Ultimo aggiornamento: agosto 2026.
Il regime forfettario si applica fino a 85.000 euro di incassi annui, con imposta sostitutiva al 15% (o 5% per nuove attività), uscendo subito oltre 100.000 euro e l’anno successivo tra 85.001 e 100.000.
- Soglie 2026: accesso fino a 85.000 euro; decadenza immediata oltre 100.000; permanenza fino all’anno successivo tra 85.001 e 100.000.
- Requisiti extra: nessun regime IVA speciale, nessuna partecipazione vietata, lavoro dipendente precedente non oltre 30.000 euro, spese per collaboratori entro 20.000 euro.
- Base imponibile: incassi x coefficiente di redditività – contributi previdenziali versati; imposta sostitutiva 15% o 5% per nuovi inizi.
Requisiti di accesso e permanenza nel regime forfettario (2026)
Soglia di ricavi/compensi e principio di cassa
Per restare nel forfettario i tuoi incassi annui non devono superare 85.000 euro. Per “incassi” vale il principio di cassa. Significa che contano solo somme effettivamente riscosse nell’anno.
La soglia e le regole derivano dall’articolo 1, commi 54-89, della Legge 190/2014, come modificata dalla Legge 197/2022 e successive leggi di bilancio. Puoi verificare il testo aggiornato su Normattiva e i chiarimenti dell’Agenzia delle Entrate.
Altri requisiti soggettivi e oggettivi
Devi avere residenza fiscale in Italia. In alternativa, puoi avere sede stabile in Italia o essere residente in UE/SEE con almeno il 75% del reddito prodotto in Italia.
Non puoi aderire a regimi IVA speciali (per esempio agenzie di viaggio, tabaccai, editoria). Non puoi avere partecipazioni in società di persone o associazioni professionali.
Non puoi controllare, direttamente o indirettamente, una società a responsabilità limitata che svolge attività riconducibile alla tua. Questo per evitare “sdoppiamenti” artificiosi.
Se nell’anno precedente hai avuto redditi di lavoro dipendente o assimilati oltre 30.000 euro, non puoi applicare il forfettario, salvo che quel rapporto sia cessato. Alla data di agosto 2026 non risultano conferme ufficiali di un innalzamento a 35.000 euro.
Se hai dipendenti o collaboratori, le spese lorde complessive per il lavoro non devono superare 20.000 euro annui. La base normativa è sempre nella Legge 190/2014, con prassi dell’Agenzia delle Entrate.
Aliquota 15% o 5%: quando spetta
L’imposta sostitutiva è al 15%. Scende al 5% per i primi cinque anni se inizi una nuova attività. “Nuova” vuol dire che non devi aver svolto attività simile nei tre anni precedenti e non devi proseguire attività altrui.
La riduzione al 5% richiede il rispetto delle condizioni dei commi 65-67 della Legge 190/2014. Verifica sempre i chiarimenti nelle circolari dell’Agenzia delle Entrate.
Come si calcola il reddito nel forfettario
Coefficiente di redditività: che cos’è e come funziona
Il coefficiente di redditività è una percentuale fissa che stimano le spese “forfettarie”. Tu paghi le imposte sulla parte “utile” dei tuoi incassi. Ogni settore ha un coefficiente diverso.
I coefficienti sono indicati nell’Allegato alla Legge 190/2014 e successive modifiche. Per le attività professionali ordinistiche e assimilate il coefficiente è spesso il 78%.
Esempio completo: architetto con 30.000 euro di incassi
Se sei architetto, il coefficiente è 78%. Incassi 30.000 euro. Reddito lordo forfettario: 30.000 x 78% = 23.400 euro.
Prima calcoli l’imposta, devi sottrarre i contributi previdenziali versati nell’anno, per esempio 2.000 euro. Reddito imponibile: 23.400 – 2.000 = 21.400 euro.
Imposta sostitutiva: 15% di 21.400 = 3.210 euro. Se rispetti i requisiti “start”, 5% di 21.400 = 1.070 euro. Le spese reali non cambiano il calcolo, perché sono già “forfettizzate”.
Contributi previdenziali: dove si pagano e come incidono
I professionisti senza cassa versano alla Gestione Separata INPS. Artigiani e commercianti versano alla Gestione IVS di categoria. Le aliquote sono definite da INPS con circolari annuali, sulla base della Legge 335/1995 e della Legge 233/1990. Per controllare i contributi già versati puoi accedere al tuo fascicolo previdenziale INPS.
Gli artigiani e commercianti in regime forfettario possono chiedere la riduzione del 35% dei contributi fissi, secondo la Legge 190/2014 e successive disposizioni INPS. I contributi effettivamente versati si deducono dal reddito forfettario.
Uscita e decadenza dal forfettario
Superamento di 85.000 fino a 100.000 euro
Se incassi tra 85.001 e 100.000 euro, resti in forfettario fino a fine anno. Dal 1° gennaio dell’anno successivo passi al regime ordinario. Dovrai applicare IVA e IRPEF ordinarie dal nuovo anno.
Questa regola discende dalla Legge 190/2014, come modificata dalla Legge 197/2022. Resta valida per il 2026, salvo nuovi interventi normativi.
Superamento oltre 100.000 euro: decadenza immediata
Se superi i 100.000 euro in corso d’anno, decadi subito. Da quella operazione in poi devi applicare l’IVA, tenere i registri e adempiere come in regime ordinario.
Per le imposte dirette, l’anno della decadenza si considera in ordinario. Quindi niente imposta sostitutiva su quell’anno. Si applicano le regole IRPEF ordinarie, con scaglioni 2026: 23%, 33% e 43%.
Le indicazioni derivano dalla manovra 2023 e dalla prassi dell’Agenzia delle Entrate. Il coordinamento con la riforma IRPEF 2026 discende dai decreti attuativi della Legge 111/2023 (delega fiscale) e dalla legge di bilancio 2026.
Passaggio al regime ordinario: cosa cambia
In ordinario addebiti l’IVA e puoi detrarre l’IVA sugli acquisti. Determini il reddito per differenza tra ricavi e costi effettivi. Torni a dedurre ammortamenti, canoni e spese reali.
Non serve rettificare l’IVA pregressa su beni acquistati in forfettario, perché non l’hai detratta. Ma da quando entri in ordinario, segui tutte le regole IVA e contabili.
Quando conviene il forfettario e quando no
La soglia spese “di convenienza”
Confronta le tue spese effettive con la quota di spese forfettarie implicite. Questa quota è 100% meno il tuo coefficiente. Per un architetto è 22% (100% – 78%).
Se le spese reali superano il 22% degli incassi, l’ordinario può convenire. Perché in ordinario deduci l’intero costo. Se sono sotto, il forfettario spesso resta più leggero.
Altri fattori decisivi
In forfettario paghi un’imposta sostitutiva. Non sfrutti le detrazioni IRPEF per oneri su quel reddito (per esempio spese mediche) come riduzione dell’imposta sostitutiva. Le detrazioni restano utili su altri redditi IRPEF, se presenti.
Se devi fare investimenti importanti con IVA, l’ordinario ti permette di detrarre l’IVA sugli acquisti. Questo impatta molto sui flussi di cassa iniziali.
Regola decisionale rapida
Applica questa sequenza logica
1) Previsione incassi: se stimi oltre 85.000 euro, prepara l’ordinario. Se rischi di superare 100.000, evita il forfettario.
2) Struttura costi: calcola le spese attese in percentuale degli incassi. Se superano la quota “spese forfettarie”, valuta l’ordinario.
3) Personale e collaborazioni: se superi 20.000 euro lordi l’anno, niente forfettario. Se assumi, verifica prima l’impatto.
4) Lavoro dipendente: se l’anno scorso hai superato 30.000 euro e il rapporto non è cessato, niente forfettario.
5) Nuovo inizio: se rispetti i requisiti “start”, il 5% per cinque anni rende il forfettario molto competitivo.
Fatturazione e adempimenti pratici nel forfettario
IVA, ritenute e bollo
Non addebiti l’IVA in fattura e non subisci ritenuta d’acconto. Inserisci la dicitura normativa che giustifica l’esclusione IVA e ritenuta.
Se la fattura supera 77,47 euro, applichi l’imposta di bollo da 2 euro. L’obbligo discende dal DPR 642/1972 e dai provvedimenti dell’Agenzia delle Entrate.
Fattura elettronica e sanzioni
La fatturazione elettronica è obbligatoria per tutti, anche in forfettario. Invia le fatture tramite Sistema di Interscambio. Le regole e le sanzioni sono nei provvedimenti dell’Agenzia delle Entrate e nel D.Lgs. 127/2015.
Fonti normative e prassi da consultare
Riferimenti ufficiali
Legge 190/2014, articolo 1, commi 54-89 (regime forfettario), come modificata nel tempo. Consulta il testo coordinato su Normattiva.
Legge 197/2022 (Legge di bilancio 2023) per soglia 85.000 euro e decadenza immediata oltre 100.000 euro.
Legge 111/2023 (delega fiscale) e legge di bilancio 2026 per gli scaglioni IRPEF 2026 (23%, 33%, 43%). Verifica i decreti attuativi.
Legge 233/1990 e Legge 335/1995 per i contributi di artigiani, commercianti e Gestione Separata INPS; circolari INPS annuali per aliquote e minimali.
Provvedimenti e circolari dell’Agenzia delle Entrate per fatturazione elettronica, imposta di bollo e prassi sul forfettario.
| Scenario | Requisiti minimi | Cosa paghi | Tempistiche e note operative |
|---|---|---|---|
| Ingresso nel 2026 | Incassi attesi ≤ 85.000; nessun regime IVA speciale; nessuna partecipazione vietata; lavoro dipendente precedente ≤ 30.000 o cessato; personale ≤ 20.000 | Imposta sostitutiva 15% (oppure 5% per nuovi inizi), contributi INPS; niente IVA e ritenute | Opzione al primo anno di attività o applicazione naturale; controlla ATECO e coefficiente di redditività; attiva e-fattura e bollo |
| Permanenza durante l’anno | Incassi progressivi ≤ 85.000; requisiti soggettivi invariati | Acconti e saldo imposta sostitutiva; contributi INPS deducibili | Monitora incassi a cassa; conserva estratti conto e incassi tracciati; verifica soglia collaboratori |
| Superamento tra 85.001 e 100.000 | Incassi annui a cassa rientrano nel range | Forfettario fino al 31/12; dal 1/1 successivo IVA e IRPEF ordinarie | Pianifica passaggio a ordinario; adegua sistemi di fatturazione e contabilità dal nuovo anno |
| Superamento oltre 100.000 | Incasso che fa superare 100.000 in corso d’anno | IVA e adempimenti ordinari da quel momento; IRPEF ordinaria sull’intero anno | Fatture successive con IVA; registra corrispettivi e registri; ricalcola acconti IRPEF/INPS con regime ordinario |
| Nuova attività con 5% | Nessuna attività simile nei 3 anni precedenti; non prosecuzione; requisiti generali rispettati | Imposta sostitutiva 5% per 5 anni; contributi INPS | Autovaluta requisiti; conserva prove di “novità” attività; verifica ogni anno la permanenza |
FAQ
Posso aderire al forfettario se ho anche un lavoro dipendente?
Sì, se nell’anno precedente i redditi di lavoro dipendente e assimilati non superano 30.000 euro. Se li superano, non puoi applicare il forfettario, salvo che il rapporto di lavoro sia cessato. Questa regola serve a evitare che il forfettario si sommi a un reddito fisso elevato. La base è nella Legge 190/2014 e nelle circolari dell’Agenzia delle Entrate. In pratica, verifica la CU e il CUD dell’anno precedente e somma stipendi e assimilati. Se rientri sotto 30.000 o il contratto è finito, puoi usare il forfettario per la partita IVA. Ricorda che il reddito forfettario paga l’imposta sostitutiva e non si somma agli scaglioni IRPEF del lavoro dipendente. Le detrazioni da lavoro dipendente restano invece legate allo stipendio e si calcolano in busta paga e in dichiarazione.
Come si pagano imposta e contributi nel forfettario e quali acconti devo versare?
L’imposta sostitutiva si calcola su: incassi a cassa x coefficiente di redditività – contributi previdenziali versati. Aliquota 15% o 5% se sei un “nuovo inizio” per i primi 5 anni. I contributi variano in base alla gestione. In Gestione Separata paghi con aliquota percentuale sul reddito, senza minimali fissi. In Gestione Artigiani e Commercianti paghi contributi fissi su minimale più una quota percentuale sull’eccedenza. Gli importi sono aggiornati da INPS ogni anno. Per gli acconti, usi il metodo storico: versi il 100% dell’imposta dell’anno prima, di solito 40% entro giugno-luglio e 60% entro novembre, insieme all’INPS se dovuto. Se hai avviato l’attività nell’anno e non hai storico, puoi usare il metodo previsionale con prudenza, per evitare sanzioni se sottostimi. Trovi regole e scadenze nei provvedimenti dell’Agenzia delle Entrate e nelle istruzioni ai modelli F24.
Nel forfettario posso dedurre i costi reali o ammortizzare i beni strumentali?
No, i costi reali non si deducono singolarmente. Sono già inclusi nella quota forfettaria data dal coefficiente. Questo semplifica la contabilità ma penalizza chi ha molte spese. Se compri beni strumentali, non ammortizzi il costo nel forfettario. L’unica deduzione aggiuntiva è per i contributi previdenziali obbligatori effettivamente versati. Se in futuro passi all’ordinario, tornerai a dedurre i costi e ad ammortizzare i beni secondo le regole del TUIR. L’IVA sugli acquisti fatta in forfettario non si è detratta, quindi non ci sono rettifiche di detrazione da effettuare al passaggio. Valuta l’ordinario se prevedi investimenti importanti e spese operative elevate, perché lì ogni costo rileva direttamente.
Posso avere una partita IVA forfettaria e una quota in una S.r.l.?
Puoi essere socio di S.r.l. solo se non la controlli e se la S.r.l. non svolge in modo riconducibile la tua stessa attività. Se controlli la società o c’è riconducibilità tra attività, scatta l’esclusione dal forfettario. La ratio è evitare di spostare ricavi dalla S.r.l. alla persona fisica in regime agevolato. Il controllo può essere diretto o indiretto e si valuta anche con patti parasociali o legami familiari. Se desideri collaborare con una S.r.l. collegata, verifica con attenzione l’oggetto sociale, i codici ATECO e la catena di controllo. Il riferimento è sempre la Legge 190/2014 e le risposte a interpello dell’Agenzia delle Entrate che hanno chiarito vari casi pratici.
Come devo emettere fattura nel forfettario? Devo mettere l’IVA o la ritenuta d’acconto?
Emetti sempre fattura elettronica tramite Sistema di Interscambio. Non addebiti l’IVA e non applichi la ritenuta d’acconto. Inserisci la dicitura che indichi l’applicazione del regime forfettario ai sensi della Legge 190/2014. Se l’importo supera 77,47 euro, apponi l’imposta di bollo da 2 euro. La fattura deve riportare i dati del cliente, l’oggetto della prestazione, il corrispettivo, la dicitura di esclusione IVA, l’indicazione della marca da bollo e, se necessario, la natura operazione nel tracciato XML. Rispetta i termini di emissione e conservazione elettronica. In caso di errori o ritardi, sono previste sanzioni secondo il D.Lgs. 127/2015 e i provvedimenti dell’Agenzia delle Entrate. Mantieni un registro degli incassi per monitorare la soglia di 85.000 e scongiurare la decadenza immediata oltre 100.000.
