Costi Partita IVA forfettaria: quanti sono per l’apertura e per le tasse?

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Aprire una Partita IVA in regime forfettario costa da 0 a 250 € se sei un libero professionista e 300-700 € se apri una ditta individuale, che passa anche dalla Camera di Commercio. Dopo l’apertura paghi un’imposta del 5% per i primi 5 anni, se hai i requisiti, oppure del 15%, più i contributi previdenziali.

Costi di apertura: professionista vs ditta individuale

Quanto costa aprire una Partita IVA forfettaria dipende dalla forma che scegli: da libero professionista spendi da 0 a 250 €, con una ditta individuale 300-700 €.

Aprire una Partita IVA da libero professionista all’Agenzia delle Entrate non ha costi amministrativi. Paghi qualcosa solo se ti fai aiutare da un intermediario o se acquisti servizi facoltativi. Ecco la stima 2026 per un professionista:

  • 0-50 € se fai tutto da solo;
  • 120-250 € se ti fai seguire da un professionista;
  • 2 € di marca da bollo sulle fatture oltre 77,47 €, quando serve;
  • 30-70 € l’anno per la firma digitale, che è facoltativa e ti serve per gli invii telematici.

Se svolgi un’attività commerciale o artigianale, apri invece una ditta individuale con la Comunicazione Unica, cioè la pratica unica per Registro delle Imprese, Istituto Nazionale della Previdenza Sociale (INPS) e Agenzia delle Entrate. In questo caso metti in conto:

  • 50-120 € tra diritti e bolli della Camera di Commercio, Industria, Artigianato e Agricoltura (CCIAA);
  • intorno a 50-70 € l’anno di diritto annuale camerale per le imprese individuali;
  • 10-40 € l’anno per la PEC, la posta elettronica certificata;
  • 30-70 € l’anno per la firma digitale.

Dopo l’apertura, ogni anno restano alcune spese fisse oltre a imposta e contributi: il diritto annuale camerale se hai una ditta individuale, il rinnovo di PEC e firma digitale e il compenso del commercialista, se ti fai seguire. Per farti un’idea dell’ultima voce, guarda il confronto tra le tariffe medie del commercialista tradizionale e dei servizi online.

SCIA, Albo Artigiani, INAIL e tempi medi

Se apri un negozio o un’attività di somministrazione, spesso devi presentare la Segnalazione Certificata di Inizio Attività (SCIA) allo Sportello Unico per le Attività Produttive (SUAP) del tuo Comune. I diritti SUAP variano da Comune a Comune, in genere 30-100 €. Se la pratica è completa, i tempi sono rapidi.

Se sei artigiano, ti servono l’iscrizione all’Albo Artigiani, una posizione INPS e una presso l’Istituto Nazionale per l’Assicurazione contro gli Infortuni sul Lavoro (INAIL). Il costo INAIL dipende dal rischio della tua attività. Per partire servono in media 5-10 giorni lavorativi, salvo autorizzazioni particolari.

In totale, la ditta individuale costa all’avvio 300-700 €, sommando oneri amministrativi e compenso del professionista che ti assiste. La cifra cambia in base a settore, città e complessità della pratica.

Cos’è il regime forfettario e quando conviene nel 2026

Il regime forfettario è un regime fiscale agevolato per le persone fisiche con Partita IVA: paghi un’unica imposta sostitutiva, non applichi l’imposta sul valore aggiunto (IVA) in fattura e tieni una contabilità leggera.

Le tasse non si calcolano sui costi reali. Applichi ai tuoi incassi un coefficiente fisso, che dipende dalla tua attività, e poi togli i contributi previdenziali versati nell’anno.

Le regole sono nella Legge 190/2014, articolo 1, commi 54-89. Le soglie e l’uscita immediata sono state aggiornate dalla Legge 197/2022. Le spiegazioni ufficiali le trovi nelle circolari dell’Agenzia delle Entrate e il testo delle leggi su Normattiva.

Requisiti di accesso ed esclusioni rilevanti

Per entrare o restare nel forfettario devi rispettare tutti questi requisiti, come riassume la scheda dell’Agenzia delle Entrate sul regime forfettario:

  1. ricavi o compensi non oltre 85.000 € nell’anno precedente;
  2. spese per lavoro dipendente, collaboratori e lavoro accessorio non oltre 20.000 € lordi;
  3. redditi da lavoro dipendente o assimilati non oltre 35.000 € nell’anno precedente, salvo che il rapporto di lavoro sia cessato;
  4. nessun controllo di società che svolgono attività riconducibili alla tua;
  5. nessuna partecipazione in società di persone o associazioni professionali trasparenti.

Se non risiedi in Italia, puoi accedere se vivi in un Paese dell’Unione europea (UE) e produci in Italia almeno il 75% del tuo reddito.

Se nell’anno in corso superi 100.000 €, esci subito dal regime. Altri casi di esclusione e dettagli sono nel testo della Legge 190/2014 e nelle guide dell’Agenzia delle Entrate. Per i dubbi sulla parte previdenziale, puoi consultare il portale del Ministero del Lavoro.

Come si calcolano le tasse nel forfettario

Le tasse del forfettario si calcolano in tre passi: prendi quanto hai incassato, lo moltiplichi per il coefficiente della tua attività e togli i contributi versati. Sul risultato paghi il 5% o il 15%.

Passo 1: parti dai ricavi o compensi incassati nell’anno. Il forfettario segue il principio di cassa: contano i soldi che ricevi davvero, non le fatture che emetti.

Passo 2: applica il coefficiente di redditività del tuo codice di classificazione delle attività economiche (ATECO), cioè la percentuale degli incassi che la legge considera reddito. I coefficienti sono nell’allegato alla Legge 190/2014. Qualche esempio indicativo: professionisti 78%, servizi vari 67%, commercio 40-54% a seconda dell’attività, intermediari del commercio 62%.

Passo 3: ottieni il reddito forfettario e togli i contributi previdenziali versati nell’anno. Quello che resta è la base su cui paghi l’imposta sostitutiva.

Per fare una stima sul tuo caso puoi usare il calcolatore delle tasse per la Partita IVA.

Aliquote 5% e 15%: requisiti da conoscere

L’aliquota ordinaria è del 15%. Scende al 5% per i primi 5 anni se rispetti le condizioni per le nuove attività, come spiega la scheda dell’Agenzia delle Entrate. Nei 3 anni precedenti non devi aver svolto attività d’impresa, artistica o professionale. In più, l’attività non deve proseguire un lavoro che facevi prima come dipendente o con la Partita IVA di qualcun altro.

Le regole precise sono nella Legge 190/2014, articolo 1, commi 65-69, e nelle circolari dell’Agenzia delle Entrate. Se anche un solo requisito manca, applichi il 15% fin dal primo anno.

Facciamo un esempio. Incassi 20.000 € e hai un coefficiente del 78%: il reddito forfettario è 15.600 €. Se hai versato, per ipotesi, 4.000 € di contributi INPS, la base imponibile è 11.600 €. Con il 5% paghi 580 €, con il 15% paghi 1.740 €. Per altri casi, leggi la guida su quante tasse si pagano con la Partita IVA forfettaria.

Se ti chiedi quanto costa affidare a Fiscozen apertura e gestione della Partita IVA, scopri i prezzi.

Contributi previdenziali: quanto incidono davvero

I contributi sono spesso la voce più pesante: valgono circa il 26% del reddito forfettario per un professionista senza una cassa previdenziale propria e 4.000-5.000 € l’anno di contributi fissi per artigiani e commercianti.

Se sei un professionista senza cassa, cioè la tua professione non ha una cassa previdenziale propria come quella di avvocati o ingegneri, versi alla Gestione Separata INPS. L’INPS aggiorna l’aliquota ogni anno con una circolare. Negli anni recenti è stata intorno al 26% del reddito forfettario.

Se sei artigiano o commerciante, versi contributi fissi su un reddito minimo stabilito dall’INPS, il minimale, più una percentuale su quello che guadagni oltre. Ogni anno l’INPS pubblica minimale, massimale e aliquote. Se non superi il minimale, i contributi fissi lordi stanno di solito fra 4.000 e 5.000 € l’anno.

Nel forfettario puoi chiedere la riduzione del 35% dei contributi INPS artigiani e commercianti. La prevede la Legge 190/2014 e la applicano le circolari INPS. Devi chiederla tu, e vale finché resti nel regime.

Contributi scaricabili e impatto sugli acconti

I contributi previdenziali si scaricano dal reddito forfettario prima di calcolare l’imposta sostitutiva. Così paghi meno imposta e si abbassano anche gli acconti futuri.

Il saldo e il primo acconto si versano tra giugno e luglio, il secondo acconto a novembre. Le scadenze seguono il calendario dell’imposta sul reddito delle persone fisiche (IRPEF), previsto dal decreto del Presidente della Repubblica (DPR) 435/2001, e i provvedimenti annuali dell’Agenzia delle Entrate.

Gli acconti si calcolano sull’imposta dell’anno precedente. Se quest’anno prevedi di incassare molto meno, puoi ridurli in autoliquidazione, cioè calcolandoli tu sul reddito che prevedi per quest’anno, per non accumulare crediti che poi non usi.

Regola decisionale rapida

Decidi in 5 mosse con nessi logici chiari

1) Prevedi ricavi entro 85.000 €? Sì: è il primo requisito, ma per il forfettario servono anche i limiti di 20.000 € di spese per collaboratori e di 35.000 € di redditi da lavoro dipendente, oltre all’assenza di cause di esclusione. No: valuta il regime ordinario.

2) Hai costi reali molto alti, oltre il 40-50% dei ricavi? Sì: l’ordinario può convenire, perché lì scarichi i costi effettivi. No: il forfettario resta competitivo.

3) Sei una nuova attività con i requisiti per il 5%? Sì: per i primi anni il forfettario è spesso la scelta migliore. No: confronta il 15% con l’IVA e i costi scaricabili del regime ordinario.

4) Sei artigiano o commerciante con margini sottili? Se lavori part-time o incassi poco, i contributi fissi pesano molto: fai un confronto di convenienza.

5) Continui l’attività di un ex datore di lavoro o controlli una società a responsabilità limitata (srl) collegata? Se sì, verifica le cause di esclusione della Legge 190/2014 prima di scegliere.

Checklist pratica per aprire senza intoppi

  • Documento d’identità e codice fiscale.
  • Sistema Pubblico di Identità Digitale (SPID) e PEC attiva.
  • Codice ATECO coerente con l’attività.
  • Scelta della gestione previdenziale: INPS o Cassa professionale.
  • Per la ditta individuale: firma digitale, indirizzo della sede, eventuale SCIA, iscrizioni CCIAA, Albo Artigiani e INAIL.
  • Modello AA9/12, la dichiarazione di inizio attività da inviare all’Agenzia delle Entrate.

Conserva ricevute, protocolli e visure: ti serviranno per bandi, conti dedicati e adempimenti futuri. Se vuoi fare tutto da remoto, leggi come aprire la Partita IVA forfettaria online.

Esempi numerici di imposta e contributi

Con 30.000 € di compensi, un professionista senza cassa versa tra imposta e contributi circa il 23% se è al 5%, e circa il 29% se è al 15%.

Professionista senza cassa

Compensi 30.000 €, coefficiente 78%: reddito forfettario 23.400 €. Contributi Gestione Separata stimati al 26%: 6.084 €. Base imponibile 17.316 €. Imposta al 5%: 865,80 €. Imposta al 15%: 2.597,40 €.

Incidenza totale di imposte e contributi: con il 5% circa il 23% dei compensi, con il 15% oltre il 28%, cioè circa il 29%. Sono stime senza acconti e senza addizionali locali, che nel forfettario non si applicano. L’imposta sostitutiva prende il posto di IRPEF, addizionali regionali e comunali, imposta regionale sulle attività produttive (IRAP) e alcune imposte minori, come prevede la Legge 190/2014 e come spiega la scheda dell’Agenzia delle Entrate.

Commerciante con ditta individuale e riduzione 35%

Ricavi 40.000 €, coefficiente 40%: reddito forfettario 16.000 €. Contributi fissi agevolati ipotetici, dopo la riduzione: 3.000 €. Base imponibile 13.000 €. Imposta al 15%: 1.950 €.

Se superi il minimale, si aggiunge la quota percentuale sull’eccedenza. Aliquote e minimale li stabilisce l’INPS, che li aggiorna ogni anno con circolari ufficiali.

Prova sempre più scenari, cambiando ricavi e margini: anche piccole variazioni possono spostare la convenienza da un regime all’altro.

La tabella mette a confronto cinque situazioni tipiche: per ciascuna trovi requisiti, costi di apertura stimati e tempi, così vedi subito dove ti collochi.

Scenario Requisiti forfettario 2026 Costi di apertura stimati Tempi e adempimenti principali
Libero professionista (consulente/formatore) Compensi anno precedente fino a 85.000 €; nessuna partecipazione che esclude dal regime; residenza in Italia o UE con 75% reddito in Italia 0-50 € fai-da-te; 120-250 € assistenza; marca da bollo 2 € a fattura oltre 77,47 € Partita IVA con modello AA9/12 in 1 giorno; scelta Gestione Separata o Cassa; fatturazione senza IVA
Commerciante al dettaglio (negozio fisico) Ricavi anno precedente fino a 85.000 €; niente controllo di srl collegata; adempimenti SUAP e SCIA Diritti e bolli CCIAA 50-120 €; diritto annuale circa 50-70 €; PEC 10-40 €; firma 30-70 €; assistenza 200-400 € Comunicazione Unica in 3-7 giorni; SCIA al SUAP; iscrizione INPS commercianti; INAIL; apertura POS e registri sanitari se richiesti
Artigiano (laboratorio senza dipendenti) Ricavi fino a 85.000 €; iscrizione Albo Artigiani; requisiti professionali se previsti Come commerciante, più eventuali corsi o abilitazioni; assistenza 250-500 € Comunicazione Unica e Albo in 5-10 giorni; INPS artigiani; INAIL; possibile riduzione contributi 35%
E-commerce (vendita online) Ricavi fino a 85.000 €; gestione privacy e condizioni di vendita; eventuale SCIA se hai magazzino o locale Simili al commercio; costi piattaforma e compliance; assistenza 200-400 € Partita IVA in 1-3 giorni; CCIAA se attività commerciale; adempimenti fiscali per marketplace
Ex dipendente che avvia attività analoga Controlla che la nuova attività non prosegua quella svolta per l’ex datore di lavoro: è una causa di esclusione della Legge 190/2014 Variabili come sopra; consigliata analisi preventiva Valutazione documentale; scelta regime in apertura; eventuale rinuncia al 5% se non spettante

Se hai dubbi sul tuo caso, ne parliamo insieme.

FAQ: domande frequenti sulla Partita IVA forfettaria e sui costi

Quanto costa davvero aprire una Partita IVA in forfettario nel 2026?

Da professionista l’apertura è gratuita: spendi tra 0 e 50 euro se fai da solo e tra 120 e 250 euro se ti fai aiutare. Con una ditta individuale commerciale o artigiana servono anche diritti camerali, PEC, firma digitale ed eventuale SCIA, e l’assistenza costa in genere tra 200 e 500 euro. Il totale realistico è 300-700 euro.

Quanto pago di tasse se incasso 10.000 € nel forfettario?

Dipende dal coefficiente del tuo codice ATECO. Con compensi di 10.000 € e coefficiente 67%, il reddito forfettario è 6.700 €. Da qui togli i contributi versati nell’anno e sul resto paghi il 5% se hai i requisiti per le nuove attività, altrimenti il 15%. Questa imposta sostituisce IRPEF e addizionali.

Come funzionano i contributi INPS per professionisti e per artigiani/commercianti?

Se sei un professionista senza cassa versi alla Gestione Separata un’aliquota intorno al 26%, che comprende piccole quote per maternità e malattia e si calcola sul reddito forfettario, non sugli incassi. Artigiani e commercianti pagano invece contributi fissi sul minimale, più una percentuale sull’eccedenza, e nel forfettario possono chiedere la riduzione del 35%.

Chi può applicare l’aliquota al 5% e quali sono gli errori da evitare?

Il 5% vale per i primi 5 anni se avvii un’attività nuova, non l’hai svolta nei 3 anni precedenti e non prosegui un lavoro fatto prima come dipendente. L’errore più comune è considerare nuova un’attività che continua quella per l’ex datore di lavoro. Nel dubbio, applica il 15% o chiedi un parere a un consulente.

Quali scadenze devo segnare in agenda tra imposte e contributi?

Saldo e primo acconto di imposta sostitutiva e contributi si versano tra giugno e luglio, con possibilità di rateizzare; il secondo acconto è a novembre. Artigiani e commercianti pagano i contributi fissi in quattro rate, che l’INPS pubblica ogni anno. La Gestione Separata segue invece le stesse scadenze dell’imposta.

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