Ultimo aggiornamento: agosto 2026.
Con Partita IVA paghi imposte diverse a seconda del regime: forfettario (5%-15%) o ordinario (IRPEF 23%-33%-43% 2026). Sommi addizionali e contributi. Versi a saldi e acconti.
- Regime forfettario: imposta sostitutiva 15% o 5% start-up. Reddito = ricavi x coefficiente di redditività – contributi previdenziali.
- Regime ordinario: IRPEF progressiva per scaglioni 2026 (23%-33%-43%), più addizionali regionali e comunali. Contributi deducibili.
- Versamenti con F24 a saldo e acconto. Scadenze ordinarie di metà anno e fine novembre, con possibili rateazioni.
Come si calcolano le tasse con Partita IVA nel 2026
In Italia il calcolo dipende dal regime fiscale scelto o applicabile. Le basi sono nel TUIR (DPR 917/1986) per l’IRPEF e nella Legge 190/2014 per il regime forfettario. Per i versamenti si applica il D.Lgs. 241/1997 (F24, rateazioni). Le addizionali regionali e comunali sono nel D.Lgs. 446/1997.
Due sono i binari principali: il regime forfettario, più semplice e con imposta sostitutiva, e il regime ordinario, con IRPEF a scaglioni. In entrambi i casi i contributi previdenziali sono deducibili dal reddito. Le regole operative si trovano su Normattiva, sul sito dell’Agenzia delle Entrate e nelle circolari INPS.
Il metodo di pagamento segue il sistema saldo-acconti. Normalmente versi il saldo dell’anno precedente e l’acconto per l’anno in corso. Le scadenze possono variare con proroghe del MEF, ma i riferimenti tipici restano metà anno e fine novembre.
Regime forfettario: definizione e requisiti 2026
Il “regime forfettario” è un regime semplificato con tassazione agevolata. In pratica non deduci i costi reali. Applichi un coefficiente di redditività ai ricavi e ottieni il reddito su cui calcolare l’imposta sostitutiva.
I requisiti fondamentali derivano dalla Legge 190/2014, art. 1 commi 54-89, come modificati nel tempo, compresa la Legge 197/2022 che ha elevato la soglia a 85.000 euro annui. Restano valide le “cause ostative” (partecipazioni in società di persone, controllo di SRL con attività riconducibile, prevalenza di lavoro dipendente salvo limiti, e altri casi chiariti dall’Agenzia delle Entrate). Per i chiarimenti operativi si veda la Circolare 9/E del 2019.
L’imposta sostitutiva è del 15%. Scende al 5% per i primi 5 anni se rispetti le condizioni “start-up” previste dalla Legge 190/2014 (assenza di attività simili nei tre anni precedenti, nuova attività non in prosecuzione di lavoro autonomo o dipendente salvo praticantato, e altri dettagli indicati nelle circolari dell’Agenzia delle Entrate).
Calcolo nel forfettario: formula base ed esempio su 30.000 euro
La formula è semplice: Reddito imponibile = Ricavi x Coefficiente di redditività – Contributi previdenziali. L’imposta = Reddito imponibile x 15% (oppure 5% in start-up). “Coefficiente di redditività” significa la percentuale standard che l’Agenzia assegna al tuo codice ATECO per stimare i costi in modo forfettario.
Esempio 2026. Professionista ATECO 71.11.09 (attività tecnica di progettazione): coefficiente di redditività 78%. Ricavi 30.000 euro. Contributi versati 3.393 euro. Calcolo: 30.000 x 78% = 23.400 euro. Reddito imponibile: 23.400 – 3.393 = 20.007 euro. Imposta sostitutiva 5% (start-up): circa 1.000 euro. Con aliquota 15% sarebbe circa 3.001 euro. I contributi restano deducibili e si versano alla cassa professionale o all’INPS, secondo l’iscrizione.
Nota previdenziale. Se sei iscritto a una cassa ordinistica, segui il regolamento della cassa (per esempio, minimi e contributi integrativi). Se non hai una cassa, versi alla Gestione Separata INPS (L. 335/1995). Le aliquote INPS si aggiornano ogni anno con circolari INPS.
Regime ordinario: come funziona per professionisti e imprese
Nel “regime ordinario” paghi l’IRPEF a scaglioni progressivi più le addizionali. “Progressivo” significa che applichi aliquote crescenti a fasce di reddito. Per professionisti e artisti il reddito si calcola di regola con il principio di cassa: contano incassi e pagamenti (art. 54 TUIR). Per le imprese minori in contabilità semplificata si usa il principio di cassa; per la contabilità ordinaria vale il principio di competenza (ricavi e costi maturati).
Scaglioni IRPEF 2026: 23% fino a 28.000 euro; 33% da 28.001 a 50.000 euro; 43% oltre 50.000 euro. Queste aliquote si applicano all’imponibile fiscale, dopo deduzioni (inclusi i contributi) e prima delle detrazioni. Restano dovute le addizionali regionali e comunali, deliberate ogni anno da Regioni e Comuni (norma quadro: D.Lgs. 446/1997).
Esempio 2026. Professionista con incassi 30.000 euro, contributi 3.393 euro, costi deducibili 5.000 euro. Reddito imponibile: 30.000 – 3.393 – 5.000 = 21.607 euro. IRPEF: 21.607 x 23% ≈ 4.970 euro. A questa somma aggiungerai le addizionali regionale e comunale e sottrarrai eventuali detrazioni spettanti.
Versamenti: saldo, acconti e scadenze
Come funziona saldo e acconti
Paghi il saldo dell’anno precedente e gli acconti dell’anno in corso. L’acconto si calcola in percentuale dell’imposta dell’anno prima. Si versa di norma in due rate. Il riferimento procedurale è nel D.Lgs. 241/1997 e nelle istruzioni dell’Agenzia delle Entrate. Il pagamento avviene con modello F24.
Il meccanismo vale sia per il forfettario (imposta sostitutiva) sia per l’IRPEF del regime ordinario. Contributi previdenziali e imposte seguono calendari e codici tributo distinti. In caso di variazioni normative o proroghe, il MEF e l’Agenzia delle Entrate pubblicano i provvedimenti.
Scadenze tipiche 2026
Le scadenze ordinarie sono a metà anno per saldo e primo acconto e a fine novembre per il secondo acconto. In alcuni casi è possibile la rateazione e il differimento con una piccola maggiorazione. Ogni anno eventuali proroghe sono comunicate da MEF e Agenzia delle Entrate.
Regola decisionale rapida
Seleziona il regime con nessi logici chiari
– Se prevedi ricavi sotto 85.000 euro, hai costi bassi e nessuna causa ostativa: il forfettario di solito conviene. Aliquota 15% o 5% start-up. Niente IVA e contabilità semplificata.
– Se i tuoi costi reali sono alti (ad esempio sopra il 40% dei ricavi), vuoi detrarre l’IVA, usufruire di bonus e deduzioni puntuali: il regime ordinario spesso risulta più efficiente, anche se più complesso.
– Se stai per superare 85.000 euro: valuta il passaggio all’ordinario. Ricorda che lo sforamento sopra 100.000 euro comporta la fuoriuscita immediata dal forfettario nell’anno, in base alle modifiche introdotte dalla Legge 197/2022 e chiarimenti dell’Agenzia delle Entrate.
– Se sei un professionista con cassa, stima bene i contributi minimi e il conguaglio. Se sei in Gestione Separata INPS, verifica l’aliquota dell’anno in corso. I contributi sono deducibili in entrambi i regimi.
– Se hai oneri detraibili importanti (familiari a carico, interessi mutuo, spese sanitarie) e vuoi massimizzarne l’effetto, il regime ordinario con IRPEF e detrazioni potrebbe dare un vantaggio rispetto al forfettario.
Normativa di riferimento essenziale (solo testo)
– DPR 917/1986 (TUIR): regole sul reddito di lavoro autonomo e d’impresa, e IRPEF a scaglioni.
– Legge 190/2014, art. 1 commi 54-89: istituzione del regime forfettario; imposta sostitutiva 15% e ridotta 5% per start-up; cause ostative.
– Legge 197/2022: innalzamento soglia accesso/ permanenza forfettario a 85.000 euro e regole di fuoriuscita oltre 100.000 euro.
– D.Lgs. 241/1997: versamenti unitari con F24, compensazioni e rateazioni.
– D.Lgs. 446/1997: addizionali regionali e comunali all’IRPEF.
– L. 335/1995: previdenza obbligatoria e Gestione Separata INPS; circolari INPS annuali per le aliquote.
– Circolari e risoluzioni dell’Agenzia delle Entrate: chiarimenti operativi su requisiti, cause ostative e acconti. Consultabili su portale istituzionale e Normattiva.
Errori frequenti e consigli pratici
– Confondere incassi con reddito. Nel forfettario contano i ricavi ridotti dal coefficiente, non i costi reali. Nell’ordinario contano costi deducibili e contributi.
– Dimenticare i contributi. Sono spesso la voce più pesante. Calcolali prima delle imposte perché sono deducibili e incidono sull’aliquota effettiva.
– Ignorare addizionali regionali e comunali. Nel regime ordinario possono spostare l’aliquota effettiva di diversi decimali.
– Sottostimare gli acconti. Se cresci di fatturato, l’acconto sull’imposta dell’anno prima può risultare insufficiente. Prevedi un margine.
– Superare le soglie del forfettario per distrazione. Monitora mese per mese. Quanto più ti avvicini a 85.000 euro, più serve un piano.
Esempi numerici comparati 2026
Professionista con ricavi 50.000 euro
– Forfettario (coefficiente 78%), contributi stimati 6.000 euro. Reddito: 50.000 x 78% = 39.000; imponibile: 39.000 – 6.000 = 33.000. Imposta 15%: 4.950 euro (5% start-up: 1.650 euro). No IVA. Addizionali non dovute sull’imposta sostitutiva.
– Ordinario, costi 12.000 euro, contributi 6.000 euro. Reddito: 50.000 – 12.000 – 6.000 = 32.000. IRPEF: 28.000 x 23% + 4.000 x 33% = 6.440 + 1.320 = 7.760 euro. Aggiungi addizionali, sottrai detrazioni.
Il risultato mostra perché il profilo dei costi e delle detrazioni è decisivo nella scelta del regime.
| Scenario 2026 | Requisiti chiave | Base imponibile | Imposte e contributi | Tempistiche e note |
|---|---|---|---|---|
| Forfettario start-up (5%) | Ricavi fino a 85.000 euro; condizioni start-up Legge 190/2014; nessuna causa ostativa | Ricavi x coefficiente – contributi | Imposta sostitutiva 5%; contributi a cassa/INPS deducibili; niente IVA | Saldo e acconti con F24; scadenze ordinarie metà anno e fine novembre; verificare proroghe MEF |
| Forfettario ordinario (15%) | Ricavi fino a 85.000 euro; rispetto cause ostative; esclusa fuoriuscita oltre 100.000 | Ricavi x coefficiente – contributi | Imposta sostitutiva 15%; contributi deducibili; niente IVA | Contabilità semplificata; monitoraggio soglie; acconti calcolati sull’imposta |
| Professionista ordinario | Nessun limite ricavi; principio di cassa (art. 54 TUIR) | Compensi – costi deducibili – contributi | IRPEF 23%-33%-43% 2026 + addizionali; contributi deducibili | Saldo e acconti; possibile rateazione F24 (D.Lgs. 241/1997); detrazioni incidono sul dovuto |
| Impresa semplificata | Limiti ricavi ai fini contabilità semplificata; principio di cassa | Ricavi – costi pagati – contributi | IRPEF a scaglioni 2026 + addizionali; IVA dovuta con liquidazioni | Obblighi IVA periodici; ritenute, CU e dichiarazioni secondo calendario AE |
FAQ
Qual è la differenza concreta tra imposta sostitutiva e IRPEF a scaglioni?
L’imposta sostitutiva del forfettario sostituisce IRPEF, addizionali e IVA. Applichi una sola aliquota (5% o 15%) a un reddito calcolato in modo standard. È semplice e prevedibile. L’IRPEF a scaglioni del regime ordinario è progressiva. Applichi aliquote crescenti per fasce di reddito (23%-33%-43% nel 2026). Poi aggiungi addizionali regionali e comunali. Nel regime ordinario puoi dedurre i costi effettivi e sfruttare detrazioni e crediti. La scelta dipende da struttura dei costi, detrazioni personali e crescita attesa.
Il coefficiente di redditività come incide sul forfettario e dove lo trovo?
Il coefficiente di redditività determina la quota di ricavi che diventa reddito imponibile nel forfettario. Sostituisce la contabilità analitica dei costi. Esempio: coefficiente 78% significa che su 100 euro di ricavi, 78 sono considerati reddito prima dei contributi. I coefficienti sono fissati per codice ATECO dalla Legge 190/2014 e dalle tabelle dell’Agenzia delle Entrate. Puoi verificarli nelle istruzioni ufficiali e negli allegati ai provvedimenti, reperibili tramite il portale dell’Agenzia e Normattiva.
Come funzionano le addizionali regionali e comunali nel regime ordinario?
Le addizionali si applicano al reddito imponibile IRPEF e si sommano all’imposta statale. Le Regioni fissano aliquote e scaglioni con proprie delibere (norma quadro D.Lgs. 446/1997). I Comuni applicano una loro aliquota. Le delibere variano ogni anno. Per questo l’aliquota effettiva complessiva cambia in base al territorio. In sede di dichiarazione, le addizionali vengono calcolate automaticamente dal software ufficiale o dal professionista, e si versano insieme a saldo e acconti IRPEF con F24.
Se supero 85.000 euro nel forfettario, cosa succede e quando esco dal regime?
La soglia di 85.000 euro è il limite per permanere nel forfettario. Se la superi ma resti entro 100.000 euro, esci dall’anno successivo e dal periodo d’imposta successivo applichi il regime ordinario. Se superi 100.000 euro, la fuoriuscita è immediata nello stesso anno in cui sfori. Questo meccanismo è stato introdotto e chiarito dalla Legge 197/2022 e dai documenti di prassi dell’Agenzia delle Entrate. Ricorda: il calcolo è sui ricavi/compensi del periodo, non sull’imponibile forfettario. Monitora mensilmente la progressione dei ricavi.
Quali normative devo consultare per essere certo di applicare le regole aggiornate al 2026?
Per il quadro generale consulta: DPR 917/1986 (TUIR) per IRPEF e regole di calcolo; Legge 190/2014 per il regime forfettario (commi 54-89); Legge 197/2022 per le soglie del forfettario; D.Lgs. 241/1997 per F24 e acconti; D.Lgs. 446/1997 per addizionali. Per contributi previdenziali fai riferimento alla L. 335/1995 e alle circolari INPS annuali. Per le aliquote IRPEF 2026 e possibili proroghe/scadenze, verifica le istruzioni dell’Agenzia delle Entrate e i comunicati del MEF. Tutte queste fonti sono consultabili sui siti istituzionali e su Normattiva.
