Ultimo aggiornamento: agosto 2026.
I contributi INPS per artigiani e commercianti si pagano in 4 rate fisse (16/5, 22/8, 16/11, 16/2) più saldo e acconti variabili (30/6 e 30/11) calcolati sul reddito eccedente il minimale.
- Aliquote: 24% per artigiani, 24,48% per commercianti; maggiorazione dell’1% sulla quota oltre la prima fascia IVS annuale.
- Quote fisse dovute a prescindere dal reddito; variabili solo sulla parte che supera il minimale comunicato ogni anno dall’INPS.
- Riduzione 35% per regime forfettario su fissi e variabili, con accredito pensionistico proporzionale.
Chi paga e su cosa si calcola
Gli imprenditori individuali e i soci lavoratori di S.n.c. o S.a.s. iscritti alla Gestione Artigiani e Commercianti INPS pagano contributi IVS. IVS significa invalidità, vecchiaia e superstiti. Serve a finanziare la pensione e tutele collegate.
La base è il reddito d’impresa dichiarato ai fini IRPEF. Se sei nel regime ordinario o semplificato, il reddito deriva dai registri contabili. Se sei nel regime forfettario, il reddito imponibile è calcolato applicando il coefficiente di redditività ai ricavi/compensi e sottraendo i contributi stessi.
I contributi si dividono in due parti: fissi e variabili. I fissi si pagano anche con reddito zero. I variabili scattano solo sopra il minimale di reddito annuo fissato dall’INPS tramite circolare di inizio anno.
Riferimenti normativi essenziali
Le regole si appoggiano a più fonti: la riforma pensionistica (Legge 335/1995, consultabile su Normattiva), la maggiorazione dell’1% oltre la prima fascia (articolo 3-ter della Legge 438/1992, su Normattiva), la disciplina dei versamenti e delle compensazioni (D.Lgs. 241/1997), sanzioni e ravvedimento (D.Lgs. 471/1997 e D.Lgs. 472/1997), e circolari INPS annuali su minimali, massimali e aliquote per artigiani e commercianti. Per il regime forfettario e lo sconto 35% la base è la Legge 190/2014 e i chiarimenti INPS.
Quote fisse e variabili: come si calcolano, con esempi pratici
Quote fisse. Sono contributi minimi calcolati sull’intero anno, dovuti indipendentemente dal reddito effettivo. L’INPS li aggiorna ogni anno in base al minimale di reddito e all’aliquota della tua gestione.
Quote variabili. Si applicano sulla parte di reddito che supera il minimale. Applichi l’aliquota della tua gestione alla sola eccedenza. Sopra la prima fascia IVS scatta anche la maggiorazione dell’1%.
Aliquote. Negli ultimi anni le aliquote di base sono rimaste stabili: 24% per artigiani e 24,48% per commercianti. L’incremento dell’1% si applica alla quota di reddito che supera la prima fascia di retribuzione annua pensionabile, comunicata dall’INPS ogni anno.
Esempio didattico di calcolo
Immagina un artigiano con reddito d’impresa pari a 30.000 euro. Prendi il minimale pubblicato dall’INPS per l’anno in corso. Se il reddito supera il minimale, pagherai:
- Quote fisse: dovute per intero (in 4 rate).
- Quote variabili: 24% sulla parte che eccede il minimale; se il reddito supera anche la prima fascia IVS, aggiungi l’1% su quella sola parte eccedente di fascia.
Se sei in forfettario e hai aderito alla riduzione del 35%, applichi lo sconto sia sui fissi sia sui variabili. Ricorda però l’effetto sulla pensione: le settimane accreditate diminuiscono in proporzione.
Scadenze, codici e modalità di pagamento
Quote fisse. Si pagano in quattro rate con scadenze tendenziali: 16 maggio, 22 agosto, 16 novembre e 16 febbraio dell’anno successivo. Se la scadenza cade di sabato o festivo, si slitta al primo giorno lavorativo successivo.
Quote variabili. Si saldano con la dichiarazione dei redditi: saldo e primo acconto entro il 30 giugno (o entro il termine prorogato con maggiorazione, se previsto da norme annuali) e secondo acconto entro il 30 novembre. Di norma gli acconti sono in due rate di pari importo.
Come si paga. Si usa il modello F24, sezione INPS. Causali tipiche: AF per artigiani e CF per commercianti. Trovi gli F24 precompilati nel Cassetto Previdenziale Artigiani e Commercianti. Puoi compensare i contributi con crediti fiscali secondo il D.Lgs. 241/1997.
Sanzioni, interessi e ravvedimento
Se paghi in ritardo, si applicano sanzioni e interessi. Puoi usare il ravvedimento operoso del D.Lgs. 472/1997. La sanzione si riduce se regolarizzi spontaneamente in tempi brevi e versi anche gli interessi legali.
Riduzione del 35% per chi è nel regime forfettario
Cos’è. È uno sconto contributivo del 35% sulle somme dovute alla Gestione Artigiani e Commercianti. Vale per i contributi fissi e per quelli variabili. È pensato per chi applica il regime forfettario, introdotto dalla Legge 190/2014.
Come si chiede. Entra con SPID, CIE o CNS nell’area personale INPS. Apri il Cassetto Previdenziale Artigiani e Commercianti. Seleziona la tua posizione e scegli “Adesione al regime agevolato”. Conferma e salva. Riceverai una conferma via email.
Durata ed effetti. La domanda vale anche per gli anni successivi, finché resti nel forfettario. Se esci dal forfettario, devi comunicare la revoca all’INPS. L’accredito pensionistico diminuisce: versando solo i minimi scontati, ti verranno riconosciuti meno mesi utili ai fini della pensione rispetto a un anno pieno.
Attenzione all’accredito delle settimane
Ogni anno pieno vale 52 settimane. Con la riduzione del 35% e versando solo il minimo, l’accredito può ridursi in proporzione. In pratica, potresti ottenere l’equivalente di circa 8 mesi su 12. Valuta bene in base alla tua pianificazione pensionistica.
Regola decisionale rapida
Se il tuo reddito previsto è sotto al minimale INPS: paghi solo i contributi fissi. Non scattano i variabili. Verifica comunque la corretta imputazione delle rate nel Cassetto Previdenziale.
Se il tuo reddito stimato supera il minimale ma resta dentro la prima fascia IVS: paghi i fissi più i variabili calcolati all’aliquota base (24% artigiani, 24,48% commercianti) sulla sola eccedenza oltre il minimale.
Se il tuo reddito supera anche la prima fascia IVS: oltre a fissi e variabili base, applichi la maggiorazione dell’1% solo sulla quota che eccede la prima fascia.
Se applichi il regime forfettario: valuta l’adesione alla riduzione del 35% per ridurre il costo contributivo nell’anno. Considera però l’effetto negativo sulle settimane utili per la pensione.
Se prevedi un calo di reddito rispetto all’anno precedente: puoi usare il metodo previsionale per ridurre gli acconti dei variabili. Fallo solo con stima prudente. In caso di errore, verserai differenze e interessi al saldo.
Metodologia di calcolo operativa
Passo 1: determina il reddito imponibile previdenziale
Regime ordinario o semplificato: usa il reddito d’impresa del quadro RF/RG della dichiarazione. Regime forfettario: applica il coefficiente di redditività ai ricavi/compensi e sottrai i contributi pagati nell’anno (meccanismo “circolare”: va chiuso iterativamente o con stima e conguaglio al saldo).
Passo 2: applica minimale e fasce INPS
Confronta il reddito con il minimale pubblicato per l’anno. Se non superi il minimale, non calcoli variabili. Se lo superi, calcola l’eccedenza. Verifica anche la prima fascia IVS per l’eventuale maggiorazione dell’1% sulla sola parte eccedente la fascia.
Passo 3: calcola le quote e ripartisci sulle scadenze
Quote fisse: dividi in quattro rate secondo il calendario INPS. Variabili: saldo a giugno con la dichiarazione e due acconti di norma in parti uguali a giugno e novembre. Verifica nel tuo F24 precompilato.
Passo 4: applica eventuale riduzione 35%
Se hai aderito al regime agevolato forfettario, riduci del 35% sia i fissi sia i variabili. Conserva la ricevuta di adesione. Controllerai l’accredito settimane nel tuo estratto conto contributivo.
Passo 5: compensazioni, rateazioni e controlli
Se hai crediti fiscali, puoi compensarli con i contributi nel modello F24, rispettando le regole del D.Lgs. 241/1997. In caso di difficoltà, valuta piani di rateazione con l’INPS. Monitora sempre il Cassetto Previdenziale per aggiornamenti, avvisi e quietanze.
Tabella scenari, requisiti e tempistiche
| Scenario | Requisiti/condizioni | Contributi dovuti | Scadenze e modulistica |
|---|---|---|---|
| Reddito sotto il minimale INPS annuale | Reddito d’impresa ≤ minimale comunicato da INPS | Solo contributi fissi dell’anno | Fissi in 4 rate: 16/5, 22/8, 16/11, 16/2; F24 INPS causale AF/CF |
| Reddito sopra il minimale ma entro la prima fascia IVS | Reddito d’impresa > minimale e ≤ prima fascia | Fissi + variabili su eccedenza (24% artigiani; 24,48% commercianti) | Saldo e 1° acconto a 30/6; 2° acconto a 30/11; F24 INPS |
| Reddito oltre la prima fascia IVS | Reddito d’impresa > prima fascia IVS | Fissi + variabili base + 1% di maggiorazione sulla quota oltre fascia | Stesse scadenze; verifica F24 precompilati con ripartizione base/1% |
| Regime forfettario con riduzione 35% | Adesione all’agevolazione nel Cassetto INPS | Fissi e variabili ridotti del 35%; settimane accreditate proporzionali | Scadenze ordinarie; conservare ricevuta adesione “regime agevolato” |
| Iscrizione/cessazione in corso d’anno | Apertura/chiusura partita IVA non coincidente con gennaio/dicembre | Fissi pro-rata mensile; variabili sull’effettivo reddito | Comunicazioni al Registro Imprese/INPS; verificare pro-rata su F24 |
| Previsionale con acconti ridotti | Reddito 2026 previsto inferiore al 2025 | Acconti variabili ridotti; possibile integrazione al saldo | Metodo previsionale in dichiarazione; rischio interessi se stima errata |
| Ritardi e irregolarità di pagamento | Versamenti oltre scadenza | Contributi + sanzioni + interessi | Ravvedimento operoso (D.Lgs. 472/1997); F24 con interessi calcolati |
FAQ
Come faccio a sapere con certezza gli importi dei contributi fissi e le soglie del minimale e della prima fascia per il 2026?
Ogni anno l’INPS pubblica una circolare dedicata agli artigiani e commercianti con minimale, prima fascia IVS e massimali aggiornati. Trovi anche gli F24 precompilati nel tuo Cassetto Previdenziale Artigiani e Commercianti. Usa sempre quei dati per i calcoli perché hanno valore ufficiale. Le aliquote di base negli ultimi anni sono state il 24% per gli artigiani e il 24,48% per i commercianti, con maggiorazione dell’1% oltre la prima fascia. Se hai dubbi, verifica la circolare INPS dell’anno corrente e confronta gli importi con la tua posizione personale. Puoi anche incrociare le regole generali su Normattiva (Legge 335/1995 e Legge 438/1992) e le note del Ministero del Lavoro, ma per gli importi fa fede la circolare INPS dell’anno.
Gli acconti dei contributi variabili si calcolano come quelli delle imposte? Posso usare il metodo previsionale?
Sì, gli acconti dei contributi variabili seguono la stessa logica delle imposte sui redditi. Di norma versi due acconti di pari importo nel 2026, calcolati sui contributi dovuti per il 2025. Puoi usare il metodo previsionale se stimi un reddito 2026 più basso. Riduci gli acconti in dichiarazione e versi meno. Attenzione però: se la previsione è troppo ottimistica e il reddito reale sarà più alto, al saldo pagherai la differenza con interessi. Per ridurre il rischio, costruisci una stima prudente basata su incassi/ordini già acquisiti e aggiornala prima del termine per il secondo acconto.
Come incide la riduzione del 35% sul diritto alla pensione e quando conviene davvero chiederla?
La riduzione del 35% taglia il costo dei contributi ma riduce anche l’accredito delle settimane utili. Se paghi solo i minimi scontati, di solito ti riconoscono un numero di settimane proporzionale, spesso equivalente a circa 8 mesi su 12. Conviene se hai bisogno di liquidità nel breve periodo, se stai costruendo il business e prevedi redditi bassi, o se disponi di altre coperture previdenziali. Conviene meno se sei vicino ai requisiti pensionistici o se vuoi massimizzare l’anzianità contributiva. Valuta anche di versare variabili aggiuntivi, se il reddito eccede il minimale, per non comprimere troppo l’anzianità. La base normativa è nella Legge 190/2014, con istruzioni applicative nelle circolari INPS.
Che differenza c’è tra il reddito ai fini contributivi e quello ai fini fiscali nel regime forfettario?
Nel forfettario il reddito fiscale si calcola applicando il coefficiente di redditività ai ricavi/compensi e sottraendo i contributi previdenziali. Il reddito previdenziale segue la stessa logica, perché la Legge 190/2014 prevede che la contribuzione si applichi al reddito determinato forfettariamente. C’è quindi un “circolo”: i contributi riducono il reddito che a sua volta determina i contributi. In pratica risolvi con stima e conguaglio al saldo: calcoli un’imposta e dei contributi provvisori, versi acconti e poi, con la dichiarazione, allinei tutto con il saldo effettivo. Questo è il motivo per cui il saldo di giugno è cruciale per chi è in forfettario.
Se apro l’attività a metà anno o la chiudo in corso d’anno, come cambiano i contributi e le scadenze?
I contributi fissi si calcolano pro-rata mensile. Paghi solo i mesi di effettiva iscrizione. I contributi variabili, se dovuti, si calcolano sul reddito effettivo dell’anno, che naturalmente riflette il periodo di attività. Le scadenze restano quelle ordinarie, ma gli F24 che trovi nel Cassetto Previdenziale riportano già gli importi pro-rata. Ricorda di effettuare le comunicazioni di apertura/chiusura al Registro Imprese e all’INPS per allineare la posizione. Se versi in ritardo per la cessazione o per un ricalcolo, puoi usare il ravvedimento operoso previsto dal D.Lgs. 472/1997, aggiungendo sanzioni ridotte e interessi legali.
