regime forfettario srl

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Regime forfettario e SRL: in quali casi sono incompatibili?

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Cosa dire sul tema “regime forfettario e srl”? Con l’approvazione della Legge di Bilancio (Legge n. 145 del 2018) relativa all’anno 2019, sono state introdotte diverse modifiche che hanno riformato il regime fiscale forfettario.

La Legge di Bilancio 2019, infatti, ha modificato alcuni parametri per l’accesso e per il mantenimento del regime forfettario, ossia del regime fiscale agevolato entrato in vigore con la Legge n. 190 del 2014 (Legge di Stabilità – anno 2015) e rivolto ai professionisti e alle imprese individuali.

Sono migliaia i lavoratori autonomi che, a partire dal 2014, hanno scelto di aderire al regime forfettario, usufruendo di numerose agevolazioni a livello fiscale e burocratico. Di contro, dovevano mantenere i propri ricavi e compensi al di sotto del “vecchio” limite (compreso tra 25.000 e 50.000 €, diverso per ciascun Codice ATECO) e rispettare tutti gli altri requisiti di accesso e mantenimento.

Sia nel 2019 che nel 2020, però, il regime forfettario ha subito cambiamenti significativi. Cosa che ha creato parecchia confusione tra i professionisti e gli imprenditori già assoggettati al regime, tra coloro che vorrebbero passare dal regime ordinario al forfettario e tra le nuove Partite IVA.

Proviamo, quindi, a fare chiarezza sul tema “regime forfettario e srl” e ad elencare e descrivere tutte le modifiche avvenute nel biennio 2019-2020.

Regime forfettario: modifiche 2019

La Legge di Bilancio 2019 – come dicevamo – ha ampliato sensibilmente la platea di destinatari del regime forfettario, innalzando la soglia massima per i ricavi e compensi annui fino a 65.000 € per tutti i Codici ATECO.

Tuttavia, questa non è l’unica novità introdotta a partire dal 01 gennaio 2019: la Manovra Economica, infatti, ha “ritoccato” anche i requisiti di accesso e mantenimento del regime forfettario, eliminando i limiti di spesa per l’acquisto di beni strumentali (pari a 20.000 € fino al 2018) e per l’assunzione e retribuzione di dipendenti e/o collaboratori (pari a 5.000 € fino al 2018).

In compenso, tra gli aspetti che hanno dato maggiormente luogo a discussioni e critiche, vi è la questione “regime forfettario e srl”: le nuove cause di esclusione, in vigore da gennaio 2019, riguardano i soggetti che, parallelamente all’attività svolta con la Partita IVA individuale, sono in possesso di quote di partecipazione a società, associazioni professionali o imprese familiari, oppure a srl (solo se sussistono particolari condizioni).

Soffermiamoci, dunque, su quest’ultimo punto.

Regime forfettario e soci srl

Attualmente sono in vigore numerose cause di esclusione dal regime forfettario, alcune delle quali hanno come oggetto i soci di società di persone o di capitali, di associazioni professionali, di imprese familiari e, in particolari casi, di società a responsabilità limitata (o srl).

I soggetti che possiedono quote di partecipazione in società di persone ed associazioni sono sempre esclusi dal regime forfettario, a meno che tali quote non vengano cedute entro l’anno (per esempio: chi accede al regime nel marzo 2021 ha tempo fino al 31 dicembre 2021 per vendere la sua quota).

Passando alla questione regime forfettario e soci di srl, invece, le cose si complicano. Difatti, non basta possedere quote di partecipazione in srl per essere esclusi dal regime, ma è necessario che si verifichino tali condizioni:

  1. il sezionale della srl è uguale a quello della P. IVA individuale;
  2. il titolare della P. IVA emette fattura verso la stessa srl.

Al contrario, se la srl opera in un settore differente da quello della P. IVA, il soggetto può accedere al forfettario (nel caso di una nuova attività o di un’attività già avviata, ma assoggettata al regime ordinario) a prescindere dalla quantità di quote possedute e da eventuali fatture emesse.

Infine, se un professionista o imprenditore forfettario acquista (o eredita) delle quote di partecipazione in srl, è costretto a lasciare il regime solo nel caso in cui sussistano anche le due condizioni riportate qui sopra.

Il passaggio da regime forfettario ad ordinario, comunque, avviene solo a partire dall’anno successivo a quello in cui si verifica la “violazione”.

Cause di esclusione dal regime forfettario

Come dicevamo, le cause di esclusione dal regime forfettario non riguardano soltanto il possesso di quote di partecipazione a società.

Attualmente, infatti, è prevista l’esclusione dal regime nei seguenti casi:

  • persone fisiche che si avvalgono di regimi speciali ai fini Iva o di regimi forfetari di determinazione del reddito, ovvero che presentano un Codice ATECO relativo ai seguenti settori:
    • Agricoltura e attività connesse alla pesca;
    • Vendita di Sali e tabacchi;
    • Commercio di fiammiferi;
    • Editoria;
    • Gestione di servizi di telefonia pubblica;
    • Rivendita di documenti di trasporto pubblico e sosta;
    • Agenzie di viaggio e turismo;
    • Agriturismi;
    • Vendite a domicilio (porta a porta);
    • Rivendita beni usati, di oggetti d’arte o da collezione;
    • Agenzie di vendite all’asta di oggetti d’arte o da collezione;
    • Allevamento di animali;
  • soggetti non residenti in Italia, ad eccezione di coloro che risiedono in uno degli Stati membri dell’Unione europea o in uno Stato aderente all’Accordo sullo Spazio economico europeo che assicuri un adeguato scambio di informazioni e che producono in Italia almeno il 75% del reddito complessivamente realizzato;
  • soggetti che effettuano, in via esclusiva o prevalente, cessioni di:
    • fabbricati o porzioni di fabbricato;
    • terreni edificabili;
    • mezzi di trasporto nuovi;
  • soggetti che partecipano a società di persone, associazioni professionali o imprese familiari, ad eccezione di coloro che cedono le quote di cui risultano in possesso entro l’anno;
  • soggetti che possiedono quote di partecipazione in srl che presentano lo stesso sezionale della P. IVA ed emettono fattura verso la stessa srl;
  • soggetti che esercitano prevalentemente nei confronti di datori di lavoro con i quali o sono in corso rapporti di lavoro, o erano intercorsi rapporti di lavoro nei due precedenti periodi d’imposta, oppure di soggetti direttamente o indirettamente riconducibili a tali datori di lavoro (ad eccezione di coloro che hanno svolto il periodo obbligatorio di pratica per l’esercizio di arti o professioni).

Se si verifica anche una sola di queste cause di esclusione, non è consentito l’accesso al regime forfettario (sia nel caso delle nuove attività, sia di attività precedentemente avviate ed assoggettate al regime ordinario semplificato, che vorrebbero passare ad un regime fiscale agevolato per risparmiare). 

Lo stesso vale per chi ha scelto di adottare il regime forfettario e vorrebbe mantenerlo anche nei periodi successivi: nel momento in cui si verifica anche una sola delle cause ostative di cui sopra, si procede con l’uscita dal regime e con il passaggio all’ordinario semplificato dall’anno seguente.

Regime forfettario 2020: cosa cambia?

Anche il 2020 è stato un anno di cambiamenti per le Partite IVA assoggettate al regime forfettario. La Legge di Bilancio 2020, infatti, riconferma il limite di spesa per l’assunzione e la retribuzione di dipendenti e collaboratori, ma con una soglia più alta rispetto al 2018: da 5.000 €, si passa a 20.000 € annui.

Nuovo limite anche per i redditi da lavoro dipendente e assimilati (es. pensioni): dal 2020, è fissato a 30.000 €. Resta invariato, invece, il limite per i ricavi e compensi annui, fissato sempre a 65.000 € (contro i 30.000 del 2018).

Infine, come abbiamo anticipato, è stata introdotta una nuova causa di esclusione, riguardante i soggetti che esercitano attività professionale, artigianale o d’impresa prevalentemente nei confronti di datori di lavoro attuali o con i quali sono intercorsi rapporti lavorativi nei due precedenti periodi d’imposta, oppure di soggetti riconducibili a questi in maniera diretta o indiretta (es. familiari). L’unica eccezione è concessa a coloro che hanno svolto il praticantato obbligatorio per l’accesso ad arti o professioni.

Chi può usufruire del regime forfettario?

Riassumendo: chi può usufruire del regime forfettario

Prendiamo in esame tre situazioni tipo:

  1. Nuova attività → Chi apre la Partita IVA può accedere al regime forfettario se, al momento dell’apertura, non sussiste nessuna causa di esclusione. Se l’attività autonoma costituisce un “secondo lavoro”, occorre verificare che l’eventuale reddito da lavoro dipendente (o pensione) sia inferiore a 30.000 €, limite attualmente in vigore.
  2. Attività già esistente → Chi svolge un’attività professionale, artigianale o d’impresa e desidera passare dal regime ordinario semplificato al regime forfettario può farlo se: 1) non sussistono cause di esclusione; 2) l’attività soddisfa i requisiti relativi ai ricavi e compensi ed alle spese per dipendenti, collaboratori, ecc. oggi in vigore; 3) eventuali redditi da lavoro dipendente non superano la soglia dei 30.000 €.
  3. Forfettari → Chi è titolare di una Partita IVA forfettaria può mantenere lo stesso regime finché l’attività soddisfa i requisiti vigenti (ossia i limiti annui per ricavi e compensi, spese per dipendenti, ecc.) e non si verifica nemmeno una delle cause di esclusione elencate qui sopra.

Al contrario, se si sforano i limiti annui – o anche uno solo – o se si verificano cause di esclusione, il soggetto è tenuto a lasciare il regime forfettario a partire dall’anno successivo e ad applicare il regime ordinario semplificato.

Per questo è utile avere sempre al proprio fianco un consulente di fiducia o, ancora meglio, una piattaforma come Fiscozen, che ti aiuta a monitorare incassi, spese, adempimenti, ecc. e ti comunica in anticipo eventuali problemi (ad esempio, se stai per superare i 65.000 € di ricavi e compensi consentiti).

Se, inoltre, devi ancora aprire la tua Partita IVA, puoi confrontarti con un esperto e verificare se la tua situazione fiscale è compatibile con il regime forfettario, in modo da procedere in serenità e consapevolezza.

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