Ultimo aggiornamento: giugno 2026.
Lo storno di una fattura si fa con una nota di credito (TD04). Richiama la fattura errata, spiega il motivo e inserisce importi a segno opposto. Si invia via SdI e si registra.
- Base normativa: DPR 633/1972 art. 26 per le note di variazione IVA; contenuti fattura: art. 21; ritenute: DPR 600/1973 art. 25 (Normattiva).
- Documento: tipo TD04. Numerazione autonoma, riferimento alla fattura, motivazione, importi negativi. Ritenuta d’acconto con segno positivo. Natura IVA corretta (es. N2.2 in forfettario).
- Tempistiche: emetti quando sorge il presupposto. Effetto IVA nel periodo di emissione. In generale entro il termine della dichiarazione IVA dell’anno del presupposto.
Che cos’è lo storno di una fattura e quando serve
Per “storno” intendiamo la correzione di una fattura già emessa. Usi una nota di credito. Questo documento riduce o azzera imponibile e IVA della fattura originaria.
Lo storno può essere totale o parziale. Totale quando la fattura è tutta sbagliata o l’operazione viene annullata. Parziale quando correggi solo una parte, come prezzo, quantità o aliquota.
La base normativa è l’art. 26 del DPR 633/1972 (Normattiva). Regola le “variazioni in diminuzione” dell’IVA. L’art. 21 dello stesso decreto definisce i contenuti della fattura. Per le ritenute, si applica l’art. 25 del DPR 600/1973 (Normattiva).
Basi normative e obblighi operativi
Con la fatturazione elettronica, invii anche le note di credito tramite il Sistema di Interscambio. Il perimetro è nel D.Lgs. 127/2015 e nel Provvedimento dell’Agenzia delle Entrate del 30 aprile 2018 e successive modifiche.
L’art. 26 del DPR 633/1972 consente la nota di credito quando correggi errori di fatturazione, applichi sconti successivi, risolvi o annulli l’operazione. L’effetto IVA sorge quando emetti la nota di credito.
Per i professionisti con ritenuta d’acconto, si applica l’art. 25 del DPR 600/1973. La ritenuta va rettificata in coerenza con il compenso stornato. Vedrai più avanti come indicare i segni corretti.
Come si compila una nota di credito (TD04)
La nota di credito è simile alla fattura elettronica. Cambia il tipo documento. Devi usare TD04. La numerazione è separata rispetto alle fatture. Procedi così.
Indica numero e data della nota di credito. Inserisci i tuoi dati e quelli del cliente. Richiama la fattura errata con numero e data. Spiega la motivazione nella causale in modo chiaro e sintetico.
Gestisci le righe con gli importi a segno opposto. Metti imponibile e IVA con segno negativo. Se c’è ritenuta d’acconto, inserisci l’importo della ritenuta con segno positivo. Così neutralizzi l’effetto sul totale da pagare.
Esempio numerico completo
Fattura originaria: servizio 1.000 euro; IVA 22% 220; ritenuta 20% -200; totale 1.020. Nota di credito totale: servizio -1.000; IVA -220; ritenuta +200; totale -1.020.
Per un errore parziale, storna solo la parte errata. Esempio: imponibile corretto da 1.000 a 900. Nota di credito parziale: servizio -100; IVA -22; ritenuta +20; totale -102.
Fatturazione elettronica: cosa inviare allo SdI e quali codici usare
Nel file XML usa tipo documento TD04. Compila il blocco “Dati del documento” con causale e condizioni di pagamento, se rilevanti. Usa “DatiFattureCollegate” per richiamare numero e data della fattura stornata.
Per regime ordinario o semplificato con IVA, compila aliquote e natura IVA corretta. Per forfettari o operazioni non soggette, usa una natura coerente (es. N2.2 operazioni non soggette). Non indicare IVA se non dovuta.
Per clienti esteri, puoi inviare comunque la nota di credito via SdI. Usa Codice Destinatario “XXXXXXX” ove previsto e valorizza i dati esteri. La trasmissione via SdI sostituisce la comunicazione transfrontaliera.
Regola decisionale rapida
Se devi rettificare importi o aliquote IVA
Emetti TD04. Totale se l’intera fattura è sbagliata. Parziale se correggi solo alcune righe. Effetto IVA nel mese o trimestre di emissione.
Se hai sbagliato solo i dati del cliente
Se l’errore rende la fattura fiscalmente non corretta (es. partita IVA sbagliata), emetti TD04 totale e poi una nuova fattura corretta. Questa è la via più pulita e tracciabile secondo le prassi operative dell’Agenzia delle Entrate.
Se la fattura è stata scartata dallo SdI
La fattura scartata non esiste fiscalmente. Non serve nota di credito. Correggi e rinvia la fattura con lo stesso numero e data, nel rispetto dei termini di emissione.
Se la Pubblica Amministrazione ha “rifiutato” la fattura
In caso di rifiuto dopo consegna, emetti TD04 per azzerare e poi invia una nuova fattura corretta. Segui le indicazioni dell’ente. Usa split payment se dovuto.
Se sei in regime forfettario
Emetti TD04 con natura N2.2 e senza IVA. Mantieni la numerazione autonoma. La nota rettifica il compenso. Aggiorna la Certificazione Unica se cambia la ritenuta.
Come registrare correttamente la nota di credito
Regime IVA ordinario: registra la nota nel registro vendite con segno negativo. Riduci l’imposta a debito nella liquidazione del periodo. Il cliente registra nel registro acquisti con segno negativo e rettifica la detrazione.
Professionisti in cassa: la nota di credito incide sul momento di incasso. Se hai già incassato, restituisci al cliente. Se non hai incassato, riduci il credito. Allinea prima nota e scadenziario.
Forfettari: niente registri IVA. Conserva e protocolla. Aggiorna i corrispettivi e gli incassi. Se presenti ritenuta, coordina con il sostituto d’imposta per la CU aggiornata.
Tempistiche, sanzioni e conservazione
Emetti la nota quando nasce il presupposto della variazione (errore rilevato, accordo di sconto, reso, risoluzione). In generale, rientra entro il termine della dichiarazione IVA dell’anno in cui si verifica il presupposto, come da art. 26 DPR 633/1972.
Se non correggi, rischi le sanzioni per documenti irregolari o IVA non corretta (D.Lgs. 471/1997). Puoi usare il ravvedimento operoso per ridurre le sanzioni (D.Lgs. 472/1997 art. 13).
Conserva la nota di credito a norma per 10 anni. Riferimenti: art. 2220 c.c., D.Lgs. 82/2005 Codice dell’Amministrazione Digitale, regole tecniche di conservazione. Il ciclo di conservazione deve garantire integrità e leggibilità.
| Scenario | Documento e contenuti | Tempistiche operative e IVA | Riferimenti normativi |
|---|---|---|---|
| Errore su imponibile/aliquota IVA | TD04 totale o parziale; richiama numero e data fattura; importi e IVA negativi; causale dettagliata | Emetti alla rilevazione dell’errore; effetto IVA nel periodo di emissione; in generale entro dichiarazione IVA dell’anno del presupposto | DPR 633/1972 art. 26; Specifiche Tecniche FatturaPA (Agenzia delle Entrate) |
| Dati cliente errati (P.IVA/CF) con importi corretti | TD04 totale per annullare; nuova fattura corretta; nessuna modifica agli importi complessivi | Subito dopo l’errore; allinea registri delle parti; evita detrazioni improprie del cliente | DPR 633/1972 art. 21 e 26; FAQ Agenzia delle Entrate su fatturazione elettronica |
| Reso merce, sconto o abbuono post-vendita | TD04 parziale sulle righe coinvolte; motivazione dell’accordo; eventuali spese con segno coerente | Alla data dell’accordo/reso; effetto IVA nel periodo; detrazione cliente rettificata | DPR 633/1972 art. 26 (variazioni in diminuzione) |
| Fattura scartata dallo SdI | Nessuna nota di credito; riemetti la fattura corretta; stesso numero e data se conforme ai termini | Ritrasmetti entro i termini di emissione dell’operazione; la fattura scartata non produce effetti | D.Lgs. 127/2015; Provvedimento Agenzia Entrate 30/04/2018 e s.m.i. |
| Regime forfettario (senza IVA) | TD04 con natura N2.2; imponibile negativo; nessuna IVA esposta; ritenuta trattata secondo accordi | Effetto su compensi; aggiorna CU se presente sostituto; nessuna liquidazione IVA | L. 190/2014 e s.m.i.; Provvedimenti Agenzia Entrate su e-fattura |
FAQ
1) Qual è la differenza tra storno totale e storno parziale? Come scelgo quello giusto?
Lo storno totale azzera interamente la fattura. Lo usi quando la fattura è sbagliata in modo generale, quando hai indicato il cliente sbagliato oppure quando l’operazione viene meno. Esempi: annulli un ordine, rescindi un contratto, emetti la fattura al soggetto errato. Con lo storno totale emetti una TD04 con imponibile e IVA a zero complessivo ma con righe negative. Richiami la fattura errata e spieghi il motivo. Se serve, emetti poi una nuova fattura corretta.
Lo storno parziale riduce solo alcune voci. Lo usi quando correggi quantità, prezzo, sconti, spese accessorie o un’aliquota applicata a una sola riga. Emetti TD04 con solo le righe interessate a segno negativo. Così mantieni valido il resto della fattura. La scelta pratica è semplice: se la fattura non è recuperabile senza confondere contabilità e cliente, fai uno storno totale. Se l’errore è puntuale e chiaro, fai uno storno parziale. In entrambi i casi l’art. 26 del DPR 633/1972 consente la variazione in diminuzione. L’effetto IVA sorge alla data della nota di credito.
2) Posso stornare una fattura già incassata? Cosa devo fare con il pagamento e con la ritenuta?
Sì, puoi stornare anche una fattura incassata. Emetti la TD04 e poi regola il flusso finanziario. Se lo storno è totale, restituisci al cliente l’intero incasso. Se è parziale, restituisci solo la differenza. Usa lo stesso mezzo di pagamento quando possibile. Annota il rimborso in prima nota. Questo rende la tracciatura chiara anche in caso di controlli fiscali.
Per i professionisti con ritenuta d’acconto, rettifica la ritenuta nella nota di credito con segno positivo. Perché? In fattura la ritenuta riduceva il netto a pagare. Con lo storno, devi neutralizzare quell’effetto. Il sostituto d’imposta aggiorna la Certificazione Unica in base all’importo del compenso effettivo. Se la ritenuta è già stata versata, il sostituto la potrà scomputare in sede di conguaglio o con una nota di rettifica nei versamenti successivi, secondo le regole operative dell’Agenzia delle Entrate. La base giuridica delle ritenute è l’art. 25 del DPR 600/1973.
3) Come funziona lo storno nel regime forfettario, dove non si applica l’IVA?
Nel forfettario non esponi l’IVA. Ma la nota di credito resta necessaria per correggere il compenso. Emetti TD04 con natura N2.2 (operazioni non soggette). Indica importi a segno negativo. Inserisci la causale con il motivo della rettifica. Conserva il documento con la stessa cura di una fattura. La nota di credito riduce il volume dei compensi e, quindi, anche l’imposta sostitutiva dovuta.
Se in origine c’era una ritenuta d’acconto (per rapporti ancora soggetti a ritenuta), inserisci in TD04 la ritenuta con segno positivo. Coordina con il committente che agisce da sostituto d’imposta. Se avevi applicato una marca da bollo su una fattura poi stornata, puoi chiedere al cliente il riaddebito su una nuova fattura o gestire la compensazione. Non esistono rimborsi automatici del contrassegno, quindi usa una gestione pratica e documentata. Ricorda: in forfettario non hai liquidazioni IVA né registri, ma devi garantire la conservazione e la coerenza dei corrispettivi.
4) Quali sono le scadenze e le sanzioni se correggo tardi o in modo errato?
L’art. 26 del DPR 633/1972 consente la variazione in diminuzione quando nasce il presupposto (errore, sconto, reso, risoluzione). In via generale, devi emettere la nota di credito entro il termine della dichiarazione IVA dell’anno in cui si verifica quel presupposto. Se ritardi la correzione, rischi irregolarità sull’IVA e sul documento. Le sanzioni sono nel D.Lgs. 471/1997: fatture irregolari, IVA non correttamente determinata o detratta dal cliente.
Puoi usare il ravvedimento operoso (D.Lgs. 472/1997 art. 13) per ridurre le sanzioni, se ti muovi spontaneamente e in tempi rapidi. Come procedere: emetti la nota di credito, sistema la liquidazione IVA del periodo, versa eventuali differenze con interessi legali e sanzioni ridotte, e conserva tutta la documentazione di supporto (corrispondenza col cliente, accordi di reso o sconto). Questo approccio mostra diligenza e spesso limita gli effetti economici della violazione.
5) Come gestisco lo storno verso clienti esteri UE/extra-UE e verso la Pubblica Amministrazione?
Per clienti esteri, puoi emettere la TD04 e inviarla via SdI. Compila correttamente i dati del soggetto non residente. Usa natura IVA coerente con l’operazione originale (ad esempio non imponibile art. 7-ter o non soggetta). Se la vendita era fuori campo IVA, la nota di credito seguirà lo stesso trattamento. Se fatturi in valuta estera, indica l’importo in euro e la valuta con il tasso di cambio utilizzato anche nella fattura originaria. Mantieni coerenza per evitare differenze di arrotondamento.
Per la Pubblica Amministrazione, il flusso resta elettronico. Se l’ente rifiuta la fattura dopo la consegna, emetti una TD04 per azzerare e invia poi una nuova fattura con i dati corretti. Se lo storno è parziale (es. sconto successivo), usa TD04 parziale. Ricorda lo split payment se applicabile e compila le sezioni richieste dal tracciato PA. La base resta nel D.Lgs. 127/2015, nel Provvedimento Agenzia delle Entrate del 30 aprile 2018 e nelle regole tecniche FatturaPA.
