Ultimo aggiornamento: agosto 2026.
Se sei un cuoco a domicilio, le tasse dipendono dal tuo regime: ordinario (IRPEF a scaglioni e IVA) oppure forfettario (imposta sostitutiva 5% o 15% su reddito forfetizzato).
- IRPEF 2026 in ordinario: 23% fino a 28.000 euro; 33% da 28.000,01 a 50.000 euro; 43% oltre 50.000 euro. Base imponibile: ricavi meno costi e contributi.
- Forfettario: imposta sostitutiva 15% o 5% starter per 5 anni; reddito calcolato con coefficiente di redditività per ATECO.
- Contributi INPS: Artigiani/Commercianti con minimale e percentuale sul reddito. In forfettario possibile riduzione del 35%. IVA esclusa in forfettario, applicata in ordinario.
Chi è il cuoco a domicilio ai fini fiscali
Cuoco a domicilio significa che cucini presso il cliente. Prepari il menù, fai la spesa, cucini e servi in casa d’altri o in una location privata.
La forma più comune è l’impresa individuale. Usi un codice ATECO della ristorazione o del catering. E versi i contributi nella Gestione Artigiani e Commercianti.
Se svolgi l’attività senza struttura e senza dipendenti, qualcuno ti inquadra come lavoratore autonomo “non organizzato”. È raro nella ristorazione. Valuta con un consulente la scelta corretta dell’ATECO.
Codici ATECO più usati
- 56.21.00: catering per eventi e banqueting. Tipico per cuoco a domicilio.
- 56.29.20: ristorazione senza somministrazione con preparazione di cibi da asporto (se produci in un tuo laboratorio autorizzato).
- 96.09.05 o 96.09.09: servizi alla persona n.c.a. Usato in casi borderline, da valutare con attenzione sanitaria e comunale.
La scelta dell’ATECO incide su coefficienti forfettari, INPS e adempimenti. Chiedi sempre conferma al SUAP del Comune per SCIA e requisiti igienico-sanitari.
Regime ordinario 2026 per cuoco a domicilio
Aliquote e scaglioni IRPEF 2026
In ordinario applichi l’IRPEF a scaglioni sul reddito complessivo (DPR 917/1986, TUIR). Per il 2026 assumiamo gli scaglioni seguenti, secondo la disciplina in vigore con le ultime leggi di bilancio:
- 23% fino a 28.000 euro.
- 33% da 28.000,01 a 50.000 euro.
- 43% oltre 50.000 euro.
L’imponibile si calcola con il principio di competenza per impresa. In pratica: ricavi meno costi deducibili, meno contributi previdenziali versati. Le detrazioni (familiari, spese mediche, ecc.) agiscono a valle dell’imposta lorda.
IVA, contabilità e adempimenti
- IVA: applichi IVA sulle fatture e detrai l’IVA sugli acquisti (DPR 633/1972).
- Contabilità: ordinaria o semplificata, registri IVA, LIPE trimestrali, esterometro, liquidazioni periodiche.
- Fattura elettronica: obbligatoria (D.Lgs. 127/2015 e DL 36/2022).
- Versamenti: saldo e acconti IRPEF/INPS, liquidazioni IVA periodiche, dichiarazioni annuali.
Esempio in ordinario
Incassi 35.000 euro. Sostieni 7.000 euro di costi deducibili. Contributi versati l’anno prima: 5.000 euro. Imponibile IRPEF: 23.000 euro.
- 23.000 euro al 23% = 5.290 euro di IRPEF lorda (prima delle detrazioni).
- L’IVA si versa a parte, in base alle liquidazioni.
Il risultato netto cambia molto se i costi reali salgono. L’ordinario conviene quando hai spese e investimenti importanti, e quando l’IVA detraibile è elevata.
Regime forfettario 2026 per cuoco a domicilio
Requisiti, soglie e uscita
- Ricavi/compensi annui fino a 85.000 euro (Legge 197/2022, come recepita nelle leggi di bilancio successive).
- Nessun accesso se hai regimi speciali IVA o partecipazioni che impediscono il forfettario (L. 190/2014, art. 1, commi 54-89).
- Uscita l’anno successivo se superi 85.000 euro. Uscita immediata con obbligo di IVA dal giorno di superamento se incassi oltre 100.000 euro nell’anno (prassi Agenzia delle Entrate, es. circolare 32/E/2023).
Aliquote e base imponibile
- Imposta sostitutiva: 15% oppure 5% per le nuove attività per i primi 5 anni, se rispetti i requisiti “start-up” previsti dalla L. 190/2014.
- Reddito forfetizzato: incassi moltiplicati per il coefficiente di redditività associato all’ATECO. Poi sottrai i contributi previdenziali versati.
Coefficienti di redditività tipici
- Ristorazione/catering (sezione H-56): spesso 40%.
- Servizi alla persona (sezione S-96): spesso 67%.
- Attività professionali “pure” (sezione M): 78%. Meno comune per un cuoco a domicilio.
I coefficienti sopra derivano dagli allegati al regime forfettario previsto dalla L. 190/2014. Controlla sempre il tuo ATECO specifico, perché determina il coefficiente.
Esempi numerici in forfettario
Esempio 1, come nel quesito: incassi 40.000 euro. Coefficiente 78%. Contributi versati: 4.000 euro.
- Reddito forfetizzato: 40.000 x 78% = 31.200 euro.
- Imponibile dopo contributi: 31.200 – 4.000 = 27.200 euro.
- Imposta sostitutiva al 15%: 4.080 euro. Se 5% start-up: 1.360 euro.
Esempio 2, catering 56.21.00 con coefficiente 40%: incassi 40.000 euro, contributi 4.000 euro.
- Reddito forfetizzato: 16.000 euro.
- Imponibile: 16.000 – 4.000 = 12.000 euro.
- Imposta al 15%: 1.800 euro. Al 5%: 600 euro.
Esempio 3, servizi alla persona con coefficiente 67%: incassi 40.000 euro, contributi 4.000 euro.
- Reddito forfetizzato: 26.800 euro.
- Imponibile: 26.800 – 4.000 = 22.800 euro.
- Imposta al 15%: 3.420 euro. Al 5%: 1.140 euro.
Come vedi, il coefficiente fa la differenza. Va scelto correttamente fin dall’inizio con il giusto ATECO.
Contributi INPS nel forfettario
- Artigiani/Commercianti: contributi fissi sul minimale + percentuale sul reddito eccedente. Aliquote e minimale aggiornati ogni anno dall’INPS.
- Agevolazione -35%: in forfettario puoi chiedere la riduzione dei contributi INPS (norme attuative INPS sulla L. 190/2014). Riduci l’importo ma anche la deducibilità diminuisce.
- Gestione Separata: si applica solo in inquadramenti non artigiani/commercianti. Aliquota piena su tutto il reddito.
I contributi si deducono dal reddito prima di calcolare l’imposta sostitutiva. Questo vale per forfettario e ordinario.
Adempimenti correlati e norme di riferimento
Fatturazione, ritenute, bollo
- Fattura elettronica: obbligatoria per tutti, inclusi i forfettari (D.Lgs. 127/2015 e DL 36/2022).
- IVA: in forfettario non si addebita né si detrae IVA, salvo specifiche eccezioni di legge. In ordinario si gestisce l’IVA ordinaria (DPR 633/1972).
- Ritenute: l’impresa non subisce ritenuta d’acconto. Se fossi un professionista, potresti subirla. In forfettario non si applicano ritenute a monte in fattura.
- Imposta di bollo: 2 euro sulle fatture senza IVA oltre 77,47 euro. In e-fattura si versa periodicamente.
SCIA e requisiti igienico-sanitari
- Se cucini a casa del cliente con materie prime comprate da te, spesso serve SCIA al SUAP del Comune e requisiti HACCP, secondo il Reg. (CE) 852/2004 e D.Lgs. 193/2007.
- Se prepari in un tuo laboratorio, servono locali conformi, manuale di autocontrollo, attestati HACCP e idoneità ASL.
- Se non manipoli alimenti in tuo possesso e operi solo su materie prime del cliente, alcuni Comuni semplificano. Verifica sempre con SUAP e ASL territoriali.
Le basi normative si consultano su Normattiva, Ministero della Salute, portali SUAP comunali e prassi dell’Agenzia delle Entrate per i profili fiscali.
Versamenti, scadenze e codici tributo
- IRPEF o imposta sostitutiva: saldo e primo acconto a giugno, secondo acconto a novembre (salvo proroghe in legge di bilancio).
- INPS: quattro rate trimestrali per i contributi fissi, conguaglio sul reddito a saldo.
- IVA: in ordinario liquidazioni mensili o trimestrali e conguaglio annuale.
- Modelli dichiarativi: Redditi PF, IVA, ISA in ordinario; in forfettario niente IVA né ISA.
Regola decisionale rapida
Quando scegliere il forfettario
- Ricavi previsti sotto 85.000 euro e basso livello di costi reali.
- Pochi investimenti con IVA rilevante. Clienti prevalentemente privati.
- Hai i requisiti per l’aliquota 5% start-up. Massimizzi il vantaggio.
Quando scegliere l’ordinario
- Costi elevati e ricorrenti (attrezzature, personale, affitto laboratorio, consulenze). Vuoi dedurli tutti.
- Grandi acquisti con IVA da detrarre (cucine attrezzate, furgoni frigo, arredi).
- Ricavi vicini o superiori a 85.000 euro. Clienti B2B che “preferiscono” IVA.
Nesso logico
- Se costi/ricavi sono alti e l’IVA a credito è rilevante, l’ordinario tende a convenire.
- Se margini alti e costi bassi, il forfettario vince grazie all’aliquota piatta e alla semplicità.
- Se sei incerto sull’ATECO, definiscilo prima: cambia coefficiente, contributi e adempimenti.
Fonti testuali di riferimento: DPR 917/1986 (TUIR), DPR 633/1972 (IVA), Legge 190/2014 regime forfettario, Legge 197/2022 soglia 85.000 euro e uscita immediata oltre 100.000, DL 36/2022 ed e-fattura, Reg. (CE) 852/2004 e D.Lgs. 193/2007 per requisiti igienico-sanitari. Consultabili su Normattiva, Agenzia delle Entrate, INPS, Ministero della Salute.
| Scenario | Requisiti di accesso | Base imponibile e aliquote | Adempimenti e tempistiche |
|---|---|---|---|
| Forfettario con ATECO ristorazione/catering (es. 56.21.00) | Ricavi fino a 85.000 euro; niente regimi IVA speciali; requisiti L. 190/2014 | Reddito = incassi x coefficiente (es. 40%) – contributi; imposta 15% o 5% starter | Fattura elettronica; niente IVA/ISA; saldo e acconti imposta a giugno/novembre; INPS trimestrale |
| Forfettario con ATECO servizi alla persona (es. 96.xx) | Ricavi fino a 85.000 euro; compatibilità con attività; verifiche SUAP/ASL | Reddito = incassi x coefficiente (es. 67%) – contributi; imposta 15% o 5% starter | Bollo su e-fattura sopra 77,47 euro; niente ritenuta; scadenze come sopra |
| Forfettario “professionale” (coefficiente 78%) | Inquadramento come lavoratore autonomo senza impresa; raro per la ristorazione | Reddito = incassi x 78% – contributi; imposta 15% o 5% starter | Gestione Separata INPS se non artigiano/commerciante; nessuna IVA |
| Regime ordinario semplificato | Nessun limite di ricavi; tenuta registri IVA; opzione o obbligo per volume d’affari | Reddito = ricavi – costi – contributi; IRPEF 23%-33%-43% 2026; detrazioni su imposta | Liquidazioni IVA mensili/trimestrali; LIPE; Redditi/IVA; saldo/acconti giugno-novembre |
| Switch forfettario → ordinario per superamento soglia | Ricavi > 85.000 euro (ordinario dall’anno dopo) o > 100.000 (IVA immediata) | Passaggio a tassazione ordinaria e pieno regime IVA | Comunicazioni in dichiarazione; adegua fatturazione IVA dal giorno di superamento >100.000 |
FAQ
1) Come scelgo il codice ATECO giusto per il cuoco a domicilio e perché conta per le tasse?
L’ATECO descrive cosa fai. Guida coefficienti forfettari, contributi INPS e spesso gli adempimenti sanitari. Per un cuoco a domicilio, 56.21.00 (catering) è la scelta tipica se pianifichi menù, acquisti materie prime e cucini/servi. Se prepari cibi in un tuo laboratorio, può andare 56.29.20, ma servono locali conformi e SCIA. Codici 96.xx rientrano nei servizi alla persona e vanno valutati con SUAP e ASL. Un ATECO “professionale” con coefficiente 78% è raro in cucina, perché qui manipoli alimenti e rientri nel perimetro impresa. Sbagliare ATECO può farti pagare imposte diverse da quelle dovute o esporti a contestazioni. Per la base normativa consulta Normattiva e le istruzioni dell’Agenzia delle Entrate sul regime forfettario (L. 190/2014) e sull’IVA (DPR 633/1972).
2) In forfettario pago davvero meno? Qual è la soglia oltre la quale conviene l’ordinario?
In forfettario paghi sul reddito calcolato a forfait. Se hai margini alti e costi bassi, la base imponibile è piccola e l’aliquota piatta aiuta. Se invece hai molti costi detraibili e tanta IVA sugli acquisti, l’ordinario ti fa recuperare imposta. Una regola pratica: se i costi “veri” superano il costo forfetizzato del tuo coefficiente, e hai IVA a credito ricorrente, l’ordinario tende a convenire. La soglia precisa dipende da tre fattori: incassi attesi, rapporto costi/ricavi e peso dei contributi. Fai due preventivi numerici: uno con ricavi-costi-contributi-IRPEF a scaglioni (ordinario) e uno con incassi x coefficiente – contributi, poi 15% o 5% (forfettario). Norme di riferimento: TUIR per il reddito d’impresa, L. 190/2014 per il forfettario, DPR 633/1972 per IVA.
3) Quali contributi INPS pago come cuoco a domicilio? Posso ridurli nel forfettario?
Se sei impresa individuale di ristorazione, versi alla Gestione Artigiani e Commercianti. Paghi contributi fissi sul minimale e una percentuale sulla parte di reddito che supera il minimale. Le aliquote e il minimale cambiano ogni anno con circolari INPS. Nel forfettario puoi chiedere la riduzione del 35% dei contributi. L’agevolazione si applica sia alla quota fissa sia a quella eccedente. Ma riduce anche la tua deducibilità, perché deduci l’importo effettivamente versato. Se sei inquadrato come lavoratore autonomo “professionale” senza impresa (ipotesi rara per il cuoco a domicilio), versi alla Gestione Separata su tutto il reddito prodotto. Le basi normative sono consultabili presso INPS e Normattiva (L. 190/2014 per l’agevolazione).
4) Se supero 85.000 euro o 100.000 euro, cosa succede al mio regime? E all’IVA?
Se superi 85.000 euro in forfettario, passi all’ordinario dall’anno successivo. Se superi 100.000 euro, la fuoriuscita è immediata: da quel giorno devi applicare l’IVA e adottare gli adempimenti ordinari. Le fatture già emesse prima restano corrette se conformi alle regole vigenti in quel momento; da dopo lo sforamento >100.000 cambia tutto. Questo meccanismo è stato introdotto con la Legge 197/2022 e chiarito da documenti di prassi dell’Agenzia delle Entrate. Ricorda anche che, uscendo dal forfettario, torni agli ISA e alle regole piene IVA. Pianifica bene le scadenze e le rettifiche IVA di fine anno se avevi beni ammortizzabili o rimanenze.
5) Devo fare SCIA e avere HACCP se cucino solo a casa del cliente? E quali sono i rischi se non la faccio?
Dipende da come lavori. Se acquisti e trasporti materie prime, le stocchi, le trasformi e servi, di solito rientri nell’obbligo di SCIA al SUAP del Comune e di requisiti igienico-sanitari. Devi avere attestati HACCP, manuale di autocontrollo e rispettare il Reg. (CE) 852/2004 e il D.Lgs. 193/2007. Se cucini solo con ingredienti del cliente, senza trasporto o stoccaggio tuoi, alcuni Comuni prevedono procedure semplificate. La valutazione spetta a SUAP e ASL locali. Senza SCIA o senza requisiti rischi sanzioni, sospensione dell’attività e problemi assicurativi. La compliance sanitaria è tanto importante quanto quella fiscale: cura entrambe fin dall’avvio.
