce IRPEF, addizionali e, in forfettario, l’IVA non si applica alle fatture. Restano dovuti i contributi previdenziali.

Esempio numerico semplice

Incassi annui: 20.000. Coefficiente ipotizzato: 78%. Contributi versati l’anno precedente: 2.000.

Reddito imponibile: 20.000 x 78% = 15.600. Reddito al netto dei contributi: 15.600 – 2.000 = 13.600.

Imposta sostitutiva al 15%: 2.040. Con aliquota start-up al 5%: 680. I contributi INPS dell’anno in corso si calcolano a parte, con le regole della gestione di appartenenza.

Contributi INPS: quale gestione scegliere

Professionista senza Albo: si iscrive alla Gestione Separata INPS. Contributi percentuali sul reddito imponibile previdenziale calcolato a cassa. L’aliquota esatta è definita da circolari INPS annuali.

Impresa pubblicitaria: si iscrive alla Gestione Commercianti INPS. Paga contributi fissi minimi su un reddito minimale e una percentuale sull’eccedenza. Le soglie e le aliquote si aggiornano ogni anno con circolari INPS.

I contributi versati sono deducibili dal reddito per il calcolo dell’imposta sostitutiva nel forfettario. Questo riduce il carico fiscale complessivo.

Fatture, IVA, ritenute e marca da bollo

In forfettario non addebiti l’IVA in fattura. Inserisci la dicitura di non applicazione dell’IVA ai sensi della Legge 190/2014. Non subisci ritenuta d’acconto.

Se l’importo della fattura supera 77,47 euro, apponi la marca da bollo da 2 euro. Il bollo è a carico del prestatore e si versa periodicamente con F24 o tramite il canale di fatturazione.

La fatturazione elettronica è obbligatoria anche per i forfettari. La previsione discende dal DL 36/2022, come convertito, e dai provvedimenti dell’Agenzia delle Entrate in materia di e-fattura.

Regola decisionale rapida

Se vendi consulenza e gestione canali, lavori da solo, senza struttura e senza negoziare spazi media: scegli l’inquadramento da professionista e valuta ATECO 70.22.09 o 74.90.99.

Se progetti e conduci campagne pubblicitarie in modo strutturato, gestisci budget media, coordini collaboratori: scegli l’impresa e valuta ATECO 73.11.01 (e affini della divisione 73).

Se vendi anche corsi o infoprodotti: aggiungi i codici coerenti (ad esempio formazione o e-commerce) e individua il prevalente. Attenzione agli effetti su INPS e adempimenti.

Se prevedi ricavi entro 85.000 e rispetti i requisiti: scegli il regime forfettario. Se superi 100.000, esci dal forfettario dal mese successivo.

Controlli, errori da evitare e fonti

Evita un ATECO incoerente con i servizi effettivi. Una scelta sbagliata può comportare iscrizioni previdenziali errate e sanzioni contributive.

Controlla ogni anno le aliquote INPS con le circolari. Tieni d’occhio i limiti del forfettario, le cause di esclusione e la tabella dei coefficienti nella Legge 190/2014.

Le basi normative si consultano su Normattiva per le leggi (DPR 633/1972, Legge 190/2014, Legge 197/2022), sul portale dell’Agenzia delle Entrate per modelli e provvedimenti, e sul sito INPS per le circolari contributive.

Scenario ATECO indicativo Iscrizioni e adempimenti Previdenza e tempi
Consulenza social e gestione profili (solo) 70.22.09 o 74.90.99 AA9/12 all’Agenzia Entrate; niente Registro Imprese; niente SCIA Gestione Separata INPS; attivazione Partita IVA in 1-2 giorni
Agenzia pubblicitaria strutturata 73.11.01 (ideazione campagne) e affini AA9/12 + ComUnica (Registro Imprese); eventuale SCIA in casi specifici Gestione Commercianti INPS; tempi 5-10 giorni con CCIAA
Formazione social (corsi live/registrati) 85.59.20 (formazione non scolastica) AA9/12; se solo professionista, niente Registro Imprese Gestione Separata INPS; tempi 1-2 giorni
Vendita template/infoprodotti su sito 47.91.10 (e-commerce) AA9/12 + ComUnica; SCIA al SUAP in base al Comune Gestione Commercianti INPS; tempi 5-10 giorni

FAQ

Qual è il codice ATECO migliore per un social media manager che fa consulenza e gestione canali?

Se vendi consulenza strategica, piani editoriali, gestione operativa di profili e reportistica, senza una struttura d’impresa, inquadrare l’attività come professione è di solito la via più lineare. In questo caso, molti usano 70.22.09 (altre attività di consulenza imprenditoriale nca) o 74.90.99 (altre attività professionali nca). Sono codici “ombrello” che coprono consulenza e servizi professionali non regolamentati. Vantaggi: niente iscrizione al Registro Imprese, niente SCIA, previdenza in Gestione Separata INPS. Svantaggi: se in futuro assumi personale o ti strutturi come agenzia media, potrebbe essere più coerente migrare verso codici della divisione 73. La scelta deve riflettere ciò che fai davvero ogni giorno e ciò che intendi fare nei prossimi 12 mesi.

Quando devo usare i codici della pubblicità (73.11.01 e simili) e cosa comportano?

Usa i codici della pubblicità quando idei e conduci campagne in modo strutturato, gestisci budget media per conto dei clienti, acquisti spazi, coordini più fornitori e collaboratori come un’agenzia. In questo perimetro l’attività è d’impresa. Serve la pratica ComUnica per il Registro Imprese, la tenuta dei libri dell’impresa, e in alcuni Comuni può servire la SCIA al SUAP per specifiche attività con impatto sul territorio (ad esempio installazione di mezzi pubblicitari fisici). Per i contributi, l’inquadramento tipico è INPS Gestione Commercianti, con contributi fissi su un minimale e una percentuale sull’eccedenza. Valuta anche l’impatto sui costi amministrativi: l’impresa ha oneri e adempimenti più strutturati del professionista.

Come funzionano tasse e contributi nel forfettario per un social media manager?

Nel forfettario calcoli l’imposta su una quota forfettaria dei tuoi incassi, definita da un coefficiente di redditività fissato dalla Legge 190/2014. Per molte attività professionali simili alla consulenza il coefficiente è 78% (verifica sempre la tabella aggiornata). L’imposta sostitutiva è il 15%, oppure 5% per i primi cinque anni se rispetti i requisiti “start-up”. I contributi INPS si calcolano a parte: Gestione Separata per il professionista, con aliquota percentuale definita ogni anno da INPS; Gestione Commercianti per l’impresa pubblicitaria, con contributi fissi e percentuali sull’eccedenza. I contributi versati si sottraggono dal reddito prima di applicare l’imposta. In fattura, in forfettario, non addebiti IVA e non subisci ritenuta d’acconto; applichi la marca da bollo da 2 euro oltre 77,47 euro di imponibile.

Quali sono i requisiti e i limiti del regime forfettario aggiornati al 2026?

I requisiti base derivano dall’articolo 1, commi 54-89, Legge 190/2014 e successive modifiche. Il limite di accesso e permanenza ordinario è 85.000 euro di ricavi/compensi annui. Se superi 100.000 euro nel corso dell’anno, esci dal regime dal mese successivo applicando l’IVA e il regime ordinario/semplificato immediatamente. Restano le cause di esclusione (tra cui, a titolo esemplificativo, partecipazioni in società di persone o srl controllate da te che svolgono attività riconducibile, spese per lavoro oltre certe soglie, cessioni di fabbricati in prevalenza, ecc., secondo la legge vigente). L’aliquota agevolata 5% si applica per i primi cinque anni se non hai esercitato attività nei tre anni precedenti e non si tratta della prosecuzione, anche parziale, di un’attività già svolta come dipendente o autonomo, salvo i casi ammessi dalla norma. Verifica sempre su Normattiva e con l’Agenzia delle Entrate eventuali aggiornamenti.

È obbligatoria la fatturazione elettronica per i forfettari e cosa devo scrivere in fattura?

Sì. La fatturazione elettronica è obbligatoria anche per i forfettari, in base al quadro introdotto dal DL 36/2022 (come convertito) e ai provvedimenti attuativi dell’Agenzia delle Entrate. In fattura inserisci la dicitura che attesti la non applicazione dell’IVA ai sensi del regime forfettario (Legge 190/2014), e che non si applica ritenuta d’acconto. Se l’importo supera 77,47 euro, inserisci la marca da bollo da 2 euro. Se lavori con clienti esteri UE/extra-UE, applica le regole territoriali IVA del DPR 633/1972: spesso la prestazione di servizi generici verso soggetti passivi UE/extra-UE è fuori campo IVA in Italia, con inversione contabile in capo al cliente; resta l’obbligo di emettere fattura elettronica verso il Sistema di Interscambio seguendo le specifiche tecniche. Conserva elettronicamente le e-fatture secondo le regole dell’Agenzia delle Entrate.

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