Il regime forfettario presuppone una tassazione agevolata in quanto prevede il versamento di un’aliquota fissa del 15%, che scende al 5% per i primi 5 anni in caso di apertura di una nuova attività. In questo modo, il lavoratore autonomo non dovrà pagare l’IRPEF. Per chi opera nel regime ordinario, le aliquote IRPEF 2026 sono: 23% fino a 28.000 €; 33% da 28.001 € a 50.000 € (ridotta rispetto al 35% del 2025); 43% oltre 50.000 €.
Il primo limite fissato dal regime forfettario riguarda l’incassato annuo che non deve mai superare i 85.000€.
Eppure, ci sono altri casi per uscire dal regime forfettario:
- Assenza della residenza in Italia
- Svolgimento di attività che prevedono regimi speciali IVA o di determinazione forfettaria del reddito
- Possesso di quote di partecipazione in società di persone, associazioni o imprese familiari
- Possesso di quote maggioritarie di partecipazione in una S.r.l. che svolge attività nello stesso ambito del proprio codice ATECO
Ovviamente, l’uscita dal regime forfettario può avvenire per diverse ragioni:
- Scelta personale del lavoratore autonomo
- Superamento della soglia dei 85.000€ di incassato annui
- Non si rispettano più i requisiti necessari, come la residenza
- Si verifica una causa di esclusione, come il possesso di quote societarie
È importante ricordare che l’uscita dal regime forfettario avviene sempre l’anno successivo rispetto a quello in cui si verifica una delle cause che abbiamo appena visto.
Esempio pratico
Facciamo un esempio: Ilaria è una Social Media Manager e nel 2022 incassa 80.000€, quindi nel 2023 passerà al regime ordinario. Qualora nel 2023 i ricavi dovessero nuovamente rientrare nei limiti concessi, Ilaria potrà tornare nel regime forfettario nel 2024.
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