Ultimo aggiornamento: agosto 2026.
Oggi non puoi aprire il regime dei minimi; se già ci sei puoi restarci con imposta al 5% fino a 35 anni. Valuta il passaggio al forfettario caso per caso.
- Soglie: minimi 30.000 euro; forfettario 85.000 euro con uscita immediata oltre 100.000 euro (Legge 197/2022).
- Aliquote: minimi 5% sul reddito reale; forfettario 15% (5% start-up per 5 anni) sul reddito forfettario.
- Regole: e-fattura obbligatoria dal 2024 per minimi e forfettari (DL 36/2022). Minimi vietano dipendenti e collaboratori.
Che cos’è il “regime dei minimi” oggi: cosa rimane e per chi
Il regime dei minimi oggi sopravvive solo per chi vi era già entrato entro il 31 dicembre 2014. La base normativa è l’articolo 27 del DL 98/2011, convertito in Legge 111/2011, che ha istituito il “regime fiscale di vantaggio” con imposta sostitutiva al 5%. La Legge 190/2014 (Legge di Stabilità 2015) ha poi chiuso le nuove adesioni, introducendo il forfettario. Puoi verificare i testi su Normattiva e sulle circolari dell’Agenzia delle Entrate.
Chi è dentro può restare finché non compie 35 anni, salvo decadenza per violazione dei requisiti. Il regime applica un’imposta sostitutiva del 5% che rimpiazza IRPEF, addizionali e IRAP. Il reddito si calcola con il principio di cassa, cioè incassi meno pagamenti effettivi, deducendo anche i contributi previdenziali pagati.
Agevolazioni operative nel regime dei minimi
Le principali semplificazioni sono:
- Niente IVA in fattura e niente dichiarazione IVA. Restano gli obblighi di marca da bollo da 2 euro sulle fatture senza IVA oltre 77,47 euro.
- Niente registri contabili IVA. Tieni però un ordine minimo di documenti per eventuali controlli.
- Esclusione da studi di settore e ISA. Non compili i modelli degli indici sintetici di affidabilità.
- Niente ritenute subite sui compensi. Devi rilasciare al committente la dichiarazione di non assoggettamento a ritenuta prevista dalla norma.
Limiti stringenti e cause di uscita
Per restare nei minimi devi rispettare paletti chiari, fissati dalla normativa originaria e dalla prassi ufficiale:
- Ricavi o compensi annui non oltre 30.000 euro. Se li superi, esci dal regime dall’anno successivo.
- Niente spese per dipendenti o collaboratori. Il regime vieta costi per lavoro subordinato, co.co.co., associati in partecipazione e simili.
- Beni strumentali contenuti. La prassi storica richiede attenzione agli acquisti di beni strumentali; un volume elevato può far venir meno i requisiti. Inquadra con un consulente la tua casistica.
- Operazioni IVA particolari escluse. Non puoi applicare regimi speciali IVA.
- E-fattura obbligatoria. Dal 1° gennaio 2024 l’elettronica è obbligatoria anche per i minimi (DL 36/2022, art. 18, convertito in L. 79/2022; provvedimenti attuativi Agenzia delle Entrate).
Il regime forfettario nel 2026: requisiti, limiti e vantaggi
Il regime forfettario è disciplinato dall’articolo 1, commi 54-89, della Legge 190/2014, con modifiche nel tempo. La Legge 197/2022 (Bilancio 2023) ha portato la soglia dei ricavi/compensi a 85.000 euro, introducendo l’uscita immediata oltre 100.000 euro nel corso dell’anno.
Le regole principali oggi sono:
- Accesso se i ricavi/compensi dell’anno precedente non superano 85.000 euro.
- Uscita immediata nel corso dell’anno se superi 100.000 euro. Ti adegui con IVA dal momento del superamento, come da Legge 197/2022.
- Aliquota 15% su un reddito calcolato in modo forfettario. Applichi un coefficiente di redditività ai ricavi/compensi, diverso per attività (per esempio professionisti 78%). Deduci poi i contributi previdenziali effettivi.
- Aliquota 5% per le nuove attività per i primi 5 anni, se rispetti condizioni specifiche (assenza di mera prosecuzione, nessuna attività nei tre anni precedenti, altre regole dei commi 65-67 della Legge 190/2014).
- Esclusioni: regimi speciali IVA, partecipazioni in società di persone o associazioni, controllo diretto o indiretto di SRL che svolgono attività riconducibile alla tua, prevalenza di operazioni verso l’attuale o ex datore di lavoro nei periodi indicati dalla norma anti-abuso. La causa legata a “redditi di lavoro dipendente oltre 30.000 euro” è stata abrogata dalla Legge 197/2022.
- E-fattura obbligatoria per tutti dal 2024, come per i minimi.
Vantaggi concreti del forfettario
Il forfettario amplia il respiro rispetto ai minimi:
- Soglia fino a 85.000 euro. Hai margine di crescita senza cambiare regime fiscale.
- Possibilità di assumere o di avvalerti di collaboratori, nel rispetto delle regole del lavoro.
- Regime contributivo agevolato (riduzione del 35%) per artigiani e commercianti iscrivibili all’INPS IVS, su richiesta. Base: comma 77 della Legge 190/2014. Attenzione: questo sconto non si applica ai minimi.
Minimi o forfettario? Confronto fiscale e contributivo
La scelta dipende da come lavori e dai tuoi numeri. Il punto chiave è come si calcola il reddito.
Nei minimi il reddito è “reale”: incassi meno costi pagati, con principio di cassa. Se hai molti costi deducibili, il reddito tassabile scende e l’imposta al 5% si applica su una base ridotta. Nei forfettari il reddito è “presunto”: si applica un coefficiente fisso ai ricavi/compensi. Non deduci i costi, salvo i contributi previdenziali. Questo può essere ottimo se hai costi bassi e margini alti; meno conveniente se hai costi elevati.
Contributi previdenziali: professionisti senza cassa pagano la Gestione Separata INPS sul reddito dichiarato (reale nei minimi, forfettario nei forfettari). Artigiani e commercianti pagano contributi fissi e percentuali; nel forfettario possono chiedere la riduzione del 35%. Nei minimi no.
Quando restare nei minimi
- Hai meno di 35 anni e molti costi deducibili. Il 5% sui “margini netti” può essere imbattibile.
- Fatturi sotto i 30.000 euro e non devi assumere o avvalerti di collaboratori.
- Sei a pochi mesi dai 35 anni: spesso conviene chiudere il ciclo naturale del regime e pianificare il passaggio l’anno successivo.
Quando passare al forfettario
- Superi stabilmente 30.000 euro e vuoi crescere senza rischiare la decadenza. Il forfettario ti dà spazio fino a 85.000 euro.
- Devi mettere personale o collaboratori. Nei minimi è vietato sostenere spese per lavoro.
- Sei artigiano o commerciante e puoi sfruttare il -35% INPS. Il risparmio contributivo può compensare l’aliquota 15%.
- Hai costi bassi e margini alti. Il reddito forfettario può risultare inferiore al tuo “netto reale”, riducendo l’imposta.
Regola decisionale rapida
In 7 passaggi logici
- Se apri oggi: non puoi accedere ai minimi. Valuta il forfettario prima dell’ordinario (fonte: Legge 190/2014).
- Se sei già nei minimi: verifica età. Se hai meno di 35 anni, puoi restare al 5% salvo cause di esclusione (fonte: DL 98/2011, art. 27).
- Stima ricavi 12 mesi. Se superi 30.000 euro in modo strutturale, pianifica il forfettario.
- Calcola il tuo costo annuo. Se i costi sono alti, spesso i minimi restano più convenienti finché puoi.
- Valuta personale e collaborazioni. Se ti servono, i minimi non sono adatti.
- Controlla vincoli societari ed ex datore di lavoro per l’accesso al forfettario (fonte: Legge 190/2014, commi 57 e seguenti).
- Simula imposte e contributi su due scenari. Confronta imposta sostitutiva, INPS e netto in tasca.
Come passare dai minimi al forfettario: procedura, tempi e adempimenti
Il passaggio è consentito e avviene di norma dal 1° gennaio. Ecco la prassi operativa, in linea con DPR 442/1997 (opzioni e comportamenti concludenti) e con le istruzioni dell’Agenzia delle Entrate.
Passi operativi
- Scelta dal 1° gennaio. Applica da subito le regole del forfettario alle fatture del nuovo anno.
- Comportamento concludente. Emissione fatture senza IVA con dicitura di legge del forfettario e applicazione degli altri criteri.
- Comunicazione all’Agenzia delle Entrate. Puoi presentare il modello AA9/12 di variazione dati per annotare il regime. In ogni caso lo indichi nel quadro dedicato della dichiarazione dei redditi.
- INPS. Se sei artigiano/commerciante e vuoi la riduzione del 35%, invia la specifica richiesta sul portale INPS nei tempi indicati annualmente dal Ministero del Lavoro e dall’INPS.
- Fatturazione elettronica. Prosegui con e-fattura via Sistema di Interscambio. Cambia la dicitura in fattura: richiamo del regime forfettario ex Legge 190/2014 e marca da bollo ove dovuta.
Tempistiche e vincoli
- La scelta vale per l’intero anno solare. Valuta il passaggio entro fine anno per partire pulito dal 1° gennaio.
- Una volta uscito dai minimi, non puoi rientrarci. Il regime è chiuso alle nuove adesioni dal 2015.
Obblighi pratici a confronto: cosa ricordare tutto l’anno
- Fatture: elettroniche per entrambi i regimi; inserisci sempre la dicitura di non applicazione IVA con riferimento normativo del regime utilizzato e, se richiesto, la dichiarazione per non applicare la ritenuta.
- Marca da bollo: 2 euro sulle fatture senza IVA sopra 77,47 euro, con assolvimento virtuale e versamento tramite F24 o addebito secondo le regole dell’Agenzia delle Entrate.
- Imposte e contributi: acconti e saldi con F24. Per i minimi imposta sostitutiva al 5% sul reddito reale; per i forfettari 15% (o 5% start-up) sul reddito forfettario.
- Dichiarazioni: Modello Redditi PF con quadri di riferimento del regime. Niente dichiarazione IVA per entrambi i regimi, salvo uscita infra-annuale del forfettario oltre 100.000 euro.
Fonti normative e di prassi da consultare
- DL 98/2011, art. 27, convertito in Legge 111/2011, sul “regime fiscale di vantaggio”. Testo su Normattiva.
- Legge 190/2014, art. 1, commi 54-89, sul regime forfettario e relative condizioni. Testo su Normattiva.
- Legge 197/2022 (Bilancio 2023) per soglie 85.000 euro e uscita immediata oltre 100.000 euro. Testo su Normattiva.
- DL 36/2022, art. 18, convertito in Legge 79/2022, per estensione e-fattura ai regimi agevolati. Testo su Normattiva e atti dell’Agenzia delle Entrate.
- Circolari e risoluzioni dell’Agenzia delle Entrate sul regime forfettario e sui minimi, reperibili sul portale dell’Agenzia.
| Scenario | Requisiti da verificare | Vantaggi/Svantaggi fiscali | Tempistiche e adempimenti |
|---|---|---|---|
| Già nei minimi, 27 anni, ricavi 24.000 euro, costi elevati | Sotto 30.000 euro; niente dipendenti; rispetto vincoli beni strumentali | Pro: 5% su reddito reale con costi deducibili. Contro: soglia bassa, nessun collaboratore | Resta nei minimi fino a 35 anni; verifica annuale limiti; e-fattura obbligatoria |
| Già nei minimi, 33 anni, ricavi 35.000 euro, crescita rapida | Superamento soglia 30.000 euro in modo stabile | Pro forfettario: spazio fino a 85.000 euro. Contro: reddito forfettario, aliquota 15% | Passa al forfettario dal 1° gennaio; variazione AA9/12 consigliata; aggiorna diciture fattura |
| Nuova apertura P. IVA nel 2026 | Minimi non accessibili; verifica requisiti forfettario (85.000 euro, esclusioni) | Forfettario: 15% o 5% start-up per 5 anni; deduci solo contributi | Adesione per comportamento; richiesta riduzione INPS 35% se artigiano/commerciante |
| Forfettario in attività, rischio superamento 100.000 euro | Monitoraggio incassi durante l’anno; clausola uscita immediata | Oltre 100.000 euro: applicazione IVA dal superamento; possibile maggiore complessità | Adegua fatturazione nel mese di superamento; gestisci IVA e comunicazioni |
FAQ: domande frequenti e casi pratici
Chi può ancora stare nel regime dei minimi nel 2026 e fino a quando?
Nel 2026 possono restare nel regime dei minimi solo coloro che vi sono entrati entro il 31 dicembre 2014, come previsto dall’articolo 27 del DL 98/2011. La permanenza è possibile fino al compimento dei 35 anni, salvo perdita dei requisiti. In pratica: se hai aperto entro il 2014 e oggi hai meno di 35 anni, puoi continuare ad applicare l’imposta sostitutiva del 5% e tutte le semplificazioni connesse. Non esiste più la possibilità di nuove adesioni. Ricorda che il rispetto della soglia di 30.000 euro e il divieto di sostenere spese per lavoratori sono condizioni essenziali per non decadere. In caso di dubbi sulla tua posizione, verifica lo storico della tua apertura IVA e le normative su Normattiva o con l’Agenzia delle Entrate.
Come si calcola il reddito nei minimi e nel forfettario? Puoi farmi un esempio semplice?
Nei minimi il reddito è “reale”. Si parte dagli incassi effettivi dell’anno e si sottraggono i costi pagati, più i contributi previdenziali versati. Esempio: incassi 28.000 euro, costi pagati 9.000 euro, contributi 3.000 euro. Reddito = 28.000 – 9.000 – 3.000 = 16.000 euro. Imposta sostitutiva 5% = 800 euro. Nel forfettario il reddito è “forfettario”. Si applica un coefficiente di redditività ai compensi. Se sei professionista (coefficiente 78%) e incassi 40.000 euro, reddito forfettario = 40.000 x 78% = 31.200 euro. Sottrai i contributi versati, ipotizziamo 4.000 euro: base 27.200 euro. Imposta 15% = 4.080 euro. Se sei nuova attività e rispetti i requisiti del 5%, l’imposta sarebbe 1.360 euro. Questo mostra perché la convenienza dipende da costi e margini: con costi alti convengono i minimi; con costi bassi può essere meglio il forfettario.
Posso avere dipendenti o collaboratori se sono nei minimi? E nel forfettario?
Nei minimi no. La disciplina vieta di sostenere spese per lavoro dipendente o per collaborazioni coordinate e continuative, e prevede altre restrizioni sul lavoro altrui. È una delle condizioni cardine del regime, già contenuta nella normativa istitutiva e ribadita dalla prassi dell’Agenzia delle Entrate. Nel forfettario sì, puoi assumere o utilizzare collaboratori, rispettando ovviamente le regole del lavoro e della previdenza. Se prevedi di crescere con un team o con collaborazioni stabili, il forfettario è il contenitore naturale. Valuta però l’impatto dei costi del personale sui margini, perché nel forfettario quei costi non sono deducibili dal reddito forfettario, incidono solo sui contributi e sul cash flow.
Cosa succede se supero 30.000 euro nei minimi? Devo applicare subito l’IVA?
Il superamento della soglia di 30.000 euro nei minimi comporta, in via generale, l’uscita dal regime a partire dall’anno successivo. Non si applica l’IVA immediata nell’anno del superamento, a differenza di quanto oggi previsto nel forfettario oltre 100.000 euro. È comunque necessario monitorare attentamente l’andamento, perché il regime dei minimi ha altri paletti che, se violati, possono generare decadenza e recuperi d’imposta. Conserva una contabilità di supporto, anche se semplificata, per documentare incassi e pagamenti secondo il principio di cassa. Per casistiche particolari (ad esempio operazioni straordinarie, beni strumentali rilevanti) confrontati con le interpretazioni dell’Agenzia delle Entrate e le fonti su Normattiva.
L’e-fattura è obbligatoria anche per minimi e forfettari? Cosa devo scrivere in fattura?
Sì. Dal 1° luglio 2022 l’obbligo è stato esteso in modo graduale e, dal 1° gennaio 2024, è generalizzato anche a minimi e forfettari (DL 36/2022, art. 18, convertito in L. 79/2022, e provvedimenti attuativi dell’Agenzia delle Entrate). Devi quindi emettere tutte le fatture in formato XML via Sistema di Interscambio. Nel corpo del documento inserisci la dicitura di non applicazione dell’IVA con il riferimento normativo del tuo regime: per i minimi il rinvio all’articolo 27 del DL 98/2011; per i forfettari il rinvio ai commi 54-89 dell’articolo 1 della Legge 190/2014. Se superi 77,47 euro per operazioni senza IVA, assolvere anche l’imposta di bollo da 2 euro secondo le modalità dell’Agenzia delle Entrate. Se rientri tra i soggetti che non subiscono ritenute, rilascia e richiama la dichiarazione di non assoggettamento a ritenuta, come previsto dalle norme di riferimento.
