Milano, X maggio 2026. L’82% delle mamme è felice di aver scelto di lavorare in Partita IVA, nonostante l’instabilità economica, il carico mentale e le difficoltà nel conciliare lavoro e vita privata. A guidare questa soddisfazione sono soprattutto la libertà nella gestione del tempo, la flessibilità e la possibilità di essere presenti nella vita dei figli, elementi considerati fondamentali. Allo stesso tempo, sette mamme su dieci ritengono insufficienti gli aiuti statali, chiedendo misure economiche più consistenti e strutturali nel tempo; il 92% ha rinunciato a importanti opportunità professionali e nel 66% dei casi si registra una riduzione del fatturato. È la fotografia delle mamme in Partita IVA restituita da un’indagine della tech company Fiscozen, che analizza utilizzo e percezione dei bonus e dei sussidi destinati ai genitori nel sistema italiano.
Secondo lo studio, che ha coinvolto oltre 800 libere professioniste, concentrate per metà nella fascia d’età 35-44 anni e nel 42% dei casi con più figli, solo il 2% ritiene che i supporti disponibili oggi siano sufficienti o adeguati, mentre per il 24% lo sono solo parzialmente e per il restante 74% non sono affatto sufficienti. Nello specifico, più della metà vorrebbe importi economici più alti e maggiori servizi per la famiglia, il 19% avrebbe preferito periodi di sussidio più lunghi e il 16% maggiori tutele durante il periodo di maternità. Tra le iniziative concrete desiderate, spiccano: le richieste di maggiore accessibilità agli asili, la possibilità di accedere tramite sovvenzioni o convenzioni statali a centri estivi e doposcuola oltre ai servizi di babysitting, supporti psicologici per i primi mesi dopo il parto, introduzione di ulteriori aiuti fino alla maggiore età dei figli e congedi in caso di malattia di qualsiasi componente della famiglia.
La maternità ha portato alle libere professioniste un calo di fatturato nel 66% dei casi e ben il 92% ha dovuto rinunciare a opportunità di lavoro per dedicarsi alla cura dei figli. Tuttavia, otto su dieci si ritengono molto o abbastanza soddisfatte della loro scelta di mamme in partita Iva. A fare la differenza sono la libertà di gestire il tempo e la flessibilità di tutti i giorni (62%), insieme alla possibilità di essere più presenti nella vita dei figli rispetto al lavoro dipendente, citata da un quarto delle intervistate. L’instabilità economica è invece al primo posto delle difficoltà (54%), seguita dal carico mentale (20%) e dalla ricerca di armonia tra lavoro e vita privata (16%).
“Essere mamma e libera professionista significa cercare ogni giorno la giusta armonia tra il lavoro con diversi clienti, famiglia e gestione del proprio tempo. I dati mostrano però un alto livello di soddisfazione, legato alla libertà e alla flessibilità del lavoro in Partita Iva. Per questo è importante rafforzare gli strumenti di supporto, oggi pensati principalmente per le lavoratrici dipendenti, rendendoli più in linea alle esigenze delle mamme in Partita Iva” afferma Elena Battistini, commercialista partner di Fiscozen.
I supporti disponibili
Attualmente, in Italia, sono disponibili diversi strumenti a supporto della genitorialità delle libere professioniste, spesso combinabili fra loro. Il più utilizzato risulta essere l’assegno unico universale, segnalato dal 36% delle intervistate, che consiste in un importo mensile che varia in base all’ISEE: destinato sempre a chi ha figli minorenni o con disabilità, oppure maggiorenni fino a 21 anni se studenti (o lavoratori ma con reddito inferiore agli 8mila euro annui) e può andare dai 58,30 euro al mese fino a 203,80 per ISEE sotto i 17.468,51 euro. Gli importi possono aumentare a seconda delle condizioni del nucleo familiare. Ad esempio, sono previsti un 50% in più per i figli di età inferiore all’anno e altri incrementi per le madri con età inferiore a 21 anni e per le famiglie numerose. Il bonus asilo nido, utilizzato dal 18% delle mamme, prevede invece fino ad un massimo di 3600 euro per le famiglie di bambini tra 0 e 3 anni se l’ISEE è entro i 40mila euro, se l’ISEE supera i 40mila euro l’importo scende ad un massimo di 1.500 euro. La soglia dei 40mila euro diventa perentoria per il bonus nuovi nati, cioè mille euro per figlio, scelto dal 17%. L’indennità di maternità della Gestione Separata INPS, infine, utilizzata dal 16% delle intervistate, prevede 5 mesi di sostegno generalmente 2 mesi prima e 3 mesi dopo il parto) ed è pari all’80% del reddito medio giornaliero dell’anno precedente. Ad esempio, una professionista con un reddito annuo di 25.000 euro riceverà circa 55 euro al giorno: il calcolo si ottiene dividendo il reddito per 365 giorni e applicando la percentuale dell’80%. Una mamma su dieci, invece, non ha fatto ricorso ad alcuno strumento.
Ogni cassa previdenziale ha le sue regole ad hoc per la genitorialità, ma considerando il perimetro della più utilizzata, l’INPS, esiste anche l’indennità di congedo parentale per chi è iscritto alla Gestione Separata, della durata massima di 9 mesi (3 mesi per genitore, oppure nove per genitori single, più 3 mesi aggiuntivi fruibili da un solo genitore) e utilizzabile fino al compimento del 12° anno. Gli importi vengono calcolati sul 30% del reddito medio giornaliero dell’anno precedente.