Ultimo aggiornamento: agosto 2026.
I costi mensili di una ditta individuale si dividono in fissi (commercialista, diritto camerale, contributi minimi) e variabili (tasse e contributi su reddito). Nel forfettario, pianifica in media il 25-35% del fatturato.
- INPS: artigiani/commercianti pagano contributi fissi sul minimale più una quota variabile; i professionisti in Gestione Separata non hanno fissi.
- Fisco: forfettario con imposta sostitutiva 5% o 15%; ordinario con IRPEF a scaglioni, addizionali e IVA.
- Scadenze: F24 principali a giugno e novembre per imposte; INPS trimestrale; diritto camerale a giugno. Possibile rateizzare e usare il ravvedimento.
Guida completa ai costi mensili di una ditta individuale
Definizioni base: cosa intendiamo per costi fissi e variabili
Costi fissi. Sono spese che sostieni anche se fatturi poco o nulla. Esempi: onorario del consulente, diritto camerale, contributi INPS sul minimale.
Costi variabili. Dipendono da quanto fatturi e da quanto guadagni. Esempi: imposte, contributi INPS sulla parte di reddito che supera il minimale, IVA nell’ordinario.
Regimi fiscali. Il regime forfettario applica una percentuale di redditività al fatturato. L’ordinario semplificato tassa l’utile reale e gestisce l’IVA.
Riferimenti normativi essenziali (senza link)
Regime forfettario: Legge 190/2014, art. 1 commi 54-89; modifiche di Legge 145/2018 e Legge 197/2022. Soglie e cause di esclusione aggiornate nei provvedimenti dell’Agenzia delle Entrate.
IRPEF e principi generali: TUIR, DPR 917/1986. Accertamenti e adempimenti: DPR 600/1973. IVA: DPR 633/1972.
Contributi artigiani/commercianti: Legge 233/1990 e circolari INPS annuali sul minimale e sulle aliquote. Gestione Separata: Legge 335/1995 e circolari INPS annuali.
Diritto camerale: Legge 580/1993 e decreti annuali del Ministero delle Imprese e del Made in Italy. E-fattura: DL 127/2015 e DL 36/2022, con provvedimenti attuativi dell’Agenzia delle Entrate.
Costi fissi: quali sono e quanto incidono
1) Contributi INPS fissi (artigiani e commercianti)
Se sei artigiano o commerciante versi contributi sul “minimale di reddito”. È una soglia di reddito fissata ogni anno da INPS. Sotto quella soglia paghi comunque un fisso.
Quanto? Dipende da aliquota e minimale dell’anno. L’INPS li aggiorna con circolare annuale. In media l’esborso annuo si colloca tra 4.200 e 4.900 euro, salvo riduzioni.
Riduzione 35%. Nel forfettario puoi chiedere all’INPS una riduzione del 35% dei contributi artigiani/commercianti. La chiedi una volta e vale anche per gli anni successivi, finché resti nel regime.
2) Diritto camerale annuale
Le ditte iscritte al Registro Imprese pagano il diritto annuale alla Camera di Commercio. L’importo varia per provincia e per misura fissata dal Ministero.
Importo tipico per microimprese. In molte province oscilla tra 50 e 120 euro. Le CCIAA pubblicano il tariffario ogni anno.
Scadenza. Di norma coincide con il saldo imposte di giugno, tramite F24.
3) Onorario del consulente e strumenti obbligatori
Commercialista o consulente fiscale. Pianifica un canone annuo. Può variare molto in base a regime, volume fatture e servizi inclusi.
Strumenti. PEC, firma digitale, conservazione sostitutiva, software di fatturazione elettronica. Non tutti sono obbligatori per legge, ma sono ormai indispensabili per gestire adempimenti.
Costi variabili: come funzionano in pratica
Imposte nel regime forfettario
Reddito imponibile. Si calcola applicando il “coefficiente di redditività” al fatturato. È una percentuale che rappresenta i costi presunti per il tuo settore.
Aliquote. Imposta sostitutiva al 5% per startup che rispettano i requisiti di legge, poi 15%. Base normativa: Legge 190/2014, art. 1 commi 64-65.
Esclusioni e soglie. Soglia di ricavi/compensi fino a 85.000 euro annui. Superamento di 100.000 euro comporta uscita immediata nell’anno stesso, secondo Legge 197/2022.
Imposte nel regime ordinario semplificato
Reddito imponibile. È l’utile reale: ricavi meno costi deducibili. Vale il principio di cassa per imprese minori e professionisti, salvo eccezioni.
Aliquote. Paghi IRPEF a scaglioni, addizionali regionali e comunali. Gestisci anche le imposte sostitutive se previste da regimi particolari.
IVA. Nell’ordinario addebiti IVA, detrangi l’IVA sugli acquisti e versi la differenza. Periodicità mensile o trimestrale se ammesso.
Contributi previdenziali variabili
Artigiani e commercianti. Oltre ai contributi sul minimale, versi anche un’aliquota sulla parte di reddito che supera il minimale. L’aliquota e i massimali sono fissati ogni anno da INPS.
Professionisti senza Cassa. Se non hai una Cassa ordinistica, versi alla Gestione Separata INPS. Non ci sono fissi. Versi solo in percentuale al reddito professionale.
Professionisti con Cassa. Ogni Cassa ha regole e aliquote proprie. Verifica regolamento contributivo e scadenze nel sito della tua Cassa.
Scadenze e cassa: quando paghi davvero
Calendario tipico 2026 (indicativo, verifica ogni anno)
INPS artigiani/commercianti. Versamenti trimestrali con F24 intorno al 16 del mese: maggio, agosto, novembre e febbraio dell’anno successivo.
Imposte. Saldo e primo acconto entro giugno; secondo acconto a novembre. Rateizzazioni disponibili con interesse di dilazione. Normativa: DPR 435/2001.
Diritto camerale. Di solito a giugno con F24. Verifica l’avviso della tua Camera di Commercio.
E-fattura e adempimenti digitali
Dal 2024 l’e-fattura è obbligatoria anche per i forfettari. Base normativa: DL 127/2015 e DL 36/2022 con provvedimenti attuativi dell’Agenzia delle Entrate.
Conservazione. Le fatture elettroniche vanno conservate a norma. Puoi usare il servizio gratuito dell’Agenzia delle Entrate o un conservatore accreditato.
POS. L’obbligo di accettare pagamenti elettronici vale per tutti. Le sanzioni sono state rese effettive dal 2022. Fonti: DL 179/2012 e DL 36/2022.
Regola decisionale rapida
Se… allora… per stimare in pochi minuti il tuo costo mensile
- Se operi nel forfettario e sei artigiano/commerciante, allora stima: contributi fissi annui INPS (circa 4.200-4.900), più imposta 5% o 15% sul reddito forfettario, più diritto camerale e consulente. Dividi per 12.
- Se operi nel forfettario e sei professionista in Gestione Separata, allora stima: contributi solo percentuali sul reddito forfettario, più imposta 5% o 15%. Non avrai contributi fissi.
- Se sei in ordinario, allora calcola: IRPEF a scaglioni sull’utile, addizionali, IVA da versare, contributi previdenziali. Il peso complessivo può superare il 35-45% dell’utile.
- Se prevedi ricavi stagionali o salti di fatturato, allora accantona ogni mese una percentuale prudenziale (es. 30-40%). Così copri acconti e conguagli senza stress.
- Se parti da zero, allora richiedi subito eventuale riduzione del 35% dei contributi INPS (se forfettario e iscritto ad artigiani/commercianti). Incide molto sul mensile.
Esempi pratici 2026
1) Parrucchiere in forfettario (artigiano) con fatturato 15.000 euro
Coefficiente di redditività per servizi alla persona: 67%. Reddito forfettario: 15.000 x 67% = 10.050 euro.
Imposta sostitutiva. Se start-up con aliquota 5%: 10.050 x 5% = 502,50 euro. Se al 15%: 1.507,50 euro.
INPS. Considera i contributi fissi annui sul minimale (range 4.200-4.900 euro). Se chiedi la riduzione del 35%, scendono proporzionalmente. L’eventuale quota variabile qui è zero, perché il reddito è spesso sotto o in linea col minimale.
Altri costi fissi. Diritto camerale indicativo 50-120 euro. Consulente, ad esempio 500-900 euro annui secondo servizi.
Mensile indicativo. Somma i costi annui e dividi per 12. Con aliquota 5% e riduzione INPS attiva, il totale mensile può attestarsi poco sotto i 400-500 euro. Senza riduzione, aumenta di circa un terzo.
2) Sviluppatore freelance in forfettario (Gestione Separata) con fatturato 30.000 euro
Coefficiente per professionisti senza Cassa: 78%. Reddito forfettario: 30.000 x 78% = 23.400 euro.
Imposta sostitutiva 15% (se non start-up): 23.400 x 15% = 3.510 euro.
INPS Gestione Separata. Applica l’aliquota dell’anno (comunicata da INPS). Stima indicativa 25-27%: contributi 23.400 x 26% ≈ 6.084 euro. Nessun contributo fisso.
Altri costi. Consulente e strumenti digitali. Diritto camerale non dovuto se non iscritto al Registro Imprese.
Mensile indicativo. (3.510 + 6.084 + onorario consulente) / 12. Con 700 euro di consulenza annua, stima ≈ 875 euro al mese.
3) Negozio al dettaglio in ordinario semplificato con fatturato 120.000 euro
IVA. Versamenti mensili o trimestrali. L’IVA non è un costo se ben gestita, ma impatta la cassa.
Utile. Calcola ricavi meno costi deducibili. Su quell’utile paghi IRPEF a scaglioni, addizionali, contributi INPS e imposte locali se dovute.
Mensile. In ordinario conviene accantonare almeno il 35-45% dell’utile per coprire IRPEF, addizionali e INPS.
Come programmare i pagamenti senza sorprese
Accantonamenti mensili e acconti
Accantona ogni mese. Per il forfettario parti dal 25-35% del fatturato. Per l’ordinario parti dal 35-45% dell’utile.
Acconti. A giugno e novembre versi acconti su imposte e contributi. Sono anticipi sull’anno in corso, calcolati di solito con il metodo storico.
Ravvedimento. Se salti una scadenza, puoi sanare con sanzioni e interessi ridotti. Normativa: art. 13 D.Lgs. 472/1997.
Altri obblighi che possono incidere sul budget
INAIL. Se svolgi attività con rischio infortuni, potresti dover assicurarti. Riferimento: DPR 1124/1965. Verifica con il consulente sicurezza.
Sistemi di pagamento. POS obbligatorio per incassi al dettaglio. Eviti sanzioni e migliori la tracciabilità.
Libri e registri. Nel forfettario gli adempimenti sono snelli. Nell’ordinario servono registri IVA e tenuta contabile adeguata.
| Scenario | Requisiti principali | Costi fissi tipici | Costi variabili e tempistiche |
|---|---|---|---|
| Forfettario artigiano/commerciante | Ricavi/compensi fino a 85.000 euro; niente regimi incompatibili; rispetto cause di esclusione previste dalla Legge 190/2014 e modifiche | INPS su minimale (riducibile del 35% su richiesta); diritto camerale; consulente; strumenti e-fattura | Imposta 5% o 15% sulla base forfettaria; INPS su reddito eccedente; F24: giugno saldo/acconto, novembre secondo acconto; INPS trimestrale |
| Forfettario professionista (Gestione Separata) | Niente Cassa ordinistica; ricavi/compensi entro 85.000 euro; rispetto delle cause di esclusione | Consulente; strumenti e-fattura; nessun diritto camerale se non iscritto al Registro Imprese | Contributi percentuali senza fissi; imposta 5% o 15%; F24 a giugno e novembre; saldo INPS con dichiarazione redditi |
| Ordinario semplificato commerciante | Superi i limiti del forfettario o scegli l’ordinario; obblighi IVA e contabilità semplificata | Consulente; diritto camerale; eventuale INAIL; software gestionale | IRPEF a scaglioni e addizionali su utile; IVA mensile/trimestrale; INPS fissi + variabili; F24: mensili/trimestrali e giugno/novembre |
| Professionista con Cassa | Iscrizione a Ordine e Cassa professionale; regole contributive proprie | Contributi minimi Cassa (se previsti); consulente; strumenti e-fattura | Contributi percentuali su reddito; acconti/saldi secondo regolamento Cassa; IRPEF su utile; scadenze variabili per Cassa e F24 |
FAQ: domande frequenti sui costi mensili di una ditta individuale
1) Nel forfettario pago davvero “solo” il 5% o il 15%? Cosa manca nel conto?
No. L’imposta sostitutiva del 5% o del 15% è solo una componente. Devi considerare anche i contributi previdenziali, che spesso pesano più dell’imposta. Se sei artigiano o commerciante, hai contributi INPS sul minimale anche con ricavi bassi. Se sei in Gestione Separata, non hai fissi, ma versi una percentuale sul reddito forfettario che può superare il 25%. Aggiungi poi i costi fissi amministrativi: diritto camerale se iscritto al Registro Imprese, consulente, strumenti per la fatturazione elettronica e la conservazione. Il risultato pratico è che il “costo totale” per un forfettario medio si colloca spesso nel 25-35% del fatturato, ma può scendere o salire secondo settore, coefficienti, riduzione INPS del 35% e spese operative.
2) Come funziona la riduzione del 35% dei contributi INPS per i forfettari artigiani/commercianti?
È una riduzione contributiva riconosciuta agli iscritti alle Gestioni speciali artigiani e commercianti in regime forfettario. Si chiede all’INPS con apposita istanza e vale finché resti nel regime. Riduce sia i contributi fissi sul minimale sia la quota variabile sul reddito eccedente. Non incide però sulle scadenze: continui a pagare trimestralmente con F24. La misura e le modalità operative sono ribadite ogni anno nelle circolari INPS. Ricorda che una contribuzione più bassa può influire sulla futura pensione, perché versi meno. Valuta se la riduzione conviene, soprattutto se hai margini per integrare volontariamente o puntare su strumenti di previdenza complementare.
3) Che differenza c’è tra ditta individuale commerciante in ordinario e in forfettario ai fini dei costi mensili?
Nel forfettario non gestisci l’IVA e non deduci i costi reali. Applichi il coefficiente di redditività al fatturato e paghi l’imposta sostitutiva. I costi mensili sono più prevedibili, ma possono risultare più alti o più bassi dell’ordinario a seconda della struttura dei costi. Nell’ordinario gestisci IVA, registri acquisti e vendite e deduci i costi effettivi. Se hai molti costi deducibili e investimenti, l’ordinario può ridurre il carico IRPEF. Tuttavia impone più adempimenti e una gestione della cassa più complessa per via dell’IVA mensile o trimestrale. In sintesi: forfettario uguale semplicità e prevedibilità; ordinario uguale maggiore aderenza all’utile reale ma più burocrazia e variabilità di cassa.
4) Quali sono le principali scadenze da segnare per non sforare il budget mensile nel 2026?
Metti in agenda tre blocchi. Primo: INPS artigiani/commercianti ai soliti trimestri (maggio, agosto, novembre e febbraio successivo). Secondo: imposte dirette con saldo e primo acconto a giugno e secondo acconto a novembre. Terzo: diritto camerale a giugno con F24. Se sei in ordinario aggiungi IVA mensile o trimestrale e le liquidazioni periodiche. Se appartieni a una Cassa professionale, segui le scadenze specifiche per minimi, acconti e saldi. Tutte le date possono subire micro-varianti annuali con proroghe e weekend, perciò verifica sempre le istruzioni dell’Agenzia delle Entrate, dell’INPS, della tua Cassa e della Camera di Commercio. Pianifica accantonamenti mensili coerenti con questi picchi.
5) Posso davvero stimare i costi mensili come percentuale del fatturato? Quale percentuale usare?
Sì, è una tecnica utile per la cassa. Nel forfettario usa una forchetta 25-35% del fatturato. Avvicinati al 25% se hai riduzione del 35% INPS, coefficienti elevati e pochi servizi extra. Salì verso il 35% se non hai la riduzione o se hai consulenze e strumenti più costosi. Per i professionisti in Gestione Separata con aliquote superiori al 25%, valuta anche il 30-40% se sei al 15% di imposta. Nell’ordinario è meglio ragionare sull’utile: accantona il 35-45% dell’utile per coprire IRPEF, addizionali e contributi. Dopo il primo anno, ritarai la percentuale in base ai tuoi numeri reali e agli acconti dell’anno successivo.
