Ultimo aggiornamento: agosto 2026.
Per aprire un e-commerce in Italia servono Partita IVA, iscrizione al Registro Imprese, INPS commercianti e SCIA al SUAP. I costi principali: oneri di apertura, imposte, contributi, diritto camerale, PEC, contabilità e piattaforma.
- ATECO corretto per e-commerce al dettaglio: 47.91.10. La SCIA si presenta al SUAP del Comune. P. IVA, Registro Imprese e INPS si aprono con ComUnica.
- Forfettario: imposta sostitutiva 5% start-up poi 15% sul reddito forfettario (40% degli incassi per commercio). Fatturazione elettronica obbligatoria.
- INPS commercianti: contributi minimi annui aggiornati ogni anno, con aliquote percentuali sull’eccedenza. IVA OSS oltre 10.000 euro di vendite UE.
Panoramica tecnica: cosa serve davvero per aprire un negozio online
Aprire un e-commerce comporta adempimenti fiscali, previdenziali e amministrativi. La base normativa si trova su Normattiva, nel D.Lgs. 114/1998 (commercio), nella L. 241/1990 art. 19 (SCIA), nel D.Lgs. 70/2003 (servizi della società dell’informazione), nel D.Lgs. 206/2005 (Codice del Consumo) e nel Regolamento UE 2016/679 (GDPR). Le istruzioni operative sono disponibili su Agenzia delle Entrate, INPS, Ministero del Lavoro e Camere di Commercio.
Gli step chiave sono quattro: aprire Partita IVA, iscriversi al Registro delle Imprese (REA incluso), iscriversi alla Gestione Commercianti INPS, inoltrare la SCIA commerciale al SUAP del Comune. PEC e firma digitale sono necessarie per gli invii.
Una volta attiva l’attività, si gestiscono imposte, contributi, diritto camerale annuale, fatturazione elettronica, IVA (con OSS/IOSS se vendi oltreconfine), privacy, condizioni di vendita e logistica.
Codice ATECO e inquadramento: scegli quello giusto
ATECO per vendita online al dettaglio
L’ATECO corretto per un negozio online che vende al consumatore finale è 47.91.10 “Commercio al dettaglio di qualsiasi tipo di prodotto effettuato via internet”. Questo codice copre la vendita e l’organizzazione delle vendite tramite sito o app.
Il codice 47.12.90 citato spesso è per negozi fisici non specializzati. Non è adatto per un e-commerce puro. Usa 47.91.10 se vendi B2C online.
Altre varianti frequenti
- Ingrosso online B2B: valuta codici della sezione 46 (commercio all’ingrosso), in base al prodotto.
- Marketplace proprio o intermediato: se vendi tu al cliente finale, resta 47.91.10. Se fai solo intermediazione con provvigione, analizza codici per intermediazione commerciale.
- Dropshipping: se la vendita è tua (tu incassi e fatturi), resta 47.91.10. Se fai solo lead o affiliazione, valuta codici per servizi pubblicitari o di marketing.
Apertura: P. IVA, Registro Imprese, INPS e SCIA
ComUnica: un’unica pratica per tre adempimenti
Con ComUnica invii in un colpo solo: apertura Partita IVA (Agenzia delle Entrate), iscrizione al Registro Imprese/REA (Camera di Commercio) e iscrizione alla Gestione Commercianti INPS. Servono PEC e firma digitale. La base operativa è il portale delle Camere di Commercio e i servizi SUAP del Comune.
SCIA commercio elettronico al SUAP
La SCIA si presenta al SUAP del Comune della sede legale. Riferimenti: L. 241/1990 art. 19 e D.Lgs. 114/1998 per il commercio al dettaglio. Per la sola vendita online, non serve un negozio fisico aperto al pubblico.
Se vendi prodotti alimentari, servono requisiti professionali (ex SAB/REC) e la SCIA sanitaria all’ASL. Se importi da Paesi extra UE alimenti o cosmetici, verifica registrazioni e notifiche specifiche.
Tempi e costi amministrativi
La pratica ComUnica richiede in genere 1-5 giorni lavorativi. La SCIA produce effetti immediati alla presentazione. I diritti di segreteria SUAP variano per Comune. La Camera di Commercio applica il diritto annuale.
Regimi fiscali e imposte: come si calcola quanto paghi
Regime forfettario: quando conviene
Il regime forfettario è il regime agevolato per persone fisiche con ricavi entro i limiti previsti dalla legge. Riferimento normativo: L. 190/2014, commi 54-89, e successive modifiche dalle Leggi di Bilancio. Per il commercio al dettaglio il coefficiente di redditività è 40%: significa che il reddito imponibile si calcola sul 40% degli incassi.
L’imposta sostitutiva è 5% per i primi 5 anni in presenza dei requisiti di start-up, poi 15%. Sostituisce IRPEF e addizionali. L’IVA non si applica in fattura nel forfettario (salvo attività miste). La fatturazione elettronica è obbligatoria anche per i forfettari.
Esempio pratico: incassi annui 50.000 euro. Reddito forfettario 20.000 (40%). Se start-up, imposta 5% = 1.000 euro, al netto dei contributi che si deducono prima del calcolo dell’imposta.
Regime semplificato/ordinario: quando serve
Se superi la soglia del forfettario o non possiedi i requisiti, entri nel regime semplificato o ordinario. Paghi IRPEF a scaglioni, addizionali regionali e comunali. Recuperi l’IVA sugli acquisti e addebiti l’IVA sulle vendite.
La scelta tra semplificato e ordinario dipende da volumi, costi deducibili e gestione IVA. Le aliquote IRPEF e le detrazioni variano con le Leggi di Bilancio. Consulta Agenzia delle Entrate per i valori correnti.
Imposta di bollo
Si applica un bollo da 2 euro per ogni fattura senza IVA di importo superiore a 77,47 euro. Nel forfettario, le fatture sono senza IVA, quindi il bollo ricorre spesso. Il bollo si versa con F24 o con addebito tramite SdI secondo le regole dell’Agenzia delle Entrate.
Contributi INPS Commercianti: come funzionano nel 2026
Minimali e aliquote sull’eccedenza
La Gestione Commercianti INPS prevede contributi minimi annui, aggiornati ogni anno da INPS con apposita circolare. Su redditi oltre il minimale si applica un’aliquota percentuale, con una maggiorazione oltre un secondo scaglione di reddito. I riferimenti sono nelle circolari INPS “Artigiani e Commercianti”.
I minimali storicamente si collocano attorno a 4.200-4.800 euro annui, da versare in quattro rate trimestrali. L’aliquota sull’eccedenza è intorno al 24-25%, con aumento oltre una certa soglia di reddito. Verifica sempre l’ultima circolare INPS per importi e scaglioni del 2026.
I contributi sono deducibili dal reddito. Nel forfettario, li deduci prima di calcolare l’imposta sostitutiva. Questo incide molto sul carico finale.
IVA nelle vendite online: Italia, UE e Paesi extra UE
Vendite B2C in Italia
Se vendi a consumatori italiani e non sei in forfettario, addebiti l’IVA italiana in fattura secondo l’aliquota del prodotto. Tieni la contabilità IVA e versi le liquidazioni periodiche. In forfettario non applichi IVA, salvo casi particolari.
Vendite B2C verso altri Paesi UE: OSS
Se la somma delle vendite a consumatori UE supera 10.000 euro annui, applichi l’IVA del Paese di destinazione e puoi semplificare con l’OSS (One Stop Shop). Registri l’OSS presso l’Agenzia delle Entrate e versi l’IVA estera tramite dichiarazione trimestrale OSS.
Se resti sotto i 10.000 euro, puoi applicare l’IVA italiana, salvo opzione per applicare sempre l’IVA del cliente estero tramite OSS. Il quadro deriva dal pacchetto IVA e-commerce UE 2021.
Importazioni extra UE, dropshipping e IOSS
Per spedizioni fino a 150 euro puoi usare lo IOSS per addebitare l’IVA al checkout e sdoganare più rapidamente. Oltre i 150 euro si applicano dazi e IVA all’importazione. Se il marketplace è “fornitore presunto”, può gestire l’IVA al posto tuo. Le regole sono definite dal pacchetto IVA UE e dalle istruzioni dell’Agenzia delle Entrate.
Altri costi ricorrenti e regole operative
Diritto camerale, PEC e firma digitale
Il diritto annuale camerale per ditte individuali in sezione speciale è definito ogni anno dal sistema camerale. L’importo base è spesso pari a 53 euro, con possibili maggiorazioni provinciali. La PEC è obbligatoria. La firma digitale è necessaria per le pratiche.
Fatturazione elettronica e conservazione
La fattura elettronica è obbligatoria per quasi tutti i titolari di Partita IVA, inclusi i forfettari. Riferimento: norme su fatturazione elettronica e provvedimenti dell’Agenzia delle Entrate. È obbligatoria anche la conservazione digitale a norma dei documenti fiscali.
Privacy, cookie, condizioni di vendita e resi
Servono informativa privacy e cookie conformi al Regolamento UE 2016/679 e ai provvedimenti del Garante Privacy. Devi pubblicare termini e condizioni, prezzi finali, spese di spedizione, metodi di pagamento e diritto di recesso. Il Codice del Consumo prevede almeno 14 giorni per il recesso, con eccezioni per beni personalizzati o deperibili.
Piattaforma e pagamenti
Prevedi costi di sviluppo o licenza della piattaforma, hosting, dominio e certificato SSL. I sistemi di pagamento applicano commissioni percentuali e fisse per transazione. Considera anche antifrode, chargeback e riconciliazione contabile.
Logistica e customer care
Stima i costi di magazzino, imballi, spedizioni e resi. Definisci SLA per consegna e assistenza clienti. La qualità del post-vendita riduce resi e contestazioni, con impatto diretto sui margini.
Regola decisionale rapida
Usa questa catena di scelte per decidere in fretta inquadramento e adempimenti.
- Vendi B2C solo in Italia e prevedi incassi iniziali sotto la soglia del forfettario? Scegli regime forfettario con ATECO 47.91.10. Attiva P. IVA, Registro Imprese, INPS e SCIA via ComUnica e SUAP.
- Vendi anche a consumatori UE e superi 10.000 euro annui fuori Italia? Attiva l’OSS. Applica l’IVA del Paese di destinazione.
- Fai dropshipping da extra UE con ordini sotto 150 euro? Valuta IOSS per semplificare l’IVA al checkout.
- Hai molti costi deducibili e margini bassi? Considera il regime semplificato/ordinario per detrarre l’IVA e dedurre i costi effettivi.
- Tratti alimentari o prodotti regolati? Verifica requisiti professionali e SCIA/registrazioni sanitarie prima di vendere.
Riferimenti normativi e istituzionali
Consulta su Normattiva: D.Lgs. 114/1998 (commercio), L. 241/1990 art. 19 (SCIA), D.Lgs. 70/2003 (servizi della società dell’informazione), D.Lgs. 206/2005 (Codice del Consumo), Regolamento UE 2016/679 (GDPR). Per il regime forfettario: L. 190/2014 e successive modifiche. Per fatturazione elettronica: provvedimenti dell’Agenzia delle Entrate e normativa collegata. Per contributi: circolari INPS Artigiani e Commercianti. Per SCIA e SUAP: portali del Ministero dello Sviluppo Economico/attuale Ministero competente e delle Camere di Commercio. Per ATECO: classificazione ISTAT.
| Scenario | ATECO indicato | Adempimenti iniziali | IVA/OSS/IOSS | Imposte e contributi | Tempistiche e costi indicativi |
|---|---|---|---|---|---|
| Micro e-commerce B2C solo Italia (start-up) | 47.91.10 | ComUnica per P. IVA, Registro Imprese/REA, INPS; SCIA SUAP; PEC e firma digitale | IVA: esclusa se forfettario; Fattura elettronica obbligatoria | Forfettario: 5% per 5 anni poi 15% su 40% incassi; INPS commercianti con minimali + aliquota su eccedenza | 1-5 giorni lavorativi; diritto camerale spesso 53 euro; oneri SUAP variabili; PEC 5-15 euro/anno; firma 25-70 euro/anno |
| E-commerce B2C UE con superamento soglia 10.000 euro | 47.91.10 | Come sopra, più registrazione OSS presso Agenzia Entrate | Applichi IVA del Paese di destinazione; Dichiarazione OSS trimestrale | Forfettario o semplificato secondo volumi; INPS commercianti; possibili costi per consulenza OSS | OSS attivabile in poche settimane; adeguamento prezzi e sistemi fiscali |
| Dropshipping extra UE (ordini fino a 150 euro) | 47.91.10 | ComUnica, SCIA; verifica condizioni contrattuali con fornitore; policy resi | IOSS consigliato per IVA al checkout; oltre 150 euro IVA e dazi in dogana | Forfettario spesso efficiente su margini; INPS commercianti; occhio ai costi logistici e resi | Implementazione IOSS e accordi logistici in 2-6 settimane; costi di integrazione piattaforma |
| Marketplace come venditore (non intermediario puro) | 47.91.10 | ComUnica, SCIA; accordo con marketplace; gestione fatture e resi | Se marketplace “fornitore presunto”, IVA gestita dalla piattaforma su alcune vendite; altrimenti regole ordinarie | Forfettario o semplificato; INPS commercianti; commissioni marketplace | Onboarding rapido; attenzione a commissioni 5-20% e flussi IVA/contabili |
| Ingrosso online B2B | Codici sezione 46 in base al prodotto | ComUnica, SCIA se richiesta; accordi di vendita B2B; contratti | Operazioni intracomunitarie con VIES; reverse charge B2B UE; niente OSS | Semplificato/ordinario consigliato per detrarre IVA su acquisti; INPS commercianti | Tempistiche standard; necessaria gestione IVA intracomunitaria e Intrastat |
FAQ: domande frequenti sull’apertura di un e-commerce
Qual è il codice ATECO corretto per un e-commerce e cosa cambia se vendo anche offline?
Per la vendita al dettaglio via internet usa il 47.91.10. È il codice specifico per negozi online B2C. Se vendi anche in un punto vendita fisico, aggiungi il codice ATECO coerente con il negozio (per esempio, commercio al dettaglio in esercizi non specializzati o specializzati a seconda dei prodotti). Se fai sia online sia in negozio, puoi avere più codici nella stessa posizione IVA. Ricorda che per il negozio fisico servono ulteriori adempimenti locali (orari, insegne, agibilità) oltre alla SCIA. La base normativa è nel D.Lgs. 114/1998 e nelle delibere comunali; per la parte ATECO consulta la classificazione ISTAT.
Se parto con il regime forfettario, quando conviene passare al semplificato/ordinario?
Conviene restare in forfettario quando i margini sono buoni e i costi reali sono bassi, perché paghi l’imposta sul reddito forfettario (40% degli incassi per commercio) e non puoi dedurre i costi effettivi né detrarre IVA. Se inizi ad avere molti costi (acquisti, logistica, advertising, commissioni, personale) o vendi a soggetti IVA che vogliono detrarre l’IVA, il semplificato/ordinario può convenire. Il passaggio è obbligatorio se superi i limiti di ricavi fissati dalla legge. Valuta ogni anno il punto di pareggio tra imposta sostitutiva e IRPEF a scaglioni con IVA detraibile. Le regole sono nell’articolo 1, commi 54-89, L. 190/2014 e nelle successive Leggi di Bilancio; verifica anche le soglie aggiornate su Agenzia delle Entrate.
Quali sono i contributi INPS per i commercianti e come si pagano nel 2026?
I commercianti versano contributi minimi annui, definiti ogni anno da INPS con una circolare. Questi minimi coprono il reddito fino al “minimale”. Se il reddito eccede il minimale, paghi anche una percentuale sulla parte eccedente, con una leggera maggiorazione oltre una soglia più alta. Paghi in quattro rate trimestrali (scadenze tipiche: maggio, agosto, novembre, febbraio), più eventuali acconti e saldi legati al reddito effettivo. Gli importi e le aliquote esatte cambiano ogni anno. Controlla la circolare INPS “Artigiani e Commercianti” 2026 e il tuo cassetto previdenziale. I contributi sono deducibili dal reddito e influenzano direttamente l’imposta da versare.
Devo presentare la SCIA anche se non ho un negozio fisico e spedisco da casa o da un magazzino?
Sì. La vendita al dettaglio online richiede la SCIA per commercio elettronico, da presentare al SUAP del Comune dove ha sede l’impresa. La SCIA è prevista dalla L. 241/1990, art. 19, e dalle norme sul commercio al dettaglio (D.Lgs. 114/1998). Se vendi alimenti o prodotti soggetti a controlli sanitari, devi presentare anche la SCIA sanitaria all’ASL e rispettare i requisiti igienico-sanitari. Se utilizzi un magazzino terzi, indica nel modello i luoghi di giacenza e verifica i contratti di logistica. I diritti SUAP sono stabiliti dal Comune; i controlli possono essere successivi alla presentazione.
Come funziona l’IVA per le vendite UE e il regime OSS? E se vendo tramite marketplace?
Per le vendite B2C a consumatori UE, se superi 10.000 euro di vendite fuori Italia, devi applicare l’IVA del Paese del cliente. Per semplificare, attivi l’OSS in Agenzia delle Entrate e versi l’IVA estera con dichiarazione trimestrale unica. Sotto i 10.000 euro puoi restare con IVA italiana, salvo opzione. Se vendi tramite marketplace, in alcune operazioni il marketplace è “fornitore presunto” secondo le regole UE: raccoglie l’IVA a nome proprio e ti paga al netto. In altri casi, resti tu il fornitore e applichi le regole ordinarie. Per importi fino a 150 euro da Paesi extra UE, lo IOSS permette di addebitare l’IVA al checkout e velocizzare lo sdoganamento. Le istruzioni sono su Agenzia delle Entrate e nella normativa UE sul pacchetto e-commerce.
Infine, ricordati che nel regime forfettario non applichi IVA in fattura, ma le regole OSS/IOSS possono comunque rilevare per gli obblighi di comunicazione e per i prezzi al cliente finale. Con regime semplificato/ordinario gestisci liquidazioni, registri e detrazioni.
Questa guida si basa su fonti istituzionali e normative: Normattiva per leggi e decreti, Agenzia delle Entrate per imposte e IVA, INPS per contributi, Ministero del Lavoro per inquadramenti, Camere di Commercio e SUAP per adempimenti di avvio, Garante Privacy per GDPR e cookie. Verifica sempre gli aggiornamenti annuali prima di aprire o modificare l’attività.
