Ultimo aggiornamento: agosto 2026.
Aprire la Partita IVA è gratuito per i professionisti; per le ditte individuali ci sono costi camerali e amministrativi. I costi di mantenimento variano per regime ordinario o forfettario, contributi previdenziali e adempimenti.
- Aliquote IRPEF 2026 in ordinario: 23% fino a 28.000 €, 33% da 28.001 a 50.000 €, 43% oltre 50.000 €, più addizionali.
- Regime forfettario: imposta sostitutiva 15% (5% per i primi 5 anni), soglia accesso 85.000 €, esclusione IVA.
- Contributi: Gestione Separata percentuale sul reddito; Artigiani/Commercianti minimi fissi + aliquota; casse professionali con regole proprie.
Apertura della Partita IVA: costi iniziali 2026
Per i liberi professionisti, l’apertura della Partita IVA è gratuita. Si presenta il modello AA9/12 all’Agenzia delle Entrate. Fonte normativa: DPR 633/1972 consultabile su Normattiva.
Per le ditte individuali (artigiani e commercianti) l’apertura comporta iscrizione al Registro delle Imprese tramite ComUnica. Sono dovuti diritti camerali, imposta di bollo e diritti di segreteria. Le cifre variano per Camera di Commercio e attività.
Se l’attività richiede autorizzazioni (ad esempio SCIA per commercio o somministrazione), si presenta al SUAP. Riferimenti: L. 122/2010 per lo Sportello Unico e normativa comunale. Tempistiche in genere di pochi giorni, salvo pratiche particolari.
È obbligatoria la PEC e spesso la firma digitale per ditte individuali. L’iscrizione all’INPS si esegue in automatico con ComUnica per artigiani e commercianti. Per i professionisti senza cassa, ci si iscrive alla Gestione Separata.
Dal 2024 la fatturazione elettronica è obbligatoria per tutti i titolari di Partita IVA, inclusi i forfettari. Base normativa: D.Lgs. 127/2015 e provvedimenti dell’Agenzia delle Entrate.
Regimi fiscali a confronto: ordinario e forfettario
Accesso e limiti del regime forfettario
Il regime forfettario si applica fino a 85.000 € di ricavi o compensi annui. Se superi 100.000 € in corso d’anno, l’uscita è immediata e scatta l’IVA dalla fattura che eccede. Fonte: L. 190/2014 art. 1 commi 54-89, come modificata dalla L. 197/2022.
Non puoi aderire se hai partecipazioni di controllo in società che svolgono attività collegabili o se fatturi prevalentemente all’ex datore di lavoro in continuità. Le esclusioni vanno verificate caso per caso sul testo di legge.
Come si calcola la tassa nel forfettario
La base imponibile si ottiene applicando il coefficiente di redditività ai ricavi. Il coefficiente è una percentuale per codice ATECO. Esempio: 78% per consulenze generiche significa che il 22% è considerato costo forfettario.
Sottrai i contributi previdenziali effettivamente versati nell’anno. Sul risultato applichi l’imposta sostitutiva: 15% ordinaria, 5% per i primi 5 anni se rispetti i requisiti di start-up. La sostitutiva rimpiazza IRPEF, addizionali e IRAP.
Nel forfettario non addebiti l’IVA in fattura e non la detrai sugli acquisti. Sulle fatture senza IVA applichi la marca da bollo da 2 euro oltre 77,47 euro. Riferimento: DPR 642/1972.
Regime ordinario: IRPEF e IVA
Nel regime ordinario addebiti l’IVA al 22% salvo aliquote ridotte. Detrai l’IVA sugli acquisti inerenti. Liquidazioni mensili o trimestrali e dichiarazione annuale IVA. Riferimento: DPR 633/1972.
L’IRPEF 2026 è a scaglioni: 23% fino a 28.000 €, 33% tra 28.001 e 50.000 €, 43% oltre 50.000 €. Si aggiungono addizionali regionali e comunali. Base normativa: TUIR, DPR 917/1986, e normativa di bilancio vigente consultabile su Normattiva.
Il reddito professionale si calcola con il principio di cassa, cioè tassando incassi meno pagamenti dell’anno. Per imprese in contabilità semplificata si usa cassa o criteri misti; in ordinaria si applica il principio di competenza.
Contributi previdenziali: come funzionano nel 2026
Professionisti senza cassa versano alla Gestione Separata INPS. Si paga una percentuale sul reddito imponibile previdenziale. L’aliquota varia ogni anno per decreto; in genere è vicina al 26-27% per i non iscritti ad altre gestioni.
Artigiani e commercianti versano contributi fissi minimi più una percentuale oltre il minimale. Sono dovuti anche se il reddito è basso. Base normativa: L. 335/1995 e circolari INPS.
I professionisti con cassa ordinistica (ad esempio ingegneri, avvocati, medici) seguono regolamenti propri. Le casse applicano minimali, percentuali e scadenze interne. Consulta lo statuto della tua cassa su fonti ufficiali.
Chi è in forfettario può richiedere la riduzione del 35% dei contributi fissi per artigiani e commercianti. L’agevolazione non vale per la Gestione Separata. Verifica requisiti e domanda annuale presso INPS.
I contributi versati riducono l’imponibile nel forfettario e sono deducibili dal reddito complessivo in ordinario. Questo abbassa l’IRPEF o l’imposta sostitutiva.
Adempimenti e costi ricorrenti da mettere a budget
In ordinario metti a budget: liquidazioni IVA, esterometro, registri, dichiarazioni IVA e Redditi, ISA se dovuti, IMU se possiedi immobili strumentali. Servono software e tempo o assistenza contabile.
In forfettario gli adempimenti sono più leggeri: fatture elettroniche, imposta di bollo, dichiarazione Redditi, eventuali contributi rateizzati, corrispettivi se fai commercio al dettaglio.
Il costo del commercialista varia per complessità. Forfettario semplice costa meno di una contabilità ordinaria con IVA, cespiti, dipendenti. Valuta anche i costi di firma digitale, PEC e conservazione sostitutiva.
Regola decisionale rapida
Se prevedi ricavi sotto 85.000 € e hai poche spese con IVA, il forfettario tende a convenire. Paghi imposta sostitutiva al 15% (o 5%) e semplifichi gli adempimenti.
Se sostieni molte spese con IVA, lavori con clienti che detratto IVA o maturi crediti IVA, valuta l’ordinario. L’IVA a credito può migliorare la liquidità e i margini.
Se prevedi redditi oltre 50.000 € e molte detrazioni personali, simula l’IRPEF progressiva. Le detrazioni e i costi reali possono abbassare l’aliquota effettiva in ordinario.
Se sei artigiano o commerciante con costi elevati di merce e attrezzature, l’ordinario spesso assorbe meglio l’IVA e i costi. Se i costi sono bassi e i ricarichi alti, il forfettario può rendere di più.
Se rischi di superare 100.000 € nell’anno, evita salti improvvisi: pianifica contratti e fatturazione. L’uscita immediata dal forfettario attiva l’IVA sulla fattura che supera la soglia.
Scadenze, acconti e saldi
L’IRPEF o l’imposta sostitutiva si paga con saldo e acconti. Il saldo e il primo acconto scadono tra giugno e luglio; il secondo acconto a novembre. Possibili rateazioni con interessi legali.
Per l’IVA in ordinario, le liquidazioni sono mensili o trimestrali. La dichiarazione IVA si presenta entro i primi mesi dell’anno successivo. Attenzione agli interessi per versamenti trimestrali.
I contributi possono essere versati in più rate lungo l’anno. Per artigiani e commercianti ci sono quattro scadenze dei minimi. Per la Gestione Separata si versa con saldo e acconti insieme alle imposte.
Riferimenti normativi essenziali
DPR 633/1972 per IVA; DPR 917/1986 (TUIR) per imposte sui redditi; L. 190/2014 art. 1 commi 54-89 per forfettario; L. 197/2022 per aggiornamenti soglie; L. 335/1995 per previdenza; D.Lgs. 127/2015 per fattura elettronica; D.Lgs. 471/1997 e 472/1997 per sanzioni e ravvedimento. Testi consultabili su Normattiva e siti istituzionali dell’Agenzia delle Entrate, INPS e Ministero del Lavoro.
| Scenario | Requisiti/regime consigliato | Costi iniziali tipici | Adempimenti e tempistiche |
|---|---|---|---|
| Professionista senza cassa (consulente ATECO servizi) | Forfettario se sotto 85.000 € e poche spese con IVA; Ordinario se spese elevate detraibili | Apertura P.IVA gratuita; PEC; eventuale firma digitale facoltativa | Iscrizione Gestione Separata INPS in pochi giorni; Fatture elettroniche subito; Dichiarazione Redditi annuale |
| Ditta individuale artigiano (laboratorio) | Forfettario per start-up con costi contenuti; Ordinario se investi in macchinari e materiali | ComUnica con CCIAA: diritti camerali, bolli, segreteria; PEC e firma digitale obbligatorie | Iscrizione INPS Artigiani e Registro Imprese in pochi giorni; Eventuale SCIA; Liquidazioni IVA se ordinario |
| Commerciante al dettaglio o e-commerce | Forfettario se ricarichi alti e costi bassi; Ordinario se merce e logistica pesano | ComUnica e SUAP se necessario; costi camerali; strumenti per corrispettivi telematici | Corrispettivi giornalieri; Dichiarazione IVA se ordinario; Bollo su fatture senza IVA in forfettario |
| Professionista con cassa (avvocato, ingegnere) | Forfettario se requisiti soddisfatti e basse spese; Ordinario se molti costi e detrazioni | Apertura P.IVA gratuita; iscrizione alla Cassa; PEC | Contributi secondo regolamento di cassa; Fattura elettronica; Dichiarazioni fiscali annuali |
FAQ
Quanto costa davvero aprire la Partita IVA come professionista o come ditta individuale?
Per un professionista l’apertura è gratuita: presenti il modello AA9/12 all’Agenzia delle Entrate e ottieni la Partita IVA. Non paghi imposta di bollo per l’istanza né diritti. Devi però attivare la PEC e scegliere un software di fatturazione elettronica, che hanno costi di mercato variabili. Se invece apri una ditta individuale artigiana o commerciale, la pratica passa dal Registro Imprese con ComUnica. In questo caso sono dovuti diritti camerali, imposta di bollo e diritti di segreteria. L’importo preciso cambia per Camera di Commercio e per tipologia di attività. Se serve la SCIA al SUAP, aggiungi l’imposta di bollo e le eventuali marche dovute. In entrambi i casi, l’iscrizione all’INPS è obbligatoria: Gestione Separata per i professionisti senza cassa, gestione Artigiani/Commercianti per le ditte individuali. I tempi medi vanno da 24-72 ore per i professionisti a qualche giorno in più per le ditte, in base ai controlli amministrativi. Fonti: DPR 633/1972, L. 122/2010, documentazione INPS e Camere di Commercio consultabili su portali istituzionali.
Regime forfettario o ordinario: cosa conviene nel 2026 e perché?
Conviene il forfettario se prevedi ricavi sotto 85.000 €, hai spese con IVA limitate e vuoi adempimenti snelli. Paghi un’imposta sostitutiva piatta (15% o 5% per i primi 5 anni se rispetti i requisiti di start-up) calcolata applicando il coefficiente di redditività ai ricavi e deducendo i contributi. Non addebiti l’IVA e non la detrai, quindi se compri beni o servizi costosi perdi l’IVA a credito. Conviene l’ordinario se hai costi elevati con IVA e vuoi detrarla, se lavori con clienti business abituati all’IVA e se prevedi redditi alti su cui sfruttare deduzioni e detrazioni personali. L’IRPEF 2026 ha tre scaglioni (23%, 33%, 43%) e si sommano le addizionali. Simula sempre l’aliquota effettiva: considera contributi, detrazioni per famiglia e oneri, e il peso dell’IVA. Fonti: TUIR (DPR 917/1986), DPR 633/1972, L. 190/2014 e aggiornamenti su Normattiva.
Come funzionano i contributi INPS per forfettari e ordinari? Posso ridurli?
La previdenza non dipende dal regime fiscale ma dalla gestione. Se sei professionista senza cassa versi alla Gestione Separata una percentuale sul reddito previdenziale. L’aliquota viene fissata annualmente e copre maternità e malattia nei limiti previsti. Se sei artigiano o commerciante versi contributi minimi fissi, dovuti anche con reddito basso, più una percentuale sulla parte eccedente. Se sei iscritto a una cassa professionale segui regole e scadenze della cassa. I forfettari artigiani e commercianti possono chiedere la riduzione del 35% dei contributi fissi, previa domanda all’INPS. La riduzione non vale per la Gestione Separata. I contributi sono deducibili: in forfettario riducono la base su cui applichi l’imposta sostitutiva; in ordinario riducono il reddito imponibile IRPEF. Fonti: L. 335/1995, circolari INPS e regolamenti delle Casse professionali.
Cosa succede se supero i 85.000 € o arrivo a 100.000 € nel forfettario?
Se superi 85.000 € ma resti sotto 100.000 € nell’anno, esci dal forfettario dall’anno successivo. Continui a fatturare senza IVA fino a fine anno e dal 1° gennaio passi al regime ordinario con IVA e contabilità più estesa. Se superi 100.000 € in corso d’anno, l’uscita è immediata: dalla fattura che determina il superamento devi addebitare l’IVA. Dovrai anche gestire registri e liquidazioni IVA per la parte dell’anno in cui sei ordinario. Attenzione al pro-rata di beni e servizi acquistati. Conserva una riconciliazione chiara di incassi e contratti. Riferimenti: L. 190/2014 art. 1 commi 54-89 come aggiornati dalla L. 197/2022, prassi dell’Agenzia delle Entrate consultabile nei documenti ufficiali.
Cos’è il coefficiente di redditività e come incide sulle tasse in forfettario?
Il coefficiente di redditività è una percentuale assegnata al tuo codice ATECO. Serve a stimare in modo forfettario il tuo margine. Applichi la percentuale ai ricavi o compensi annui e ottieni la base su cui calcolare le imposte. Ad esempio, con coefficiente 78% e ricavi 40.000 €, il reddito forfettario è 31.200 €. Da questo importo togli i contributi previdenziali versati. Sul risultato applichi l’imposta sostitutiva: 15% ordinaria o 5% per i primi 5 anni se rispetti i requisiti (nuova attività, nessuna prosecuzione, altri vincoli di legge). Il coefficiente non tiene conto delle spese reali, quindi se hai costi effettivi molto alti il forfettario può risultare meno conveniente dell’ordinario. Le tabelle dei coefficienti sono nella L. 190/2014 e successivi aggiornamenti pubblicati su fonti ufficiali come Normattiva e il portale dell’Agenzia delle Entrate.
