Auto in uso promiscuo al professionista: come si valuta il compenso in natura e quali documenti servono

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di Francesca Ciani

08 Ottobre 2026

Ultimo aggiornamento: settembre 2026.

La concessione di un’autovettura da parte di un committente o di una società a un professionista titolare di partita IVA può configurare un vero e proprio compenso in natura: il valore imputabile a titolo di reddito professionale si misura sul valore normale di mercato e sulla quota effettivamente riferibile all’uso personale, che deve essere provata con documentazione puntuale (registro chilometrico, contratti, eventuali trattenute o corrispettivi). Questo articolo spiega le regole pratiche, i riferimenti normativi principali e fornisce un esempio operativo.

Cosa prevede la norma

Per i rapporti di lavoro dipendente la quantificazione forfetaria del cosiddetto “fringe benefit” relativo alle auto in uso promiscuo è disciplinata dall’art. 51 del TUIR e, dalla Legge di bilancio 2025 (L. 30.12.2024, n. 207), ha subito modifiche rilevanti relativamente ai veicoli di nuova immatricolazione e ai criteri di calcolo basati sulle tabelle ACI. Tale disciplina, però, è riferita principalmente ai redditi da lavoro dipendente e assimilati.

Per i professionisti autonomi e, più in generale, per tutte le ipotesi non ricomprese nella disciplina specifica dei fringe benefit dipendenti, vige il criterio generale del valore normale previsto dall’art. 9 del TUIR: il compenso in natura va valutato al valore di mercato che il servizio o la comodità resa assumono (ad esempio il canone annuo di noleggio/locazione comparabile). In pratica, occorre scorporare la parte d’uso aziendale/professionale dalla parte di uso personale e imputare al professionista la quota privata come ricavo.

Sul versante della deducibilità dei costi, per i titolari di attività in forma individuale e per i professionisti si applicano i limiti previsti dall’art. 164 TUIR (percentuali e limiti massimi di costo rilevante), con regole specifiche a seconda che il veicolo sia strumentale, utilizzato promiscuamente o assegnato a dipendenti/terzi. È quindi cruciale distinguere la titolarità del veicolo e la natura del rapporto che giustifica la concessione in uso.

Chi riguarda e cosa fare (suddivisione per soggetti)

  • Professionista titolare di partita IVA che riceve l’auto dal committente: l’auto consegnata dal committente costituisce compenso in natura per il professionista; il valore imputabile deve essere determinato con il criterio del valore normale (non si applicano le soglie ACI riservate ai dipendenti). Il professionista deve registrare il valore come ricavo professionale nella contabilità.
  • Società (S.r.l./S.p.A.) che assegna un’auto a un professionista esterno o consulente: la società trattiene o fattura eventuali corrispettivi; rimane l’obbligo di documentare il rapporto e l’eventuale compenso in natura ai fini della corretta fatturazione e del trattamento IRES/IRPEF del percettore. Se il percettore è assimilato al lavoro dipendente o ricade in altre tipologie (amministratore, collaboratore continuativo), occorre verificare se la disciplina di art. 51 si applica o se rimane il criterio del valore normale.
  • Ditte individuali e società di persone che usano un’auto anche per finalità private: valgono i limiti di deducibilità dell’art. 164 TUIR; la quota privata non è un “fringe benefit” per sé ma va gestita contabilmente in modo da rispettare le regole di deducibilità.

Nota tassativa sui forfettari: la disciplina specifica dei fringe benefit prevista dall’art. 51 TUIR si applica ai redditi da lavoro dipendente e assimilati e non costituisce normativa diretta per i contribuenti in regime forfettario.

Come gestire gli adempimenti in sicurezza

Checklist operativa minima (documentazione e passi pratici):

  • Contratto scritto tra committente e professionista che definisca modalità e limiti dell’uso (periodo, utilizzo privato, responsabilità, eventuale corrispettivo o trattenuta);
  • Registro/chilometrico datato e sottoscritto (o sistema telematico affidabile) che dimostri chilometraggi totali, ragioni del viaggio e separazione tra uso professionale e privato;
  • Determinazione del valore normale: rilevazione del canone di mercato per veicoli dello stesso segmento (noleggio a lungo termine o quotazioni di mercato) e applicazione della quota di uso personale per calcolare il compenso in natura;
  • Fatturazione o annotazione contabile del valore imputato al professionista (inclusione tra i ricavi per partita IVA o tra i compensi da dichiarare), con riferimento documentale al criterio di valutazione adottato;
  • Verifica della deducibilità per il soggetto che sostiene il costo (art. 164 TUIR) e della eventuale rilevanza IVA (regole ordinarie di detrazione/indetraibilità).

Esempio pratico

Se il valore normale del noleggio/uso annuo comparabile di un’autovettura è stimato in €8.000 e dal registro chilometrico risulta che il 40% dell’impiego è strettamente personale, il compenso in natura da imputare come ricavo professionale sarà pari a €3.200 (= 8.000 × 40%). Tale importo va documentato, fatturato o annotato in contabilità e concorrerà alla base imponibile del professionista; il committente, se si accolla il costo, dovrà valutare la rilevanza ai fini della propria deducibilità.

Osservazione finale: le regole sul fringe benefit per le auto assegnate ai dipendenti sono state modificate dalla Legge di bilancio 2025 e chiarite dall’Agenzia delle Entrate; per i professionisti la regola di riferimento rimane il valore normale (art. 9 TUIR) e le limitazioni di deducibilità sono quelle dettate dall’art. 164 TUIR: ogni caso concreto richiede la verifica della titolarità del bene, della natura del rapporto e della documentazione probatoria.

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