Passaggio dal regime di cassa a quello ordinario: che fare con le rimanenze?

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di Francesca Ciani

30 Settembre 2026

Ultimo aggiornamento: settembre 2026.

Quando un soggetto esce dalla contabilità semplificata (criterio “di cassa”) per tornare alla contabilità ordinaria (criterio “di competenza”), la rilevanza fiscale delle rimanenze di magazzino può cambiare significativamente: le merci ancora in giacenza sono considerate esistenze iniziali del nuovo regime solo se, in concreto, il relativo costo non è stato già dedotto perché non è stato pagato nel periodo nel quale si applicava il regime di cassa. A titolo esemplificativo, una ditta che al 31/12 abbia merci in magazzino per 50.000 euro e le abbia già pagate (quindi dedotte nel periodo in cassa) non riporterà quei 50.000 euro come esistenza iniziale nel passaggio alla contabilità ordinaria; se invece parte del costo è ancora non pagato, tale porzione assumerà rilevanza come esistenza iniziale e influirà sul reddito di passaggio.

Cosa prevede la norma

Il regime “per cassa” per i contribuenti in contabilità semplificata è stato introdotto con la Legge di Bilancio 2017 (art. 1, commi 17‑23) e ha ridefinito la determinazione del reddito per le imprese minori, sostituendo in molti casi il criterio di competenza con quello di cassa. Alla prassi di applicazione ha fatto seguito la circolare esplicativa dell’Agenzia delle Entrate che, tra i chiarimenti, indica esplicitamente come trattare le rimanenze in caso di passaggio alla contabilità ordinaria: rileveranno come esistenze iniziali solo le rimanenze il cui costo non è stato effettivamente sostenuto/pagato nel periodo di regime di cassa.

Dal punto di vista IVA, l’art. 18 del D.P.R. n. 600/1973 disciplina le modalità di annotazione per i contribuenti in contabilità semplificata e prevede la possibilità (opzione vincolante per almeno tre anni) di considerare “presunta” la manifestazione finanziaria alla data di registrazione nei registri IVA: in tale ipotesi la fattura si presume incassata/pagata alla data di registrazione e, quindi, le merci corrispondenti non generano esistenze iniziali ai fini reddituali in sede di passaggio al regime ordinario. Inoltre le regole sui termini di registrazione e sulla detrazione IVA (art. 19 del D.P.R. n. 633/1972) influenzano la determinazione della data da cui si deve valutare se il costo è stato dedotto.

La valutazione e la quantificazione delle rimanenze seguono le regole di determinazione del costo e della valutazione previste dal TUIR (articoli relativi alle rimanenze, in particolare art. 92 e seguenti), che si applicano al momento in cui le esistenze diventano fiscalmente rilevanti nel regime ordinario.

Chi riguarda e cosa fare

Soggetti interessati: in primo luogo le imprese minori che hanno adottato il regime di contabilità semplificata (tipicamente imprese individuali e società di persone) e che intendono o sono obbligate a passare alla contabilità ordinaria; la problematica è quindi prevalentemente di natura “imprese minori” e non riguarda normalmente i soggetti che già tenevano contabilità ordinaria (es. la maggior parte delle società di capitali). La materia non si applica ai contribuenti in regime forfettario, che determinano il reddito con modalità forfetarie e non utilizzano la logica “cassa/competenza” delle rimanenze.

Cosa verificare concretamente prima del passaggio: 1) controllare lo stato dei pagamenti delle fatture relative alle rimanenze — solo la parte non pagata può generare esistenza iniziale; 2) verificare se nel periodo in cassa è stata esercitata l’opzione prevista dall’art. 18 DPR 600/1973 che fa decorrere la manifestazione finanziaria dalla data di registrazione (e gli eventuali vincoli triennali dell’opzione); 3) predisporre il prospetto iniziale delle attività e passività all’inizio dell’anno di passaggio, come indicato dalla prassi, con l’indicazione dei disallineamenti tra valore contabile e valore fiscalmente riconosciuto.

I passi pratici per adeguarsi con sicurezza

  • Inventario fisico e controllo pagamenti: eseguire il taglio fisico delle giacenze alla data di passaggio e riconciliare per fattura se il relativo costo è stato effettivamente pagato (documentazione bancaria, ricevute, note di credito).
  • Verificare l’opzione di registrazione IVA: accertare se è stata esercitata l’opzione per considerare le registrazioni IVA come presunzione di pagamento; ricordare l’effetto vincolante pluriennale dell’opzione.
  • Redigere il prospetto iniziale attività/passività: predisporre il prospetto richiesto dalla prassi (senza obbligo di vidimazione) evidenziando gli scostamenti tra valore contabile e valore fiscalmente rilevante delle rimanenze.
  • Applicare le regole TUIR per la valutazione: se emergono rimanenze iniziali rilevanti, valorizzarle secondo i criteri previsti dal TUIR (art. 92 e ss.) e inserire le relative variazioni in dichiarazione.
  • Documentare le scelte contabili e fiscali: conservare tutta la documentazione probatoria (registrazioni IVA, estratti conto, prospetto delle attività/passività) per giustificare la posizione in caso di accessi o verifiche.

Checklist sintetica (azione immediata): 1) inventario e riconciliazione fatture/pagamenti; 2) verifica opzione registrazione IVA; 3) predisposizione prospetto iniziale con evidenza dei disallineamenti; 4) valorizzazione rimanenze secondo TUIR; 5) archiviazione prova dei pagamenti. L’adozione di questi passaggi riduce il rischio di “impatto fiscale a sorpresa” al momento del passaggio alla contabilità ordinaria.

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