Tasse per investigatore privato: quali e quante sono?

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Ultimo aggiornamento: agosto 2026.

L’importo delle tasse dipende dal regime fiscale: forfettario (imposta sostitutiva 5%/15% su base forfettaria) oppure ordinario (IRPEF a scaglioni 23%–33%–43% sul reddito netto), oltre ai contributi previdenziali.

  • Base imponibile diversa: nel forfettario si applica il coefficiente di redditività; nell’ordinario si sottraggono costi e contributi dal totale dei ricavi.
  • I contributi previdenziali si deducono prima di calcolare l’imposta in entrambi i regimi, secondo il principio di cassa.
  • Soglie e limiti: accesso al forfettario fino a 85.000 euro; uscita immediata oltre 100.000 euro; IRPEF a scaglioni in ordinario.

Come si calcolano davvero le tasse: quadro operativo

Regime forfettario: definizione, requisiti e base normativa

Il regime forfettario è un regime semplificato per persone fisiche con partita IVA. Applica un’imposta sostitutiva fissa, al 15% o al 5% per i primi cinque anni, al posto di IRPEF, addizionali e IRAP. Imposta sostitutiva significa un’unica imposta che rimpiazza quelle ordinarie.

La base giuridica si trova nella Legge 190/2014, art. 1, commi 54–89, come modificata dalle leggi di bilancio successive. La soglia di accesso è 85.000 euro annui (Legge 197/2022). Se superi 100.000 euro, esci dal regime nell’anno stesso del superamento (uscita immediata).

Nel forfettario la base imponibile si calcola applicando ai ricavi il coefficiente di redditività. Questo coefficiente rappresenta la quota “utile presunta” della tua attività. Per le attività professionali è pari al 78%. Il resto è “spesa forfettaria” e non si tassa, anche se i costi reali sono diversi.

Forfettario: calcolo passo-passo con esempio numerico

Definizioni rapide: principio di cassa significa che contano gli incassi effettivi dell’anno; contributi deducibili significa che li sottrai dall’imponibile prima di applicare l’imposta.

Esempio per un professionista (coefficiente 78%): incassi 30.000 euro. Imponibile lordo: 30.000 x 78% = 23.400 euro. Contributi pagati l’anno precedente: 2.500 euro. Imponibile netto: 23.400 – 2.500 = 20.900 euro. Imposta sostitutiva: 5% se nuova attività con requisiti, altrimenti 15%.

IVA: nel forfettario non si addebita IVA in fattura e non si detrae quella sugli acquisti (Legge 190/2014, commi 58–59). Sulle fatture si applica la marca da bollo da 2 euro se l’importo supera 77,47 euro. La ritenuta d’acconto non si applica.

Forfettario: aliquota 5% start-up e gestione contributi

L’aliquota al 5% per i primi cinque anni si applica se rispetti i requisiti previsti dalla Legge 190/2014, comma 65: attività nuova, non mera prosecuzione di una precedente, e nessun lavoro dipendente prevalente con lo stesso datore nei due anni precedenti, tra le condizioni principali.

Contributi previdenziali: se sei professionista senza cassa professionale, versi alla Gestione Separata INPS. Se sei artigiano o commerciante, versi alla gestione Artigiani/Commercianti, con minimali fissi e contributi sul reddito eccedente. Le aliquote e i minimali variano ogni anno con circolari INPS e decreti del Ministero del Lavoro; sono deducibili dal reddito imponibile.

Per artigiani e commercianti nel forfettario è prevista la riduzione del 35% dei contributi previa opzione (Legge 190/2014, comma 77). La riduzione incide sui contributi dovuti, ma anche sulla pensione futura, perché abbassa la contribuzione accreditata.

Regime ordinario: base imponibile, scaglioni IRPEF e IVA

Nel regime ordinario paghi l’IRPEF con scaglioni progressivi. Scaglioni significa che applichi percentuali diverse a fasce di reddito. Il riferimento è l’art. 11 del TUIR (DPR 917/1986) e gli aggiornamenti introdotti dalle leggi di bilancio.

Scenario 2026: aliquote IRPEF comunemente applicate 23% fino a 28.000 euro, 33% da 28.000 a 50.000 euro, 43% oltre 50.000 euro. Attenzione: le aliquote possono subire modifiche annuali in legge di bilancio. Verifica sempre su Normattiva e nelle circolari dell’Agenzia delle Entrate.

La base imponibile in ordinario si calcola così: ricavi totali meno costi deducibili di competenza (o per cassa, a seconda del regime contabile) meno contributi previdenziali. Per i professionisti vale il principio di cassa (art. 54 TUIR). Per le imprese minori in semplificata si applica il regime per cassa introdotto dalla Legge 232/2016.

Ordinario: esempio numerico, addizionali e IVA

Esempio: incassi 35.000 euro, costi deducibili 2.000 euro, contributi 5.000 euro. Reddito imponibile: 35.000 – 2.000 – 5.000 = 28.000 euro. IRPEF: si applica lo scaglione corrispondente, poi si aggiungono addizionali regionali e comunali determinate dalle delibere locali. Vanno considerate anche detrazioni per lavoro autonomo e oneri deducibili/detraibili.

Nell’ordinario l’IVA si applica ai corrispettivi secondo il DPR 633/1972. Addebiti l’IVA in fattura, detrai quella sugli acquisti e versi periodicamente la differenza. La liquidazione può essere mensile o trimestrale con interessi, a seconda dei requisiti. Le regole sul reverse charge e sulle operazioni estere si trovano sempre nel DPR 633/1972 e in direttive attuate.

Le ritenute d’acconto subite riducono l’IRPEF da versare a saldo. Conserva le certificazioni uniche dei clienti sostituti d’imposta per la dichiarazione.

Regola decisionale rapida

Scegli in base a ricavi, costi, IVA e contributi

– Se prevedi ricavi annui entro 85.000 euro, costi bassi e acquisti con poca IVA, il forfettario tende a convenire. Il coefficiente di redditività rende veloce il calcolo e l’imposta sostitutiva è piatta.

– Se hai costi alti e molta IVA detraibile (macchinari, software, subappalti), oppure lavori con clienti che applicano ritenute e vuoi sfruttare detrazioni, l’ordinario può farti risparmiare.

– Se stai iniziando e puoi accedere al 5% per cinque anni, il forfettario è spesso vantaggioso. Valuta però i contributi: incidono molto sul totale.

– Se rischi di superare 85.000 euro o lavori su commesse in crescita, pianifica l’uscita dal forfettario. Oltre 100.000 euro l’uscita è immediata nell’anno.

– Se operi in filiere B2B con recupero IVA strategico o con cicli di investimento, l’ordinario offre più leve fiscali e contabili.

Adempimenti, scadenze e metodi di pagamento

Acconti, saldi e rateazioni

Le imposte si versano con saldo e acconti, secondo le regole del D.Lgs. 241/1997 e del DPR 435/2001, e le scadenze fissate annualmente dal MEF. Di norma il saldo e il primo acconto cadono tra giugno e luglio, il secondo acconto a novembre. Le percentuali e la ripartizione in rate possono variare per effetto di provvedimenti annuali.

Puoi calcolare gli acconti con metodo storico (sulla base dell’imposta dell’anno prima) oppure previsionale (se stimai un reddito più basso). Il metodo previsionale riduce l’esborso immediato, ma se sbagli e versi meno del dovuto scattano sanzioni e interessi (D.Lgs. 471/1997 e 472/1997).

IRAP e altre imposte accessorie

Le persone fisiche con partita IVA non pagano più IRAP dal periodo d’imposta 2022, come previsto dalla Legge 234/2021. Restano dovute eventuali imposte di bollo, addizionali regionali e comunali all’IRPEF in regime ordinario, contributi previdenziali e contributi integrativi delle casse professionali dove previsti dagli ordinamenti di cassa.

Errori comuni da evitare

Confondere incassi con reddito imponibile

Nel forfettario l’imponibile si ottiene applicando il coefficiente di redditività e sottraendo i contributi. Nell’ordinario si sottraggono costi e contributi ai ricavi. Non confondere mai queste basi.

Sottostimare i contributi

I contributi possono incidere più dell’imposta, specie nei primi anni con ricavi bassi. Le aliquote e i minimali sono aggiornati ogni anno da INPS e dal Ministero del Lavoro. Valuta l’impatto previdenziale prima di scegliere il regime.

Dimenticare addizionali e detrazioni

Nell’ordinario le addizionali regionali e comunali cambiano in base al comune e alla regione. Le detrazioni e gli oneri deducibili possono ridurre l’IRPEF dovuta. Considerali nel preventivo fiscale.

Gestire male il passaggio di regime

Se superi 85.000 euro esci dal forfettario dall’anno successivo, ma oltre 100.000 euro l’uscita è immediata. Prepara la fatturazione IVA e gli adempimenti contabili in tempo per evitare errori o sanzioni.

Trascurare gli obblighi documentali

Tieni in ordine fatture elettroniche, quietanze di contributi e prospetti di liquidazione. La corretta tenuta documentale è richiesta dal DPR 600/1973 e dal DPR 633/1972 e riduce il rischio di contestazioni.

Fonti normative e operative per verifiche

Testi base da consultare

– TUIR, DPR 917/1986, in particolare art. 11 (scaglioni IRPEF), art. 54 (reddito di lavoro autonomo), art. 66 (imprese minori). Testo reperibile su Normattiva.

– DPR 633/1972 (IVA): regole su fatturazione, detrazione, liquidazioni e operazioni estere. Testo su Normattiva e prassi dell’Agenzia delle Entrate.

– Legge 190/2014, art. 1, commi 54–89 (regime forfettario), e successive modifiche delle leggi di bilancio. Consulta Normattiva e le guide dell’Agenzia delle Entrate.

– Legge 197/2022 (soglia 85.000 euro e uscita immediata oltre 100.000 euro). Verifica su Normattiva.

– Legge 234/2021 (esclusione IRAP per persone fisiche). Verifica su Normattiva.

– D.Lgs. 241/1997 e DPR 435/2001 (versamenti, acconti, saldi e scadenze). Consulta Normattiva e i calendari MEF.

– Circolari INPS e provvedimenti del Ministero del Lavoro per aliquote e minimali contributivi annuali.

Scenario Requisiti/limiti Base imponibile e imposta IVA e contributi
Forfettario – Professionista (coefficiente 78%) Ricavi fino a 85.000 euro; uscita immediata oltre 100.000 euro; requisiti soggettivi Legge 190/2014 Imponibile = ricavi x 78% – contributi. Imposta sostitutiva 5% (start-up con requisiti) o 15% Niente IVA in fattura, niente detrazione. Contributi a Gestione Separata o Cassa; deducibili dal reddito
Forfettario – Impresa commerciale (coefficiente secondo ATECO) Ricavi fino a 85.000 euro; esclusioni specifiche Legge 190/2014; verifica coefficiente per il tuo ATECO Imponibile = ricavi x coefficiente attività – contributi. Imposta sostitutiva 5% o 15% IVA non applicata. Contributi Artigiani/Commercianti, possibile riduzione 35% su opzione
Ordinario – Professionista Nessuna soglia di ricavi; contabilità per cassa ex art. 54 TUIR Imponibile = ricavi – costi – contributi. IRPEF progressiva 23%–33%–43% + addizionali IVA applicata e detraibile. Ritenute d’acconto subite compensano l’IRPEF a saldo
Ordinario – Impresa in semplificata Requisiti per semplificata; regime per cassa ex Legge 232/2016 Imponibile = incassi – pagamenti – contributi. IRPEF progressiva + addizionali; perdite compensabili secondo TUIR IVA applicata, liquidazioni periodiche e detrazione su acquisti

FAQ

1) Come si calcola l’imposta nel forfettario, con e senza aliquota al 5%?

Il calcolo parte sempre dagli incassi annui effettivi (principio di cassa). Moltiplichi gli incassi per il coefficiente di redditività previsto per il tuo codice ATECO. Ottieni così l’imponibile lordo. Sottrai i contributi previdenziali versati nell’anno (o nell’anno precedente, in base a quando li hai effettivamente pagati) perché sono deducibili. Il risultato è l’imponibile netto. Su questo imponibile applichi l’imposta sostitutiva.

Se hai i requisiti start-up della Legge 190/2014, comma 65, l’aliquota è 5% per i primi cinque anni. Altrimenti è 15%. Esempio: incassi 50.000 euro, coefficiente 78%, contributi 4.000 euro. Imponibile lordo: 39.000. Imponibile netto: 35.000. Imposta al 5%: 1.750 euro; imposta al 15%: 5.250 euro. Ricorda che non puoi dedurre i costi reali (affitti, software, ecc.): sono già “coperti” dalla spesa forfettaria implicita nel coefficiente.

2) Quando conviene il regime ordinario rispetto al forfettario?

L’ordinario conviene quando hai costi elevati e sistematici che puoi dedurre, e quando l’IVA sugli acquisti è importante da recuperare. Se acquisti beni strumentali costosi, subappalti servizi con IVA, o affronti spese continuative rilevanti, l’ordinario permette di abbattere il reddito imponibile e di detrarre l’IVA.

Conviene anche se accumuli ritenute d’acconto elevate, che in ordinario riducono l’IRPEF a saldo. Inoltre, in ordinario puoi gestire detrazioni e deduzioni in modo pieno (assenza dell’imposta sostitutiva) e puoi riportare perdite secondo le regole del TUIR. Se invece hai costi bassi e poca IVA sugli acquisti, il forfettario resta di solito più efficiente e più semplice negli adempimenti.

3) Cosa succede se supero 85.000 euro o 100.000 euro nel forfettario?

Se superi 85.000 euro ma resti entro 100.000 euro, esci dal forfettario dall’anno successivo e passerai al regime IVA/IRPEF ordinario. Dovrai quindi preparare la fatturazione con IVA e la contabilità coerente dal 1° gennaio dell’anno dopo. Se superi 100.000 euro, l’uscita è immediata nell’anno del superamento (Legge 197/2022). Questo comporta l’applicazione dell’IVA dal momento del superamento e l’adeguamento degli adempimenti per le operazioni successive.

In entrambi i casi, monitora i ricavi durante l’anno. Prepara un piano di transizione: identificazione dell’aliquota IVA prevalente, gestione delle liquidazioni, aggiornamento dei sistemi di fatturazione, e stima degli acconti IRPEF e dell’IVA dovuta per evitare carenze di cassa.

4) Come funzionano acconti e saldi per imposte e contributi? È meglio il metodo storico o previsionale?

Per IRPEF o imposta sostitutiva versi un saldo sull’anno precedente e due acconti sull’anno in corso, con scadenze fissate ogni anno dal MEF. I contributi previdenziali seguono logiche simili, con acconti e saldo determinati in base al reddito (per Gestione Separata) o ai minimali e alle eccedenze (per Artigiani/Commercianti). Le regole generali sono nel D.Lgs. 241/1997 e nel DPR 435/2001, mentre gli importi contributivi sono definiti da INPS con circolari annuali.

Metodo storico: semplice e prudente, calcola gli acconti sull’imposta dovuta l’anno scorso. Metodo previsionale: utile se prevedi un reddito più basso, riduce gli anticipi ma richiede stime precise; se sbagli e versi meno del dovuto, paghi sanzioni e interessi (D.Lgs. 471/1997 e 472/1997). In pratica: usa il previsionale se hai una stima affidabile del calo di reddito; altrimenti resta sullo storico.

5) Devo considerare altre imposte o oneri oltre a IRPEF/imposta sostitutiva e contributi?

Sì. In ordinario devi aggiungere le addizionali regionali e comunali IRPEF, determinate da regione e comune di domicilio fiscale. Se appartieni a una cassa professionale, potresti dover applicare un contributo integrativo in fattura e versare i contributi soggettivi secondo il regolamento della tua cassa. Nel forfettario paghi la marca da bollo di 2 euro sulle fatture senza IVA superiori a 77,47 euro.

IRAP per persone fisiche con partita IVA è stata esclusa a partire dal 2022 (Legge 234/2021), quindi non la calcoli. Presta attenzione a imposta di bollo su libri e registri dove dovuta, e agli obblighi di fatturazione elettronica e conservazione sostitutiva previsti dalle regole dell’Agenzia delle Entrate e dal Codice dell’Amministrazione Digitale.

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