Ultimo aggiornamento: agosto 2026.
Se vendi su Amazon, in ordinario paghi l’IRPEF a scaglioni; in forfettario paghi un’imposta sostitutiva. I contributi INPS si aggiungono. La scelta dipende da ricavi, costi, IVA e adempimenti.
- Regime ordinario: IRPEF per scaglioni (23%, 33%, 43%), deduci costi reali e contributi. In semplificata applichi il principio di cassa.
- Regime forfettario: imposta sostitutiva 15% o 5% start-up; reddito = ricavi x coefficiente (40% per e-commerce) – contributi.
- IVA: forfettario senza IVA in Italia; attenzione a vendite UE, OSS/IOSS e stoccaggi all’estero. E-fattura obbligatoria per tutti via SDI.
Il quadro fiscale 2026 per chi vende online
Quadro normativo essenziale
Le imposte sui redditi delle persone fisiche seguono il TUIR, D.P.R. 917/1986 (art. 11 sugli scaglioni IRPEF). Le aliquote vigenti nel 2026 sono 23% fino a 28.000 euro, 33% tra 28.000 e 50.000 euro, 43% oltre 50.000 euro. Le aliquote derivano dalle ultime Leggi di Bilancio e dai relativi decreti attuativi consultabili su Normattiva e sul sito dell’Agenzia delle Entrate.
Il regime forfettario è disciplinato dall’art. 1, commi 54-89, della Legge 190/2014, come modificata, con soglia di ricavi fino a 85.000 euro e imposta sostitutiva del 15% o 5% per i primi cinque anni se ricorrono i requisiti start-up. Le regole IVA sono nel D.P.R. 633/1972 e, per il commercio elettronico e le vendite a distanza, nei recepimenti del pacchetto IVA UE (D.Lgs. 83/2021). La fatturazione elettronica obbligatoria discende dal D.Lgs. 127/2015 e dalla Legge 205/2017 (art. 1, commi 909-916), oltre a provvedimenti dell’Agenzia delle Entrate.
I contributi previdenziali per ditte individuali e società di persone che vendono beni ricadono nella Gestione Commercianti INPS. La disciplina contributiva è definita annualmente da circolari INPS e normativa primaria in materia previdenziale consultabile su INPS, Normattiva e Ministero del Lavoro.
Regimi fiscali disponibili e criteri di accesso
Puoi operare in due macro-regimi, scelti all’apertura della partita IVA da commerciante o al cambio di regime.
Regime forfettario. È il regime agevolato. Limite ricavi/compensi: 85.000 euro. Reddito calcolato in modo forfettario con un coefficiente di redditività. Per il commercio al dettaglio online è 40%. Imposta sostitutiva al 15%, o 5% per i primi cinque anni se sei nuova attività e rispetti condizioni specifiche (nessuna attività simile nei tre anni precedenti, discontinuità rispetto a lavoro dipendente salvo casi). Non applichi l’IVA in fattura né detrai l’IVA sugli acquisti. Emetti e-fatture via SDI.
Regime ordinario. Paghi l’IRPEF per scaglioni e le addizionali regionali e comunali. Puoi essere in contabilità semplificata (di regola per ricavi sotto i limiti dell’art. 18 del D.P.R. 600/1973) o in contabilità ordinaria. In semplificata applichi il principio di cassa: tassazione sugli incassi meno pagamenti; in ordinaria vale la competenza economica.
Come si calcola l’IRPEF in regime ordinario
Il reddito d’impresa è la differenza tra ricavi e costi inerenti, più o meno rettifiche di legge. Dedurrai anche i contributi previdenziali versati. L’imponibile residuo sconta l’IRPEF a scaglioni: 23%, 33%, 43% sui tratti di reddito corrispondenti. Aggiungi addizionali regionale e comunale, determinate dagli enti locali. Scomputi eventuali detrazioni spettanti (ad esempio carichi di famiglia, lavoro, investimenti agevolati quando previsti).
Esempio semplice. Incassi annui 60.000 euro. Costi deducibili 15.000 euro. Contributi versati l’anno prima 5.000 euro. Reddito imponibile: 60.000 – 15.000 – 5.000 = 40.000 euro. IRPEF: 23% su 28.000 = 6.440 euro; 33% su 12.000 = 3.960 euro. Totale IRPEF: 10.400 euro, a cui sommare le addizionali e al netto di eventuali detrazioni.
Come si calcola l’imposta nel regime forfettario
Il reddito imponibile non usa i costi reali. Si usa un coefficiente di redditività. Per il commercio al dettaglio online è 40%. Il reddito imponibile si ottiene così: ricavi annui x 40% meno contributi previdenziali versati.
L’imposta sostitutiva è il 15%. Può scendere al 5% per i primi cinque periodi d’imposta se hai i requisiti di nuova attività previsti dalla Legge 190/2014. Rimangono dovuti i contributi INPS. Puoi chiedere la riduzione del 35% dei contributi INPS in forfettario, secondo le regole INPS e la normativa di riferimento, presentando apposita domanda. La riduzione incide solo sui contributi, non sull’imposta.
Esempio semplice. Ricavi 45.000 euro. Coefficiente 40%. Contributi versati 3.000 euro. Reddito imponibile: (45.000 x 40%) – 3.000 = 15.000 euro. Imposta 5%: 750 euro. Restano da versare i contributi INPS dell’anno corrente.
Contributi INPS: cosa sapere
Se vendi beni come impresa individuale o società di persone, ricadi nella Gestione Commercianti INPS. I contributi prevedono un minimale fisso annuo, più una percentuale sulla parte di reddito che supera il minimale. Le aliquote e i minimali variano ogni anno con circolari INPS.
I contributi sono deducibili dal reddito. Nel forfettario li sottrai prima di calcolare l’imposta sostitutiva. Nell’ordinario li deduci dal reddito complessivo. La riduzione del 35% per i forfettari, se richiesta e concessa, abbassa l’esborso ma riduce anche l’accredito contributivo.
IVA, e-commerce UE/extra-UE e marketplace
Nel forfettario, non addebiti IVA e non detrai l’IVA acquisti in Italia. Restano possibili specifici obblighi IVA quando sposti merci o vendi verso altri Stati membri. Il pacchetto e-commerce UE (recepito con D.Lgs. 83/2021) ha introdotto OSS e IOSS e la figura dell’interfaccia elettronica “deemed supplier” in alcuni casi. Verifica sempre se il marketplace è considerato fornitore presunto per talune vendite B2C e se versa l’IVA al posto tuo.
Se stocchi merce in magazzini esteri (ad esempio programmi di logistica in altri Paesi UE), puoi dover aprire posizioni IVA locali anche se in Italia sei in forfettario. La scelta del regime ai fini delle imposte dirette non ti esonera dagli obblighi IVA all’estero. Per le vendite extra-UE si applicano regole di esportazione (non imponibili IVA in Italia) con oneri doganali. Consulta D.P.R. 633/1972, D.L. 331/1993 e prassi doganale dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli.
La fatturazione elettronica è obbligatoria per tutti i titolari di partita IVA, inclusi i forfettari. Si usa il Sistema di Interscambio (SDI) dell’Agenzia delle Entrate. Le operazioni transfrontaliere si trasmettono in formato elettronico secondo le specifiche tecniche vigenti, in sostituzione dell’esterometro.
Regola decisionale rapida
Come scegliere il regime con nessi logici semplici
Se i tuoi ricavi annui previsti sono entro 85.000 euro e hai costi bassi, allora il forfettario è spesso conveniente. Paghi imposta sul 40% dei ricavi e non gestisci l’IVA in Italia.
Se conti di superare 85.000 euro o hai margini stretti perché sostieni molti costi, allora considera l’ordinario. Potrai dedurre tutti i costi e detrarre l’IVA, migliorando il cash flow.
Se userai magazzini in altri Paesi UE o mercati extra-UE con obblighi IVA locali, allora valuta attentamente l’ordinario. Può semplificare la gestione dell’IVA e consentire detrazioni sugli acquisti.
Se hai investimenti importanti (software, attrezzature, advertising) e vuoi sfruttare ammortamenti e crediti d’imposta, allora l’ordinario è di solito più adatto.
Se sei all’avvio e rispetti i requisiti per l’imposta al 5%, allora il forfettario può ridurre molto l’aliquota effettiva nei primi cinque anni. Attenzione però ai limiti e alle esclusioni del regime (Legge 190/2014).
Esempi numerici 2026: ordinario vs forfettario
Impresa individuale in ordinario (contabilità semplificata)
Incassi 60.000 euro. Pagamenti 15.000 euro. Contributi versati 5.000 euro. Reddito: 60.000 – 15.000 – 5.000 = 40.000 euro. IRPEF: 6.440 euro sul primo scaglione; 3.960 euro sul secondo. Totale 10.400 euro. Aggiungerai addizionali locali. Se hai detrazioni, ridurrai l’imposta netta. L’IVA si liquida periodicamente: verserai l’IVA a debito al netto di quella sugli acquisti.
Ditta in forfettario al 5%
Ricavi 45.000 euro. Coefficiente 40%. Contributi 3.000 euro. Reddito: 18.000 – 3.000 = 15.000 euro. Imposta sostitutiva 5%: 750 euro. Non addebiti IVA in Italia. Attenzione a eventuali obblighi IVA esteri se stocchi fuori Italia o superi soglie specifiche nel Paese di destinazione.
Adempimenti e scadenze ricorrenti
Versamenti e comunicazioni
In ordinario, versi IVA mensile o trimestrale, presenti LIPE trimestrali e la dichiarazione IVA annuale. L’IRPEF si versa con saldo e primo acconto generalmente entro il 30 giugno (o con maggiorazione), e secondo acconto entro il 30 novembre. I contributi INPS si versano con le stesse scadenze di saldo e acconti. In forfettario non versi IVA italiana, ma emetti e-fatture e versi imposta sostitutiva e contributi con modalità simili all’IRPEF.
Le scadenze possono variare con proroghe e provvedimenti annuali. Verifica sempre le istruzioni dell’Agenzia delle Entrate e dell’INPS.
Errori frequenti da evitare
Quattro trappole tipiche
Confondere forfettario e “no IVA” totale. Il forfettario esclude l’IVA in Italia, ma non ti libera da obblighi IVA esteri quando sposti merci o superi soglie. Valuta OSS/IOSS e identificazioni estere.
Ignorare i contributi INPS nel calcolo. I contributi pesano sul cash flow e vanno pianificati. Ricorda che sono deducibili e che la riduzione del 35% ha effetti sul montante previdenziale.
Sottostimare le addizionali IRPEF locali. In ordinario incidono sull’aliquota effettiva. Simula l’imposta considerando la tua regione e il tuo comune.
Dimenticare l’e-fattura per i forfettari. È obbligatoria. Usa codici corretti per operazioni non soggette, non imponibili o verso estero secondo le specifiche SDI.
Fonti e riferimenti normativi
Dove verificare le regole
TUIR, D.P.R. 917/1986 (art. 11 sugli scaglioni IRPEF). D.P.R. 633/1972 per l’IVA. D.Lgs. 83/2021 per il pacchetto IVA e-commerce (OSS, IOSS, interfacce elettroniche). D.Lgs. 127/2015 e Legge 205/2017, art. 1, commi 909-916, per la fatturazione elettronica. Legge 190/2014, art. 1, commi 54-89, per il regime forfettario, come modificata dalle Leggi di Bilancio successive. Circolari INPS annuali per aliquote, minimali e riduzioni gestione Artigiani e Commercianti. Consulta testi e aggiornamenti su Normattiva, Agenzia delle Entrate, INPS e Ministero del Lavoro.
| Scenario | Imposte e IVA | Requisiti/limiti | Adempimenti e tempistiche |
|---|---|---|---|
| Forfettario commercio online (coeff. 40%) | Imposta sostitutiva 15% (5% start-up). No IVA in Italia. Contributi INPS dovuti. | Ricavi fino a 85.000 euro. Requisiti e cause di esclusione Legge 190/2014. Uscita immediata se superi 100.000 euro. | E-fattura via SDI. Dichiarazione Redditi PF. Versamenti imposta e INPS: saldo/1° acconto a giugno, 2° acconto a novembre. |
| Ordinario semplificato (ditte individuali) | IRPEF a scaglioni 23%/33%/43% + addizionali. IVA con detrazione su acquisti. Contributi INPS. | Ricavi entro limiti contabilità semplificata (art. 18 D.P.R. 600/1973). Principio di cassa. | Liquidazioni IVA mensili o trimestrali. LIPE trimestrali. Dichiarazione IVA annua. Redditi PF e versamenti imposte e INPS a giugno/novembre. |
| Ordinario contabilità ordinaria | IRPEF a scaglioni + addizionali. IVA con piena detrazione. Contributi INPS. | Obbligatoria oltre soglie o su opzione. Principio di competenza economica. Scritture contabili complete. | Libro giornale, inventari, registri IVA. Bilancio civilistico se società. Scadenze IVA, imposte e INPS come da calendario fiscale. |
| Vendite B2C UE con stoccaggio in altri Paesi | Possibile IVA locale o OSS. Forfettario: niente IVA italiana ma obblighi IVA esteri possibili. Ordinario: valuta OSS/IOSS. | Magazzino estero = identificazione IVA locale. Regole D.Lgs. 83/2021 e norme dei singoli Stati. | Registrazioni IVA estere, liquidazioni locali o OSS. E-fattura italiana per operazioni rilevanti. |
| Vendite extra-UE (esportazioni) | Operazioni non imponibili IVA in Italia. Dazi e oneri doganali. IRPEF/Imposta sostitutiva come da regime. | Prove di uscita merce. Norme doganali ADM. Incoterms da definire con il cliente. | Documenti doganali, esportazione telematica. Conservazione sostitutiva e-fatture e DAE. |
| Uso di interfacce elettroniche (marketplace) | In alcuni casi il marketplace è fornitore presunto e versa l’IVA. Reddito d’impresa tassato in capo al venditore. | Regole “deemed supplier” del pacchetto UE e recepimenti nazionali. Dipende da provenienza merce e status del venditore. | Riconciliare report marketplace con contabilità. E-fatture corrette e corretta natura IVA. |
FAQ
Quali sono gli scaglioni IRPEF effettivi nel 2026 e come incidono sui venditori online?
Nel 2026 si applicano tre scaglioni IRPEF: 23% fino a 28.000 euro, 33% da 28.000,01 a 50.000 euro, 43% oltre 50.000,01 euro. Queste aliquote si applicano per “tratti” di reddito. Non paghi l’aliquota massima su tutto il reddito ma solo sulla parte che cade nello scaglione. Se operi in regime ordinario, calcoli il reddito d’impresa sottraendo ai ricavi i costi deducibili e i contributi, poi applichi gli scaglioni. Devi sommare addizionali regionale e comunale. Se invece sei in forfettario, non usi gli scaglioni: paghi un’imposta sostitutiva sul reddito forfettario. Le aliquote IRPEF derivano dal TUIR e dalle Leggi di Bilancio: verifica sempre su Normattiva e Agenzia delle Entrate per conferma.
Posso restare in forfettario se uso magazzini in altri Paesi UE o vendo molto all’estero?
Sì, il forfettario riguarda l’imposta sul reddito in Italia. Puoi restare in forfettario se rispetti i requisiti di ricavi e non rientri nelle cause di esclusione della Legge 190/2014. Tuttavia, per l’IVA la storia cambia. Se sposti o stocchi merce in un altro Paese UE, spesso devi identificarti ai fini IVA in quel Paese o usare l’OSS quando consentito. Questo vale anche se in Italia non applichi l’IVA perché sei in forfettario. In pratica, potresti dover gestire IVA estera e adempimenti locali, pur restando forfettario per le imposte dirette in Italia. Analizza il flusso logistico: luogo di partenza della merce, Paese del cliente, soglie, regole “deemed supplier”. Consulta D.Lgs. 83/2021, D.P.R. 633/1972 e le guide IVA dei singoli Stati membri.
Come funzionano i contributi INPS per chi vende beni online e quali riduzioni esistono?
Se vendi beni come impresa individuale o società di persone, rientri nella Gestione Commercianti INPS. Paghi un contributo minimo fisso annuo, più una percentuale sul reddito che supera il minimale. Le misure si aggiornano ogni anno con circolari INPS. I contributi sono deducibili dal reddito: in ordinario li deduci dal reddito complessivo; in forfettario li sottrai prima di calcolare l’imposta sostitutiva. In forfettario puoi chiedere la riduzione del 35% dei contributi. Devi presentare domanda all’INPS e rispettare le condizioni previste. La riduzione abbassa l’esborso, ma riduce anche l’accredito previdenziale. Valuta costi/benefici in base al tuo reddito atteso e al tuo progetto pensionistico. Per importi esatti, fai riferimento alle circolari INPS dell’anno e al sito INPS.
In forfettario devo emettere fattura elettronica e come gestisco le vendite B2C?
Sì, l’e-fattura è obbligatoria per tutti, anche in forfettario. Devi emettere fatture elettroniche via SDI quando la normativa lo prevede. Per vendite B2C italiane, puoi emettere documento commerciale con RT per il cliente e registrare i corrispettivi, oppure fattura elettronica se richiesta dal cliente o se configurato dal tuo gestionale. Per vendite transfrontaliere B2C, valuta se emettere e-fattura con codici natura corretti e se utilizzare OSS/IOSS quando applicabile. Ricorda che in forfettario non addebiti l’IVA italiana, ma devi indicare in fattura il riferimento normativo di non applicazione IVA previsto dalla Legge 190/2014. Conserva elettronicamente le fatture secondo le regole dell’Agenzia delle Entrate.
Quali costi posso dedurre e come cambia la convenienza tra forfettario e ordinario?
In ordinario deduci i costi inerenti: acquisti merci, commissioni del marketplace, pubblicità, software, logistica, consulenze, ammortamenti di beni strumentali, canoni, interessi nei limiti di legge, oneri vari. Detrai anche l’IVA sugli acquisti se l’operazione è detraibile. In forfettario non deduci i costi reali (salvo i contributi INPS), perché il reddito si calcola con il coefficiente del 40%. La convenienza dipende da margine lordo, incidenza dei costi, investimenti programmati e gestione IVA. Se i costi reali sono alti o l’IVA a credito ricorrente è rilevante, l’ordinario tende a convenire. Se i costi pesano poco e rientri nel limite di 85.000 euro, il forfettario spesso è più semplice e leggero. Fai sempre simulazioni con numeri reali e con le addizionali locali per stimare l’aliquota effettiva.
