Ultimo aggiornamento: agosto 2026.
Oggi non puoi entrare nel regime dei minimi; se vi avevi aderito entro il 2015 puoi restarci fino ai 35 anni o alla durata massima. In alternativa, apri la Partita IVA in regime forfettario se rispetti i requisiti.
- Regime forfettario: imposta sostitutiva 15% (5% per i primi 5 anni se nuova attività e con condizioni), soglia ricavi 85.000 euro, uscita immediata oltre 100.000.
- Cause di esclusione principali: dipendenti/collaboratori oltre 20.000 euro, partecipazioni vietate, redditi da lavoro dipendente oltre 30.000 euro (salvo cessazione).
- Regime dei minimi: non più accessibile dal 2016; chi vi è entrato entro il 2015 può continuare fino a scadenza naturale (regola 5 anni/35 anni).
Panoramica: minimi vs forfettario nel 2026
Il regime dei minimi (detto anche regime di vantaggio) non è più accessibile per chi apre oggi. La chiusura ai nuovi ingressi decorre dal 2016. Resta applicabile solo a chi ha aderito entro il 2015. La regola di durata prevede 5 anni dalla data di avvio oppure, per chi ha iniziato prima dei 35 anni, fino all’anno in cui compie 35 anni. Riferimento normativo: Decreto-Legge 98/2011, articolo 27, come convertito e successivamente modificato; consultabile tramite Normattiva.
Il regime forfettario è il regime naturale agevolato per persone fisiche titolari di Partita IVA in attività di impresa, arti o professioni. La disciplina base è nella Legge 190/2014, commi 54-89, come modificata da successive leggi di bilancio (in particolare Legge 145/2018 e Legge 197/2022). Trovi i testi su Normattiva e i chiarimenti dell’Agenzia delle Entrate nelle circolari sul regime forfettario.
In sintesi: se oggi apri Partita IVA e rientri nei requisiti, puoi aderire al forfettario. Se sei già nei minimi, puoi restare finché dura il tuo diritto. In alcuni casi, può convenire passare al forfettario prima della scadenza.
Cos’è e come funziona il regime forfettario
Imposta sostitutiva e coefficiente di redditività
L’imposta sostitutiva è un’unica imposta che sostituisce IRPEF, addizionali e IRAP. L’aliquota è 15%. Scende al 5% per i primi 5 anni, se rispetti condizioni stringenti. Condizioni tipiche: nessuna attività analoga nei tre anni precedenti; se prosegui un’attività altrui, i ricavi precedenti non devono superare la soglia; non devi aver esercitato attività artistica, professionale o d’impresa nei tre anni passati con partita IVA attiva. Le condizioni operative precise sono nei commi 54-89 della Legge 190/2014 e nei chiarimenti dell’Agenzia delle Entrate.
Il reddito imponibile si calcola con il coefficiente di redditività. È una percentuale che si applica ai ricavi/compensi incassati per stimare il reddito. Per esempio, professionisti spesso hanno coefficiente 78%; commercianti 40% o 54% a seconda del codice ATECO. Questo è il cuore del forfettario: niente deduzioni analitiche dei costi reali. Applichi un costo forfettario, già incluso nel coefficiente.
Principio di cassa e IVA
Il regime segue il principio di cassa. Significa che contano gli incassi e i pagamenti, non l’emissione della fattura. Incassi oggi, tassazione oggi. Paghi domani, deduci (se previsto) domani.
Non applichi l’IVA in fattura. Non detrai l’IVA sugli acquisti. È una semplificazione forte. Devi solo indicare la dicitura di non applicazione IVA per regime forfettario nelle fatture elettroniche.
Soglie di ricavi e uscita dal regime
La soglia principale è 85.000 euro di ricavi/compensi annui. Se superi 85.000 ma resti entro 100.000, esci dal forfettario dall’anno successivo. Se superi 100.000, l’uscita è immediata nello stesso anno, con applicazione dell’IVA a partire dall’operazione che fa superare il limite. Questa regola è stata introdotta e confermata dalla Legge 197/2022. Le istruzioni applicative sono state fornite dall’Agenzia delle Entrate nelle consuete circolari interpretative.
Cause di esclusione specifiche
Non puoi applicare il forfettario se:
- Hai spese per lavoro dipendente, collaboratori o compensi a terzi superiori a 20.000 euro lordi annui.
- Detieni partecipazioni in società di persone, associazioni professionali o S.r.l. trasparenti.
- Detieni, direttamente o indirettamente, il controllo in società di capitali che svolgono attività riconducibile a quella che eserciti individualmente.
- Hai percepito nell’anno precedente redditi di lavoro dipendente e assimilati superiori a 30.000 euro, salvo che il rapporto di lavoro sia cessato. La soglia di 30.000 euro deriva dalla Legge 145/2018; allo stato, per il 2026, non risultano modifiche entrate in vigore su questo punto rispetto al 2024.
- Sei non residente, salvo che tu risieda in un Paese UE/SEE e produca in Italia almeno il 75% del reddito complessivo.
Le cause sono elencate nei commi 57 e seguenti della Legge 190/2014. Verifica sempre i dettagli sul portale Normattiva e nelle circolari dell’Agenzia delle Entrate (ad esempio la circolare n. 9/E del 2019 ha fornito chiarimenti importanti).
Fatturazione elettronica e adempimenti nel 2026
La fatturazione elettronica è obbligatoria anche per i contribuenti forfettari. L’estensione è stata prevista dal Decreto-Legge 36/2022 e resa generalizzata dal 2024. Nel 2026 invii fatture elettroniche tramite il Sistema di Interscambio. È obbligatorio anche il rispetto dell’imposta di bollo virtuale quando dovuta.
Restano la tenuta dei registri minima, la conservazione digitale delle fatture, la comunicazione dei corrispettivi per chi è tenuto, e la dichiarazione dei redditi PF con il quadro specifico per il forfettario. Le scadenze fiscali seguono il calendario IRPEF per acconti e saldo.
Il regime dei minimi oggi: chi può restare e fino a quando
Caratteristiche del regime dei minimi
Il regime dei minimi (regime di vantaggio) prevede imposta sostitutiva al 5%. Vale il principio di cassa e l’esenzione IVA come nel forfettario. La grande differenza è la durata: 5 anni dall’avvio, oppure fino ai 35 anni se l’attività è iniziata prima dei 35. La base normativa è nel Decreto-Legge 98/2011, articolo 27. Le istruzioni operative sono state chiarite in più documenti dell’Agenzia delle Entrate.
Accesso chiuso, prosecuzione consentita
Non puoi più accedere ai minimi dal 2016. Chi è entrato entro il 2015 può continuarli fino alla scadenza naturale. Al termine, il passaggio naturale è al regime forfettario se sussistono i requisiti. In alcuni casi conviene uscire volontariamente prima per sfruttare il coefficiente di redditività più favorevole o per evitare limiti operativi dei minimi.
Contributi previdenziali: cosa cambia tra forfettario e minimi
I contributi li versi alla gestione corretta in base all’attività. Professionisti senza cassa versano alla Gestione Separata INPS. Artigiani e commercianti versano alla Gestione Artigiani e Commercianti con minimale e contributi eccedenti. Le casse professionali seguono i propri regolamenti. Le riduzioni contributive per il forfettario sono possibili per artigiani e commercianti (agevolazione del 35% su domanda). Le regole derivano da norme INPS e leggi di bilancio; verifica sempre i messaggi INPS più recenti. Per controllare i versamenti già registrati, puoi accedere al tuo fascicolo previdenziale INPS.
I contributi sono deducibili dal reddito forfettario prima di calcolare l’imposta sostitutiva. È una delle poche deduzioni ammesse nel regime. Anche nel regime dei minimi i contributi restano deducibili.
Regola decisionale rapida
Usa questa sequenza logica per scegliere in modo rapido e coerente con le norme:
- Hai già il regime dei minimi attivo? Sì: resta finché conviene o fino a scadenza. No: valuta il forfettario.
- Nuova apertura nel 2026: verifica i requisiti forfettari. Ricavi previsti entro 85.000? Spese per personale sotto 20.000? Nessuna partecipazione vietata? Redditi da lavoro dipendente sotto 30.000 o rapporto cessato? Se sì, scegli forfettario.
- Prevedi ricavi tra 85.000 e 100.000? Puoi restare nel forfettario quest’anno, ma uscirai l’anno prossimo. Valuta impatto dell’IVA e delle deduzioni ordinarie dopo l’uscita.
- Prevedi di superare 100.000? Uscirai subito. Considera di partire direttamente con il regime ordinario per evitare cambi in corsa e problemi di prezzo/IVA con i clienti.
- Hai 0-5 anni di attività e rispetti i requisiti per l’aliquota al 5%? Attiva il forfettario startup. È spesso la scelta più efficiente in partenza.
Requisiti e cause di esclusione: dettaglio tecnico
Requisiti principali del forfettario nel 2026, fondati sulla Legge 190/2014 e successive modifiche:
- Ricavi/compensi non superiori a 85.000 euro nell’anno precedente.
- Spese per lavoro dipendente, collaboratori e compensi a terzi non oltre 20.000 euro lordi.
- Assenza di partecipazioni vietate in società di persone o S.r.l. trasparenti.
- Assenza di controllo in S.r.l. con attività riconducibile alla tua attività individuale.
- Redditi da lavoro dipendente e assimilati non oltre 30.000 euro (salvo cessazione).
- Residenza in Italia, oppure in UE/SEE con almeno il 75% del reddito prodotto in Italia.
Cause tipiche di esclusione e criticità interpretative sono discusse nelle circolari dell’Agenzia delle Entrate (ad esempio circolare n. 9/E del 2019 e documenti successivi). Per i testi di legge aggiornati, consulta Normattiva. Per aspetti previdenziali, consulta INPS.
Passare dai minimi al forfettario: quando conviene
Conviene valutare il passaggio se:
- Il tuo coefficiente di redditività favorisce un imponibile inferiore rispetto al reddito dei minimi.
- Hai necessità di semplificare la gestione o di allinearti all’obbligo strutturale di e-fattura con regole omogenee.
- Stai per superare i limiti dei minimi o la scadenza per età e vuoi pianificare con anticipo.
Come fare: la fuoriuscita dai minimi e l’ingresso nel forfettario avvengono da inizio anno. Comunichi la scelta in dichiarazione IVA (se dovuta) e nella dichiarazione dei redditi, che puoi consultare e gestire dopo aver effettuato l’accesso all’area riservata dell’Agenzia delle Entrate. In fase di fatturazione, aggiorni la dicitura fiscale e la gestione del bollo.
Esempi operativi
Professionista con lavoro dipendente
Hai 28.000 euro di stipendio annuo e 35.000 di compensi professionali previsti. Puoi usare il forfettario perché il reddito dipendente è sotto 30.000 e i compensi totali sono entro 85.000. Se superi 85.000, esci l’anno successivo; se superi 100.000, esci subito.
Commerciante con collaboratore
Hai un negozio e paghi 18.000 euro lordi a un collaboratore. Sei entro il limite 20.000, quindi ok. Se porti le spese di personale a 22.000, perdi il regime per l’anno successivo.
Partecipazioni societarie
Possiedi il 60% di una S.r.l. che vende online gli stessi prodotti del tuo shop personale. È causa di esclusione. Devi scegliere tra mantenere il controllo societario o il regime forfettario.
Riferimenti normativi utili
Le fonti principali sono:
- Legge 190/2014, commi 54-89, sul regime forfettario.
- Legge 145/2018 per le modifiche 2019 (soglia redditi da lavoro dipendente a 30.000 e altre regole).
- Legge 197/2022 per soglia 85.000 e uscita immediata oltre 100.000.
- Decreto-Legge 98/2011, articolo 27, sul regime di vantaggio (minimi).
- Decreto-Legge 36/2022 per l’obbligo di fatturazione elettronica esteso ai forfettari.
- Circolari dell’Agenzia delle Entrate sul regime forfettario e documenti di prassi INPS per i contributi. I testi sono consultabili su Normattiva, Agenzia delle Entrate e INPS.
Tabella scenari, requisiti e tempistiche
| Scenario | Requisiti chiave | Adempimenti/effetti | Tempistiche |
|---|---|---|---|
| Nuova apertura 2026 con forfettario 5% | Nessuna attività analoga negli ultimi 3 anni; ricavi entro 85.000; niente partecipazioni vietate; lavoro dipendente sotto 30.000 o cessato | Imposta sostitutiva 5% per 5 anni; niente IVA; e-fattura; contributi deducibili | Decorrenza dal primo giorno di attività; verifica requisiti ogni anno |
| Professionista già nei minimi (32 anni) | Ingresso nei minimi entro il 2015; non superati i limiti del regime; non compiuti 35 anni | Può restare nei minimi; può valutare passaggio al forfettario a inizio anno | Fino al compimento dei 35 anni o 5 anni, secondo la regola di durata |
| Forfettario con ricavi a 92.000 | Superata soglia 85.000 ma non 100.000 | Si resta forfettari nell’anno; si passa al regime ordinario l’anno successivo | Uscita differita dal 1 gennaio dell’anno seguente |
| Forfettario con ricavi a 105.000 | Superata soglia 100.000 | Uscita immediata; si applica IVA da subito; obbligo registri IVA per le operazioni successive | Dal momento del superamento del limite |
| Lavoratore dipendente a 34.000 con side business | Redditi da lavoro dipendente oltre 30.000 e rapporto non cessato | Non può applicare il forfettario nel 2026 | Rivalutazione possibile dall’anno successivo in caso di cessazione |
| Commerciante con due collaboratori | Spesa per lavoro 22.500 euro | Superato il limite 20.000; perdita del forfettario per l’anno successivo | Uscita dal 1 gennaio dell’anno seguente |
FAQ
Posso ancora aprire oggi la Partita IVA con il regime dei minimi?
No. L’accesso al regime dei minimi (regime di vantaggio) è chiuso dal 2016. La norma originaria è nel Decreto-Legge 98/2011, articolo 27. Le leggi successive hanno previsto il passaggio al regime forfettario come regime agevolato naturale. Puoi restare nei minimi solo se hai aderito entro il 2015 e fino alla scadenza naturale: 5 anni dall’avvio, oppure fino all’anno in cui compi 35 anni se hai iniziato prima dei 35. Al termine, passerai al forfettario se rispetti i requisiti. Se apri oggi, la scelta percorribile è il forfettario o, se escluso, il regime ordinario.
Quali sono i requisiti aggiornati per il regime forfettario nel 2026?
I pilastri sono quelli fissati dalla Legge 190/2014 e modifiche. Ricavi/compensi dell’anno precedente entro 85.000 euro; spese per personale e collaboratori entro 20.000 euro; nessuna partecipazione vietata in società di persone o S.r.l. trasparenti; assenza di controllo in S.r.l. che svolge attività riconducibile; redditi da lavoro dipendente e assimilati non oltre 30.000 euro, salvo cessazione del rapporto. Se superi 85.000 ma stai sotto 100.000, esci dal forfettario l’anno dopo; se superi 100.000, esci subito e applichi l’IVA dall’operazione che fa sforare. Restano l’imposta sostitutiva del 15% (5% per startup) e il principio di cassa. La fatturazione elettronica è obbligatoria. I testi aggiornati sono disponibili su Normattiva e le prassi dell’Agenzia delle Entrate chiariscono i casi particolari.
Come funziona il 5% per i primi 5 anni e quando lo perdo?
L’aliquota del 5% è l’agevolazione startup del forfettario. Dura al massimo 5 anni, a condizione che tu non abbia esercitato attività artistica, professionale o d’impresa con partita IVA nei tre anni precedenti; che l’attività non sia mera prosecuzione di un’attività precedentemente svolta come dipendente o autonomo (salvo il caso di pratica obbligatoria); e che, se prosegui un’attività altrui, i ricavi pregressi non superino la soglia. Se manca una condizione anche in uno solo degli anni, perdi il 5% e applichi il 15% dal periodo d’imposta in cui il requisito viene meno. Le condizioni sono nei commi 65 e seguenti della Legge 190/2014 e nelle circolari dell’Agenzia delle Entrate che hanno fornito esempi pratici.
Sono dipendente full-time e voglio aprire la Partita IVA: posso usare il forfettario?
Dipende dai tuoi redditi da lavoro dipendente e dalla cessazione o meno del rapporto. Se nell’anno precedente i redditi da lavoro dipendente e assimilati superano 30.000 euro e il rapporto è ancora in corso, non puoi applicare il forfettario. Se il rapporto è cessato (per esempio licenziamento o dimissioni), la causa di esclusione non opera e puoi valutare il forfettario se rispetti gli altri requisiti. Attenzione anche alle prestazioni rese verso l’ex datore di lavoro: devono essere valutate alla luce delle norme antielusive del regime. Verifica sempre le istruzioni dell’Agenzia delle Entrate e i testi su Normattiva per evitare errori che possono determinare la fuoriuscita o sanzioni.
Cosa succede se supero la soglia di 85.000 o 100.000 euro durante l’anno?
Se superi 85.000 ma non 100.000, resti nel forfettario fino a fine anno e uscirai dal 1 gennaio dell’anno successivo. Pianifica la transizione al regime IVA ordinario: applicazione dell’IVA, tenuta dei registri, opzioni contabili, gestione di acconti e depositi. Se superi 100.000, l’uscita è immediata nell’anno: dall’operazione che ti fa sforare devi applicare l’IVA e adottare gli adempimenti IVA per le operazioni successive. Le regole sono state introdotte dalla Legge 197/2022; l’Agenzia delle Entrate ha fornito esempi su come gestire note di variazione, operazioni promiscue e fatture già emesse. Pianifica listini e contratti per minimizzare impatti con i clienti nel cambio regime.
