Ultimo aggiornamento: agosto 2026.
Per aprire un negozio online servono Partita IVA, iscrizione in Camera di Commercio, SCIA al SUAP, INPS commercianti; poi scegli il regime fiscale (ordinario o forfettario) e gestisci IVA italiana o OSS per vendite UE.
- Adempimenti iniziali obbligatori: Partita IVA, codice ATECO 47.91.10, iscrizione CCIAA/REA, SCIA al SUAP, apertura posizione INPS commercianti.
- Due strade fiscali: regime ordinario con IVA e IRPEF 23%-33%-43%; regime forfettario con imposta sostitutiva 5% o 15% e coefficiente 40%.
- Vendite UE B2C: soglia unica 10.000 euro; oltre, IVA del paese di destinazione tramite OSS; privacy, cookie e diritti del consumatore sempre obbligatori.
Quadro normativo essenziale per l’e-commerce
Per la vendita online di beni si applicano regole amministrative, fiscali e di tutela dei consumatori. Le principali fonti sono consultabili su Normattiva e sui portali istituzionali di Agenzia delle Entrate, Ministero delle Imprese e del Made in Italy, Ministero del Lavoro e Garante Privacy.
La vendita al dettaglio via internet rientra nel D.Lgs. 114/1998 (riforma del commercio), con presentazione della SCIA al SUAP ai sensi dell’art. 19 della L. 241/1990 e del D.P.R. 160/2010. Gli obblighi informativi online e le condizioni di vendita seguono il D.Lgs. 70/2003 (e-commerce) e il D.Lgs. 206/2005 (Codice del Consumo).
Per l’IVA valgono il D.P.R. 633/1972 e le regole UE (Direttiva 2006/112/CE e pacchetto e-commerce) con i regimi OSS/IOSS. Il reddito e l’IRPEF sono disciplinati dal D.P.R. 917/1986 (TUIR). Il regime forfettario deriva dall’art. 1, commi 54-89, della L. 190/2014 e successive modifiche (soglia 85.000 euro dalla L. 197/2022). Contributi previdenziali: Legge 613/1966 e L. 233/1990 (gestione IVS artigiani e commercianti), con importi aggiornati dalle circolari INPS annuali. Privacy: Regolamento (UE) 2016/679 e D.Lgs. 196/2003, con Linee guida cookie del Garante del 10 giugno 2021.
Costi di apertura: documenti, tempi e voci da preventivare
Forma giuridica e codice ATECO
La ditta individuale è la forma più snella per iniziare. Per il retail online il codice ATECO tipico è 47.91.10 (commercio al dettaglio via internet). Con società di capitali crescono oneri notarili e contabili, ma si separa il patrimonio personale.
Partita IVA, CCIAA e SCIA
Apri la Partita IVA con modello AA9/12 (ditta) o AA7/10 (società). Iscriviti al Registro Imprese e al REA presso la Camera di Commercio. I diritti camerali si pagano all’avvio e ogni anno, con misura definita da decreti ministeriali.
Presenta la SCIA di vendita al dettaglio via internet al SUAP del Comune prima di iniziare. Per beni alimentari serve anche il requisito professionale ex art. 71 del D.Lgs. 59/2010 e le notifiche sanitarie dove richieste. Conserva protocolli e ricevute.
INPS commercianti e tempistiche
Iscriviti alla gestione INPS commercianti (IVS). Versi contributi fissi sul minimale, in quattro rate, più una percentuale sul reddito che supera il minimale. Le aliquote e gli importi si aggiornano ogni anno con circolari INPS.
Hai 30 giorni dall’inizio effettivo dell’attività per Partita IVA, CCIAA e INPS. La SCIA va inviata contestualmente all’avvio. Tieni attivi PEC, SPID/CNS e firma digitale per lo sportello telematico.
Compliance del sito: privacy, cookie e condizioni
Predisponi privacy policy e cookie policy secondo il GDPR e le Linee guida del Garante. Mostra chiaramente identità del venditore, P.IVA, recapiti, prezzi, spese, tempi di consegna, diritto di recesso e modulo tipo (Codice del Consumo).
Se usi cookie di profilazione, acquisisci un consenso valido con banner conforme. Conserva le prove dei consensi. Aggiorna il registro dei trattamenti e stipula accordi con fornitori come responsabili del trattamento.
Costi di mantenimento: regime ordinario e regime forfettario
Regime ordinario: IVA, IRPEF, contributi e contabilità
Nel regime ordinario applichi l’IVA in fattura, di norma al 22% (alcuni beni hanno aliquote 10% o 5%). Per il consumatore è un costo, ma tu la versi periodicamente al Fisco, detraendo l’IVA sugli acquisti.
Paghi l’IRPEF a scaglioni vigenti 2026: 23% fino a 28.000 euro; 33% da 28.001 a 50.000 euro; 43% oltre 50.000 euro, più addizionali regionali e comunali. Gli acconti si pagano a giugno/novembre e il saldo l’anno dopo.
Versi i contributi INPS commercianti sui minimi e sull’eccedenza. Potresti essere soggetto a IRAP se è presente autonoma organizzazione. Tieni la contabilità IVA e registri vendite/acquisti. La fatturazione elettronica è obbligatoria verso soggetti IVA e PA; verso privati è facoltativa, ma consigliata.
Per l’e-commerce indiretto (beni spediti) non emetti scontrini o ricevute fiscali; emetti fattura solo su richiesta e annoti i corrispettivi. Questa esenzione discende dai chiarimenti dell’Agenzia delle Entrate sulla vendita a distanza di beni.
Regime forfettario: coefficienti, imposta sostitutiva e limiti
Puoi aderire se i ricavi annui non superano 85.000 euro e non rientri nelle cause ostative (partecipazioni in società di persone, controllo di Srl con attività riconducibile, prevalenza verso ex datore nei casi vietati). Esci immediatamente se superi 100.000 euro nell’anno.
Calcoli il reddito con il coefficiente di redditività del 40% per il commercio al dettaglio online. Non deduci i costi analitici (salvo contributi INPS). Applichi un’imposta sostitutiva del 5% per i primi 5 anni se “nuova attività” (requisiti di novità e assenza di prosecuzione), poi 15%.
Non addebiti IVA in fattura e non detrai l’IVA sugli acquisti. Sei esonerato dalle liquidazioni e dai registri IVA, ma devi conservare le fatture. Puoi chiedere a INPS la riduzione del 35% dei contributi, se ammessa dalla normativa vigente e dalle circolari applicative.
Vendite UE B2C, OSS e IOSS: come gestire l’IVA transfrontaliera
Se vendi a consumatori UE, sotto i 10.000 euro annui complessivi di vendite a distanza intracomunitarie puoi applicare l’IVA italiana. Superata la soglia, devi applicare l’IVA del paese di destinazione.
Per semplificare, usa l’OSS (One-Stop Shop): versi in Italia l’IVA estera raccolta e l’Agenzia delle Entrate la ripartisce ai paesi. Anche chi è in forfettario può usare l’OSS per le vendite a distanza UE, secondo le istruzioni dell’Agenzia delle Entrate.
Se spedisci beni importati di valore fino a 150 euro direttamente a consumatori UE, valuta l’IOSS (Import One-Stop Shop) per riscuotere l’IVA al checkout e velocizzare lo sdoganamento. Per dropshipping extra-UE, verifica chi è soggetto passivo all’importazione e i flussi documentali.
Marketplace vs sito proprio: ruoli fiscali e responsabilità
Con marketplace, la piattaforma può essere considerata fornitore presunto per alcune operazioni transfrontaliere, secondo le regole UE. In ogni caso, se l’attività è abituale, serve Partita IVA tua.
Con sito proprio, gestisci tu prezzi, IVA, OSS/IOSS, privacy, cookie, resi e assistenza. Richiede più compliance, ma offre margini e controllo maggiori.
Regola decisionale rapida
Se inizi da solo, con investimenti contenuti e previsioni sotto 85.000 euro, il forfettario riduce burocrazia e imposte. Coefficiente 40% e imposta 5% per nuove attività aiutano il cash flow. Valuta la riduzione INPS del 35% se applicabile.
Se superi i 85.000 euro o hai forti acquisti con IVA elevata, il regime ordinario può convenire: recuperi l’IVA sugli acquisti e gestisci costi deducibili. Attenzione agli scaglioni IRPEF e alle addizionali.
Se vendi spesso in UE a privati e superi 10.000 euro, attiva l’OSS. Se importi piccoli colli per consumatori UE, valuta l’IOSS. In entrambi i casi, organizza catalogo e prezzi con IVA del paese di destinazione.
Se vendi alimentari o cosmetici, verifica requisiti professionali e autorizzazioni sanitarie prima della SCIA. Se usi marketplace, chiarisci in contratto chi gestisce IVA, resi e dogana.
Stima pratica dei costi: criteri e formule
Costi di apertura
Metti a budget: pratica Partita IVA e CCIAA, diritti camerali iniziali, eventuale bollatura libri (società), firma digitale e PEC, consulenza per SCIA e compliance sito (privacy, cookie, condizioni). I valori variano per provincia e forma giuridica.
Costi di mantenimento
Nel forfettario: imposta sostitutiva su base forfettaria (ricavi x 40%), contributi INPS fissi + percentuale sull’eccedenza, eventuale riduzione INPS del 35%, costo consulenza.
Nell’ordinario: IVA da liquidare (IVA vendite meno IVA acquisti), IRPEF per scaglioni, addizionali, contributi INPS, eventuale IRAP, costo contabilità con registri IVA e adempimenti OSS/IOSS se attivati.
Esempio di calcolo sintetico (logica)
Forfettario: ricavi 60.000 euro → reddito forfettario 24.000 euro (40%). Imposta 5% = 1.200 euro (se start). Deduce prima i contributi INPS. Flussi di cassa più semplici, senza IVA.
Ordinario: ricavi 60.000 euro + IVA. Deduci costi effettivi e ammortamenti. Calcoli IRPEF sugli scaglioni. Recuperi l’IVA sugli acquisti. Se vendite UE B2C sopra 10.000 euro, applichi IVA estera via OSS.
Controlli tipici e buone pratiche
Conserva SCIA e protocolli SUAP, visure CCIAA, contratti con corrieri e marketplace, politiche di reso, tracciati dei consensi cookie e privacy. Riconcilia incassi con ordini e spedizioni. Aggiorna listini IVA per paese nell’OSS.
Verifica ogni anno: soglia 85.000 euro, aliquote IRPEF e contributi INPS dalle circolari, diritti camerali dal provvedimento ministeriale, documenti privacy e cookie alla luce di nuove linee guida.
| Scenario | Requisiti/Adempimenti | Fisco/Contributi | Tempistiche/Quando farlo |
|---|---|---|---|
| Avvio ditta individuale e-commerce | Partita IVA, ATECO 47.91.10, iscrizione CCIAA/REA, SCIA SUAP, PEC e firma digitale | Scelta regime (forfettario/ordinario), iscrizione INPS commercianti | Entro 30 giorni dall’inizio attività; SCIA prima dell’avvio effettivo |
| Regime forfettario (beni) | Ricavi ≤ 85.000 euro; no cause ostative; conservazione documenti | Imposta sostitutiva 5% o 15%; coefficiente 40%; INPS fissi + eccedenza; possibile -35% | Verifica requisiti a inizio anno; imposte a giugno/novembre e saldo anno successivo |
| Regime ordinario semplificato | Registri IVA, fatturazione elettronica, conservazione digitale | IVA 22% (salvo aliquote ridotte); IRPEF 23-33-43% + addizionali; INPS | Liquidazioni IVA mensili o trimestrali; imposte dirette a giugno/novembre e saldo |
| Vendite UE B2C oltre 10.000 euro | Attivazione OSS presso Agenzia Entrate; prezzi con IVA del paese cliente | Versamenti OSS periodici; tenuta registri OSS | Dalla prima vendita che supera la soglia; dichiarazioni OSS trimestrali |
| Importazioni piccole spedizioni (IOSS) | Valore intrinseco ≤ 150 euro; registrazione IOSS o tramite intermediario | IVA riscossa al checkout; semplifica sdoganamento | Prima di iniziare a vendere con spedizione extra-UE diretta al consumatore |
| Alimentari online | Requisito professionale ex art. 71 D.Lgs. 59/2010; eventuale notifica sanitaria | Stesse regole IVA/IRPEF del regime scelto | Prima della SCIA; aggiornamenti in caso di nuovi locali o magazzini |
FAQ
Devo aprire Partita IVA se vendo online in modo saltuario e con poche vendite?
Se la vendita è davvero occasionale, senza organizzazione e senza ripetitività, può rientrare nei redditi diversi del TUIR. Tuttavia, l’e-commerce di norma richiede organizzazione (sito o marketplace, giacenze, spedizioni, customer care). Questo fa scattare l’abitualità. In tal caso serve Partita IVA, iscrizione in Camera di Commercio, SCIA al SUAP e INPS commercianti. Le soglie di incasso non definiscono da sole l’occasionalità: conta l’organizzazione. In dubbio, valuta il tuo modello operativo e chiedi conferma a un consulente, considerando la prassi dell’Agenzia delle Entrate e le regole del D.Lgs. 114/1998 sulla vendita al dettaglio.
Qual è la differenza fiscale tra e-commerce diretto e indiretto e come cambia la documentazione?
L’e-commerce indiretto riguarda la vendita di beni fisici spediti al cliente. Qui non devi emettere scontrini o ricevute fiscali; emetti fattura su richiesta e annoti i corrispettivi, come chiarito dalla prassi dell’Agenzia delle Entrate. L’e-commerce diretto riguarda servizi digitali forniti online (download, streaming). Per i servizi digitali B2C UE si applicano regole IVA specifiche di destinazione e spesso si usa l’OSS. La documentazione cambia: per beni fisici conservi ordini, DDT/spedizioni e incassi; per servizi digitali conservi prove della localizzazione del cliente (almeno due elementi non contraddittori) e i registri OSS. In entrambi i casi, rispetti le informative del D.Lgs. 70/2003 e del Codice del Consumo.
Posso restare in forfettario se vendo a privati di altri paesi UE e supero 10.000 euro?
Sì, puoi restare in forfettario ai fini delle imposte dirette. Per l’IVA però si applicano le regole UE sulle vendite a distanza: se superi la soglia unica di 10.000 euro nell’anno, devi applicare l’IVA del paese del cliente. Per semplificare usi l’OSS, anche se sei in forfettario. In pratica, resti “senza IVA” in Italia per le vendite nazionali, ma versi l’IVA estera tramite OSS per le vendite UE B2C oltre soglia. Le basi sono nel D.P.R. 633/1972 e nella Direttiva 2006/112/CE come modificata dal pacchetto e-commerce; l’operatività è illustrata dall’Agenzia delle Entrate nelle guide su OSS.
Come funzionano i contributi INPS commercianti per un negozio online?
Paghi contributi fissi calcolati su un reddito minimale, in quattro rate annuali, anche se il reddito è basso o nullo. Se il reddito supera il minimale, paghi anche una percentuale sull’eccedenza. Gli importi e le aliquote si aggiornano ogni anno con circolari INPS. Se aderisci al forfettario, puoi chiedere la riduzione del 35% dei contributi, se prevista e se accettata dall’INPS, con istanza telematica. Ricorda che i contributi si deducono dal reddito: nel forfettario si sottraggono prima di calcolare l’imposta sostitutiva; nell’ordinario rientrano tra gli oneri deducibili ai fini IRPEF.
Quali sono gli obblighi informativi sul sito e le regole sui resi per essere in regola?
Devi indicare in modo chiaro: identità dell’impresa, Partita IVA, recapiti, prezzi comprensivi di IVA e spese, modalità di pagamento, tempi e costi di consegna, condizioni di recesso, garanzie legali e commerciali, procedure di reclamo. Il consumatore ha diritto di recesso di 14 giorni per gli acquisti a distanza, salvo eccezioni del Codice del Consumo (es. beni personalizzati, beni sigillati non restituibili per igiene se aperti). Fornisci il modulo tipo di recesso. Rimborsa il cliente entro i termini, compresi i costi di spedizione standard iniziali, e comunica in modo trasparente eventuali costi di restituzione. Per privacy e cookie, conformati al Regolamento (UE) 2016/679, al D.Lgs. 196/2003 e alle Linee guida del Garante 2021, con banner e registrazione dei consensi quando richiesto.
