Ultimo aggiornamento: agosto 2026.
Se apri un salone da parrucchiere versi i contributi INPS Artigiani (quota fissa + quota variabile) e paghi le imposte secondo il tuo regime fiscale: ordinario IRPEF o forfettario con imposta sostitutiva.
- INPS Artigiani 2026: contributi fissi circa 4.521,36 euro; variabili 24% oltre 18.808 euro; maggiorazione 1% oltre 56.224 euro.
- Regime ordinario: IRPEF per scaglioni 23%–33%–43% sul reddito netto; contributi deducibili.
- Regime forfettario: imposta 15% o 5% start-up; base imponibile = incassi x coefficiente 67% meno contributi versati.
Panoramica fiscale e previdenziale per parrucchieri
Un parrucchiere titolare di impresa individuale rientra nella Gestione Artigiani INPS. Paga una quota fissa e una quota variabile IVS. L’attività ricade nell’area “servizi alla persona” (esempio ATECO 96.02.01).
Le imposte dipendono dal regime fiscale scelto. Puoi stare nel regime forfettario se rispetti i limiti. Altrimenti applichi il regime ordinario con IRPEF a scaglioni.
La base normativa di riferimento è il TUIR per l’IRPEF (DPR 917/1986, fonte: Normattiva), la legge sul forfettario (L. 190/2014 e successive modifiche, fonte: Normattiva), e le circolari INPS che fissano minimali e aliquote per artigiani ogni anno (fonte: INPS). Per fatturazione e corrispettivi si applicano DPR 633/1972 IVA e i provvedimenti del Ministero dell’Economia e delle Finanze.
Contributi INPS Gestione Artigiani: come funzionano
I contributi si dividono in due parti.
Quota fissa: si paga anche con reddito zero. Nel 2026 ammonta a circa 4.521,36 euro, calcolata su un minimale di reddito di 18.808 euro. È frazionata in quattro rate.
Quota variabile: si applica sulla parte di reddito che supera il minimale. L’aliquota è 24%. Sulla parte che supera anche 56.224 euro si aggiunge l’1% di maggiorazione, quindi di fatto 25% su quel tratto.
Le aliquote si applicano fino al massimale di reddito contributivo annuo fissato ogni anno dall’INPS (fonte: circolari INPS su aliquote artigiani). Oltre il massimale non versi ulteriori contributi IVS.
Scadenze INPS e metodo di pagamento
La quota fissa si versa di norma in quattro scadenze: maggio, agosto, novembre e febbraio dell’anno successivo. Usi il modello F24 con i codici tributo indicati nelle istruzioni INPS.
La quota variabile si versa con saldo e acconti insieme alle imposte sui redditi. Di solito a giugno e novembre, secondo le regole generali di saldo e acconto.
Se operi in regime forfettario puoi chiedere la riduzione contributiva del 35% (agevolazione contributiva forfettari). Si richiede all’INPS e riduce sia la quota fissa sia la variabile. Riferimento: L. 190/2014, istruzioni INPS (fonte: INPS e Normattiva).
Imposte: ordinario o forfettario
Regime ordinario: IRPEF a scaglioni e deduzioni
Nel regime ordinario paghi l’IRPEF per scaglioni progressivi. Nel 2026 gli scaglioni sono 23% fino a 28.000 euro, 33% da 28.000,01 a 50.000 euro, 43% oltre 50.000 euro. Si aggiungono addizionali regionali e comunali.
Il reddito imponibile si calcola così: ricavi meno costi deducibili di impresa meno contributi previdenziali versati. I contributi riducono la base imponibile IRPEF.
Se sei in contabilità semplificata applichi il principio di cassa. Significa: contano incassi e pagamenti effettivi dell’anno (fonte: art. 18 DPR 600/1973 e modifiche, Normattiva). In ordinaria si usa la competenza economica, ma per i piccoli saloni di solito la semplificata è sufficiente.
Regime forfettario: imposta sostitutiva e coefficiente 67%
Puoi entrare nel forfettario se i ricavi annui non superano 85.000 euro. Superi 100.000 euro? L’uscita è immediata dall’anno in corso secondo le regole in vigore (fonte: L. 190/2014 e successive modifiche, Legge di Bilancio 2023-2024, Normattiva).
Paghi un’imposta sostitutiva del 15%. Scende al 5% per i primi cinque anni se rispetti i requisiti start-up. Per esempio: nessuna attività analoga nei tre anni precedenti, e non proseguire l’attività di un datore di lavoro precedente in modo prevalente.
La base imponibile non usa i costi reali. Si prende il coefficiente di redditività. Per i parrucchieri è 67%. Significa che il 33% degli incassi è considerato costo “forfettario” in automatico. I contributi previdenziali versati si sottraggono poi da questa base.
Esempi numerici rapidi
Esempio ordinario. Incassi 30.000 euro. Costi documentati 2.000 euro. Contributi versati 3.000 euro. Reddito imponibile IRPEF: 30.000 – 2.000 – 3.000 = 25.000 euro. IRPEF: 25.000 x 23% = 5.750 euro. Il netto fiscale dopo IRPEF è 19.250 euro, a cui sommi o sottrai addizionali, crediti e detrazioni.
Esempio forfettario. Incassi 30.000 euro. Base forfettaria: 30.000 x 67% = 20.100 euro. Sottrai i contributi versati 3.000 euro. Base imponibile imposta sostitutiva: 17.100 euro. Imposta 15%: 2.565 euro. Se start-up 5%: 855 euro.
Ricorda che ai contributi INPS si sommano eventuali premi INAIL se hai dipendenti o apprendisti (fonte: INAIL). Per il titolare artigiano la copertura può dipendere dall’inquadramento e dalle lavorazioni: verifica con la sede INAIL.
Adempimenti essenziali per aprire un salone
Passaggi amministrativi
Apri la partita IVA, scegli il regime fiscale e invia la ComUnica al Registro Imprese con iscrizione all’Albo Artigiani. Effettui l’iscrizione INPS e, se dovuto, l’INAIL. Presenti la SCIA al SUAP del Comune prima di avviare l’attività.
Per i corrispettivi giornalieri usi il registratore telematico e invii i dati all’Agenzia delle Entrate. La fattura elettronica è obbligatoria anche per i forfettari, salvo casi residuali (fonte: DL 36/2022 e provvedimenti attuativi, Ministero dell’Economia e Agenzia delle Entrate).
Gestisci le norme sanitarie del settore, inclusi requisiti dei locali e smaltimento rifiuti speciali dove previsto. Riferimento: regolamenti comunali e regionali e Ministero della Salute.
Regola decisionale rapida
Come scegliere tra forfettario e ordinario
Hai costi bassi e incassi sotto 85.000 euro? Tendi al forfettario. Il coefficiente 67% ti conviene se i costi reali sono inferiori al 33% degli incassi.
Hai costi elevati, personale o investimenti importanti? Valuta l’ordinario. Potrai dedurre costi reali, ammortamenti e sfruttare detrazioni e crediti.
Se prevedi crescita oltre soglia o lavori molto con aziende con IVA a credito, l’ordinario può essere più efficiente. L’IVA diventa neutrale e i costi sono deducibili.
Se sei all’inizio e rispetti i requisiti start-up, il 5% forfettario per 5 anni può darti un forte vantaggio di cassa. Sommalo alla riduzione INPS del 35% per massimizzare il beneficio.
Verifica sempre: impatto delle addizionali locali, acconti, e incidenza dei contributi. Le regole possono cambiare con la legge di bilancio. Consulta le circolari INPS, l’Agenzia delle Entrate e il portale Normattiva per gli aggiornamenti ufficiali.
Riferimenti normativi utili
Dove trovare le regole ufficiali
Contributi artigiani: circolari annuali INPS su aliquote, minimali, massimali e maggiorazioni.
Forfettario: L. 190/2014 commi 54–89 e successive modifiche, consultabile su Normattiva. Provvedimenti dell’Agenzia delle Entrate per coefficienti e cause di esclusione.
IRPEF: TUIR DPR 917/1986 e norme attuative sui nuovi scaglioni approvate con le leggi di bilancio e i decreti del Ministero dell’Economia e delle Finanze.
IVA e fatturazione elettronica: DPR 633/1972 e DL 36/2022, oltre a provvedimenti dell’Agenzia delle Entrate.
| Scenario | Requisiti e soglie 2026 | Aliquote e base di calcolo | Scadenze principali | Note operative |
|---|---|---|---|---|
| Forfettario standard | Ricavi fino a 85.000 euro; nessuna causa di esclusione | Base = incassi x 67% – contributi; imposta 15% | Saldo/acconto imposta a giugno e novembre; INPS fissi trimestrali | Fattura elettronica obbligatoria; corrispettivi telematici |
| Forfettario start-up | Requisiti primi 5 anni (assenza attività analoghe, discontinuità) | Base come sopra; imposta 5% | Come forfettario standard | Chiedi riduzione INPS 35% all’INPS; decorre dopo accoglimento |
| Ordinario semplificato | Ricavi oltre 85.000 o scelta volontaria | Reddito = ricavi – costi – contributi; IRPEF 23%–33%–43% + addizionali | Saldo/acconto IRPEF a giugno e novembre; INPS fissi e variabili | IVA detraibile; utile se hai molti costi e investimenti |
| INPS Artigiani | Iscrizione Gestione Artigiani | Fissi ~4.521,36; 24% oltre 18.808; +1% oltre 56.224 | Fissi: maggio, agosto, novembre, febbraio; variabili con imposte | Valori aggiornati da circolari INPS annuali; massimale annuo applicabile |
FAQ
Quali contributi INPS paga un parrucchiere in proprio e come si calcolano nel 2026?
Un parrucchiere titolare di impresa individuale versa alla Gestione Artigiani INPS. I contributi hanno due componenti. La quota fissa, dovuta anche se non fatturi, è calcolata sul minimale di reddito e per il 2026 ammonta a circa 4.521,36 euro. La quota variabile scatta sulla parte di reddito che supera 18.808 euro, con aliquota del 24%. Sulla porzione che supera anche 56.224 euro si applica la maggiorazione dell’1%, per un totale del 25% su quel tratto. Le aliquote si applicano fino al massimale annuo previsto. I versamenti dei fissi avvengono in quattro rate durante l’anno, mentre la variabile segue i tempi di saldo e acconti delle imposte sui redditi. Le fonti ufficiali sono le circolari INPS che aggiornano ogni anno minimali, massimali e aliquote.
Come si calcolano le imposte per un salone in regime ordinario e quali spese posso dedurre?
In ordinario paghi l’IRPEF per scaglioni progressivi. Nel 2026 gli scaglioni sono 23% fino a 28.000 euro, 33% da 28.000,01 a 50.000 euro e 43% oltre 50.000 euro. Il reddito imponibile si ottiene togliendo dai ricavi i costi deducibili e i contributi previdenziali versati. Per costi deducibili intendiamo spese necessarie all’attività: affitto del negozio, utenze, prodotti cosmetici, arredi e attrezzature (con ammortamento), consulenze, formazione pertinente, assicurazioni, spese bancarie, canoni di noleggio, spese per dipendenti e apprendisti. Se sei in contabilità semplificata si applica il principio di cassa: contano incassi e pagamenti effettivi dell’anno. Aggiungi le addizionali regionali e comunali e sottrai eventuali detrazioni e crediti. Il quadro normativo è nel TUIR (DPR 917/1986) e nelle istruzioni dell’Agenzia delle Entrate.
Quando conviene il regime forfettario al parrucchiere e come opera il coefficiente del 67%?
Il forfettario conviene se i tuoi costi reali sono bassi e i ricavi non superano 85.000 euro. Usi il coefficiente di redditività del 67% tipico dei servizi alla persona. Significa che il 33% degli incassi è considerato costo in modo automatico. La base imponibile si calcola così: incassi annui x 67% meno i contributi previdenziali versati. Su questo importo applichi l’imposta sostitutiva del 15%. Se rispetti i requisiti start-up (nessuna attività analoga nei tre anni precedenti, nessuna prosecuzione prevalente di lavoro dipendente, e altri vincoli specifici della L. 190/2014) paghi il 5% per i primi cinque anni. Puoi anche chiedere la riduzione del 35% dei contributi INPS. Ricorda che nel forfettario non deduci i costi reali, non detrai l’IVA e non puoi indicare perdite pregresse, quindi se hai spese elevate potrebbe non essere la scelta migliore.
Quali sono le principali scadenze fiscali e previdenziali per un salone di parrucchiere?
Le scadenze ricorrenti sono tre blocchi. Contributi INPS fissi: quattro rate nell’anno, tipicamente a maggio, agosto, novembre e febbraio dell’anno successivo. Contributi variabili: si versano con saldo e acconti insieme all’imposta sul reddito. Imposte sui redditi: saldo dell’anno precedente e primo acconto a giugno, secondo acconto a novembre, con eventuale rateazione nei limiti di legge. IVA e corrispettivi: invio telematico dei corrispettivi giornalieri con registratore telematico e liquidazioni IVA periodiche se sei in regime ordinario. Dichiarazioni annuali: redditi e IVA secondo i modelli approvati dall’Agenzia delle Entrate. Le scadenze possono subire proroghe. Verifica ogni anno i provvedimenti del Ministero dell’Economia e dell’Agenzia delle Entrate.
Devo iscrivermi all’INAIL e quali adempimenti extra fiscali devo gestire per il salone?
L’INAIL è obbligatoria per i lavoratori dipendenti e gli apprendisti. Per il titolare artigiano l’obbligo dipende dal tipo di lavorazioni e dall’inquadramento. È prudente chiedere conferma alla sede INAIL competente. Oltre a questo, devi curare gli adempimenti amministrativi: apertura partita IVA, iscrizione al Registro Imprese e all’Albo Artigiani con ComUnica, iscrizione INPS, presentazione della SCIA al SUAP del Comune, rispetto delle norme sanitarie e di sicurezza, gestione dei rifiuti speciali dove necessario, tenuta del registratore telematico per i corrispettivi, e fatturazione elettronica per le fatture emesse. Le basi normative sono nei regolamenti comunali e regionali, nel DPR 633/1972 per l’IVA, nei provvedimenti dell’Agenzia delle Entrate e negli atti del Ministero del Lavoro e dell’INAIL.
