Dropshipping: quali e quante tasse vanno pagate?

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Ultimo aggiornamento: agosto 2026.

Nel dropshipping paghi IRPEF o imposta sostitutiva a seconda del regime (ordinario o forfettario), più contributi INPS commercianti e IVA secondo regole e-commerce UE (OSS/IOSS). La convenienza dipende da ricavi, costi e mercato.

  • Regime ordinario: IRPEF progressiva per scaglioni (23%–33%–43% nel 2026), IVA con liquidazioni, deduzione costi reali, principio di competenza/cassa semplificata.
  • Regime forfettario: imposta sostitutiva 15% o 5% start-up, coefficiente 78%, soglia ricavi 85.000 euro, IVA non dovuta in Italia salvo eccezioni UE.
  • Contributi INPS commercianti: quota fissa annua e quota percentuale sul reddito eccedente il minimale; importi aggiornati ogni anno con circolare INPS.

Come si tassano i guadagni del dropshipping nel 2026

Il dropshipping è commercio al dettaglio online. Vendi beni senza magazzino, ma sei un commerciante a tutti gli effetti. Il codice ATECO più usato è 47.91.10 (commercio al dettaglio per corrispondenza o Internet).

Apri la Partita IVA e ti iscrivi al Registro Imprese e alla Gestione Commercianti INPS. Devi anche inviare la SCIA di commercio elettronico allo Sportello Unico Attività Produttive del Comune. Questi passaggi abilitano l’attività.

Dal punto di vista fiscale, hai due strade: regime ordinario o regime forfettario. La scelta incide su imposte, contributi, IVA e adempimenti. Vediamole in modo pratico.

Regime ordinario: IRPEF con scaglioni e IVA

Nel regime ordinario paghi l’IRPEF con scaglioni progressivi sul reddito imponibile. Nel 2026 gli scaglioni sono generalmente indicati come:

  • fino a 28.000 euro: 23%;
  • da 28.000,01 a 50.000 euro: 33%;
  • oltre 50.000,01 euro: 43%.

Calcoli l’imponibile fiscale sottraendo dai ricavi i costi inerenti e i contributi previdenziali versati. Questo si fonda sul TUIR (DPR 917/1986). Applichi poi le aliquote per scaglioni. Ricorda che detrazioni e deduzioni possono ridurre ulteriormente l’imposta.

L’IVA segue il DPR 633/1972. Fai liquidazioni mensili o trimestrali, versi il saldo, presenti la dichiarazione annuale. Per vendite B2C UE usi il regime OSS per accentrarne il versamento. Per importazioni fino a 150 euro può entrare in gioco lo IOSS. Queste semplificazioni derivano dal pacchetto IVA e-commerce UE recepito con il D.Lgs. 83/2021.

Esempio pratico 2026: regime ordinario

Filippo fa dropshipping in ordinario. Incassa 60.000 euro. Ha costi per 15.000 euro e ha versato 5.000 euro di contributi l’anno prima. L’imponibile è 60.000 − 15.000 − 5.000 = 40.000 euro.

  • Primo scaglione: 28.000 × 23% = 6.440 euro.
  • Secondo scaglione: (40.000 − 28.000) × 33% = 3.960 euro.
  • Tasse IRPEF: 6.440 + 3.960 = 10.400 euro.
  • Reddito netto post-IRPEF: 40.000 − 10.400 = 29.600 euro (al netto dei contributi già dedotti).

All’IRPEF si aggiungono addizionali regionali e comunali e, se dovuta, l’IRAP (D.Lgs. 446/1997). Per l’IRAP conta l’autonoma organizzazione: valuta con il consulente, caso per caso.

Regime forfettario: imposta sostitutiva e coefficiente 78%

Il “regime forfettario” è un regime agevolato introdotto dalla Legge 190/2014. Prevede un’imposta sostitutiva al 15% o al 5% per i primi 5 anni se rispetti le condizioni “start-up”. Non addebiti l’IVA nelle fatture italiane e hai contabilità semplificata.

L’imponibile non si calcola coi costi reali. Si usa un “coefficiente di redditività”, per il commercio online pari al 78%. Significa che il 22% è considerato spesa forfettaria. Dall’importo si sottraggono i contributi versati. La soglia di ricavi è 85.000 euro annui. Oltre 100.000 euro, l’uscita è immediata con effetti IVA dal superamento (base normativa: Legge 197/2022).

Esempio pratico 2026: regime forfettario

Fabio è al secondo anno in forfettario. Ha incassato 45.000 euro e versato 3.000 euro di contributi l’anno precedente.

  • Coefficiente di redditività: 78%.
  • Imponibile: (45.000 × 78%) − 3.000 = 32.100 euro.
  • Aliquota imposta sostitutiva start-up: 5% (se rispetta le condizioni di nuova attività).
  • Tasse: 32.100 × 5% = 1.605 euro.

Per l’aliquota ridotta al 5% devi avviare una nuova attività, non continuare in modo sostanziale un’attività precedente, ed essere in regola con gli altri requisiti della Legge 190/2014. In caso contrario, applichi il 15%.

Contributi INPS commercianti nel dropshipping

Nel dropshipping ti iscrivi alla Gestione Commercianti INPS. I contributi hanno due componenti:

  • Quota fissa annua, da versare in 4 rate trimestrali. L’INPS la aggiorna ogni anno con circolare.
  • Quota percentuale sul reddito eccedente il minimale. Le aliquote sono intorno al 24%–25%, con lievi variazioni su scaglioni. Anche queste le conferma l’INPS ogni anno.

La quota fissa è dovuta anche a reddito zero. Puoi ridurre la pressione versando acconti su base previsionale, se stimi un calo. Oppure chiedendo la rateizzazione degli acconti fiscali. Le basi normative sono nel sistema previdenziale della Gestione Artigiani e Commercianti e nelle circolari INPS annuali.

IVA, OSS e IOSS: regole chiave per l’e-commerce

L’IVA nel commercio elettronico B2C segue regole specifiche introdotte a livello UE. L’obiettivo è versare l’IVA nel Paese del consumatore finale, con semplificazioni:

  • OSS (One Stop Shop): sportello unico per vendite intracomunitarie B2C. Soglia micro-impresa UE 10.000 euro annui su tutte le vendite transfrontaliere. Oltre, applichi l’IVA del Paese del cliente e puoi usare l’OSS per accentrarne il versamento.
  • IOSS (Import One Stop Shop): per beni importati fino a 150 euro verso consumatori UE. Consente di riscuotere l’IVA al checkout ed evitare dazi in dogana per il cliente.
  • Marketplace “deemed supplier”: in alcuni casi la piattaforma è ritenuta fornitrice “presunta” e gestisce l’IVA. Tu fatturi al marketplace senza IVA, secondo le regole specifiche.

Le basi sono nelle direttive UE 2017/2455 e 2019/1995, recepite in Italia con D.Lgs. 83/2021, e nel DPR 633/1972. La prassi dell’Agenzia delle Entrate chiarisce i dettagli operativi. Verifica sempre l’inquadramento del tuo flusso: dove parte la merce, dove arriva e chi incassa.

Fatturazione elettronica e adempimenti 2026

La fatturazione elettronica via Sistema di Interscambio è obbligatoria anche per i contribuenti forfettari. Questo deriva dal D.Lgs. 127/2015 e dai successivi interventi (anche DL 36/2022). Emetti e conservi le fatture in formato XML, incluso B2C quando richiesto.

Per l’estero, invii le e-fatture transfrontaliere via SdI con specifici codici destinatario. Non usi più l’esterometro separato. Registra e conservi le fatture secondo le regole sulla conservazione digitale.

Scadenze tipiche: saldo e primo acconto imposte entro fine giugno, secondo acconto entro fine novembre; contributi INPS in 4 rate; IVA mensile o trimestrale con comunicazioni periodiche. Consulta i calendari aggiornati dell’Agenzia delle Entrate e dell’INPS.

Regola decisionale rapida

Seleziona il regime fiscale in base a soglie, costi e mercati

Usa questa logica semplice:

  • Ricavi previsti sotto 85.000 euro, costi bassi, attività nuova: valuta forfettario 5% (se rispetti i requisiti) o 15%. Benefici: imposta bassa e contabilità snella.
  • Ricavi sopra 85.000 euro o costi elevati (acquisti, advertising, logistica): meglio ordinario. Dedurrai i costi reali e potrai recuperare l’IVA sugli acquisti.
  • Vendite B2C UE oltre 10.000 euro annui: attiva OSS. Se importi sotto 150 euro verso UE: valuta IOSS, salvo gestione da marketplace.
  • Margini stretti e advertising pesante: fai simulazioni cash-flow. Ordinario spesso vince per il recupero IVA e la deducibilità piena dei costi.
  • Hai superato 100.000 euro in forfettario: uscita immediata con obblighi IVA dal superamento. Pianifica il passaggio all’ordinario.

Ragioni normative: TUIR (DPR 917/1986), DPR 633/1972 per IVA, D.Lgs. 83/2021 per OSS/IOSS, Legge 190/2014 e Legge 197/2022 per il forfettario, circolari INPS per contributi. Verifica testi su Normattiva e portali istituzionali (Agenzia delle Entrate, INPS, Ministero dell’Economia e delle Finanze, Ministero del Lavoro, Agenzia delle Dogane e dei Monopoli).

Esempi e scenari operativi

Esempio ordinario con forte advertising

Incassi 120.000 euro. Advertising 40.000 euro. Altri costi 20.000 euro. Contributi dell’anno prima 6.000 euro. Imponibile: 120.000 − 60.000 − 6.000 = 54.000 euro. L’IRPEF progressiva si applica sugli scaglioni. Recuperi l’IVA su advertising e acquisti. L’ordinario riduce l’imponibile grazie ai costi reali.

Esempio forfettario con costi leggeri

Incassi 30.000 euro. Contributi dell’anno prima 2.400 euro. Imponibile: 30.000 × 78% − 2.400 = 20. – Wait a moment: 30.000 × 78% = 23.400; 23.400 − 2.400 = 21.000. Imposta 15%: 3.150 euro (oppure 5%: 1.050 euro). Semplice da gestire, ma non recuperi IVA e i costi reali non contano oltre al 22% forfettario.

INPS: esempio numerico

Ipotizza quota fissa annua e aliquota percentuale su reddito eccedente il minimale. Se il tuo reddito previdenziale è 35.000 euro e il minimale è 18.000 euro circa, versi la quota fissa più la percentuale sulla differenza (17.000 euro). L’INPS comunica importi e scaglioni ogni anno nella circolare dedicata.

Requisiti e paletti del forfettario (promemoria 2026)

Puoi entrare o restare nel forfettario se:

  • Ricavi/compensi dell’anno precedente non superano 85.000 euro.
  • Non adotti regimi IVA speciali (ad esempio agricoltura, editoria).
  • Non controlli, direttamente o indirettamente, SRL che svolgono attività riconducibili alla tua.
  • Non partecipi a società di persone o associazioni professionali.
  • Se applichi il 5%: attività nuova, non mera prosecuzione, e rispetto delle condizioni dei commi della Legge 190/2014.

Se superi 100.000 euro di ricavi, esci dal forfettario subito e applichi l’IVA dal momento del superamento, secondo la Legge 197/2022.

Fonti e riferimenti normativi da consultare

Per approfondire, verifica i testi su Normattiva e i portali dell’Agenzia delle Entrate, dell’INPS, del Ministero dell’Economia e delle Finanze, del Ministero del Lavoro e dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli. Le basi principali sono:

  • DPR 917/1986 (TUIR) per il reddito d’impresa e le aliquote IRPEF.
  • DPR 633/1972 per l’IVA e le regole di fatturazione.
  • Legge 190/2014 e successive modifiche per il regime forfettario; Legge 197/2022 per soglie 85.000 e uscita a 100.000.
  • D.Lgs. 83/2021 per il pacchetto IVA e-commerce (OSS/IOSS) e marketplace deemed supplier.
  • D.Lgs. 127/2015 e successive modifiche per la fatturazione elettronica generalizzata.
  • Circolari INPS annuali gestione artigiani e commercianti per aliquote, minimale e massimale.
Scenario Requisiti principali Imposte e contributi Tempistiche/adempimenti
Forfettario 5% start-up Ricavi ≤ 85.000; attività nuova; non prosecuzione sostanziale; niente partecipazioni incompatibili Imposta sostitutiva 5% su 78% dei ricavi; contributi INPS fissi + percentuali Fattura elettronica; imposte a giugno/novembre; INPS in 4 rate; verifica soglia 85k
Forfettario 15% Ricavi ≤ 85.000; regole generali forfettario rispettate Imposta 15% su 78% dei ricavi; niente IVA italiana ordinaria; INPS come sopra Attenzione a superamento 100.000 (uscita immediata); OSS per B2C UE se necessario
Ordinario semplificato Ricavi anche > 85.000; costi rilevanti; necessità recupero IVA IRPEF per scaglioni 23–33–43; IVA periodica; deduzione costi reali; INPS su reddito Liquidazioni IVA; dichiarazioni IVA e redditi; acconti e saldi; tenuta registri
E-commerce UE con OSS Vendite B2C intracomunitarie > 10.000 euro annui complessivi Applichi IVA del Paese del cliente; versi via OSS; imposte dirette come da regime Registrazione OSS; report trimestrali OSS; conservazione prove spedizione
Importazioni ≤ 150 € con IOSS Spedizioni extra-UE a consumatori UE; valore ≤ 150 € IVA riscossa al checkout; sdoganamento semplificato; imposte dirette come da regime Registrazione IOSS o gestione da marketplace; rendicontazione mensile

FAQ

Qual è il regime fiscale più conveniente per il dropshipping nel 2026?

Dipende da tre fattori: volume di ricavi, peso dei costi e gestione dell’IVA. Il forfettario conviene se incassi fino a 85.000 euro e hai costi bassi. L’imposta è il 15% (o 5% nei primi 5 anni se rispetti i requisiti) sul 78% dei ricavi, al netto dei contributi. Non recuperi l’IVA sugli acquisti. Se investi molto in advertising, software, logistica e servizi, l’ordinario spesso vince. Dedurrai i costi reali e detrarrai l’IVA, riducendo l’imponibile e il costo effettivo degli acquisti. Se superi 85.000 euro, il forfettario non è più accessibile l’anno dopo; se superi 100.000 euro esci subito. Valuta anche dove vendi: con vendite UE sopra 10.000 euro userai l’OSS. Questo non cambia le imposte dirette ma incide sulla gestione IVA. Esegui simulazioni con dati realistici per evitare sorprese di cassa.

Come funziona l’IVA nel dropshipping con vendite in altri Paesi UE?

Fino a 10.000 euro annui complessivi di vendite B2C transfrontaliere puoi applicare l’IVA italiana. Oltre la soglia, applichi l’IVA del Paese di destinazione e puoi usare l’OSS per versarla in modo centralizzato. Se vendi tramite marketplace, in certi casi la piattaforma è “fornitore presunto”. Allora gestisce lei l’IVA e tu fatturi al marketplace. Se importi beni da Paesi extra-UE verso clienti UE con valore fino a 150 euro, valuta lo IOSS per riscuotere l’IVA al checkout ed evitare costi in dogana per il cliente. Le regole arrivano dalle direttive UE sul commercio elettronico recepite in Italia dal D.Lgs. 83/2021 e dal DPR 633/1972. Conserva prove di spedizione e documenti, perché l’onere della prova sulla territorialità è tuo.

Quali contributi INPS pago nel dropshipping e come li calcolo?

Ti iscrivi alla Gestione Commercianti INPS. Paghi una quota fissa annua in quattro rate. In più versi una percentuale sul reddito previdenziale che supera il minimale annuale. L’INPS aggiorna ogni anno importi, minimale, massimale e aliquote con apposita circolare. In pratica: se il tuo reddito è basso, paghi almeno la quota fissa. Se il tuo reddito supera il minimale, versi anche la quota percentuale sulla parte eccedente. Questi contributi sono deducibili dal reddito: nel forfettario li sottrai dall’imponibile figurativo; nell’ordinario li deduci dal reddito d’impresa. Verifica sempre i numeri sull’ultima circolare INPS, perché gli importi variano con l’inflazione e i rinnovi.

Come si emettono le fatture nel dropshipping? Serve la fattura al cliente privato?

La fatturazione elettronica via SdI è la regola generale anche per forfettari. Per clienti privati italiani, la fattura non è obbligatoria se non la chiedono, salvo specifici casi. Ma molti e-commerce la emettono comunque per trasparenza e per allineare i flussi gestionali. Per operazioni transfrontaliere B2B/B2C si usano i tracciati previsti e l’invio via SdI. Le vendite con marketplace possono seguire schemi diversi: fatturi al marketplace (fornitore presunto) e rilasci un documento commerciale al cliente. Le basi normative: D.Lgs. 127/2015, regole tecniche SdI, DPR 633/1972. Ricorda la conservazione digitale a norma dei documenti, i corrispettivi telematici se usi un sistema POS/negozio, e la corretta numerazione progressiva.

Quali passaggi burocratici servono per aprire un’attività di dropshipping in regola?

Ecco la checklist essenziale: scelta del codice ATECO (di norma 47.91.10), apertura della Partita IVA, iscrizione al Registro Imprese e alla Gestione Commercianti INPS, invio della SCIA di commercio elettronico allo SUAP del Comune, comunicazioni al REA, scelta del regime fiscale, attivazione PEC e firma digitale. Poi imposti la fatturazione elettronica e, se vendi in UE, valuti registrazione OSS/IOSS. Sul piano legale extra-fiscale, cura condizioni di vendita, resi e garanzie secondo il Codice del Consumo (D.Lgs. 206/2005) e gli obblighi informativi del commercio elettronico (D.Lgs. 70/2003). Gestisci privacy e cookie secondo il GDPR e le linee del Garante. Le fonti ufficiali sono consultabili sui portali istituzionali e su Normattiva. Pianifica tutto prima di lanciare il sito: eviterai blocchi e sanzioni.

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