Codice ATECO come youtuber: qual è e cosa posso farci?

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Ultimo aggiornamento: agosto 2026.

Per uno youtuber il codice ATECO più usato è 73.11.02; in alternativa si valutano 90.03.09 o 59.11.00. La previdenza può essere Gestione Commercianti INPS o Gestione Separata, secondo come organizzi l’attività.

  • ATECO consigliato: 73.11.02 (conduzione di campagne di marketing); alternative 90.03.09 o 59.11.00 se prevale la produzione artistica o audiovisiva.
  • Regime fiscale: forfettario fino a 85.000 euro; coefficiente 78%; imposta sostitutiva 5% start-up o 15% ordinaria (L. 190/2014 e successive modifiche).
  • INPS: Commercianti con fissi 2026 e variabili oltre minimale, o Gestione Separata senza fissi; riduzione contributiva 35% per forfettari in Commercianti.

Qual è il codice ATECO giusto per uno youtuber

Il codice ATECO identifica l’attività economica. Serve a INPS, INAIL, Agenzia delle Entrate e Camera di Commercio per inquadrare imposte e contributi.

Per chi crea video e monetizza con pubblicità e sponsorizzazioni, il codice più usato è 73.11.02. La descrizione è “conduzione di campagne di marketing e altri servizi pubblicitari”.

Questo codice copre la promozione di prodotti e servizi. Copre anche la vendita di spazi e contenuti promozionali nei tuoi video o canali.

Quando usare 73.11.02

Usalo se il tuo guadagno principale arriva da pubblicità, sponsorizzazioni, affiliazioni e product placement. In pratica, quando offri visibilità ai brand dei tuoi clienti all’interno dei contenuti.

In questo caso, l’attività è di impresa. L’inquadramento tipico è ditta individuale, con iscrizione al Registro Imprese e alla Gestione Commercianti INPS.

Con il regime forfettario, il coefficiente di redditività è 78%. Significa che il reddito imponibile è il 78% dei ricavi annui.

Alternative da valutare: 90.03.09 e 59.11.00

Se il focus è creativo e autoriale, puoi valutare 90.03.09 (“altre creazioni artistiche e letterarie”). Questo si adatta a chi vende opere e performance creative, non servizi pubblicitari.

Se produci e vendi servizi di produzione video a terzi (riprese, montaggio, post-produzione), puoi considerare 59.11.00 (“attività di produzione cinematografica, di video e di programmi televisivi”). In questo caso conviene conoscere quali tasse paga un videomaker.

Queste alternative orientano verso il lavoro autonomo “professionale” senza albo. In molti casi portano alla Gestione Separata INPS invece che ai Commercianti.

Perché la scelta incide su tasse e contributi

Il codice ATECO determina il coefficiente forfettario e gli studi di settore storici. Incide anche sulla gestione previdenziale applicabile.

Una scelta errata può far pagare contributi non dovuti o precludere agevolazioni. Va verificata l’attività prevalente, non quella occasionale.

La classificazione ATECO è definita da ISTAT e dall’Agenzia delle Entrate. Le regole si leggono sulle tabelle ufficiali consultabili nei repertori normativi.

Regimi fiscali: forfettario o ordinario

Il regime forfettario è un regime agevolato per persone fisiche. È regolato dalla Legge 190/2014 e successive modifiche, reperibili su Normattiva.

Puoi restare nel forfettario se i ricavi annui non superano 85.000 euro. C’è fuoriuscita immediata se superi 100.000 euro nello stesso anno.

Il coefficiente per i servizi professionali e tecnici è 78%. Vale per 73.11.02, 90.03.09 e 59.11.00 salvo eccezioni tabellari.

Imposta nel forfettario e condizioni per il 5%

L’imposta sostitutiva è 15%. Scende al 5% per i primi 5 anni se rispetti i requisiti “start-up”.

I requisiti chiave sono: non aver esercitato attività simili nei tre anni precedenti; non proseguire un’attività svolta come dipendente a parità di contenuto; aprire una nuova attività.

Le regole sono nel TUIR e nella Legge 190/2014. Le circolari dell’Agenzia delle Entrate chiariscono i casi pratici.

Regime ordinario: quando conviene

Il regime ordinario si applica se superi i limiti o se lo scegli. In ordinario paghi l’IRPEF a scaglioni dal 23% al 43%, più addizionali.

Il reddito imponibile si calcola per differenza tra ricavi e costi. Vale il principio di cassa se hai contabilità semplificata, cioè tassazione sugli incassi.

Hai IVA, ritenute d’acconto se sei professionista, e più adempimenti. Conviene se hai molti costi deducibili e investimenti.

INPS: Gestione Commercianti o Gestione Separata

L’INPS ha più gestioni. La gestione corretta dipende da come organizzi l’attività e dal codice ATECO.

Se l’attività è d’impresa commerciale (es. 73.11.02 orientato alla vendita di spazi pubblicitari), si applica di norma la Gestione Commercianti.

Se l’attività è professionale senza albo (es. 90.03.09 o servizi intellettuali), si applica la Gestione Separata.

Contributi 2026 per Gestione Commercianti

I contributi hanno una quota fissa annua e una variabile. Le misure sono pubblicate ogni anno dall’INPS nelle circolari su artigiani e commercianti.

Per il 2026, la quota fissa è pari a 4.611,64 euro, da versare in quattro rate. È dovuta anche con reddito zero.

Oltre al minimale di 18.808,00 euro, si applica il 24,48% sulla parte eccedente. Oltre 56.224,00 euro, l’aliquota sale al 25,48%.

Riduzione del 35% per forfettari e altri chiarimenti

Se sei in forfettario e iscritto ai Commercianti, puoi chiedere la riduzione del 35% dei contributi. La regola è prevista dalla Legge 190/2014.

La riduzione vale sulla quota fissa e sulla variabile. Riduce il costo oggi, ma riduce anche i contributi utili alla pensione.

Non esiste, al 2026, una riduzione generalizzata del 50% per i primi tre anni. Le agevolazioni vigenti sono indicate nelle circolari INPS.

Gestione Separata: aliquota, base imponibile e scadenze

In Gestione Separata non ci sono contributi fissi. Paghi una percentuale sul reddito imponibile.

L’aliquota ordinaria per professionisti senza altra tutela varia di anno in anno. È intorno al 26% e viene fissata da INPS con circolare.

La base imponibile è il reddito fiscale. Nel forfettario coincide con il reddito forfetario (ricavi x 78%). Nell’ordinario è l’utile d’impresa o di lavoro autonomo.

IVA, fatturazione elettronica ed estero

Nel forfettario non addebiti l’IVA in fattura. Indichi il riferimento normativo del regime e applichi la marca da bollo da 2 euro quando dovuta.

Nell’ordinario addebiti l’IVA ordinaria (di norma 22%). Detrai l’IVA sugli acquisti inerenti all’attività.

La fattura elettronica è obbligatoria per tutti i forfettari dal 2024. Si trasmette tramite Sistema di Interscambio e si conserva per 10 anni.

Prestazioni verso clienti esteri

Per servizi pubblicitari e di marketing a clienti esteri, si applicano le regole di territorialità IVA del DPR 633/1972.

Con clienti business UE o extra-UE, di norma si applica l’articolo 7-ter: il servizio è fuori campo IVA in Italia e si usa il meccanismo del reverse charge.

Emetti fattura elettronica senza IVA, con dicitura di non imponibilità secondo articolo 7-ter. Per i flussi, segui le specifiche tecniche dell’Agenzia delle Entrate.

Regola decisionale rapida

Tre scelte collegate: ATECO, INPS, regime fiscale

1) Identifica l’attività prevalente: promuovi prodotti/servizi altrui? Produci opere artistiche? Offri servizi di produzione video a committenti?

2) Se prevale la promozione pubblicitaria: scegli 73.11.02. Probabile iscrizione a Registro Imprese e Gestione Commercianti.

3) Se prevale la creazione artistica o il lavoro intellettuale su commessa: valuta 90.03.09 o 59.11.00. Probabile Gestione Separata.

4) Stima i ricavi e i costi: se stai sotto 85.000 euro e hai pochi costi, il forfettario con coefficiente 78% è spesso vantaggioso.

5) Se hai costi elevati (attrezzature, personale, servizi), valuta l’ordinario: deduci i costi e detrai l’IVA.

6) Se sei in Commercianti, considera i contributi fissi 2026. Se sei in Gestione Separata, non hai fissi ma l’aliquota percentuale piena.

Fonti normative e prassi utili

Riferimenti da consultare

Codici ATECO: tabelle ISTAT e classificazioni condivise con l’Agenzia delle Entrate.

Regime forfettario: Legge 190/2014 e successive modifiche, consultabili su Normattiva; chiarimenti dell’Agenzia delle Entrate.

IVA e territorialità dei servizi: DPR 633/1972, in particolare articoli da 7 a 7-septies; documentazione dell’Agenzia delle Entrate.

IRPEF e deduzioni: DPR 917/1986 (TUIR), disponibile su Normattiva.

Contributi INPS: Legge 335/1995 e circolari INPS annuali per Gestione Commercianti e Gestione Separata; Ministero del Lavoro per inquadramenti.

Scenario ATECO consigliato Previdenza Fisco e IVA Adempimenti e tempistiche
Creator con ricavi da pubblicità, sponsorizzazioni e affiliazioni 73.11.02 – conduzione di campagne di marketing Gestione Commercianti INPS; contributi fissi 2026 + variabili oltre 18.808,00 euro; riduzione 35% se forfettario Forfettario: coeff. 78%, imposta 5% o 15%, niente IVA; Ordinario: IRPEF 23–43%, IVA 22% Iscrizione Registro Imprese e INPS; apertura partita IVA in 1–2 giorni; fattura elettronica via SDI da subito
Creator autoriale con vendita di opere/diritti 90.03.09 – altre creazioni artistiche e letterarie Gestione Separata INPS, aliquota annuale senza contributi fissi Forfettario: coeff. 78%, imposta 5% o 15%; Ordinario: IRPEF a scaglioni; IVA secondo regime Apertura partita IVA come professionista; niente Registro Imprese; fatturazione elettronica; tempi 1 giorno
Videomaker per terzi (riprese, montaggio, post) 59.11.00 – produzione di video e programmi Prevalenza Gestione Separata oppure Commercianti se struttura d’impresa Forfettario: coeff. 78%; Ordinario con IVA 22% e deduzioni dei costi elevati Valutazione struttura organizzativa; eventuale iscrizione al Registro Imprese; pratiche entro 2–5 giorni
Creator che vende merchandising proprio 73.11.02 + eventuale codice per commercio al dettaglio Gestione Commercianti INPS obbligatoria Forfettario: mix di coefficienti se attività secondaria rilevante; Ordinario con IVA su vendite Estensione attività in Camera di Commercio; gestione IVA su beni; tempi 3–5 giorni

FAQ: domande frequenti sul codice ATECO e le tasse per youtuber

Devo aprire come ditta individuale o come professionista senza albo?

Dipende da cosa vendi. Se vendi spazi e contenuti promozionali, operi come impresa. In questo caso, la forma tipica è ditta individuale con codice 73.11.02, iscrizione al Registro Imprese e Gestione Commercianti INPS. Se invece crei e concedi opere o fai prestazioni intellettuali su commessa, puoi operare come professionista senza albo. In questo caso non ti iscrivi al Registro Imprese e versi alla Gestione Separata INPS. La scelta incide su contributi, ritenute e adempimenti. Le basi giuridiche sono nel TUIR per i redditi, nel DPR 633/1972 per l’IVA e nelle circolari INPS per la previdenza.

Posso usare il forfettario se fatturo a piattaforme estere e supero i 65.000 euro?

Sì, puoi restare nel forfettario finché i ricavi annui non superano 85.000 euro. Le regole sono nella Legge 190/2014, aggiornate dalle leggi di bilancio successive. Fatturare a clienti esteri non è un ostacolo. Devi solo rispettare le regole IVA sulla territorialità dei servizi. Per servizi pubblicitari a committenti business esteri, applichi l’articolo 7-ter del DPR 633/1972. La fattura è senza IVA con inversione contabile. Se superi 85.000 euro, dal periodo successivo passi all’ordinario. Se superi 100.000 euro durante l’anno, esci subito dal forfettario dal mese in cui superi. In tutti i casi, la fattura elettronica resta obbligatoria e la conservazione è decennale.

Come fatturo le entrate pubblicitarie erogate da un soggetto estero?

Emetti fattura elettronica senza IVA, indicando che il servizio è non soggetto in Italia ai sensi dell’articolo 7-ter del DPR 633/1972. Se il cliente è un soggetto business UE con partita IVA valida, indichi l’inversione contabile. Se il cliente è extra-UE, citi l’articolo 7-ter e non applichi IVA. Utilizza i codici natura IVA previsti dalle specifiche tecniche dell’Agenzia delle Entrate per operazioni non imponibili verso l’estero. Se operi in forfettario, aggiungi la dicitura di regime agevolato e applica la marca da bollo quando dovuta. Conservi le fatture secondo le regole del DM sulla conservazione elettronica. Le prassi sono chiarite dall’Agenzia delle Entrate e reperibili nei documenti pubblici.

Quali spese posso dedurre? Cambia tra forfettario e ordinario?

Sì, cambia molto. Nel forfettario non deduci i costi effettivi. Applichi il coefficiente 78% ai ricavi per calcolare il reddito. Deduce a parte solo i contributi INPS versati nell’anno. L’imposta sostitutiva è il 5% per start-up o il 15% ordinario. In ordinario, invece, deduci i costi inerenti e detrai l’IVA sugli acquisti. Rilevano, ad esempio, attrezzature, software, servizi professionali, canoni e spese di produzione. Lo dice il TUIR per i redditi e il DPR 633/1972 per l’IVA. Se prevedi investimenti importanti, l’ordinario può risultare più conveniente nonostante le aliquote IRPEF a scaglioni.

Quali sono gli errori più comuni nella scelta del codice ATECO e dell’INPS?

Primo errore: scegliere 73.11.02 se in realtà vendi soprattutto servizi creativi o produzione video su commessa. In quel caso rischi una gestione INPS non corretta e contributi fissi non dovuti. Secondo errore: ignorare l’attività secondaria, come il merchandising, che richiede un codice per il commercio al dettaglio e l’inquadramento ai Commercianti. Terzo errore: pensare che esista una riduzione INPS del 50% per i primi tre anni per tutti. Al 2026 non esiste una misura generalizzata di questo tipo. La riduzione strutturale è del 35% per i forfettari iscritti ai Commercianti. Quarto errore: sottovalutare le regole IVA estere. Per i servizi pubblicitari a clienti UE o extra-UE serve la corretta indicazione dell’articolo 7-ter e, se richiesto, l’inversione contabile. Per evitare contestazioni, verifica sempre le regole su Normattiva, Ministero del Lavoro, INPS e Agenzia delle Entrate.

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