Ultimo aggiornamento: agosto 2026.
Il regime dei minimi è abolito. Oggi l’agevolazione per autonomi è il regime forfettario: imposta sostitutiva 15% (5% start-up), soglia ricavi 85.000 euro, uscita immediata oltre 100.000 euro.
- Regime forfettario: imposta 15% o 5% start-up, soglia 85.000 euro; uscita immediata se ricavi superano 100.000 nell’anno.
- Niente IVA né ritenute in fattura; calcolo a forfait con coefficiente legato al codice ATECO; contributi deducibili.
- Fatturazione elettronica obbligatoria per tutti; cause di esclusione specifiche e requisiti normati.
Che fine ha fatto il “regime dei minimi” e cosa esiste oggi
Il regime dei minimi è stato introdotto dalla Legge 244/2007. È stato poi sostituito dal “regime di vantaggio” (art. 27 del D.L. 98/2011, convertito in Legge 111/2011). Dal 2016 non si può più entrare.
Chi era già nei minimi ha potuto proseguire fino a esaurimento dei requisiti e dei termini previsti. Oggi, di fatto, il capitolo è chiuso. L’agevolazione attiva è il regime forfettario.
Il regime forfettario è stato istituito dall’art. 1, commi 54-89, della Legge 190/2014. È la via agevolata per professionisti e imprese individuali. Puoi verificare i testi su Normattiva e i chiarimenti dell’Agenzia delle Entrate.
Il regime forfettario: regole, numeri e vantaggi reali
Requisiti di accesso ed esclusione
Accesso: ricavi o compensi annui non superiori a 85.000 euro. Devi essere persona fisica con partita IVA individuale. Applichi il principio di cassa, cioè tassazione sugli incassi effettivi.
Esclusione: partecipazione a società di persone o associazioni professionali. Controllo diretto o indiretto di SRL che svolge attività riconducibile alla tua. Applicazione di regimi IVA speciali o agricoltura.
Altre esclusioni: residenza fuori UE/SEE, salvo eccezioni se produci almeno il 75% del reddito in Italia. Spese per personale e collaboratori oltre 20.000 euro. Attività svolta prevalentemente verso l’ex datore nei due anni precedenti (regola dell’ex datore).
Fonti: Legge 190/2014, Legge 145/2018, documenti di prassi Agenzia delle Entrate (Circolare 10/E 2016 e 9/E 2019), portale Normattiva.
Aliquote: 15% e 5% start-up
L’imposta sostitutiva è 15%. Sostituisce IRPEF, addizionali e IRAP. Non sostituisce i contributi previdenziali, che restano dovuti a parte.
L’aliquota 5% vale per i primi cinque anni se rispetti i requisiti “start-up”. In pratica: nessuna attività analoga nei tre anni precedenti. Niente mera prosecuzione di lavoro dipendente o autonomo, salvo praticantato obbligatorio.
Se prosegui l’attività del tuo ex datore, perdi il 5% ma potresti restare al 15% se non scatta la causa ostativa dell’ex datore. Verifica caso per caso con le norme sopra e le risposte dell’Agenzia.
Come si calcola il reddito forfettario
Reddito = incassi annui x coefficiente di redditività. Il coefficiente dipende dal codice ATECO, cioè la “categoria” dell’attività. Esempi tipici: professionisti 78%; commercio al dettaglio 40%.
Dal reddito calcolato puoi dedurre solo i contributi previdenziali obbligatori. Non deduci i costi reali (affitto, software, auto). Il forfait stima già le spese medie del settore.
I coefficienti sono fissati dalla Legge 190/2014 e tabelle correlate dell’Agenzia delle Entrate. Consulta i riferimenti ufficiali su Normattiva e le istruzioni del modello Redditi.
IVA, ritenute e fatturazione elettronica
In forfettario non addebiti IVA. Scrivi in fattura la dicitura di operazione non soggetta a IVA ai sensi dei commi 54-89 della Legge 190/2014. Se l’importo supera 77,47 euro applichi marca da bollo da 2 euro.
Non subisci ritenute d’acconto. Comunica al cliente la tua qualifica forfettaria per evitare trattenute. La norma è l’art. 1, comma 67, Legge 190/2014 e prassi dell’Agenzia.
La fatturazione elettronica è obbligatoria per tutti i forfettari. La base normativa è l’art. 18 del D.L. 36/2022 (convertito in Legge 79/2022) e successive estensioni. Conservi le fatture a norma.
Contributi previdenziali: come si coordinano
Se sei professionista senza cassa ordinistica versi alla Gestione Separata INPS. L’aliquota varia per anno e si aggiorna con circolari INPS. Deduci i contributi dal reddito forfettario.
Se sei artigiano o commerciante versi alla Gestione INPS Artigiani e Commercianti. Paghi un fisso minimo più una percentuale variabile. Puoi chiedere la riduzione del 35% prevista per il forfettario.
Se hai una cassa professionale (per esempio avvocati, ingegneri, medici), segui il regolamento della tua cassa. Anche in questo caso i contributi obbligatori si deducono prima di calcolare l’imposta.
Scadenze fiscali e adempimenti
Presenti il Modello Redditi PF con il quadro LM. Versi saldo e primo acconto in estate e il secondo acconto in autunno. Le scadenze esatte variano per legge e proroghe.
Non tieni i registri IVA. Conservi però le fatture elettroniche e le ricevute di trasmissione. Non compili gli ISA. Rispetti gli obblighi su bollo virtuale e versamenti periodici determinati dall’Agenzia.
Per operazioni con l’estero, usi le regole IVA specifiche (reverse charge, identificazione SDI, codici natura). Le indicazioni arrivano da Agenzia delle Entrate e, per il lavoro transnazionale, anche dal Ministero del Lavoro.
Regola decisionale rapida
Se prevedi incassi sotto 85.000 euro e costi reali bassi, il forfettario tende a convenire. Paghi il 15% (o 5% start-up) su base forfettaria semplificata.
Se i tuoi costi reali sono alti rispetto agli incassi, valuta il regime ordinario. Potresti recuperare più IVA e dedurre più spese, riducendo l’imponibile effettivo.
Se collabori con ex datore o controlli una SRL “gemella”, verifica le cause ostative. Se prevedi incassi oltre 100.000 euro, prepara l’uscita immediata e la gestione IVA dal superamento.
Esempio numerico semplificato
Professionista (codice ATECO tipico, coefficiente 78%) con incassi annui 60.000 euro. Reddito forfettario: 60.000 x 78% = 46.800 euro.
Contributi obbligatori pagati nell’anno: 6.000 euro. Base imponibile: 46.800 – 6.000 = 40.800 euro. Imposta sostitutiva al 15%: 6.120 euro. Nessuna IVA né ritenute in fattura.
Se avesse i requisiti start-up, l’imposta sarebbe 5% su 40.800 = 2.040 euro. Il risparmio è rilevante se i costi effettivi sono bassi.
Ingresso, cambio e uscita dal regime
Come aprire la partita IVA in forfettario
Compila il modello AA9/12 all’Agenzia delle Entrate entro 30 giorni dall’avvio. Indica il codice ATECO corretto e barrerai il forfettario come regime naturale.
Se sei impresa, usa ComUnica per iscrizione in Camera di Commercio e INPS Artigiani/Commercianti. Se vendi al dettaglio o somministri alimenti, presenta SCIA al Comune.
Attiva PEC, firma digitale e canale per fattura elettronica. Registro Telematico per corrispettivi se vendi al minuto. Le basi normative si trovano su Normattiva e nei provvedimenti dell’Agenzia.
Superamento soglie ed effetti
Se superi 85.000 ma resti sotto 100.000 euro, esci dal forfettario l’anno successivo. Rientri nel regime ordinario IVA e IRPEF con tutti gli adempimenti.
Se superi 100.000 euro, esci subito. Dalla fattura che fa oltrepassare la soglia devi applicare IVA e adempiere come soggetto ordinario. La regola è nella Legge 197/2022 (Legge di Bilancio 2023).
Controlla ogni trimestre l’andamento dei ricavi. Così eviti sorprese sulla gestione dell’IVA e sugli acconti.
| Scenario | Requisiti/criticità | Imposta e base imponibile | IVA e fatturazione | Tempistiche/adempimenti |
|---|---|---|---|---|
| Nuova attività professionale | Nessuna attività analoga nei 3 anni; no ex datore prevalente | 5% per 5 anni se start-up, altrimenti 15%; reddito = incassi x coefficiente – contributi | Niente IVA; bollo 2 euro; e-fattura obbligatoria | Apertura AA9/12; PEC; dichiarazione annua quadro LM; acconti-saldi |
| Commerciante con dipendenti | Spese per personale fino a 20.000 euro; attenzione a soglia 85.000 | 15% su base forfettaria con coefficiente del commercio | Niente IVA in fattura; corrispettivi telematici; bollo se dovuto | Iscrizione INPS e CCIAA via ComUnica; scadenze fiscali standard |
| Superamento 85.000 senza toccare 100.000 | Resti forfettario fino a fine anno; esci l’anno dopo | Imposta 15%/5% per l’anno in corso | IVA non applicata nell’anno in corso | Pianifica passaggio a regime ordinario dall’anno successivo |
| Superamento 100.000 in corso d’anno | Uscita immediata; IVA da fattura “oltre soglia” | Reddito forfettario fino al superamento; poi regole ordinarie | IVA da subito; obblighi ordinari dal superamento | Aggiorna software, diciture e acconti; valuta impatto cassa |
| Collaborazione con ex datore | Se attività prevalente verso ex datore negli ultimi 2 anni: causa ostativa | Se ammesso, imposta 15%; niente 5% se mera prosecuzione | E-fattura senza IVA; attenzione a corretta dicitura | Documenta la non prevalenza; conserva evidenze contrattuali |
FAQ: domande frequenti e casi pratici
Posso ancora aprire il regime dei minimi? Cosa è cambiato rispetto al passato?
No, non puoi più aprire il regime dei minimi. È stato superato prima dal “regime di vantaggio” e poi assorbito dal forfettario. Dal 2016 non sono più possibili nuovi ingressi nei minimi o nel vantaggio.
Oggi la via agevolata è il forfettario della Legge 190/2014. La logica è simile: tassazione semplice, niente IVA e ritenute, base imponibile calcolata in modo forfettario. Cambiano però le soglie, i coefficienti e diverse cause ostative.
Le fonti ufficiali sono su Normattiva (Legge 244/2007; D.L. 98/2011; Legge 190/2014) e nelle circolari dell’Agenzia delle Entrate. Leggi sempre le regole aggiornate prima di scegliere.
Come si calcola, in pratica, quanto pago nel forfettario?
Fai così: somma gli incassi dell’anno. Applica il coefficiente di redditività del tuo codice ATECO. Ottieni il reddito forfettario. Sottrai i contributi obbligatori pagati nell’anno. Sul risultato applichi il 15% (o il 5% se start-up).
Esempio: incassi 50.000 euro, coefficiente 78% (professionista), contributi 5.000 euro. Reddito: 50.000 x 78% = 39.000. Base imponibile: 39.000 – 5.000 = 34.000. Imposta 15%: 5.100 euro. Niente IVA e niente ritenute.
Ricorda: i coefficienti variano per settore. Quello del commercio è più basso (più costi stimati), quello delle professioni più alto (meno costi stimati). Verifica i tuoi dati nelle istruzioni del modello Redditi e nei documenti dell’Agenzia.
Cosa succede se supero 85.000 euro o 100.000 euro durante l’anno?
Se superi 85.000 euro ma rimani sotto 100.000, resti in forfettario fino a fine anno ed esci l’anno successivo. Da gennaio passerai al regime ordinario con IVA, registri e deduzioni analitiche.
Se superi 100.000 euro, esci subito. Dalla fattura che fa superare la soglia devi applicare l’IVA e cambiare gestione. La norma è nella Legge 197/2022 (Legge di Bilancio 2023), che ha introdotto l’uscita immediata.
Operativamente: aggiorna subito la dicitura in fattura, attiva i registri IVA e avvisa il commercialista. Prevedi l’impatto finanziario dell’IVA da versare e degli acconti aggiuntivi.
Posso aderire al forfettario se ho una SRL o se fatturo al mio ex datore?
Se partecipi a società di persone o associazioni professionali, non puoi. Se controlli una SRL che svolge attività riconducibile alla tua, non puoi. Queste sono cause ostative esplicite della Legge 190/2014 e successive modifiche.
Se fatturi in prevalenza al tuo ex datore di lavoro (nei due anni precedenti), scatta un’altra causa ostativa. L’obiettivo è evitare l’uso improprio della partita IVA al posto del lavoro dipendente.
Ci sono sfumature: se non c’è prevalenza e non è mera prosecuzione, potresti entrare o restare nel forfettario. Ma perdi il 5% start-up se l’attività è la continuazione di quella precedente. Documenta sempre la situazione.
Fatturazione elettronica, marca da bollo e ritenute: come mi comporto?
Emetti sempre fatture elettroniche tramite sistema di interscambio. Indichi la natura dell’operazione non soggetta a IVA e gestisci il bollo virtuale se l’importo supera 77,47 euro. L’Agenzia addebita i bolli trimestralmente.
Non subisci ritenute d’acconto. Invia al cliente una dichiarazione che attesti l’applicazione del regime forfettario, come da comma 67 della Legge 190/2014. Se ricevi per errore una ritenuta, chiedi la correzione.
Per clienti esteri, usa i codici natura corretti e le regole sul luogo di tassazione. Spesso si applica il reverse charge. Consulta le guide dell’Agenzia delle Entrate e le norme IVA del DPR 633/1972.
Quali contributi pago e posso ridurli nel forfettario?
Se sei senza cassa, versi alla Gestione Separata INPS. L’aliquota cambia ogni anno con circolari INPS. Deduci quanto versato prima di calcolare l’imposta sostitutiva.
Se sei artigiano o commerciante, versi contributi fissi minimi più una percentuale sul reddito eccedente. Puoi chiedere la riduzione del 35% riservata ai forfettari, prevista dalla Legge 190/2014. La richiesta non è automatica.
Se appartieni a una cassa professionale, segui le sue regole (minimi, acconti, integrativi). Anche questi contributi si deducono nella formula forfettaria. Verifica le delibere della tua cassa e le istruzioni del Ministero del Lavoro.
