Tasse su una fattura emessa: quante ne devo pagare?

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Ultimo aggiornamento: agosto 2026.

Sulle singole fatture paghi solo l’imposta di bollo da 2€ se l’importo non soggetto a IVA supera 77,47€. Imposte e contributi si calcolano sull’imponibile annuo, diverso tra regime forfettario e ordinario.

  • Imposta di bollo: 2€ per documenti fiscali non soggetti a IVA oltre 77,47€, ai sensi del DPR 642/1972.
  • Forfettario: imponibile = incassi x coefficiente di redditività – contributi; imposta sostitutiva al 15% (o 5% start-up).
  • Ordinario: imponibile = ricavi – costi deducibili – contributi; IVA neutra; IRPEF progressiva e addizionali.

Cosa paghi su ogni fattura: solo l’imposta di bollo

L’imposta di bollo è un tributo fisso dovuto su fatture e documenti non soggetti a IVA, quando l’importo supera 77,47€. Lo prevede il DPR 642/1972, Tariffa allegato A, art. 6 (fonte: Normattiva).

Quando scatta il bollo? Scatta se la fattura è senza IVA per natura dell’operazione. Esempi: esente art. 10 DPR 633/1972, non imponibile art. 8-9 DPR 633/1972, fuori campo IVA, forfettario. Non scatta se l’operazione è soggetta a IVA, anche se l’imposta non è addebitata in fattura per reverse charge o split payment.

Importo e modalità: 2€ per documento. Nelle fatture elettroniche si seleziona il campo “bollo” e l’Agenzia delle Entrate calcola il dovuto. Il versamento è trimestrale con F24 o addebito. Scadenze di prassi: 31 maggio (1° trim.), 30 settembre (2°), 30 novembre (3°), 28 febbraio anno successivo (4°). Se l’importo del 1° trimestre non supera 5.000€, puoi rinviare al 2°; se la somma 1°+2° non supera 5.000€, puoi rinviare al 3° (fonti: DPR 642/1972; DM 17 giugno 2014; provvedimenti Agenzia delle Entrate; consultabili su Normattiva e portale Agenzia delle Entrate). Se invii la fattura elettronica in ritardo, verifica le sanzioni per l’invio tardivo della fattura elettronica.

Fattura cartacea: si applica la marca da bollo fisica da 2€ e si annota il numero della marca sul documento. Conserva le matrici per eventuali controlli.

Cosa non paghi per singola fattura: imposte e contributi

Le imposte sul reddito e i contributi non si pagano su ogni fattura. Si versano per periodo d’imposta (di solito l’anno solare). Si calcolano sull’imponibile fiscale annuo.

Imposte sul reddito: nel forfettario paghi un’imposta sostitutiva. Sostituisce IRPEF, addizionali e IVA. Nell’ordinario paghi IRPEF a scaglioni, addizionali regionali e comunali. Le persone fisiche oggi non pagano IRAP per attività autonome, per effetto della Legge 234/2021 (fonte: Normattiva).

Contributi: versi i contributi previdenziali all’INPS. Gestione separata per professionisti senza cassa. Artigiani e commercianti nella gestione dedicata con minimali fissi. Le casse professionali seguono i loro regolamenti (fonti: Legge 335/1995; circolari INPS; portale INPS).

Calcolo dell’imponibile fiscale per i due regimi

Regime forfettario: cos’è e come si calcola

Il regime forfettario è un regime agevolato per persone fisiche con ricavi fino a 85.000€ annui. La norma base è la Legge 190/2014, art. 1, commi 54-89, aggiornata dalle leggi di bilancio successive (fonte: Normattiva).

Coefficiente di redditività: è una percentuale legata al codice ATECO. Serve a stimare i costi in modo forfettario. Esempio: 78% per consulenze professionali. Significa che il 78% degli incassi è reddito imponibile prima dei contributi.

Principio di cassa: contano gli incassi effettuati nell’anno. Se emetti la fattura ma non incassi entro il 31 dicembre, quell’importo non entra nel calcolo dell’anno.

Formula pratica: imponibile = incassi x coefficiente – contributi previdenziali versati o dovuti. Imposta sostitutiva: 15%. Ridotta al 5% per i primi 5 anni se rispetti le condizioni di start-up previste dalla Legge 190/2014.

Esempio rapido: incassi 30.000€, coefficiente 78%, contributi 3.900€. Imponibile = 30.000 x 78% – 3.900 = 19.500 – 3.900 = 15.600€. Imposta 15% = 2.340€. Stima complessiva (imposta + contributi) pari al 25-30% degli incassi è spesso realistica, ma varia per attività e contributi.

IVA e ritenute: nel forfettario non addebiti IVA in fattura (salvo eccezioni estere) e non subisci ritenuta d’acconto. Inserisci la dicitura di legge in fattura, come previsto dall’art. 1 comma 67 della Legge 190/2014.

Regime ordinario: professionisti e imprese

Nel regime ordinario la base si determina per differenza tra ricavi e costi.

Professionisti: si applica il principio di cassa. Rilevano compensi incassati e spese pagate (art. 54 TUIR). Molte prestazioni professionali sono soggette a ritenuta d’acconto del 20% operata dal cliente sostituto d’imposta (art. 25 DPR 600/1973). La ritenuta è un anticipo IRPEF tuo.

Imprese minori in semplificata: dal 2017 il reddito si determina per cassa (art. 66 TUIR). Rilevano incassi e pagamenti, con regole specifiche per rimanenze e beni strumentali.

Imprese in ordinaria: si usa il principio di competenza economica (art. 83 TUIR). Rilevano ricavi e costi dell’esercizio, indipendentemente dagli incassi.

IVA: è neutra per il reddito. L’IVA che addebiti ai clienti non è un ricavo. L’IVA sugli acquisti detraibile non è un costo. Il reddito si calcola sempre al netto dell’IVA (DPR 633/1972).

Imposte: per persone fisiche paghi IRPEF a scaglioni e addizionali. Per società paghi IRES e IRAP (salvo esenzioni specifiche). Le persone fisiche autonome non pagano più IRAP dal 2022 (Legge 234/2021).

Scadenze: saldo e acconti di imposte e contributi

Imposte sui redditi: versi il saldo dell’anno precedente e gli acconti dell’anno in corso. Scadenza ordinaria per il saldo e il primo acconto: 30 giugno. Secondo acconto: 30 novembre. L’acconto è di norma pari al 100% dell’imposta dovuta l’anno prima. Di solito si divide 40% al primo acconto e 60% al secondo (fonti: DPR 435/2001 e prassi Agenzia delle Entrate).

Contributi INPS gestione separata: versi con le stesse scadenze del saldo e acconti imposte, in F24. L’aliquota varia per categoria e anno (fonte: portale INPS e circolari INPS).

Artigiani e commercianti: pagano quattro rate dei contributi minimi durante l’anno e il conguaglio a saldo con le scadenze fiscali. I minimi si pagano anche se non ci sono incassi. L’eventuale eccedenza si calcola sul reddito effettivo (fonti: Legge 335/1995; circolari INPS).

Imposta di bollo e-fatture: versamento trimestrale come indicato sopra. L’importo è visibile nel cassetto fiscale. Puoi pagare con F24 o domiciliazione.

Regola decisionale rapida

1) La fattura supera 77,47€ e non c’è IVA? Sì: aggiungi 2€ di bollo. No: nessun bollo.

2) Sei in forfettario? Sì: imponibile = incassi dell’anno x coefficiente – contributi. Imposta sostitutiva 15% (o 5% start-up). Niente ritenuta, niente IVA in fattura.

3) Sei in ordinario professionista? Imponibile = compensi incassati – costi pagati – contributi. Tieni conto delle ritenute d’acconto subite. L’IVA è fuori dal calcolo del reddito.

4) Sei impresa semplificata? Applica il criterio di cassa (incassi – pagamenti), con regole specifiche per rimanenze e beni. In ordinaria usa la competenza.

5) Pianifica i flussi: bollo a trimestre; imposte saldo+acconti a giugno/novembre; contributi secondo gestione; verifica eventuali rateazioni consentite dalla norma vigente.

Esempi numerici commentati

Esempio A – Forfettario consulente: incassi 40.000€, coefficiente 78%, contributi gestione separata 25,72% su imponibile previdenziale semplificato (esempio indicativo). Primo passo: imponibile lordo = 40.000 x 78% = 31.200€. Contributi provvisori stimati 8.020€ circa. Imponibile fiscale = 31.200 – 8.020 = 23.180€. Imposta 15% = 3.477€. Totale oneri annui indicativi: contributi 8.020 + imposta 3.477 = 11.497€ (28,7% degli incassi). L’aliquota contributiva esatta e il minimale variano per anno: controlla le circolari INPS.

Esempio B – Ordinario professionista: compensi incassati 60.000€, ritenute d’acconto subite 10.000€ (20% su 50.000€ da clienti sostituti), costi deducibili pagati 12.000€, contributi 9.000€. Imponibile = 60.000 – 12.000 – 9.000 = 39.000€. IRPEF lorda calcolata per scaglioni. Detrai le ritenute d’acconto di 10.000€. Paga addizionali su base regionale e comunale. L’IVA resta fuori dal calcolo del reddito.

Esempio C – Bollo e-fatture: 180 fatture senza IVA da 100€ ciascuna nel trimestre. Bollo dovuto = 180 x 2€ = 360€. Scadenza versamento secondo calendario trimestrale. L’Agenzia conteggia nel cassetto fiscale.

Fonti normative e riferimenti ufficiali

Imposta di bollo: DPR 642/1972, Tariffa Allegato A, art. 6; DM 17 giugno 2014 su modalità di assolvimento in modo virtuale; provvedimenti e risoluzioni dell’Agenzia delle Entrate in tema di bollo su fatture elettroniche. Riferimenti consultabili su Normattiva e sul portale dell’Agenzia delle Entrate.

IVA e fatturazione: DPR 633/1972; disciplina reverse charge e split payment; obbligo e regole tecniche della fatturazione elettronica ai sensi del D.Lgs. 127/2015 e provvedimenti attuativi dell’Agenzia delle Entrate.

Forfettario: Legge 190/2014, art. 1, commi 54-89; modifiche e soglie aggiornate dalle leggi di bilancio. Fonti consultabili su Normattiva e documenti di prassi dell’Agenzia delle Entrate.

Determinazione del reddito: TUIR (DPR 917/1986): art. 54 lavoro autonomo, art. 66 imprese minori (cassa), art. 83 (competenza). Accertamenti e adempimenti: DPR 600/1973, con riferimento all’art. 25 sulle ritenute per professionisti.

IRAP: abolizione per persone fisiche esercenti attività commerciali e arti e professioni, Legge 234/2021. Contributi: Legge 335/1995 e circolari INPS. Fonti istituzionali: Normattiva, INPS, Agenzia delle Entrate, Ministero del Lavoro.

Scenario fiscale Come si calcola l’imponibile Imposte e contributi principali Tempistiche e note operative
Forfettario (persona fisica) Incassi x coefficiente di redditività – contributi previdenziali Imposta sostitutiva 15% (5% start-up); contributi INPS gestione separata o art./comm. Saldo e acconti imposta a giugno/novembre; contributi secondo gestione; bollo 2€ per fatture senza IVA oltre 77,47€, versamento trimestrale
Professionista ordinario Compensi incassati – costi pagati – contributi IRPEF per scaglioni + addizionali; ritenute d’acconto a credito; contributi INPS o cassa Saldo e acconti a giugno/novembre; ritenute riducono il saldo; IVA liquidazioni periodiche; bollo solo su fatture senza IVA oltre 77,47€
Impresa semplificata Incassi – pagamenti, con regole per rimanenze e beni strumentali IRPEF per scaglioni + addizionali; contributi art./comm.; niente IRAP per persone fisiche Scritture semplificate; liquidazioni IVA; contributi minimi in 4 rate + conguaglio; bollo se documento senza IVA oltre 77,47€
SRL in ordinaria Principio di competenza: ricavi – costi dell’esercizio IRES e IRAP; contributi per lavoratori dipendenti; IVA ordinaria Bilancio e dichiarazioni d’imposta; acconti IRES/IRAP; bollo su fatture senza IVA oltre 77,47€ quando applicabile

FAQ

Devo pagare tasse su ogni fattura oppure solo il bollo da 2€?

Paghi solo il bollo da 2€ per ogni documento senza IVA che supera 77,47€. È una regola fissa prevista dal DPR 642/1972. Le imposte e i contributi non si pagano per fattura. Si versano sul reddito totale dell’anno, con saldo e acconti. Nel forfettario l’imposta è sostitutiva e si calcola su incassi x coefficiente meno contributi. Nell’ordinario si calcola su ricavi meno costi e contributi, con IRPEF progressiva e addizionali. L’IVA resta fuori dal reddito. In pratica: ogni fattura può avere il bollo; il resto si vede a fine anno con i dichiarativi e gli F24.

Quando serve il bollo sulle e-fatture e come si paga concretamente?

Serve quando la fattura elettronica è senza IVA e supera 77,47€. Esempi tipici: prestazioni in forfettario, operazioni esenti, non imponibili o fuori campo. Non serve in reverse charge e split payment perché l’operazione è comunque soggetta a IVA. Nel tracciato XML imposti “bollo” a “Sì”. L’Agenzia delle Entrate somma l’importo dovuto per trimestre. Lo vedi nel cassetto fiscale. Paghi con F24 o addebito diretto entro 31 maggio, 30 settembre, 30 novembre e 28 febbraio. Se l’importo del 1° trimestre non supera 5.000€, puoi pagarlo insieme al 2°. Se la somma dei primi due resta entro 5.000€, puoi pagare col 3°. Norme di riferimento: DPR 642/1972, DM 17 giugno 2014, provvedimenti Agenzia delle Entrate.

Come calcolo in modo corretto l’imponibile nel regime forfettario?

Segui tre passaggi. Uno: somma gli incassi dell’anno. Per incassi intendo i pagamenti che hai ricevuto, non le fatture emesse e non pagate. Due: applica il coefficiente di redditività legato al tuo ATECO. Questo coefficiente rappresenta i costi “forfettari”. Tre: sottrai i contributi previdenziali versati o dovuti. Sul risultato applichi l’imposta sostitutiva: 15% ordinario o 5% start-up per i primi cinque anni se rispetti i requisiti. Le basi sono nella Legge 190/2014. Ricorda: niente IVA in fattura (salvo casi particolari esteri) e niente ritenute subite, ma inserisci la dicitura di esonero. Pianifica anche saldo e acconti: di solito a giugno e novembre, come per IRPEF.

Nel regime ordinario come incidono costi, IVA e ritenute d’acconto?

I costi deducibili riducono il reddito imponibile. Devi pagarli e documentarli. Per i professionisti vale il principio di cassa (art. 54 TUIR). Per le imprese semplificate vale la cassa (art. 66 TUIR), con regole su rimanenze. Per le imprese in ordinaria vale la competenza (art. 83 TUIR). L’IVA non entra nel conto del reddito: l’IVA che addebiti non è un ricavo, quella che detrai non è un costo. Le ritenute d’acconto al 20% sui compensi professionali (art. 25 DPR 600/1973) non sono un costo: sono anticipi di IRPEF. Le indichi in dichiarazione e le sottrai dalle imposte dovute. A fine anno versi il saldo, poi gli acconti per l’anno successivo.

Quali sono le principali scadenze annuali e come evitare carenze di cassa?

Hai tre famiglie di scadenze. Uno: bollo e-fatture, a trimestre. Pianifica un cuscinetto per ogni trimestre, anche se l’importo è piccolo. Due: imposte sui redditi. Saldo e primo acconto a fine giugno, secondo acconto a fine novembre. Calcola gli acconti sulla base dell’imposta dell’anno precedente (di norma 100%, spesso 40% + 60%). Tre: contributi. Gestione separata segue le scadenze delle imposte. Artigiani e commercianti pagano i minimi in quattro rate durante l’anno, poi conguagliano. Per evitare tensioni di cassa, accantona mensilmente una percentuale degli incassi: 25-30% in forfettario è una buona base. In ordinario costruisci un budget trimestrale con incassi, costi, IVA e imposte. Usa il cassetto fiscale per monitorare il bollo e gli F24 precompilati. Fonti utili: Agenzia delle Entrate, INPS, Normattiva.

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