MATURITÀ : CHI SONO GLI STUDENTI IN PARTITA IVA

Da chi guadagna più dei genitori a chi sta pianificando finanziariamente il suo futuro, dal videomaker allo sviluppatore di siti. I maturandi in Partita Iva riscrivono la narrazione di una generazione di sfaticati, viziati e poco intraprendenti.

Milano, 17 giugno 2025. Hanno le idee molto chiare sul proprio futuro, sono consapevoli di essere “mosche bianche” e dei sacrifici che ciò comporta, amici e familiari non sempre comprendono o condividono le loro scelte, sono guidati dal desiderio di libertà e autodeterminazione, hanno una routine quotidiana molto serrata e pianificata senza però rinunciare a nulla e, soprattutto, non temono l’esame di maturità. Sono i maturandi in Partita Iva, studenti tra i 18 e i 19 anni che, parallelamente al percorso di studi superiori, hanno deciso di intraprendere la via della libera professione, sfidando scetticismi, luoghi comuni, sperimentando in prima persona il lavoro e affrontando la sfida del “saper fare” oltre al semplice “sapere”. Non si tratta solo di scelte professionali precoci, ma di un modo diverso di capire chi sono e cosa vogliono diventare. Per raccontare questo fenomeno, la tech company Fiscozen ha condotto un’indagine qualitativa, intervistando ragazzi che quest’anno affronteranno la maturità e che, pur provenendo da scuole, territori ed esperienze sociali differenti, hanno tutti deciso di aprire una Partita Iva prima del diploma.

Dallo studio, che ha preso in considerazione decine di casi in tutta Italia attraverso interviste dirette, emerge che le professioni più diffuse riguardano il mondo digitale, in particolare lo sviluppo di siti web o software, il videomaking, graphic design e organizzazione di eventi. La maggior parte sta per diplomarsi in informatica o al liceo scientifico e vede nella scuola un valido supporto sul piano della formazione teorica, pur lamentando una carenza nella didattica per quanto riguarda le applicazioni concrete di quanto appreso e una totale assenza di sguardo al mondo del lavoro. Nella maggior parte dei casi, la pandemia, con l’abbondanza di tempo libero che ha messo loro a disposizione, ha svolto un ruolo cruciale nell’approfondimento delle loro passioni, diventate negli anni successivi un mestiere una volta trovato il coraggio di lanciarsi sospinti dal desiderio di sperimentare, scoprire se stessi e poter determinare il proprio destino. Anche l’utilizzo consapevole dell’AI come supporto al lavoro è un tratto che accomuna la maggior parte degli intervistati. La scelta di diventare “piccoli imprenditori” pur essendo ancora studenti delle superiori non dipende mai da una necessità economica e non trova inizialmente l’appoggio di familiari, amici e docenti, più propensi a consigliare un percorso di studi lineare, ma, risultati alla mano, viene quasi sempre accettata e sostenuta in seconda battuta. I veri driver sono il desiderio e la libertà di essere artefici del proprio futuro, dimostrando il loro valore attraverso la concretezza della vita professionale.

Inoltre, ad accomunare le storie di questi ragazzi, oltre alla formazione professionale da autodidatti, c’è sempre la necessità di saper organizzare tempo ed energie per poter creare la giusta armonia tra scuola, lavoro e vita privata. Superate le difficoltà iniziali, si dichiarano tutti estremamente soddisfatti delle gratificazioni che è in grado di dargli vedere realizzato e apprezzato qualcosa di proprio. La scelta della Partita Iva come modalità di erogazione di servizi, inoltre, ha fornito loro la capacità di gestire l’ansia da imprevisto, scadenze, relazioni con i clienti e assunzione di grandi responsabilità, contribuendo così a ridimensionare enormemente l’ansia da esame di maturità, al quale si stanno preparando con serenità senza trascurare il lavoro e la vita privata. Non solo: la necessità di assimilare nozioni e competenze con rapidità, con l’obiettivo di calare nella vita lavorativa, ha permesso loro di potenziare le capacità di assorbimento ed elaborazione di informazioni nello studio. Nel loro futuro non riescono a vedere il lavoro da dipendente come un’opzione percorribile e, in alcuni casi, si stanno già dedicando a progetti post-diploma più grandi o alla pianificazione finanziaria.

Gianmarco Pacetti di Salerno e Marco Nicastro di Torino, entrambi impegnati nello sviluppo di siti web e software, stanno già pensando all’apertura di una loro azienda una volta diplomati. Il primo racconta di aver guadagnato spesso più dei suoi genitori nel 2025, mentre il secondo, già ospite al Politecnico di Milano come giovane esperto del settore, gestisce anche delle community di WordPress. Il loro “collega” Tommaso Montanari, della provincia di Brescia, la sua web agency l’ha invece già fondata insieme ad alcuni suoi coetanei con competenze complementari alle sue di sviluppatore specializzato in AI. Nello stesso campo operano Gabriele Verona, che a Reggio Emilia riesce a dedicarsi quotidianamente anche all’atletica, e Leonardo Trapani, che a Milano si occupa di avviare startup digitali e collabora da tempo con Datapizza. Poi ci sono i videomaker come Samuel Diac di Ravenna, diplomando al Liceo Economico Sociale e impegnato nella realizzazione di video nel settore eventi e intrattenimento, e Bruno Riffaldi, che ogni giorno sogna di diventare regista sul pullman che lo porta a scuola a Nuoro e che ha già cominciato a lavorare nel settore per costruire il futuro immaginato.

“Sono tutte storie di giovanissimi che, con determinazione e coraggio, hanno deciso di dare concretezza al loro percorso fatto fin qui mettendosi in gioco a un livello che è raro riscontrare nei diciottenni. Pur essendo una minoranza, questi ragazzi contribuiscono a rovesciare la narrazione stereotipata che vede la loro generazione come pigra, disorientata e incapace di interfacciarsi con il mondo. Contestualmente, rimarcano l’esistenza di un fenomeno che da anni abbiamo modo di monitorare: i giovani non si riconoscono nel lavoro dipendente e scelgono sempre più spesso la libera professione, mossi dal desiderio di sperimentare sul campo il “saper fare”, dando il giusto valore al loro tempo. La cosa più rilevante per loro è poter scegliere una modalità di lavoro che sia in armonia con la propria vita privata, così da potersi sentire realizzati. È proprio questo approccio che la rende una generazione naturalmente più predisposta a lavorare come libero professionista” spiega Enrico Mattiazzi, CEO di Fiscozen.

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