Nuove norme UE Dogana: la dogana come presidio di sostenibilità e tracciabilità

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di Francesca Ciani

06 Ottobre 2026

Ultimo aggiornamento: settembre 2026.

Dal 2024‑2026 l’Unione Europea ha introdotto una serie di interventi normativi che trasformano l’attività doganale: non più solo controllo fiscale e di sicurezza, ma presidio integrato di tracciabilità digitale, requisiti ambientali e rispetto dei diritti del lavoro lungo la filiera. In pratica, importatori e operatori che immettono prodotti sul mercato europeo devono essere in grado di fornire dati strutturati (digital product passport, product identifiers), evidenze di conformità ambientale e, per alcune merci, informazioni di origine specifiche (es. “melt and pour” per l’acciaio). Questi elementi saranno condivisi e verificati tramite il nuovo EU Customs Data Hub e strumenti connessi alla riforma doganale.

Cosa prevede la norma

Principali novità tecniche:

  • Istituzione dell’Unione Customs Authority e dell’EU Customs Data Hub: la nuova normativa (Regolamento UCC 2026/2108) istituisce un’autorità doganale UE e un hub dati centrale che integra i sistemi nazionali, con obblighi di qualità, integrità, tracciabilità e interoperabilità dei dati doganali. L’obiettivo è estendere l’ambito delle procedure doganali anche ai requisiti non‑finanziari applicabili alle merci (sicurezza, ambiente, diritti umani).
  • Digital Product Passport (DPP): il Regolamento ESPR (Reg. UE 2024/1781) introduce il DPP come contenitore digitale di informazioni sulla sostenibilità del prodotto; le autorità doganali potranno consultare il DPP per controlli e rilascio per la libera circolazione. Il DPP richiede l’indicazione dell’operatore responsabile e altri dati tecnici stabiliti da atti delegati.
  • Tracciabilità obbligatoria e product identifiers (PID): per aumentare la capacità di verifica, l’UE ha previsto l’introduzione di identificatori di prodotto obbligatori (PID) per alcune categorie e la possibilità di dichiararli nelle formalità doganali; per l’e‑commerce la disciplina della riforma ha reso obbligatoria la dichiarazione degli identificatori in fasi progressive.
  • Rimozione della soglia “de minimis” e dazio unitario temporaneo: la riforma ha abolito l’esenzione daziaria per spedizioni di modico valore (soglia EUR 150) e ha introdotto, temporaneamente, un dazio di €3 per articolo per le importazioni low‑value (periodo transitorio indicato dalla normativa e dalla guida della Commissione). Ciò impatta direttamente i flussi e le procedure degli operatori e le dichiarazioni IOSS/postali.
  • Requisiti mirati per categorie sensibili: regole specifiche prevedono dichiarazioni aggiuntive per prodotti a rischio (es. obbligo di indicare il Paese di “melt and pour” per l’acciaio soggetto al Steel Regulation), nonché strumenti per vietare l’immissione sul mercato di prodotti ottenuti con lavoro forzato o non conformi a normative ambientali e di sicurezza.

Chi riguarda e cosa fare

Le novità interessano in primis gli operatori economici che importano, distribuiscono o immettono prodotti sul mercato UE: società di capitali (S.r.l., S.p.A.), società di persone, ditte individuali che operano nell’import/export, piattaforme e marketplace, nonché i produttori extra‑UE che nominano un mandatario o un responsabile nell’Unione. I soggetti che partecipano alla catena logistica (spedizionieri, rappresentanti doganali, centri logistici) saranno coinvolti nelle nuove modalità di scambio dati.

Precisa annotazione sul regime forfettario: gli obblighi doganali e di tracciabilità non sono esclusivi del regime fiscale e possono ricadere anche su operatori in regime forfettario qualora importino o immettano prodotti sul mercato UE; pertanto non si può escludere l’applicazione ai forfettari quando operano come importatori o venditori.

Azioni immediate per i diversi profili:

  • Importatori e distributori: mappare le categorie di prodotto soggette a DPP/PID, aggiornare i flussi di dichiarazione doganale e predisporre evidenze tecniche e ambientali.
  • Produttori esteri con rappresentante UE: concordare responsabilità sul DPP e sui dati da rendere disponibili alle autorità doganali.
  • Piattaforme e marketplace: adeguare i processi di raccolta dei dati sui venditori e sugli articoli venduti, in ottica di responsabilità condivisa sui controlli di conformità.

I passi pratici per adeguarsi alle novità

Checklist operativa sintetica e calendarizzata:

  • Entro 1 luglio 2026 / 1 novembre 2026 — adeguare l’IT per la gestione delle dichiarazioni IOSS/postali e prevedere la raccolta dei Product Identifiers: la Commissione ha previsto date operative per la rimozione della soglia de minimis e per l’introduzione dei PID nel 2026.
  • Entro 2026–2028 — verificare l’applicabilità di obblighi specifici (es. Steel Regulation “melt and pour”) e predisporre la documentazione tecnica per ogni fornitore.
  • Architettura dati e integrazione — adeguare ERP/TMS per esportare dati conformi al DPP e alle specifiche richieste dall’EU Customs Data Hub; pianificare l’integrazione tecnica con l’hub, che sarà progressivamente disponibile in modalità opzionale e poi obbligatoria (horizon planning indicato dalla normativa).
  • Due diligence e contrattualistica — introdurre clausole contrattuali che richiedano ai fornitori dati DPP, evidence ambientali e certificazioni sul diritto del lavoro; aggiornare le policy di acquisto per consentire controlli doganali rapidi.
  • Ruoli e responsabilità — nominare un responsabile interno per la conformità doganale e un referente per il DPP; definire chiaramente chi cura la comunicazione verso l’operatore doganale e chi conserva la documentazione probatoria.

In conclusione, le nuove regole europee richiedono un approccio multidisciplinare (dogane, compliance ambientale, HR nella catena di fornitura e IT): programmare interventi immediati su dati, contratti e sistemi è la prima misura per ridurre rischi di blocchi in dogana e sanzioni amministrative.

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